Conflitti e controversie risolte da mediazioni e argomentazioni - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che
è possibile aver torto non possono imparare nulla,
tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Conflitti e controversie risolte da mediazioni e argomentazioni

TEORIE > METODI > ARGOMENTAZIONE
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Il punto chiave
La realtà fisica sembra retrocedere via via che l'attività simbolica dell'uomo avanza. (Ernst Cassirer)
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L’argomentazione è il linguaggio dell’uomo che vive con gli altri uomini, è una forma del linguaggio che ha bisogno per esistere di una società libera, aperta, democratica, in cui la parola e l’esercizio della critica siano concessi a tutti. L’argomentazione dunque è il linguaggio della democrazia, è l’uso del linguaggio per esprimere e sostenere posizioni, discutere, stipulare accordi, criticare, assumere decisioni collettive. (Antonella Limonta)
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Come appartenente alla specie umana l'uomo ha in sé un potenziale semantico che dà luogo alle forme culturali le quali lo distinguono dalle altre specie. Gli animali hanno segnali, l'uomo produce simboli. Le forme simboliche - il mito, l'arte, il linguaggio, la scienza - plasmano teleologicamente la vita umana, la indirizzano e le assegnano un valore. (Ignazia Bartholini)
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L’argomentazione nella mediazione non risulta un semplice abbellimento o una modalità comunicativa fra le altre possibili; essa, al contrario, costituisce la componente fondamentale di un processo mediativo che voglia giungere a una soluzione in cui si rispecchino gli interessi delle parti. (Sara Greco Morasso)
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Il mediatore non entra nel conflitto né cerca di comprenderlo, tanto meno di risolverlo. Il mediatore accompagna le persone lungo il difficile cammino di conoscenza e di ascolto che porta alla visione trasformata della realtà. (Dafne Chitos)
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Il significato profondo dell’aggettivo “trasformativa” che definisce tale modello di  mediazione dei conflitti. Al termine di un simile percorso, infatti, piccole e grandi trasformazioni si sono compiute: ad esempio, a livello della rappresentazione che si ha dell’altro e di se stessi in rapporto a lui. (Alberto Quattrocolo, Maurizio D'Alessandro)
argomentazione
L'analisi semantica costituisce una procedura preparatoria di evidenziazione del significato e risoluzione di ambiguità
Le emozioni sono essenziali in una mediazione
Conoscere e nominare le proprie emozioni è importante nella gestione dei conflitti. (Cliccare per approfondire)
Cos'è una mediazione
L'opera di mediazione è connaturata con la cultura umana e deriva dall'attività di simbolizzazione che l'essere umano ha attuato nella sua evoluzione a partire dall'Homo erectus. La comunicazione simbolica  è stata, per l'antropologo Terrence Deacon, la causa principale dell'incremento evolutivo della neocorteccia che ha consentito l'evoluzione del linguaggio. Ciò consente di ipotizzare che il linguaggio sia nato, anche, per consentire di confliggere con altre persone evitando la violenza fisica. Della mediazione culturale "interna" all'essere umano, della quale un caso esemplare è  la "dissonanza cognitiva" che si verifica continuamente in ogni soggetto, scrive la sociologa Ignazia Bartholini (vedi bibliografia 2016):

Invece di avere a che fare con le cose stesse, in un certo senso l'uomo è continuamente a colloquio con se medesimo. Si è circondato di forme linguistiche, di immagini artistiche, di simboli mitici e di riti religiosi a tal segno da non poter vedere e conoscere più nulla se non per il tramite di questa artificiale mediazione.

La Bartholini evidenzia il percorso culturale che l'essere umano condusse nei secoli per migliorare se stesso, e lo fa appoggiandosi all'etimologia della parola latina "colere" che si riferiva alla coltivazione della terra, di cui scrive:

Nel corso del tempo "colere" indicò, per metafora, la coltivazione dello spirito, la crescita interiore attraverso cui l'individuo che viene definito "colto" è colui il quale è riuscito, assimilando le conoscenze e i valori trasmessi, a tradurli in qualità personali [Crespi, 1997].
L'essere umano è continuamente a colloquio con se stesso. Si è circondato di forme linguistiche, di immagini artistiche, di simboli mitici e di riti religiosi a tal punto da non poter conoscere più nulla se non per il tramite di questa artificiale mediazione
Perchè è meglio risolvere i conflitti con una mediazione argomentativa
Vi sono oggi tanti tipi di mediazione: culturale, linguistica, umanistica, commerciale, ecc. In questo contesto ci riferiamo a una mediazione meno intima, più relazionale, cioè a quella necessaria tra due soggetti quando vi è una controversia ed emerge un conflitto da risolvere. La linguista Sara Greco Morasso, nel descrivere la capacità trasformativa del processo di mediazione efficace, mette in luce la sorpresa che emerge nell'assistere agli atteggiamenti dei contendenti, scrivendo (vedi bibliografia 2012):


