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Le maschere quotidiane che ogni individuo indossa

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Il punto chiave

L'identità personale implica la percezione di una fragilità della coscienza e di una serie di discontinuità, che devono essere in un certo modo metabolizzate. (Remo Bodei)

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La più grande battaglia che abbiamo di fronte come esseri umani è la battaglia per proteggere il nostro vero sé dal sé che il mondo vuole che diventiamo. (Edward Estlin Cummings)

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Uno dei compiti dell'insegnamento dovrebbe essere quello di fornire degli anticorpi  rispetto alle mode. Vale a dire trasmettere contenuti e "stili di pensiero" che facciano capire agli studenti l'impoverimento della loro personalità derivante dall'indossare le maschere sociali proposte dal mercato.

identità
Maschere sociali di Saul Steinberg
Saul Steinberg
Foto: Inge Morath Fonte: Magnumphotos.com
Saul Steinberg
Foto: Inge Morath Fonte: Magnumphotos.com
Saul Steinberg
Foto: Inge Morath Fonte: Magnumphotos.com
Dalle maschere rituali dell'antichità alle maschere sociali della modernità

Nell'antichità, presso molte popolazioni, le maschere venivano indossate solo in determinate occasioni rituali che marcavano importanti fasi di trasformazione per la comunità di appartenenza (iniziazioni o riti di passaggio). Gli antropologi hanno ampiamente documentato il significato di tali maschere nell'antichità; ad esempio l'antropologo Claude Lévi Strauss lo ha fatto nel libro "La via delle maschere" (p. 7):


Agli spettatori dei riti d'iniziazione, queste maschere da danza che ad un tratto si aprono come in due battenti mettendo in mostra un secondo viso, e talvolta un terzo dietro il secondo, tutti segnati dall'impronta del mistero e dell'austerità, attestavano l'onnipresenza del sovrannaturale ed il pullulare dei miti.


Nelle società moderne le cose stanno diversamente a causa della comparsa del concetto di identità personale. Tale concetto è piuttosto recente nella storia umana, almeno nei paesi occidentali, ed è anche storicamente recente l'indipendenza psicologica dell'essere umano da autorità esterne, come ha evidenziato lo psicoanalista Erik Fromm nel libro "Fuga dalla libertà". In Europa l'assetto psicologico dell'individuo moderno si è formato nell'Europa Centro-occidentale e venne "creato" dalle idee di Martin Lutero e di Calvino. Scrive Erik Fromm nel libro "Fuga dalla libertà" (p.69, p.91):


La soluzione di Lutero è riscontrabile oggi in molti individui che non pensano in termini teologici: è quella cioè di raggiungere la certezza eliminando l'isolamento individuale, diventando uno strumento nelle mani di un potere soverchiante esterno all'individuo. [p.91] Dalle dottrine del protestantesimo l'uomo venne psicologicamente preparato al ruolo che doveva svolgere nel moderno sistema industriale. [Tale sistema] ha sviluppato l'individuo, e lo ha reso più impotente; ha accresciuto la libertà, e ha creato nuovi tipi di subordinazione.


Ma, indipendentemente dal contesto storico, l'essere umano ha sempre avuto l'esigenza psicologica di adottare delle maschere di fronte agli altri, come messo in luce dal sociologo Erving Goffman nel libro "La vita quotidiana come rappresentazione". Per Goffman la libertà individuale è un'utopia e la vita quotidiana dell'essere umano è scandita come una performance teatrale dove ognuno di noi non può fare a meno di interpretare una parte, complementare a quella di tutti gli altri individui con cui interagiamo. Scrive Goffman (p.29):


Quando un individuo interpreta una parte, implicitamente richiede agli astanti di prendere sul serio quanto vedranno accadere sotto i loro occhi. Egli chiede loro di credere che il personaggio che essi vedono possegga effettivamente quegli attributi che sembra possedere, che la sua attività avrà le conseguenze che implicitamente afferma di avere, e che in generale le cose sono quali esse appaiono.


Secondo Goffman noi viviamo dunque in un mondo di rappresentazioni nel quale tutti (nessuno escluso) recita una parte (o più parti) adattandosi alla cultura del suo mondo e del suo tempo. La modernità ha introdotto nella cultura un modo (un potere) per mettere a tacere i dubbi e l'ansia dell'individuo moderno. Tale potere è stato interpretato dal mercato globale che ha imposto le maschere suggerite dall'economia di mercato: stili di vita e di comportamento che si esprimono in abiti, automobili, case, viaggi e tutta una serie di feticci tecnologici (smartphone, smartwatch, ecc) che consentono di "conformarsi" alla società di appartenenza a scapito della propria individualità. Tale perdita di individualità non è generalizzabile dato che vi sono differenze culturali ed emotive tra gli individui, cionondimeno per tutti è sempre più difficile resistere alle sirene del mercato.


Il compito di insegnare agli individui a non indossare le maschere sociali proposte dal mercato è affidato alla scuola che, per questo motivo, deve essere pubblica per essere indipendente dal mercato e insegnare il pensiero critico. In occidente, ma la globalizzazione sta esportando il modello ovunque, l'individuo vive nella società del guadagno, dell'egoismo, dell'informazione, della manipolazione, della pubblicità, della moda e delle apparenze, che danneggiano la costruzione dell'identità di ognuno. Di questo scrive il filosofo Claudio Bonvecchio (vedi bibliografia p.4):


se nelle società primitive questa sovrapposizione uomo-maschera è un potente tramite per acquisire una identità coscienziale altrimenti inesistente, nella

modernità è il sigillo che caratterizza la persona che, in un certo senso, ha perduto o sta perdendo la coscienza che aveva acquisito. Infatti, nella società moderna, i cittadini non indossano maschere per rivendicare una coscienza che non possiedono, semmai se ne servono onde celare a se stessi qualcosa che è andato perduto: onde acquisire una propria (apparentemente autonoma) e provvisoria personalità, una propria (apparentemente autonoma) e provvisoria coscienza. Le nuove maschere della modernità delineano figure costruite dalla razionalità sociale. Sono i personaggi che circoscrivono ed incarnano ruoli e status definiti e pietrificati: in una fissità che fa della maschera un collettivo calco mortuario. In tal modo, la maschera da simbolo si trasforma in allegoria.


