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Framing: come evitare che i nostri "frame" intorpidiscano la nostra visione del mondo

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Il punto chiave
I "frame" sono strutture basilari della comprensione che danno un senso agli eventi, infatti non ci si può muovere in nessuna realtà se prima non la si comprende. Il framing è quello sforzo che ogni persona compie ogni volta che si trova in un nuovo contesto e consiste nel riconoscere "cosa sta accadendo in quel contesto".
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E' evidente che mentre anche i migliori leader non sempre possono controllare gli eventi, essi possono (e lo fanno), influenzare come le situazioni sono viste e interpretate. ( Gail Fairhurst, Robert Sarr )
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Per "frame" si intende la selezione di alcuni aspetti di una realtà percepita per renderli più salienti in un testo, in modo da promuovere una particolare definizione del problema, un'interpretazione causale, una valutazione morale, e/o una raccomandazione per l'elemento descritto. (Robert Entman)
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Se in una società prevale un particolare modo di interpretare la realtà, possiamo affermare di essere in presenza di una forma di pensiero unico che si esercita grazie ad un’egemonia cognitiva: non vi è infatti un controllo diretto dei comportamenti delle persone, bensì una direzione delle conoscenze e, attraverso queste, delle coscienze. Caratteristica distintiva dell’egemonia cognitiva è di esulare dalla consapevolezza, in quanto è essa stessa a costruire il quadro entro cui si produce la consapevolezza della realtà sociale. In questo senso si distingue dall’ideologia per differenze sottili ma determinanti: infatti, se l’ideologia cerca di imporsi come unica forma di pensiero accettabile, l’egemonia cognitiva mira a porsi inavvertitamente come unica forma di pensiero possibile; se la prima si manifesta apertamente in ogni ambito che riesce a raggiungere, la seconda pervade silenziosamente lo spazio sociale: la sua invisibilità è condizione per la sua efficacia. ( Lorenzo De Cani )


Non capire il contesto...
Altan
La manipolazione dei frame e la metafora dell'optometrista
framing

Ogni persona "vede" il mondo attraverso il filtro dei suoi frame e distorce inconsciamente tutto ciò che non corrisponde ai suoi frame per adattarlo ad essi o rifiutando ciò che essi negano. Per utilizzare una metafora, è come quando si va dall'optometrista perchè ci si accorge di non vederci bene. Così come l'optometrista ci fa provare diverse lenti fino a trovare quella che mette a fuoco la realtà della "tavola optometrica decimale", dei soggetti esterni (giornalisti, politici, industriali, ecc) possono modificare con il linguaggio i nostri frame, tutto ciò semplicemente cambiando i filtri con cui guardiamo alla realtà (culturale, politica, commerciale, ecc).

I frame hanno una natura euristica, cioè sono scorciatoie mentali che consentono di interpretare rapidamente nuove informazioni e situazioni, e per questo motivo essi appartengono al pensiero intuitivo (Sistema 1) e non fruiscono di elaborazione razionale (Sistema 2).

Framing e "Senso comune"

Il senso comune è un sistema di significati che guida il comportamento umano. Esso definisce i comportamenti quotidiani fornendo soluzioni ripetitive a problemi sociali senza che tali soluzioni siano sostenute da particolari teorie. Si tratta di comportamenti che noi diamo per scontati, ma che sono invece il risultato di un consolidamento storico basato su rituali, pratiche e stereotipi che si formano molto lentamente in ogni società. Il filosofo Giovanbattista Vico diede del senso comune la seguente definizione:


Il senso comune è un giudizio senz’alcuna riflessione, comunemente sentito da tutto un ordine, da tutto un popolo, da tutta una nazione o da tutto il genere umano.