Osservando nelle sue diverse fasi lo svolgimento di un processo di mediazione felicemente riuscito, un dato emerge con evidenza quale caratteristica sorprendente dal punto di vista argomentativo: le parti, che inizialmente tendono ad essere ostili, emotivamente coinvolte al punto da faticare a coinvolgersi in qualsiasi forma di comunicazione, quando la mediazione riesce, appaiono diverse, verrebbe da dire trasformate. In effetti, in chiusura del processo, i confliggenti sono spesso in grado di dialogare tra di loro, mentre gli interventi del mediatore risultano progressivamente meno frequenti; le parti appaiono consapevoli della loro maturità argomentativa, vicini a quel rispetto della ragione e della libertà dell’altro che risulta essere uno dei tratti costitutivi della ragionevolezza cui si ispira la discussione argomentativa. Avviene, in altre parole, un cambiamento di atteggiamento delle parti che è difficilmente spiegabile, data la storia del loro conflitto, se non si prende in considerazione l’intervento del mediatore. Il mediatore, che è chiamato ad intervenire nel conflitto in modo neutrale ed imparziale per aiutare le parti a trovare una soluzione nel rispetto dei loro interessi profondi, non ha alcun potere coercitivo sulle parti, non potendo, a differenza di un giudice o un arbitro, imporre o anche solo proporre una soluzione alle parti. La forza dell’intervento del mediatore deve quindi risiedere nella comunicazione, ovvero nella capacità trasformativa di gestione del discorso.

e riguardo ai connotati dell'analisi semantica in rapporto all'argomentazione, Sara Greco Morasso scrive (vedi bibliografia 2016):

In un primo senso, [l'analisi semantica] costituisce una procedura preparatoria di evidenziazione del significato e risoluzione di ambiguità. Un corollario di questa funzione è la possibilità, offerta da un’analisi semantica accurata, di eliminare potenziali fallacie e fraintendimenti, che possono potenzialmente portare al conflitto (cf. Dascal 2003). In un secondo senso, l’analisi semantica diviene uno strumento di analisi dei principi inferenziali (o principi di supporto, secondo Garssen 2001) alla base dell’argomentazione, evidenziandone la forza logica così come eventuali limiti di applicabilità.
Chiedere "perchè" favorisce l'argomentazione
La mediatrice Sara Greco propone due "perchè" per favorire l'argomentazione dell'altro.
Osservando nelle sue diverse fasi lo svolgimento di un processo di mediazione felicemente riuscito, un dato emerge con evidenza quale caratteristica sorprendente dal punto di vista argomentativo: le parti, che inizialmente tendono ad essere ostili, emotivamente coinvolte al punto da faticare a coinvolgersi in qualsiasi forma di comunicazione, quando la mediazione riesce, appaiono diverse, verrebbe da dire trasformate
Il bisogno di riconoscimento "negato" può essere causa di conflitti che necessitano di un "mediatore"
Il bisogno di essere riconosciuti è un'esigenza insopprimibile dell'essere umano che, se viene negata, può essere la "vera" causa (psicologica) di un conflitto, come evidenzia il formatore e mediatore penale Alberto Quattrocolo (vedi bibliografia 2017):

L’uomo in quanto «animale sociale» o «animale culturale» (secondo una nozione dell’antropologia filosofica) non agisce solo per soddisfare i propri bisogni primari, ma è caratterizzato anche dall’esigenza culturale, tutt’altro che secondaria, di essere riconosciuto; un bisogno che è anche un’esigenza psicologica fondamentale per la costruzione, l’integrazione, l’evoluzione e il mantenimento dell’identità del singolo e del gruppo. La mancata soddisfazione del bisogno di riconoscimento, d’altra parte, è spesso (per non dire sempre) uno dei fattori alla base dell’innescarsi di un conflitto.

Nella soddisfazione del bisogno di riconoscimento si inserisce il ruolo del mediatore che, secondo Alberto Quattrocolo, ha proprio questo compito (vedi bibliografia 2017):

L’ascolto del mediatore, che si esplica attraverso i sentiti e le domande è volto a ristabilire una «comunicazione non distorta» e a rompere la bidimensionalità in cui i due soggetti coinvolti si sono reciprocamente appiattiti. Il mediatore, sotto questo profilo, si ritrae da se stesso e, nell’accantonamento di sé in quanto soggetto pensante e giudicante (cioè di soggetto portatore di principi e di valori e incline ad affermarli di fronte ad un fatto di cui è testimone), svolge la funzione essenziale di diventare specchio non distorcente, che, nel riflettere i vissuti dei contendenti, restituisce loro tridimensionalità. Il sentito e la domanda svolgono un ruolo decisivo nella riuscita della mediazione trasformativa, poiché il sentito «nomina» il vissuto dandogli corpo e forma, e soprattutto permette alla persona (che è anche, ma non solo, confliggente) di sentirsi riconosciuta e di riconoscersi.
L’ascolto del mediatore, che si esplica attraverso i sentiti e le domande è volto a ristabilire una «comunicazione non distorta» e a rompere la bidimensionalità in cui i due soggetti coinvolti si sono reciprocamente appiattiti
Virtù cardinali del mediatore
mediazione
It's your turn.And why me?
La figura del mediatore
Nell'opera di mediazione appare fondamentale il ruolo del mediatore, il quale deve tentare di far empatizzare i due confliggenti, ognuno dei quali deve sperimentare il vissuto dell'altro, per arrivare a compatirlo e accettarlo, come fa notare la mediatrice Dafne Chitos (vedi bibliografia 2015):

