Big Agra: ignoranza indotta dall'industria agroalimentare - Pensiero Critico

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Big Agra: ignoranza indotta dall'industria agroalimentare

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Il punto chiave


L'industria Biotecnologica Agroalimentare ha manipolato e diffuso dati scientifici falsi per negare la pericolosità per l'organismo umano di diserbanti ed erbicidi.

Glifosato: letale per le erbacce o anche per gli uomini?
Roundup
Quanto glifosato rimane nella pianta coltivata?
Tracce di glifosato trovate in più di 50 prodotti in Italia
glifosato
Pane, pasta e biscotti sono tra i principali prodotti in cui sono presenti tracce di glifosato - Cliccare per andare alla fonte
Il Glifosato che mangiamo
OGM
Dad, I found a healthy apple!
Relazione tra uso del glifosato e autismo infantile
Cliccare sull'immagine per andare alla fonte
Manipolazione scientifica nell'industria delle Biotecnologie Agroalimentari

Il settore degli OGM (o GMO Genetically Modified Organism) è oggetto di un accanito dibattito anche in Italia e ancora oggi vi sono opinioni controverse (ved. Corbellini e Cattaneo in bibliografia). Tuttavia esiste un consenso scientifico generalizzato sia negli USA sia in UE (ved. bibliografia AAAS e UE) sull'assenza di rischi per la salute umana per il consumo di cibi OGM.

Problemi sembrano invece esserci negli erbicidi utilizzati dai coltivatori di tutto il mondo e in particolare in quelli contenenti glifosato (brevettato dalla Monsanto ma ormai libero da vincoli e prodotto da molte altre aziende). Il Glifosato è stato dichiarato "probabilmente cancerogeno" (ved. bibliografia 2015 Kathryn Z.Guyton et Al) e, dato che ne rimangono tracce consistenti nei prodotti coltivati (ved. bibliografia 2015), esso diventa pericoloso per la salute.


Marie-Monique Robin ha condotto un'indagine approfondita sui misfatti della principale industria mondiale delle biotecnologie agroalimentari, cioè l'americana Monsanto. I risultati delle sue ricerche sono stati condensati nel libro "Il mondo secondo Monsanto - Dalla diossina agli OGM: storia di una multinazionale che vi vuole bene" e nel film "Le monde selon Monsanto". Ella scrive (p.4):


Dal 1997, a forza di campagne publicitarie e slogan come "Cibo, salute e speranza", la Monsanto è riuscita a imporre i suoi OGM, in particolare soia, mais, cotone e colza, su territori vastissimi. Nel 2007 le colture transgeniche (il 90% delle quali brevettate da Monsanto) coprivano 100 milioni di ettari: più di metà degli Stati Uniti (54,6 milioni), seguiti dall'Argentina (18 milioni), dal Brasile (11,5 milioni), ecc. [...] Questa esplosione di "aree OGM" ha risparmiato l'Europa tranne la Spagna e la Romania.


Monsanto, fin dagli anni '50 del Novecento ha messo in atto una strategia particolare (si potrebbe definire "commercialmente diabolica"): invece di produrre nuovi erbicidi (in alternativa al suo prodotto Roundup) ha manipolato il patrimonio genetico delle sementi in modo che fossero "resistenti al suo erbicida (Roundup Ready)". Secondo l'OMS, l'EPA e la UE il glifosato contenuto nell'erbicida non crea problemi alla salute umana ma molti studi epidemiologici, riportati dalla Robin (pp.92-100), attestano il contrario. In ogni caso la Monsanto è riuscita a imporre gli OGM negli USA e in buona parte del mondo. Il tutto sostenendo il principio di "equivalenza sostanziale" secondo cui i componenti dei cibi provenienti da piante geneticamente modificate saranno uguali o sostanzialmente simili a quelli che si trovano nei comuni alimenti in termini di proteine, grassi e carboidrati. Peccato che le cose non stiano così, come riporta la Robin (pp.173-174):

Michael Hansen, l'esperto del Consumer Policy Institute, ribadisce il concetto: Il principio di equivalenza sostanziale è un alibi senza fondamento scientifico, creato dal nulla per evitare che gli OGM siano considerati additivi alimentari, e permettendo così alle aziende biotecnologiche di evitare i test tossicologici previsti dal Food Drug and Cosmetic Act, ma anche l'etichettatura dei prodotti.

L'interessante e ben documentato libro della Robin descrive tutta la storia industriale della Monsanto e i suoi misfatti in termini di manipolazione dei dati scientifici e di corruzione delle istituzioni di regolamentazione e dei politici svolta con una forte azione lobbistica.
La storia industriale della Monsanto e i suoi misfatti. Come un'industria chimica si è trasformata nell'industria biotecnologica più potente del mondo.
Manifestazione di protesta contro Monsanto
glifosato
Nell'85% dei prodotti per l'igiene femminile sono state trovate tracce di glifosato (cliccare per andare alla fonte)
Il lato oscuro dei Trattati per favorire il commercio
A causa della globalizzazione del commercio e dell'abbattimento delle barriere doganali prodotti agricoli provenienti da paesi con norme poco restrittive possono finire sulle tavole dei paesi meglio regolamentati. Ad esempio il pane e la pasta prodotti in Italia utilizzano sempre più grano coltivato in paesi che impiegano il glifosato (Roundup della Monsanto) in quantità massicce. E' stato ipotizzato che i casi crescenti di intolleranza al glutine e di celiachia in UE e USA (circa il 5% della popolazione) possano essere causati da tale fattore. In quest'ambito si inserisce, ad esempio, l'opposizione al trattato TTIP che vorrebbe promuovere il libero scambio tra USA e UE, e che nasconde invece la voglia di espansione commerciale degli USA che hanno normative meno restrittive della UE in termini di tutela del lavoro, norme di sicurezza, difesa dell'ambiente e della salute, ecc. (per approfondire vedere puntata Report del 19/10/2014) o cliccare sull'immagine a fianco per accedere ai documenti della puntata di RadioMondo RAI3 del 9/05/16.
trattato commercio USA-UE
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Libri consigliati a chi non vuole rimanere ignorante sulle manipolazioni scientifiche dell'industria biotecnologica agroalimentare
Marie-Monique Robin
OGM
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 9 maggio 2016

 
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