Il giurista Gustavo Zagrebelsky, nell'ambito della Biennale Democrazia del 2015, tenne una Lectio nella quale descrisse i luoghi comuni che costruiscono il "senso comune" e descrivendo in che modo sono entrate nel bagaglio culturale dell'Occidente alcune idee chiave che agiscono nella società attuale (vedi bibliografia p. 1-2):


Un luogo comune può essere “comune” solo se è semplice e se semplifica. Per semplificare deve essere unilaterale, cioè guardare le cose esclusivamente da un lato; mostrare qualcosa, ma occultare qualche altra cosa. Lo sguardo da più lati, o da tutti i lati, non porta a una visione comune, poiché ci sarà chi vede un aspetto e chi un altro. Vedere tutto e simultaneamente ciò che occorrerebbe per avere una visione completa, non è nelle nostre facoltà. Ciò nonostante, non possiamo accontentarci  del primo sguardo. De-costruire luoghi comuni significa complicare e la complicazione rende inquieti, affatica, contrappone. Semplificare, invece, tranquillizza ed è riposante. Riposante, sì, ma anche fuorviante e pericoloso. “Considerare le cose da tutti i lati”, cioè complicare, è il monito che viene da Antigone. Chi guarda da un lato solo e non vuol sapere dell’esistenza d’altri lati ch’egli per il momento non vede, è un individuo pericoloso. Si lascia convincere dalle apparenze, poiché non sa scorgere ciò che le ombre nascondono.


La sociologa Laura Bovone, nel ricostruire quanta verità aggiunge la conoscenza scientifica alla conoscenza di senso comune, esprime l'opinione che l'unico strumento che abbiamo a disposizione è, in fondo, la ragione mondana, cioè il senso comune, che indirizza il nostro pensiero. Essa scrive (vedi bibliografia p. 154).


Anche se la ragione mondana è una gabbia da cui non si prevede l'evasione, è una gabbia che, come quella famosa di weberiana memoria, si è storicamente costruita. Oggi di questa gabbia siamo più consapevoli rispetto al passato, questa consapevolezza fa parte dell'aumento di consapevolezza-riflessività che è tipico del nostro tempo e di cui la riflessività della sociologia costituisce la punta di un fragile iceberg dal quale è possibile gettare uno sguardo panoramico sui vari campi del sapere. L'importante è non immobilizzarsi su questa cima, per la paura di caderne. L'importante è usare al suo meglio la ragione mondana che abbiamo a disposizione.
MIUR
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Cos'è il framing

Il concetto di "frame" venne introdotto dall'antropologo (e molto altro) Gregory Bateson nel 1972 nel capitolo "Una teoria del gioco e della fantasia" del libro "Verso un'ecologia della mente (pp. 216-235)". Bateson dimostrò che nessuna comunicazione, sia verbale che non verbale, potrebbe essere compresa senza un messaggio metacomunicativo che spieghi quale frame interpretativo applicare alla comunicazione. Egli derivò tale conclusione osservando allo Zoo di San Francisco delle scimmie giocare (p. 219):

Quello in cui mi imbattei allo zoo è un fenomeno ben noto a tutti: vidi due giovani scimmie che giocavano, cioè erano impegnate in una sequenza interattiva, le cui azioni unitarie, o segnali, erano simili, ma non identiche, a quelle del combattimento. Era evidente, anche all'osservatore umano, che la sequenza nel suo complesso non era un combattimento, ed era evidente all'osservatore umano che, per le scimmie che vi partecipavano, questo era "non combattimento". Ora questo fenomeno, il gioco, può presentarsi solo se gli organismi partecipanti sono capaci in qualche misura di metacomunicare, cioè di scambiarsi segnali che portino il messaggio: "Questo è un gioco". [this is play]


Il metamessaggio metteva ogni scimmia in grado di decifrare l'intenzione "non ostile" dei comportamenti delle altre scimmie. Questa osservazione permise a Bateson di chiarire il significato di comunicazione. Egli scrisse (p. 217):


Se si riflette sull'evoluzione della comunicazione, è evidente che una fase molto importante in questa evoluzione viene raggiunta quando l'organismo cessa a poco a poco di rispondere 'automaticamente' ai segni dello stato di umore dell'altro, e diviene capace di riconoscere che il segno è un segnale, di riconoscere cioè, che i segnali dell'altro individuo, e anche i suoi, sono soltanto segnali, che possono essere creduti, non creduti, contraffatti, negati, amplificati, corretti, e così via. E' chiaro che questa consapevolezza che i segnali sono segnali non è affatto completa, neppure tra gli uomini. Troppo spesso noi tutti reagiamo in modo automatico ai titoli dei giornali, come se questi stimoli fossero indicazioni oggettive dirette di eventi del nostro ambiente, piuttosto che segnali elaborati e trasmessi da creature le cui motivazioni sono altrettanto complesse delle nostre.


