Cos'è una Ricerca online e perchè il suo successo dipende dall'intelligenza individuale - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che
è possibile aver torto non possono imparare nulla,
tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Cos'è una Ricerca online e perchè il suo successo dipende dall'intelligenza individuale

Teorie > Metodi > Intelligenza Artificiale
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Cos'è una ricerca: le origini biologiche di ogni ricerca
"Cercare" è sempre stata un'attività centrale per la sopravvivenza umana, infatti sia che si tratti di cercare qualcosa nell'ambiente, sia che si tratti di cercare informazioni astratte "mediate dalla scrittura", sia che si tratti di cercare informazioni nella propria memoria, sembra che le aree del cervello coinvolte siano le medesime.
Recenti scoperte biologiche molecolari e comparative dei meccanismi neurali che controllano la ricerca delle risorse in diverse specie fanno immaginare un precursore ancestrale comune per molti comportamenti di ricerca del cibo negli animali. Gli scienziati dell'informazione hanno esteso i principi della ricerca di cibo allo studio della "ricerca umana di informazioni" in ambienti di conoscenza come il World Wide Web. Gli spazi mentali organizzati dal linguaggio e quelli sociali (come le reti di amicizia) hanno fornito terreni strutturalmente simili per modellare il comportamento di ricerca in quei domini. Gli scienziati si sono domandati cosa può essere appreso da "patologie della ricerca" quali il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da deficit di attenzione ADHD e il morbo di Parkinson. Gli psicologi Peter Todd, Thomas Hill e Trevor Robins hanno descritto gli esiti delle ricerche nel libro (disponibile gratuitamente) "Cognitive search: Evolution, Algorithms and the Brain". Essi scrivono (p.2):


Meccanismi neuronali e molecolari similari possono gestire problemi alquanto diversi come la ricerca spaziale di un oggetto (che coinvolge la corteccia parietale), il recupero dalla memoria (ippocampo e corteccia prefrontale) e il processo decisionale astratto (cingolo anteriore, corteccia prefrontale e la funzione dello striato dipendente dalla dopamina). Questi diversi processi diretti agli obiettivi sono fondamentali per la cognizione e si basano sull'integrazione di architetture correlate alla ricerca. Risultati come questi portano alla sorprendente conclusione che gli stessi processi cognitivi e neurali possono essere alla base di gran parte del comportamento umano che comprende la ricerca cognitiva, sia nel mondo esterno che nella memoria interna. (recensiti in HIlls 2006)

Oggi che le risorse materiali sono reperibili facilmente nei supermercati non rimane che la ricerca di risorse immateriali per alimentare la mente dell'individuo. La crescente complessità del mondo culturale e l'enorme disponibilità di risorse che Internet rende disponibili hanno reso difficile e confusa la ricerca online.
Il punto chiave
La ricerca può essere definita come un tentativo di raggiungere un obiettivo in una posizione sconosciuta nell'ambiente fisico, nel tempo, nella memoria o in qualsiasi altro spazio. (Thomas Hills)
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C'è una componente magica nell'esaudire i desideri con una semplice ricerca sul web. (Carlo Bastasin)
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La ricerca di informazioni è diventata molto più efficiente grazie all'aiuto di Internet e di potenti motori di ricerca sul Web. Questi progressi tecnologici, tuttavia, ci aiutano semplicemente a portare avanti la ricerca molto più velocemente; non possiedono lo stesso livello di intelligenza di umani o animali che cercano nei loro ambienti. (Wai-Tat Fu)
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In generale, due condizioni rendono possibile la ricerca cognitiva: (a) le strutture simboliche devono essere presenti nell'ambiente e (b) queste strutture devono essere rilevabili da un ricercatore, il cui comportamento cambia in base alle strutture rilevate. La nostra capacità di rilevare se qualcosa è rilevante spesso migliora durante il processo di ricerca man mano che raccogliamo maggiori informazioni circa l'obiettivo e il contesto.
(Wai-Tat Fu)
google
I sistemi simbolici che rendono possibile la ricerca
Negli anni '70 la natura dell'intelligenza è stata indagata dagli psicologi Allen Newell e Herbert Simon  (vedi bibliografia) che hanno sostenuto che qualsiasi sistema che mostra intelligenza e che si trova in natura, all'analisi si mostrerà come un "sistema di simboli fisici". La tesi di Newell e Simon venne successivamente confermata dall'antropologo Terrence Deacon con il libro "La specie simbolica".
Come hanno scritto Lael J. Schooler et Al. nel libro "Cognitive Search" (pag 317):

