Yoga e Psicoanalisi riescono a contrastare lo stress dell'uomo moderno? - Pensiero Critico

Cerca nel sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Yoga e Psicoanalisi riescono a contrastare lo stress dell'uomo moderno?

Teorie > Concetti > Resilienza
Puoi condividere questa pagina:
Il punto chiave
Sotto le parvenze del "pensiero" si nasconde in realtà un disordinato e indefinito scintillio, alimentato dalle sensazioni, dalle parole e dalla memoria. Il primo dovere dello yogin è di pensare, cioè di non lasciarsi pensare. Per questo la pratica yoga comincia con l'ekagrata, che sbarra il flusso mentale e costituisce così un "blocco psichico", un continuum saldo e unitario. (Mircea Eliade)
_
Molto prima della psicoanalisi, lo Yoga ha mostrato l'importanza della parte svolta dal subcosciente. Proprio nel dinamismo caratteristico dell'inconscio, esso vede infatti l'ostacolo più serio che lo yogin debba superare. (Mircea Eliade)
_

Sia lo Yoga che la psicoanalisi mirano all'integrazione risolutiva della personalità umana. Ma mentre i due sistemi considerano sia livelli coscienti che inconsci, lo Yoga crede in un terzo livello o super-cosciente, in cui i poteri nascosti diventano disponibili e l'anima viene liberata dalla schiavitù. Nel riconoscere un piano spirituale dell'esistenza, lo Yoga trascende i limiti della psicoanalisi. (Harchand Singh Brar)

Altan
Origine e scopo dello Yoga

Secondo lo storico Giuseppe Tucci le origini dello Yoga sono antichissime e risalgono a quel terreno magico nel quale vivevano i popoli primitivi. In particolare vi sono analogie con antiche scuole iniziatiche della Cina, che si sono poi espresse nel Taoismo con l'esecuzione, in buona parte dell'Asia meridionale e sud-orientale, di certe prassi basate sul controllo del respiro e su processi autoipnotici da cui gradualmente derivò lo Yoga. Scrive Tucci nel suo libro "Storia della filosofia indiana" (p.73):


Le pratiche di cui lo Yoga particolarmente si occupa e gli esercizi che esso cataloga riflettono consuetudini di ristrette confraternite di persone le quali, disciplinandosi, regolando il vitto e il respiro e concentrandosi, producevano in se medesimi stati autosuggestivi ed autoipnotici, o guidavano la volontà altrui, o provocavano esperienze paranormali; per causa di coteste capacità non comuni, così conseguite e additate come segno di sovraumana perfezione, esse davano testimonio della propria potenza.


L'indologa Marilia Albanese descrive, nel suo libro "Lo Yoga" lo scopo di questa disciplina (p.32):

Il termine yoga deriva dalla radice indoeuropea yuj (soggiogare, unire), a cui si ricollega la parola latina iugum, (giogo). Ed è proprio la funzione di giogo quella che espleta lo yoga, in quanto "soggiogamento e unione": così come il giogo viene imposto agli animali per domarne la volontà contraria, le tecniche dello yoga si prefiggono il controllo di tutte quelle resistenze fisiche e psichiche dispersive che impediscono di concentrarsi sul fine prescelto.
Lo Yoga secondo Mircea Eliade (mappa concettuale)
Mircea Eliade
Cliccare per ingrandire
Abolizione della condizione umana di percezione della realtà

Lo scopo degli sforzi che i praticanti dello Yoga (yogi o yogin) devono affrontare viene così descritto da Mircea Eliade nel libro "Lo Yoga" (p.74):


L'asana, il pranayama e l'ekagrata sono giunti ad abolire - per lo meno durante il breve momento dell'esercizio considerato - la condizione umana. Completamente immobile, ritmando la respirazione, fissando lo sguardo e l'attenzione su un solo punto, lo yogin supera sperimentalmente la modalità profana dell'esistenza. Incomincia a divenire autonomo rispetto al Cosmo; le tensioni esterne non lo turbano più (avendo superato gli "opposti", egli è ormai insensibile al freddo e al caldo, alla luce e all'oscurità, ecc.); l'attività sensoriale non lo proietta più all'esterno, verso gli oggetti dei sensi; il flusso psicomentale non subisce più violenze e non è più dominato dalle distrazioni, dagli automatismi e dalla memoria: ora è "concentrato", "unificato".