Tra le diverse caratteristiche delineate dagli studiosi sul tema, Jaqueline Morineau individua tre virtù-cardine del ruolo del mediatore:
  • Lo specchio: per diventare mediatore è necessario un processo di demistificazione nel quale si impara ad incontrare l’altro per quello che è. Il mediatore si pone così come “specchio che accoglie le emozioni dei protagonisti per riflettere” e per fare ciò egli ha bisogno di uno specchio pulito, ottenibile solo grazie al silenzio;

  • lI silenzio: è concepito come il linguaggio dell’anima perché quando il silenzio trova il suo spazio, può esserci quel vuoto di accoglimento necessario a fornire la giusta distanza con l’altro, ma anche con se stessi. Solo chi riesce a tacere può veramente imparare ad ascoltare: “le parole devono cadere nel vuoto per poter risuonare”.

  • L’umiltà: deriva dalla capacità del mediatore di incontrare i mediati senza giudicarli, senza voler per forza fare qualcosa e senza proiettare su di loro una sua immagine. “La condizione di equi-prossimità può essere raggiunta al prezzo di una faticosa (seppur temporanea) presa di distanza da alcune attitudini proprie dell’uomo, quali lo schierarsi, l’essere parziali, l’emozionarsi, il prendere parte, il lasciarsi coinvolgere”. Non vanno sottovalutate le difficoltà di sottrarsi a questi istinti naturali, soprattutto quando le narrazioni rimandano al proprio vissuto soggettivo.

Nell'opera di mediazione appare fondamentale il ruolo del mediatore il quale, non solo deve gestire il discorso tra i confliggenti chiarendo le relative argomentazioni ed eliminando le ambiguità ma, soprattutto, deve tentare di far empatizzare i due confliggenti, ognuno dei quali deve sperimentare il vissuto dell'altro, per arrivare a compatirlo e accettarlo
Conclusioni (provvisorie): Nell'opera di mediazione appare fondamentale il ruolo del mediatore, il quale deve tentare di far empatizzare i due confliggenti, ognuno dei quali deve sperimentare il vissuto dell'altro
L'opera di mediazione è connaturata con la cultura umana e deriva dall'attività di simbolizzazione che l'essere umano ha attuato nella sua evoluzione a partire dall'Homo erectus. La comunicazione simbolica  è stata, per l'antropologo Terrence Deacon, la causa principale dell'incremento evolutivo della neocorteccia che ha consentito l'evoluzione del linguaggio. Ciò consente di ipotizzare che il linguaggio sia nato, anche, per consentire di confliggere con altre persone evitando la violenza fisica. L'attività di simbolizzazione ha profondamente modificato l'essere umano e, come scrive il filosofo Ernst Cassirer: "La realtà fisica sembra retrocedere via via che l'attività simbolica dell'uomo avanza." Ciò si è verificato ad opera di una mediazione interna al soggetto, come scrive la sociologa Ignazia Bartholini: "Invece di avere a che fare con le cose stesse, in un certo senso l'uomo è continuamente a colloquio con se medesimo. Si è circondato di forme linguistiche, di immagini artistiche, di simboli mitici e di riti religiosi a tal segno da non poter vedere e conoscere più nulla se non per il tramite di questa artificiale mediazione." Si è contemporaneamente passati alle vere mediazioni, che si svolgono tra due o più soggetti, hanno un mediatore e si basano sul linguaggio e sulla capacità trasformativa di gestione del discorso, di cui scrive la mediatrice Sara Greco Morasso: "In un primo senso, [l'analisi semantica] costituisce una procedura preparatoria di evidenziazione del significato e risoluzione di ambiguità. Un corollario di questa funzione è la possibilità, offerta da un’analisi semantica accurata, di eliminare potenziali fallacie e fraintendimenti, che possono potenzialmente portare al conflitto (cf. Dascal 2003). In un secondo senso, l’analisi semantica diviene uno strumento di analisi dei principi inferenziali (o principi di supporto, secondo Garssen 2001) alla base dell’argomentazione, evidenziandone la forza logica così come eventuali limiti di applicabilità".
Una delle principali cause di conflitto è quella evidenziata dal mediatore Alberto Quattrocolo: "L’uomo in quanto «animale sociale» o «animale culturale» non agisce solo per soddisfare i propri bisogni primari, ma è caratterizzato anche dall’esigenza culturale, tutt’altro che secondaria, di essere riconosciuto; un bisogno che è anche un’esigenza psicologica fondamentale per la costruzione, l’integrazione, l’evoluzione e il mantenimento dell’identità del singolo e del gruppo."  Nell'opera di mediazione appare dunque fondamentale, sia semanticamente che psicologicamente, il ruolo del mediatore, il quale deve tentare di far empatizzare i due confliggenti, ognuno dei quali deve sperimentare il vissuto dell'altro, per arrivare a compatirlo e accettarlo.

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Pagina aggiornata il 16 luglio 2020

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