Nel 1975, Allen Newell e Herbert Simon ricevettero il premio Turing per il loro contributo all'informatica e alla psicologia. Prevalentemente essi furono riconosciuti per il loro lavoro sull'intelligenza artificiale. Nel loro discorso di accettazione, Newell e Simon (1976, 1987) descrissero come affrontarono i problemi dell'intelligenza artificiale studiando l'intelligenza naturale delle persone. Questi studi su esseri umani e macchine li hanno portati a concludere che la chiave dell'intelligenza era la capacità di manipolare i simboli. Essi credevano che tutti i comportamenti intelligenti, umani o meccanici, derivassero dalla composizione di simboli in entità chiamate strutture di simboli che possono essere manipolate da insiemi di operatori.

La natura dei simboli fisici è stata descritta dal filosofo Nicholas Ourusoff (vedi bibliografia):

Cosa si intende per sistema di simboli fisici? Innanzitutto, è un sistema fisico, cioè un sistema che segue le leggi della fisica e può essere progettato. Un sistema di simboli fisici è una macchina che produce nel tempo una raccolta, in evoluzione, di strutture di simboli. Il sistema contiene processi per creare e modificare strutture di simboli, che sono espressioni che contengono simboli come componenti. I simboli stessi sono schemi fisici che denotano oggetti. Un computer digitale è una macchina multiuso per manipolare simboli. In combinazione con i processi per la creazione, la modifica e la distruzione di strutture di simboli che denotano oggetti nel mondo reale - come obiettivi e possibili azioni per raggiungere gli obiettivi - abbiamo un esempio di un sistema di simboli fisici in grado di esibire azioni intelligenti. Cosa si intende per azione intelligente? L'intelligenza può essere definita come la capacità di attingere alle conoscenze per raggiungere un obiettivo.
L'ipotesi fondamentale
Tutti i comportamenti intelligenti, umani o artificiali, derivano dalla composizione di simboli in entità chiamate "strutture di simboli" che possono essere manipolate
Ogni sistema intelligente è un sistema simbolico
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Il metodo scientifico di Peirce: non smettere di cercare risposte migliori

L'essere umano, quando trova una risposta sensata ad una domanda (o a un dubbio) per lui importante, smette di cercare risposte migliori e, momentaneamente, accetta quella risposta. Il  filosofo della scienza Charles S. Peirce mise in evidenza che "smettere di cercare risposte migliori" non appartiene al metodo scientifico. Infatti la caratteristica autocorrettiva e autocritica della ricerca scientifica persegue continuamente lo scopo di scoprire le proprie debolezze e correggere i propri processi.

Nel 1877, in un saggio intitolato "il fissarsi della credenza" (da: Opere, C.S.Peirce, 2003 -pp.361-362), egli descrisse ciò che si oppone all'autocorrezione dei processi di pensiero:

L'irritazione del dubbio causa una lotta per conseguire uno stato di credenza.[...]Perciò la lotta inizia con il dubbio, e termina con la cessazione del dubbio. Insomma, il solo obiettivo della ricerca è lo stabilirsi di un'opinione. Si potrebbe supporre che questo non basti, e che noi andiamo in cerca non meramente di un'opinione, ma di un'opinione vera. Ma se mettete alla prova questa supposizione, la troverete senza fondamento: infatti, appena raggiungete una salda credenza, siete perfettamente soddisfatti, sia che la credenza sia vera, oppure falsa.[...] Possiamo al massimo sostenere che andiamo in cerca di una credenza che 'crederemo vera'.

Cos'è una ricerca online: l'alfabetizzazione scientifica necessaria
Ogni progetto di ricerca personale, per essere efficace, necessita di una "strategia" di ricerca d'informazioni. Invece, da quando esistono i motori di ricerca e ognuno può facilmente ricevere risposte immediate chiedendo alla "Rete", si è innescato un meccanismo mentale che "deresponsabilizza" l'individuo.
Infatti ogni desiderio informativo può essere facilmente soddisfatto in pochi secondi, e ci si dirige verso la prima risposta sensata che si incontra, adottando quel meccanismo mentale che fa smettere di cercare risposte migliori, evidenziato dal filosofo Charles Sanders Peirce nel saggio "Il fissarsi di una credenza" (vedi box).