Ovviamente questi sforzi e i relativi risultati si riferiscono solo agli asceti (detti "siddhi ") in grado di acquisire, con la meditazione, certi poteri straordinari. Tra questi poteri vi sono, ad esempio, la scomparsa della fame e della sete, la conoscenza degli "stati mentali" degli altri uomini, l'invisibilità del corpo, ecc. Scrive Mircea Eliade (pp. 93-94):

Uno yogin è stato sempre considerato in India come un "mahasiddha", un possessore di poteri occulti, un "mago". La stessa storia spirituale dell'India rivela che questa opinione profana non è completamente erronea. In India il mago ha sempre avuto una parte, se non principale, almeno di notevole importanza. L'India non ha mai dimenticato che l'uomo può diventare, in determinate circostanze, "uomo-dio", non ha mai potuto accettare l'attuale condizione umana, fatta di sofferenza, di impotenza e di precarietà.
Percezione della realtà
Yoga
Uno yogin
Bhaduri Mahasaya
Bhaduri Mahasaya è stato uno yogi che, secondo Yogananda (vedi Cap.7 del libro "Autobiografia di uno yogi), levitava durante la meditazione. Scrive Yogananda (p.65):

Gli ho visto fare degli esperimenti notevoli; egli è completamente padrone dei vari pranayama contenuti negli antichi otto metodi yoga descritti da Patanjali. Una volta Bhaduri Mahasaya compì dinanzia a me il Bhastrika Pranayama con forza così stupefacente da sembrare che una vera tempesta si fosse scatenata nella stanza! Poi frenò il tuonante respiro e rimase immobile, immerso in un altissimo stato di supercoscienza.
La concentrazione su un unico punto (Ekagrata)

Lo scopo principale della meditazione Yoga è l'eliminazione delle distrazioni che affliggono la mente umana. La distrazione è diventata una condizione permanente per l'uomo contemporaneo caratterizzata dal fenomeno del sovraccarico informativo e dalle conseguenti patologie. La mente umana è disturbata costantemente dal disordinato afflusso di pensieri alimentati dai sensi, dalle parole, dalla memoria, ecc. A questo riguardo Mircea Eliade scrive (p.57):


Il punto di partenza della meditazione yoga è la concentrazione su un solo oggetto, che può essere, indifferentemente, un oggetto fisico (tra le sopracciglia, la punta del naso, un oggetto luminoso, ecc.), un pensiero (una verità metafisica) oppure Dio  (Icvara). Questa concentrazione ferma e continua si chiama ekagrata ("su un solo punto") e si ottiene mediante l'integrazione del flusso psicomentale (attenzione multilaterale, discontinua e diffusa). L'ekagrata, la concentrazione su un solo punto, ha come risultato immediato la censura lucida e pronta di tutte le distrazioni e di tutti gli automatismi mentali che dominano, e anzi più propriamente "fanno" la coscienza profana. Abbandonato in balia delle associazioni (prodotte anch'esse dalle sensazioni), l'uomo trascorre le sue giornate lasciandosi invadere da un'infinità di momenti disparati e quasi esterni a lui. I sensi o il subcosciente introducono continuamente nella coscienza degli oggetti che la dominano e la alterano, secondo la loro forma e la loro intensità. Le associazioni disperdono la coscienza, le passioni la violentano, la "sete di vita" la tradisce proiettandola al di fuori.