La modernità ha modificato i suoi riti sociali eliminando la necessità di maschere fisiche ma non l'esigenza umana di camuffarsi al cospetto degli altri. Di questo si è occupato, tra i tanti, il geniale disegnatore Saul Steinberg, che rilasciò nel 1967 un'intervista a Sergio Zavoli, nella quale fece il seguente commento sulle maschere che gli individui indossano in pubblico:


Prendiamo le maschere che le donne si mettono, specialmente in America; sono maschere di cui le donne si servono per difendersi, per rendersi invisibili, cioè per presentarsi alla società in modo che svia, che altera completamente la loro autentica, la loro vera personalità. E la maschera più comune che si mettono è quella dell'allegria e della buona salute, perchè il peccato più grosso che si possa compiere qui in America è di dare segni di infelicità e di malattia. Allora si ricorre al travestimento; è una cosa indecente che si fa, antisociale quella di lamentarsi, quella di dire che qualcosa va male. Se vuoi farti ascoltare, devi dire che stai benissimo. E c'è anche la maschera del corpo; una donna vecchia, per esempio, non si veste mai da donna vecchia; quando arriva il momento in cui la morte incomincia da apparire, si veste sempre più allegramente. E' un modo indecente di eliminare la pietà degli altri e di fare di questa tragedia, che è la morte, uno scherzo. Dunque si vestono da clown, si dipingono il naso di rosso, i capelli di verde o di azzurro, e queste sono le cose che io disegno, le cose che mi interessano.


Maschere di Saul Steinberg
Saul Steinberg
Foto: Inge Morath Fonte: Magnumphotos.com
Saul Steinberg
Foto: Inge Morath Fonte: Magnumphotos.com
Altre maschere di Saul Steinberg qui
Intervista a Saul Steinberg
Luigi Pirandello e Marta Abba
Trovarsi
Pirandello legge a Marta Abba “Trovarsi”, Lido di Camaiore, Agosto? 1932
Trovarsi
Monologo dell'attrice Vittoria Faro da "Trovarsi"
Chi è stato Saul Steinberg

Chi è stato Saul Steinberg lo lasciamo dire alla presentazione che Sergio Zavoli ne ha fatto  durante l'intervista realizzata nel 1967 nella sua casa-studio di New York, e tratta dal libro "Saul Steinberg" (p.77):


Quest'uomo di cinquantatre anni è Saul Steinberg, il più celebre disegnatore umoristico del mondo; è nato a Bucarest, si è laureato in architettura a Milano, ha soggiornato in Italia dal 1933 al 1940; vive a New York. Dal 1936 al 1939 disegnò per il "Bertoldo", poi le persecuzioni razziali lo indussero a partire per l'America. Il suo mondo figurativo ha ispirato vari accostamenti e ha suggerito altrettante origini: gongorismo, barocchismo, onirismo, surrealismo. Molti ismi, Steinberg li rifiuta tutti; Picasso, Klee, Joyce, Kafka, troppi geni: Steinberg rivendica soltanto il suo.


Siamo fatti per recitare una parte

E' noto che tutta l'opera letteraria e teatrale di Luigi Pirandello è incentrata sul tema dell'identità individuale. Molti suoi testi sono famosi per aver trattato tale tema: Uno, nessuno e centomila, Il fu Mattia Pascal, Sei personaggi in cerca di autore, ecc. Ma c'è, in particolare, un testo teatrale che egli scrisse negli ultimi anni della sua vita per l'attrice Marta Abba, sua musa e compagna, che mette in chiaro la difficoltà dell'essere umano di distinguere tra la propria vita e quella dei personaggi che interpreta. Si tratta di "Trovarsi", la cui protagonista è un'attrice, Donata Genzi, che quando in scena interpreta i suoi personaggi con grande sincerità e passione, viene accusata di non poter essere sincera dato che rappresenta, con lo stesso slancio, parti opposte. Ma Donata nega questa critica dicendo: "E' tutta vita in noi. Vita che si rivela a noi stessi. Vita che ha trovato la sua espressione. Non si finge più, quando ci siamo appropriati di questa espressione fino a farla diventare febbre dei nostri polsi... lagrime dei nostri occhi, o riso della nostra bocca...".


Del conflitto tra l'attrice e i personaggi interpretati scrive Italo Borzi nel commento al testo (vedi bibliografia):


Ma dopo la recita, in cui si realizza un'identificazione così profondamente vissuta, viene il momento "veramente orribile": rimane "sola a mani vuote" di fronte allo specchio del suo camerino, con la pena di "non trovarsi". Le manca una vita sua, un amore suo che la impegni nella vita quotidiana al di là del teatro e l'aiuti a sentirsi donna, a trovarsi.


La commedia si conclude poi con il tentativo dell'attrice di vivere una vita propria, indipendente dai personaggi che interpreta, ma questo tentativo fallisce perchè "Donata non può rinunciare alla vita dell'arte che arricchisce la sua esperienza individuale con quelle esperienze, più ricche e più vaste, dei personaggi che interpreta."
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati
a chi vuole approfondire l'origine delle rappresentazioni umane
Saul Steinberg
Erich Fromm
Erving Goffman
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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 2 aprile 2017

 
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