Successivamente il concetto di frame venne ripreso dal sociologo Erving Goffman che lo applicò alla realtà umana e definì l'importanza di "incorniciare" le situazioni sociali al fine di comprenderne il significato. Secondo Goffman se ognuno di noi non facesse questo "lavoro di inquadramento" della realtà quotidiana, non sarebbe in grado di capire il mondo in cui si trova. Questa capacità non è innata ma si costruisce lentamente, utilizzando esperienze precedenti e interagendo con altre persone.

Anche tra gli umani ogni processo comunicativo è suddiviso in due livelli: comunicazione e metacomunicazione. Come scrive lo psicologo Luigi Anolli nel libro "Fondamenti di psicologia della comunicazione (p. 34):


Quando si passa al livello della metacomunicazione, l'oggetto della comunicazione diventa la cornice (o frame) in base alla quale intendere o interpretare il messaggio stesso. Infatti, la metacomunicazione "inquadra" e fornisce un orizzonte di riferimento alla comunicazione. In questo processo l'attenzione si sposta dall'informazione e dai contenuti trasmessi, alla "relazione interpersonale" che si crea fra due o più interlocutori nel momento stesso che comunicano fra loro. Per esempio, a un commento informativo della moglie come:

Moglie: se non chiudi adagio lo sportello dell'armadio, si rompono le cerniere

Il marito può cogliere il tono seccato della moglie e fornire una risposta che segna il passaggio alla metacomunicazione e che sposta lo scambio comunicativo sulla loro relazione come:

Marito: Anche quando mi devi dire qualcosa, continui a farmi dei rimproveri e a trattarmi come un bambino


Una volta creato il frame della situazione, possiamo utilizzarlo con un'attività che Goffman ha chiamato "keying", cioè trasformando il contenuto del frame. Ad esempio, come nella deduzione di Bateson scaturita dall'osservazione del gioco delle scimmie, "mettere in chiave" un frame significa creare uno strato di possibilità all'interno del frame, che consente alle scimmie di scegliere un comportamento giocoso e benevolo o uno guerresco e violento. I frame fanno parte del senso comune che viene alimentato dal sistema mediatico. Goffman espresse le sue idee nel suo libro più ambizioso "Frame Analysis" che il sociologo Massimo Cerulo così descrive (p. 21 ):


Il libro, che risente dell’influsso esercitato sull’autore dalla fenomenologia e da materie come l’etologia e la linguistica, analizza, come scrive lo stesso Goffman in una incredibile, per forme e significati, introduzione, l’organizzazione dell’esperienza; in particolare l’attenzione è rivolta alle credenze, alle categorie mentali, all’attivo riflettere con cui ci rappresentiamo come la società lavora e mediante cui attribuiamo un senso al mondo. Frame Analysis è un libro di non facile lettura (a differenza delle altre opere goffmaniane); è un libro che parla di psicologia cognitiva, di sociologia e di antropologia; è un libro che trae le sue basi dalle teorie e dagli interessi di studiosi come Brentano, Husserl, Wittgenstein, Austin e, soprattutto, William James e Alfred Schutz. Ma nello stesso tempo è un libro bellissimo. E’ come se l’autore dipingesse un quadro che ha per oggetto l’esperienza e, prendendoci per mano, ce lo mostrasse un po’ per volta, dandoci chiavi di lettura sempre diverse.


Massimo Cerulo, spiegando la visione di realtà che Goffman diede, scrive (p. 23):


Il contesto quindi, non fa altro che escludere la nostra definizione della situazione “sbagliata” ed ammettere quella “giusta”, ci consente cioè di essere “al sicuro” all’interno di quel particolare frame o, per dirla con le parole di Schutz, sfera di realtà dove ci troviamo. L’inspiegato non è l’inspiegabile poiché tutto può essere compreso: ciò che non può essere capito all’interno di un contesto sarà chiaro in un altro. I frames di Goffman non sono rigidi, bensì mobili ed incerti ed imparare  a maneggiarli è un’arte decisiva per la nostra esistenza, proprio perché facendolo riusciamo a “muoverci” nella quotidianità organizzando di conseguenza la nostra esperienza.