Sovraccarico informativo: un problema crescente
Richard Saul Wurman
L'ansia informativa è il buco nero tra i dati e la conoscenza, e accade quando l'informazione non ci dice ciò che vogliamo o necessitiamo conoscere. (Richard Saul Wurman)
Questa è solo una delle conseguenze patologiche dell'eccesso informativo.
La posizione del corpo (Asana)

La meditazione yoga si basa sull'esecuzione di una posizione detta "asana" che conferisce al corpo una rigida stabilità e, al contempo, riduce al minimo lo sforzo fisico per mantenerla. All'inizio tale posizione è faticosa ma dopo un po' di allenamento lo sforzo per mantenere il corpo nella stessa posizione si riduce a un minimo sopportabile. Quando ciò accade la posizione meditativa diventa naturale e permette la concentrazione. Essa è il primo passo verso l'abolizione della modalità d'esistenza umana che Mircea Eliade così descrive (p.63):


L'asana segna nettamente il trascendimento della condizione umana. Questo "arresto", questa invulnerabilità rispetto agli opposti, al mondo esterno, rappresenta una regressione verso la condizione vegetale oppure un trascendimento verso l'archetipo divino, formulato iconograficamente? [...] E' certo che che la posizione del corpo - immobile, ieratico - imita in ogni caso una posizione diversa dalla condizione umana: lo yogin nello stato di asana può essere paragonato ad una pianta o ad una statua divina: in nessun caso potrebbe essere paragonato all'uomo che, per definizione è mobile, agitato, aritmico.

Alcune posture dello Yoga
Hatha Yoga Primary Series

From Visually.

Cliccare sull'immagine per ingrandire
La pratica del respiro (Pranayama)

Un'altra importante pratica dello Yoga si basa sul controllo della respirazione, cioè rifiutandosi di respirare in modo aritmico, che è quello consueto degli umani. A questo proposito scrive Mircea Eliade (pp. 64-66):


Ecco come Patanjali definisce questo rifiuto: "Il pranayama è l'arresto dei movimenti inspiratori ed espiratori e si ottiene dopo che l'asana è stato realizzato" (Yoga-Sutra,I,34). Patanjali parla dell'arresto, della sospensione della respirazione; il pranayama tuttavia incomincia col ritmare la respirazione il più lentamente possibile; e questo è il suo obiettivo iniziale. [...]  Ritmando la propria respirazione e rallentandola progressivamente, lo yogin può "penetrare", cioè provare sperimentalmente e in piena lucidità, determinati stati di coscienza che, quando si è svegli, sono inaccessibili, e in particolare gli stati di coscienza che caratterizzano il sonno. E' certo infatti, che il ritmo respiratorio di un uomo che dorme è più lento di quello di un uomo sveglio. Realizzando, grazie al pranayama, il ritmo proprio del sonno, lo yogin può penetrare, senza rinunciare alla sua lucidità, gli "stati di coscienza" propri del sonno. [...] Lo scopo immediato del pranayama è più modesto. Con questo esercizio si acquista innanzitutto una "coscienza continua", che, sola, può rendere possibile la meditazione yoga. La respirazione dell'uomo profano è generalmente aritmica; essa varia in rapporto sia con le circostanze esterne sia con la tensione mentale. Questa irregolarità produce una pericolosa fluidità psichica e di conseguenza l'instabilità e la dispersione dell'attenzione.

Respirazione yogica
Affinità tra Yoga e Psicoanalisi

La tendenza della cultura occidentale dirige gli umani verso l'estroversione e verso il pensiero logico-razionale che ostacola la vita interiore. In Occidente l'introversione viene considerata un problema psicologico individuale, e lo stesso Sigmund Freud aveva interpretato questa tendenza come un atteggiamento autoerotico della mente che chiamò "Narcisismo". Carl Gustav Jung, nella sua teoria dei tipi psicologici, indica due tendenze fondamentali della psiche: l'estroversa e l'introversa. Egli individua due fasi nella vita di ogni individuo: la prima nella quale la personalità tende all'estroversione con un orientamento dell'individuo verso la conquista del proprio ruolo sociale, del proprio partner, del proprio posto nel mondo. La seconda fase è opposta alla prima e l'individuo si indirizza verso la conquista della propria realtà interiore. Jung chiamò questo fenomeno "processo di individuazione", cioè "diventare ciò che si è".

