Perchè Socrate e Platone avevano torto sulla scrittura - Pensiero Critico

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Perchè Socrate e Platone avevano torto sulla scrittura

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Il punto chiave

La semplificazione dell'alfabeto ha liberato risorse cognitive per un pensiero più razionale. Tale condizione si è espressa al meglio nell'antica Grecia, ma proprio i greci colti furono ambivalenti nei confronti dell'insegnamento del loro alfabeto, continuando a difendere per secoli la loro raffinata cultura orale e  contestando il valore della loro cultura scritta.

L'opposizione dei Greci alla scrittura e quella dei contemporanei a Internet

Le molte voci critiche contemporanee a Internet e alle sue conseguenze sul pensiero umano (Internet ci rende più stupidi o più intelligenti?), ricordano la crisi nella storia della comunicazione che avvenne nella Grecia antica con la transizione dalla cultura orale a quella scritta. Il grecista Eric Havelock (ved. bibliografia) ha sostenuto l'ipotesi che l'efficienza dell'alfabeto greco determinò una profonda trasformazione nel pensiero umano, stimolando l'elaborazione di 'pensieri nuovi', e il ceto colto di allora osteggiò accanitamente la cultura scritta non comprendendone l'importanza. I greci colti del V sec a.C. non si resero conto della frattura epistemica che stavano vivendo nella transizione dalla cultura orale a quella scritta. Paradossalmente Platone, mentre creava la sua filosofia, mediante una nuova facoltà di pensiero basata sulla possibilità di riflettere su parole bloccate su un supporto, muoveva aspre critiche alla scrittura. Infatti, la cultura orale si basava su parole che erano suoni che non corrispondevano a nessun luogo o forma e avevano bisogno di un ritmo e una ripetizione per fissarsi nella memoria. L'udito, a differenza della vista, integra e aggrega parole e concetti del discorso che la mente, pressata dalla necessità di memorizzare, fatica ad elaborare. La vista, al contrario, attua un'analisi disaggregante di parole e concetti separandoli e fissandoli nella memoria.

Dal contare allo scrivere: alla ricerca dell'astrazione

Nel corso del '900 in molti siti archeologici, soprattutto mesopotamici (Turchia, Pakistan, Valle del Nilo), vennero ritrovati oggetti di argilla di piccole dimensioni e di forme geometriche tridimensionali (sfere, coni, dischi, tetraedi, ecc).  Essi vennero denominati genericamente 'gettoni'  e la loro datazione rivelò che erano stati fabbricati dal IX secolo a.C. al II secolo a.C.
Intorno al 1970, l'archeologa Denise Schmandt-Besserat
ipotizzò che tali gettoni fossero stati utili come sistema di conteggio nella crescente economia agricola dell'Homo sapiens nella mezzaluna fertile; essi erano cioè simboli che rappresentavano sostanze reali (scorte di generi alimentari). Successivamente si trovò che tali gettoni venivano inseriti all'interno di sfere argillose dette Bullae, sulle quali erano tracciati segni bidimensionali (precursori dei simboli cuneiformi) indicanti tipo e quantità dei gettoni presenti all'interno.
Scrive la Schmandt-Besserat (ved.bibliografia
1978 p.15):

Gli esempi più antichi di scrittura in Mesopotamia non sarebbero, come molti hanno supposto, il risultato di un atto di pura invenzione. Pare invece che essi siano una nuova forma di applicazione [...] di un sistema di registrazione presente nell'Asia occidentale dall'inizio del Neolitico in poi.

Il vero significato dei gettoni, secondo la Schmandt-Besserat, fu di natura cognitiva, vale a dire che essi permisero la manipolazione astratta (simbolica) di dati che rappresentavano sostanze reali (ceste di grano, animali, ecc) le quali potevano essere contate senza che fossero materialmente visibili. Inoltre tale sistema permetteva la gestione di quantità illimitate di beni e prodotti svincolati dal tempo, nel senso che si potevano contare anche beni che non erano ancora disponibili ma, ad esempio, erano stati o sarebbero stati seminati o allevati.
Il valore di tale manipolazione fu dunque quello di sviluppare nuove capacità cognitive che aprirono la strada alla scrittura,
cioè all'impiego di simboli che descrivevano realtà sempre più complesse in assenza degli oggetti referenti.

Bullae e gettoni
Sumeri
Gettoni e simboli sumerici
Primi simboli Scrittura
L'impiego da parte dei Sumeri di simboli bidimensionali per indicare i numeri venne prima dell'invenzione dei caratteri alfabetici.
Metamorfosi simboliche
Escher
M.C. Escher
La ricerca dell'astrazione di Maurits Cornelius Escher
Escher
La ricerca dell'astrazione in Escher compie un percorso inverso a quello dell'Homo sapiens: non dal tridimensionale al bidimensionale, ma dalla bidimensione del disegno alla tridimensione del sistema occhio-cervello.
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
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Libri consigliati a chi vuole capire le differnze tra oralità e scrittura
 
Walter Ong
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 25 luglio 2014

 
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