Internet ci rende più stupidi o più intelligenti? - Pensiero Critico

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Internet ci rende più stupidi o più intelligenti?

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Il punto chiave

Con l'avvento del web siamo entrati in una fase storica di grandi cambiamenti nella comunicazione umana, che assomiglia alla transizione dalla cultura orale a quella scritta nella Grecia antica. Allora come oggi molte critiche sono state fatte al nuovo mezzo di comunicazione soprattutto per gli effetti che esso determina sul pensiero umano.

condizionamento web
Podcast

I podcast del convegno sono scaricabili in formato MP3 nei box in fondo a questa pagina. L'intervento di Marcello Furiani sull'Epistemologia della Rete è disponibile (pdf) qui. Le conclusioni dell'analisi argomentativa di Franco Mattarella sono disponibili (pdf) qui.

Cisterna d'Asti
Cisterna d'Asti, Castello Medioevale
Convegno a Cisterna d'Asti: Internet ci rende più stupidi o più intelligenti?
Cisterna d'Asti, Castello Medioevale
Un convegno per riflettere su meriti e limiti del Web: due libri a confronto

L'utilità del Web per lo sviluppo delle comunicazioni umane e per la diffusione della cultura è noto a tutti. Meno noto è che negli ultimi anni sono stati espressi dubbi sugli effetti del Web sull'apprendimento e sullo sviluppo delle capacità cognitive umane.


Abbiamo fatto un confronto argomentativo sull'utilità di Internet per le nostre facoltà mentali in un convegno che si è tenuto il 13 ottobre 2012 a Cisterna d'Asti con un pubblico costituito prevalentemente di educatori.


Nel 2010 lo scrittore statunitense Nicholas Carr, ha pubblicato un libro (trad.Italiana Internet ci rende stupidi? - Cortina Ed.) che ha stimolato un ampio dibattito sul web.

Abbiamo confrontato le argomentazioni di Carr con quelle di un altro scrittore, Clay Shirky che, sempre nel 2010, ha sostenuto la tesi opposta in un suo libro (trad.italiana: Surplus cognitivo. Creatività e generosità nell'era digitale - Codice Ed.).

Più che un confronto tra Apocalittici (internet ci rende stupidi) e Integrati (internet ci rende intelligenti), il convegno è stata un'occasione per riflettere sui vantaggi del Web per le vecchie generazioni e sui rischi per le nuove.

internet ci rende più stupidi?
Locandina dell'evento

Opinioni a confronto

Internet ci rende stupidi? (Nicholas Carr)

Il testo originale di Nicholas Carr (che riassume le argomentazioni del suo libro) è apparso sul Wall Street Journal il 5 giugno 2010 con il titolo: Does the Internet make you dumber? L'analisi argomentativa e i relativi documenti sono disponibili di seguito:

  • Analisi della struttura argomentativa (pdf) disponibile qui

  • Struttura argomentativa in forma grafica (pdf) disponibile qui
  • Analisi della bontà argomentativa disponibile qui
Internet ci rende intelligenti? (Clay Shirky)

Il testo originale di Clay Shirky (che riassume le argomentazioni del suo libro) è apparso sul Wall Street Journal il 4 giugno 2010 con il titolo: Does the Internet make you smarter? L'analisi argomentativa e i relativi documenti sono disponibili di seguito:

  • Analisi della struttura argomentativa (pdf) disponibile qui

  • Struttura argomentativa in forma grafica (pdf) disponibile qui
  • Analisi della bontà argomentativa disponibile qui
Struttura argomentativa
Nicholas Carr
Struttura argomentativa
argomenti Shirky

Podcast MP3 di alcune parti del convegno

INTRODUZIONE
7
Introduzione sui limiti della memoria di lavoro
La lettura online è particolarmente influenzata dai limiti della memoria di lavoro (le cui ricerche furono avviate dallo psicologo G. Miller con la scoperta del numero magico 7)
LA MEMORIA DI CHI LEGGE
memoria
Quando la memoria scompare
L'importanza della memoria per l'intera attività cognitiva, e la sua perdita,
vengono messe in luce nella poesia "Oblio" di Billy Collins
DIBATTITO
web


Dibattito
Varie opinioni a confronto emerse nel dibattito in sala
CONCLUSIONI
banaudi
Conclusioni
Alberto Banaudi sintetizza meriti e limiti del Web e, infine, legge un brano de "La Rocca" di T.S. Eliot
Bibliografia (chi fa buone letture è meno manipolabile)


  • Internet ergo sum- 2010 Internazionale (Vari pareri contrapposti apparsi su Edge.org e pubblicati in italiano da Internazionale)

  • The future of the Internet - 2010 Pew Research Center (Sondaggio condotto negli USA su un selezionato gruppo di esperti)
Commenti
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Libri consigliati a chi vuole capire l'effetto del web sul cervello
 
shirky
Carr
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 15 novembre 2014

 
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