Lo Yoga favorisce il processo di individuazione, e lo fa sfruttando alcuni suoi principi presenti negli Yoga Sutra di Patanjali, che esprimono molti concetti vicini alla psicoanalisi, ad esempio inconscio (chiamato vasana o tracce mnestiche), sonno, sogno, percezione, memoria (YogaSutra I, 5-11) o ansia e depressione (YogaSutra I, 30-31). Carl Gustav Jung, nel libro "L'io e l'inconscio", così definisce il processo d'individuazione (pp. 85-86):


Individuarsi significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare peculiarità, diventare sé stessi, attuare il proprio Sé. "Individuazione" potrebbe dunque essere tradotto anche con l' "attuazione del proprio Sé" o "realizzazione del Sé". [...] In genere non si distingue sufficientemente tra individualismo e individuazione. L'individualismo è un mettere intenzionalmente in rilievo le proprie presunte caratteristiche in contrasto coi riguardi e gli obblighi collettivi. L'individuazione invece implica un migliore e più completo adempimento delle destinazioni collettive dell'uomo, poichè un'adeguata considerazione della singolarità dell'individuo favorisce una prestazione sociale migliore di quanto risulti se tale singolarità viene trascurata o repressa.


Carl Gustav Jung, nel  capitolo dedicato allo Yoga del suo libro "La saggezza orientale", mette in rilievo alcuni parallelismi tra psicoanalisi e yoga. Egli scrive (pp. 39-40):

In origine lo Yoga era un processo naturale d'introversione che assumeva tutte le variazioni individuali possibili. Simili introversioni conducono a processi interni caratteristici che trasformano la personalità. Nel corso dei millenni, esse sono diventate poco per volta metodi organizzati, e nei modi più diversi. [...] Non è affatto detto che uno qualunque di questi metodi si adatti alla struttura storica caratteristica dell'europeo; è molto più probabile che il suo yoga naturale derivi  da modelli storici ignoti all'Oriente. Difatti in Occidente i due rami della cultura cui compete soprattutto la cura pratica della psiche - medicina e direzione spirituale cattolica - hanno dato luogo a metodi che possono essere paragonati allo yoga. Ho già ricordato gli esercizi spirituali. Per quanto riguarda la medicina, alcuni dei metodi psicoterapeutici moderni si avvicinano allo yoga. La psicoanalisi freudiana risospinge la coscienza del paziente verso il mondo interiore dei ricordi d'infanzia e verso desideri e impulsi rimossi dalla coscienza. Questa è uno sviluppo logico della confessione; è un'introspezione artificiale, che tende a rendere consce le componenti inconsce del soggetto. [...] Il mio metodo è costruito, come quello di Freud, sulla confessione. Come lui, anch'io tengo conto dei sogni, ma le nostre concezioni divergono nella valutazione dell'inconscio. [...riguardo allo sviluppo della personalità] sono emersi importanti parallelismi con lo yoga, specialmente con lo yoga kundalini e il simbolismo tantra-yoga, del lamaismo e dello yoga taoistico cinese. Queste forme di yoga, con il loro ricco simbolismo, mi forniscono i più preziosi materiali di confronto per l'interpretazione dell'inconscio collettivo.


Non sappiamo se l'interpretazione ego-dipendente della disciplina yogica fatta da Jung sia riuscita a rendere conto della vastità del pensiero indiano, ma alcuni studiosi ne dubitano (vedi Bergamaschi in bibliografia).
bucchi
Cos'è l'individuazione secondo Jung
Lo psicanalista Luigi Zoja descrive cos'è il processo d'individuazione per Gustav Jung e lo colloca nella modernità dopo averne tracciato il percorso attraverso il Novecento.
Inconscio induista e buddista

Nella tradizione religiosa buddista e induista la rappresentazione dell'universo, utile ad aiutare la meditazione, è riservata al simbolo del Mandala. Ogni yogi, per abbandonare il modo ordinario di percepire se stesso e il mondo, trasforma la realtà in un Mandala che rappresenta la natura profonda della mente generata dalla sua meditazione. Tra i vari "mandala" il "Kalachakra" (kala= tempo, chakra=ruota) appartiene al tantrismo buddista e si compone di tre livelli: il livello esterno è lo studio dell'astrologia, il livello interno è lo studio delle energie psicofisiche, e il terzo livello (il più profondo) è lo studio della vacuità dei fenomeni ed esprime, secondo Marilia Albanese, la mappa dell'inconscio. Essa, nel libro "Lo Yoga" scrive (pp. 60-61):