Come scrive il giornalista Carlo Bastasin recensendo il libro della sociologa Soshana Zuboff  "Il capitalismo della sorveglianza" :


C'è una componente magica nell'esaudire i desideri con una semplice ricerca sul web, opere come quella di Zuboff contribuiscono al disvelamento di questo incanto a cui siamo tutti esposti.

Una ricerca, sia studentesca che professionale, non può limitarsi al reperimento di informazioni online e alla valutazione della loro credibilità, ma richiede una serie di valutazioni che riguardano il cambiamento mentale di colui che effettua la ricerca. "L'alfabetizzazione scientifica è legata alla capacità di una persona di comprendere concetti e leggi di base della scienza e di utilizzare questa conoscenza nella vita di tutti i giorni." (Fonte: MILNE Library)
Nel box seguente è riportato il processo di ricerca completo.
Due fasi e sei attività per una ricerca online

Ogni ricerca si compone di due fasi: una fase di esplorazione e una fase di sfruttamento delle risorse acquisite.

Fase di esplorazione

  1. Individuazione delle proprie carenze conoscitive (Initiate): la prima attività consiste nell'individuare le proprie carenze conoscitive riguardo al tema della ricerca. Può sembrare una cosa ovvia ma l'illusione della conoscenza è sempre in agguato. Occorre riconoscere la necessità di aggiornare le proprie conoscenze ed assurmesene la responsabilità. "Identificare la necessità di informazioni è un primo passo cruciale nel processo di ricerca. Navigare nell'attuale ambiente di informazione richiede un pensiero critico e la capacità di indagare ciò che è disponibile e se è presentato in modo chiaro e diretto." (Fonte: MILNE Library)
    Come ha scritto lo psicologo Paolo Legrenzi recensendo il libro "L'illusione della conoscenza. Perchè non pensiamo mai da soli" (vedi bibliografia):

    Nel 1999 David Dunnig e Justin Kruger, psicologi alla Cornell University, mostrano sperimentalmente come chi è scarso in prove linguistiche, logiche, o di altro tipo, tende a sovrastimare le sue capacità mentre questo non capita ai migliori. Dunnig e Kruger si stupiscono non delle differenze di prestazioni, ma della sopravvalutazione delle proprie capacità soltanto da parte dei meno bravi.

  2. Ricerca di ciò che è disponibile sul tema (Locate): la seconda attività consiste nell'identificare il formato informativo (digitale, stampa) e le fonti disponibili (che, con un grado di approfondimento crescente, sono: Articoli giornalistici, Blog, Articoli accademici, Libri), gli ambiti di ricerca: worldcat.org (per le biblioteche accademiche e la possibilità di accedere al prestito interbibliotecario per le biblioteche pubbliche ). Wikipedia va consultata solo per farsi un'idea del tema ma non citata tra le proprie fonti perchè soggetta a modifiche continue da parte di soggetti dalla credibilità non valutabile. A questa attività appartengono sia l'individuazione degli strumenti (Tools) con cui fare la propria ricerca, che le modalità di ricerca (Keywords, operatori booleani).
    E' opportuno iniziare dai motori di ricerca (Tools) che, nell'ordine di consultazione, sono: 1-Google, 2-Google Scholar 3-Academia.edu 4-JSTOR Database (per il Surface Web). La quantità di risorse presenti sul web è molto elevata ma la maggior parte non è disponibile perchè privata (Deep Web), oppure illegale (Dark Web). Occorre limitarsi a cercare nel Surface Web (che ammonta a circa il 4% dell'intero web).

  3. Selezionare i documenti più rilevanti (Select): la terza attività consiste nell'attribuire ai documenti trovati una rilevanza riguardo agli obiettivi della propria ricerca. Occorre quindi valutare il numero di citazioni, la qualità degli abstract e delle conclusioni effettuando la valutazione di un documento scientifico. Quando la ricerca è molto complessa e i risultati trovati sono molti conviene realizzare una mappa (mentale o concettuale) dei risultati.

    Fase di sfruttamento

  4. Organizzazione dei documenti trovati (Organize): la quarta attività consiste nell'organizzare i documenti trovati in base all'obiettivo della ricerca, cioè realizzare una sorta di sommario delle risorse e una bibliografia (Ogni pagina di questo sito è organizzata in tal senso e prevede una bibliografia con gli autori e i documenti a corredo della pagina, incluso il numero di citazioni, se presente). Buona parte delle informazioni disponibili sono la proprietà intellettuale di qualcuno, si ha quindi la responsabilità di riconoscere il contributo di quella persona attraverso la citazione. La citazione aiuta a evitare il plagio.

  5. Valutare i risultati della propria ricerca (Present): la quinta attività consiste nel valutare se i risultati cui si è pervenuti soddisfano la propria ricerca (identificare i punti salienti, le argomentazioni, il diritto d'autore e la credibilità degli esiti) e, infine, occorre decidere se si può interrompere la ricerca o se è necessario un supplemento d'indagine.

  6. Riassumere ciò che si è imparato dalla ricerca (Assess): la sesta e ultima attività consiste nel prendere coscienza dei cambiamenti che la ricerca ha prodotto nei propri schemi di pensiero. Questa è un'attività che poche persone fanno deliberatamente ma che si rivela essenziale, a posteriori, per consolidare i risultati della ricerca all'interno dei propri schemi di pensiero.

Il processo di ricerca
Fonte: Virtual Library
La struttura del Web e le sue stratificazioni

Il Web è complesso e ha varie stratificazioni. Gli strati del web vanno al di là dei contenuti di superficie facilmente accessibili con i motori di ricerca. Si stima che il web di superficie (Surface Web), indicizzato dai motori di ricerca, sia compreso tra l'1 e il 5% dell'intero web (4% è la stima più accreditata). Al di là del Surface Web esistono altri due strati: il Deep Web (web profondo) che contiene tutti quei contenuti privati (database accessibili con autenticazione) non indicizzati dai motori di ricerca, e il Dark Web (web oscuro) sfruttato sia per attività legali, sia per attività criminali quali commercio di droghe, armi, organi umani, pedofilia, ecc.

Per approfondire andare alla pagina Strati del Web.

Conclusioni (provvisorie): non smettere di cercare risposte migliori
C'è una componente magica nell'esaudire i desideri con una semplice ricerca sul web. L'origine di ogni ricerca è molto antica: "Cercare" è sempre stata un'attività centrale per la sopravvivenza umana, infatti l'attività di  ricerca è nata per la ricerca di cibo con i cacciatori-raccoglitori nel periodo paleolitico. Oggi, al massimo, la ricerca si riduce a cercare tra gli scaffali del supermercato i beni materiali di cui necessitiamo e la ricerca è rivolta ai beni immateriali, cioè alla conoscenza.
Ma, sia che si tratti di cercare qualcosa nell'ambiente, sia che si tratti di cercare informazioni astratte mediate dalla scrittura, sia che si tratti di cercare informazioni nella propria memoria, ricerche neurobiologiche hanno evidenziato che le aree del cervello coinvolte sono le medesime. Dalla ricerca materiale si è passati, nell'arco della storia umana, a quella immateriale, cioè alla ricerca cognitiva. Due condizioni rendono possibile la ricerca cognitiva: (a) devono essere presenti nell'ambiente delle strutture simboliche e (b) queste strutture devono essere rilevabili da un ricercatore, il cui comportamento cambia in base alle strutture rilevate. La crescente complessità del mondo culturale e l'enorme disponibilità di risorse che Internet rende disponibili hanno reso difficile e confusa la ricerca online. Invece, da quando esistono i motori di ricerca e ognuno può facilmente ricevere risposte immediate chiedendo alla "Rete" si è innescato un meccanismo mentale che "deresponsabilizza" l'individuo, perchè ogni desiderio informativo può essere facilmente soddisfatto in pochi secondi, e ci si dirige verso la prima risposta sensata che si incontra, adottando quel meccanismo mentale che fa smettere di cercare risposte migliori. Ogni "ricerca complessa" (per scopi studenteschi o professionali) si compone di due fasi: una fase di esplorazione e una fase di sfruttamento delle risorse acquisite.  In questa pagina web viene descritto un processo per condurre le due fasi nel modo più efficace. La maggior parte delle ricerche online si svolge sul motore di ricerca Google che, però, indicizza solo il 4% dell'intero web.  La lezione che si ricava dall'analisi delle "ricerche sulla ricerca" è quella avanzata dal filosofo Charles Peirce, cioè che non bisogna smettere di cercare risposte migliori.
La razionalità richiede impegno personale!
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi è interessato a migliorare i propri processi di ricerca
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 26 novembre 2019

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