L'essere umano usa dei modelli mentali per dare un senso al proprio mondo. La maggior parte di questi modelli mentali emerge da esperienze condivise, e di solito vengono ereditati dalle generazioni precedenti. Essi possono permanere a lungo anche se generano conseguenze negative per gli individui e le comunità. Interventi politici possono contribuire ad esporre le persone ad esperienze che cambiano i loro modelli mentali. Gli storici (ved.bibliografia World Development Report 2015 p.72) attribuiscono la nascita del mondo moderno al cambiamento dei modelli mentali sul funzionamento dell'universo.

Il politologo Robert Entman ha dato la seguente definizione di "frame":


Per "frame" si intende la selezione di alcuni aspetti di una realtà percepita per renderli più salienti in un testo, in modo da promuovere una particolare definizione del problema, un'interpretazione causale, una valutazione morale, e/o una raccomandazione per l'elemento descritto.


I frame sono dunque dispositivi interpretativi della realtà che ci permettono di interpretarla, isolando alcuni elementi che la compongono, e di agire conseguentemente. La necessità dell'essere umano di "inquadrare la realtà" è stata espressa chiaramente da Gregory Bateson (pp. 225):

La distinzione tra 'gioco' e 'non gioco', come la distinzione tra fantasia e non fantasia, è certo una funzione del processo secondario, "o ego". All'interno del sogno, il sognatore di solito non si rende conto di sognare, e all'interno del 'gioco' gli si deve spesso ricordare "Questo è gioco". Similmente, all'interno del sogno o della fantasia, il sognatore non impiega il concetto di 'falso': egli impiega asserzioni di ogni tipo, ma ha la curiosa incapacità di formulare meta-asserzioni; egli non è in grado, se non quando è in procinto di svegliarsi, di sognare un'asserzione relativa al suo sogno (vale a dire, che lo 'inquadri').

Ciò significa che, nella realtà odierna che è basata su un'informazione eccessiva e multimediale, si dovrebbe ricordare spesso ai cittadini che "Questo è gioco" dove il rischio di manipolazione è crescente e occorre attivare un pensiero critico, come suggerito dal decalogo "antibufale" del MIUR.
Le narrazioni come strumento di framing

Il framing non ha, di per sè, caratteristiche negative e fraudolente, tuttavia è potenzialmente in grado di manipolare la mente delle persone mediante l'attribuzione a entità di diverso tipo, quali situazioni, notizie, ambienti, ecc, di significati appropriati agli scopi dei soggetti manipolatori. Ad esempio il framing mediante il linguaggio e la narrazione (che nella società multimediale è diventato il digital storytelling), è molto usato per scopi politici. La costruzione narrativa delle campagne elettorali è uno dei tratti che caratterizzano le scelte dei politici con lo scopo di indirizzare il consenso degli elettori. Scrive il consulente politico Gianluca Giansante in un articolo del 2009 (vedi bibliografia p.25):


Uno degli elementi rilevanti nella costruzione di un messaggio politico è la creazione di narrazioni, di storie collettive che producono un senso condiviso.


Le narrazioni creano e rendono concreti i "frame" che organizzano la realtà collettiva coinvolgendo il pubblico. La trama della narrazione viene costruita al solo scopo di portare il pubblico verso la conclusione (attesa) della storia.
Tecniche di framing

Secondo i linguisti Gail Fairhurst e Robert Sarr la capacità di persuadere le persone a vedere le cose dal punto di vista dell'oratore si avvale delle seguenti tecniche che usano il linguaggio per creare dei frame:


  • Metafora: per dare un'idea o programmare un nuovo significato confrontandolo con qualcos'altro
  • Storie (miti e leggende): per incorniciare un tema con un aneddoto in modo vivido e memorabile
  • Tradizioni (riti, rituali e cerimonie): per strutturare e definire un'organizzazione sociale a intervalli di tempora regolari, che servano a confermare e riprodurre i valori organizzativi
  • Slogan, gerghi e parole d'ordine: per incorniciare un tema in un modo memorabile e familiare
  • Manufatti: per illuminare i valori aziendali attraverso vestigia fisiche (a volte in un modo che il linguaggio non permette)
  • Contrasto: per descrivere un tema in termini di ciò che esso non è
  • Rotazione: per descrivere un concetto in modo da dargli una connotazione positiva o negativa

Tutte queste tecniche possono servire a manipolare la mente degli ascoltatori o elettori. Ad esempio il linguista George Lakoff, durante l'amministrazione Bush, mise in rilievo il ripetuto uso delle parole "sollievo fiscale" usate da George Bush. Mediante l'accostamento del significato della parola "sollievo (relief)", normalmente associata ai crimini e alle loro vittime, alla parola "tasse", venne creato un frame nel quale le tasse si trasformarono in crimini (vedi bibliografia 2009 Pregliasco).

Importanza dell'insegnamento nell'educare al re-framing

Il sociologo Lorenzo De Cani in un articolo del 2014 (vedi bibliografia ) descrive le distorsioni che avvengono nel processo educativo quando l'insegnante, oltre a fornire le specifiche conoscenze nozionistiche, non addestra gli allievi a riconoscere i frame presenti in quelle nozioni. Per far questo si avvale di un esempio riguardante l'economia e in particolare il ruolo pervasivo assunto dal "neoliberismo" nella società attuale, ruolo che lo ha reso egemonico trasformandolo in un "neoliberismo culturale". Egli parte dal descrivere il ruolo dell'insegnamento (p. 21) :


E' ormai acclarata l’importanza di un pensiero critico e informato come precondizione per un esercizio efficace della libertà; in egual misura è fondamentale che quest’attenzione formale generi un impegno effettivo volto a far sì che questa capacità cruciale venga appresa dalle nuove generazioni che si formano nell’ambito del sistema formativo. Della formazione al “pensare” si sono occupati innumerevoli autori, e non solo di ambito strettamente pedagogico. Il nostro contributo intende proporne una lettura che, a partire da una denuncia del dilagare di un pensiero omologato al ribasso, inviti gli insegnanti e chi ricopre responsabilità educative a sviluppare consapevolezza dei meccanismi che sottendono all’induzione al conformismo mentale per poter insegnare ai ragazzi a pensare “con la propria testa”. Il ragionamento critico rappresenta lo strumento più efficace, oltre all’indispensabile possesso di nozioni, con cui opporsi alla silenziosa influenza presente in tutti i contesti potenzialmente esposti ai pericoli del pensiero unico. Con questa locuzione ci si riferisce propriamente al predominio delle teorie economiche di indirizzo neoliberista nell’insegnamento e nella pratica decisionale dell’economia politica.


Nell'ambito economico De Cani denuncia la decisione acritica delle autorità accademiche nell'insegnare un solo paradigma economico nelle Università di tutto il mondo, senza prenderne in considerazione altri (p. 21):

Partendo dall’ambito dell’economia, è doveroso specificare che sotto accusa non è la teoria neoliberista in quanto tale, bensì l’anomalia accademica per cui nella quasi totalità delle facoltà di economia politica del mondo viene insegnato pressoché esclusivamente questo paradigma, senza che vengano approfondite le altre (precedenti o successive) teorie economiche, nell’assenza completa di un dibattito su queste ultime. Poiché le alternative scuole di pensiero sono deliberatamente ignorate, l’intero sistema d’insegnamento dell’economia, una disciplina speculativa di indubbia centralità nella società contemporanea, risulta pertanto articolato attorno ad un unico modello che, di conseguenza, propone un’unica formulazione degli assunti e un’unica derivazione delle leggi che governerebbero l’unico mondo (economico) possibile.

Ciò porta a instaurare nella società una sorta di "pensiero unico" che, invisibilmente, permea l'intera società (p. 24):

Se in una società prevale un particolare modo di interpretare la realtà, possiamo affermare di essere in presenza di una forma di pensiero unico che si esercita grazie ad un’egemonia cognitiva: non vi è infatti un controllo diretto dei comportamenti delle persone, bensì una direzione delle conoscenze e, attraverso queste, delle oscienze. Caratteristica distintiva dell’egemonia cognitiva è di esulare dalla consapevolezza, in quanto è essa stessa a costruire il quadro entro cui si produce la consapevolezza della realtà sociale. In questo senso si distingue dall’ideologia per differenze sottili ma determinanti: infatti, se l’ideologia cerca di imporsi come unica forma di pensiero accettabile, l’egemonia cognitiva mira a porsi inavvertitamente come unica forma di pensiero possibile; se la prima si manifesta apertamente in ogni ambito che riesce a raggiungere, la seconda pervade silenziosamente lo spazio sociale: la sua invisibilità è condizione per la sua efficacia.

Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 30 novembre 2017

 
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