La composizione del mandala, ulteriore tentativo simbolico di visualizzare il mistero dell'Essere e delle trasformazioni coscienziali che fanno accedere alla Verità ultima, è volta a creare un luogo ideale trascendente i limiti spazio-temporali. Ricettacolo del sacro e sede della teofania, ogni sua parte è un simbolo leggibile a diversi livelli. La cintura esterna di fuoco rappresenta il baluardo contro le potenze negative, ma al tempo stesso simboleggia la conoscenza metafisica che brucia l'ignoranza. [...] Un'altra cintura ancora, quella di foglie o petali, attesta l'avvenuta rinascita spirituale. Quattro porte si aprono nel perimetro del "mandala"  in corrispondenza dei punti cardinali: separano lo spazio sacro da quello profano e i guardiani che le fiancheggiano, divinità guerriere e terrifiche, scoraggiano i non iniziati dall'accedervi. Nelle numerose divinità irate che occupano le varie parti del mandala le pulsioni inconsce si fanno intelligibili: paure da esorcizzare, passioni da sublimare, forze da possedere, stati di coscienza da raggiungere assumono precise forme iconografiche, aiutando l'adepto ad integrarle.

Mappa dell'inconscio induista e buddista: il Mandala Kalachakra
Il futuro dello Yoga in Occidente
L'introduzione dello yoga in occidente è stata veicolata da molti  maestri indiani tra i quali, come cita la psicoanalista Lynn Somerstein (vedi bibliografia), Swami Satchidananda il quale ha proposto ciò che egli ha chiamato "Yoga integrale" che descrive come segue: "È una combinazione flessibile di metodi specifici progettati per sviluppare ogni aspetto dell'individuo: fisico, emotivo, intellettuale e spirituale. È un sistema scientifico che integra i vari rami dello Yoga per realizzare uno sviluppo completo e armonioso dell'individuo". Uno degli scopi principali della pratica yoga in Occidente è il contrasto allo stress, la cui efficacia è stato confermata da uno studio di F.J. Schell (vedi bibliografia) che ha evidenziato come tale pratica abbia limitati effetti sui parametri fisiologici della persona (solo una diminuzione della frequenza cardiaca), ma notevoli effetti sui parametri psicologici (maggiore soddisfazione nella vita, maggiore apertura verso gli altri, minore eccitabilità e aggressività, ecc). Spesso i corsi occidentali di yoga propongono, più che una terapia per la mente semplicemente una ginnastica posturale.
Ciò non toglie che oggi lo yoga goda in Occidente di un successo crescente a causa della sensazione di violenza e degrado sociale che i massmedia diffondono e amplificano, e della crisi delle religioni tradizionali che stentano a interpretare la domanda di serenità e di quiete del singolo individuo.
Raduno yogico a Manhattan
NewYork
La razionalità richiede impegno personale!
Iscriviti alla Newsletter di pensierocritico.eu per ricevere in anteprima nuovi contenuti e aggiornamenti:
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Scrivi, se non sei d'accordo
Se ritenete che le tesi del "punto chiave" non vengano sufficientemente supportate dagli argomenti presenti in questa pagina potete esprimere il vostro parere (motivandolo).
Inviate una email con il FORM. Riceverete una risposta. Grazie della collaborazione.
Libri consigliati
a chi è interessato a capire i fondamenti filosofici dello yoga
Mircea Eliade
Marilia Albanese
Patanjali
Swami Paramhansa Yogananda
Jung
Jung
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Pagina aggiornata il 31 ottobre 2017

 
copyright 2012-2017 Licenza Creative Commons
I contenuti di pensierocritico.eu sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.
Protected by Copyscape
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu