Cos'è un'emozione e come viene costruita dall'essere umano - Pensiero Critico

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Cos'è un'emozione e come viene costruita dall'essere umano

Teorie > Concetti > Resilienza
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Il punto chiave
Gli stimoli provenienti dall'ambiente non sono, intrinsecamente, nè positivi nè negativi, ma il singolo individuo ne dà una valutazione in funzione della sua specificità biologica o esperenziale. Secondo molti psicologi la proprietà di base dell'esperienza emotiva, e componente fondamentale delle risposte emotive umane, è la "valenza", cioè la risposta emotiva al processo psicologico di "valutazione ambientale". La valutazione ambientale può essere pensata come una semplice forma di analisi di significato in cui qualcosa viene giudicato favorevole o sfavorevole in un dato istante. (Lisa Feldman Barrett)
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La "granularità emotiva" è la capacità di ogni individuo di distinguere la specificità delle emozioni esperite, cioè la loro gradazione e la capacità di denominarle. (Lisa Feldman Barrett)
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Private del loro significato emozionale, le interazioni umane perdono di interesse. Un giovane al quale era stata rimossa chirurgicamente l'amigdala per controllare i gravi attacchi epilettici cui era soggetto perse completamente ogni interesse per le persone, e preferiva starsene seduto da solo senza avere alcun contatto umano. (Daniel Goleman)
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Il ruolo di un'emozione è di segnalare un bisogno frustrato e di indicarci il modo per soddisfarlo. Una volta decifrato il messaggio, tutto risulta più facile. (Christian Boukaram)
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Le emozioni positive sono utili alla salute in molti modi. Esse facilitano il comportamento sano, accelerando il recupero cardiovascolare da uno stato di eccitazione emotiva negativa. Ciò prepara il terreno per attività creative e innovative di fronte a situazioni negative. Inoltre, la "granularità emotiva positiva" può essere utile nella costruzione di risorse personali, che servono poi come fattori protettivi per promuovere una buona salute in futuro. (Michele Tugade, Barbara Fredrickson, Lisa Feldman Barrett)
altan
Effetto di ogni emozione nel corpo
effetto emotivo
Mappe corporali che mostrano incremento di attivazione (colori caldi) o decremento (colori freddi) quando si avverte ogni emozione. I partecipanti all'esperimento sono stati sollecitati da parole, narrazioni, film o espressioni facciali
Cos'è un'emozione e come viene costruita
La parola emozione, proviene dal latino "emovère" (ex:fuori + movere:muovere), cioè, portare fuori, o smuovere da uno stato preesistente. Le teorie classiche delle emozioni hanno parlato di esse come di proprietà apparse con l'evoluzione del cervello allo scopo di reagire ai pericoli dell'ambiente. La psicologa Lisa Feldman Barrett ha ricostruito la storia psicologica delle emozioni nell'articolo "Constructing emotions" (vedi bibliografia 2011), nel quale parte da Charles Darwin e William James per arrivare a concettualizzare un nuovo approccio: un approccio costruzionista che vede le emozioni come eventi mentali dinamici che dipendono dal contesto ambientale e dalle categorizzazioni che ogni individuo attua in base alle sue esperienze pregresse.

Le esperienze infantili cablano la struttura emotiva di ogni individuo
In un'intervista rilasciata a Drake Baer (vedi bibliografia 2017), Lisa Feldman Barrett descrive il modo in cui il cervello dei bambini viene "cablato" dalle prime precoci esperienze emotive e la sua crescita neurale indirizzata verso una vita futura di normalità o di patologia. Le informazioni che ogni individuo riceve dal suo ambiente e dal suo corpo sono parziali, incomplete e ambigue, quindi non gli rimane che rivolgersi alle sue passate esperienze. In base a quelle egli aggregherà, in modo predittivo, certe risposte che verranno confermate o sconfessate dall'ambiente o dal corpo. Ciò significa che l'esperienza del presente di ogni persona è una simulazione del suo passato continuamente modificata dalle risposte ricevute dall'ambiente e dal corpo. Più fine e granulare è l'esperienza passata fatta col proprio mondo e col proprio corpo, più precise saranno le sue emozioni, cioè la sua "granularità emotiva" e, conseguentemente, anche le predizioni che egli riuscirà a fare. Tale nuovo paradigma viene descritto nella pagina "Emozioni:un nuovo paradigma".

Valenza e Granularità emotiva
Una componente fondamentale delle risposte emotive umane, è la "valenza", cioè la risposta emotiva al processo psicologico di "valutazione ambientale". La valutazione ambientale può essere pensata come una semplice forma di analisi di significato in cui qualcosa viene giudicato favorevole o sfavorevole in un dato istante. Misure strumentali nell'attivazione del sistema nervoso periferico, nei movimenti facciali, nell'espressione vocale e nell'attivazione neurale, concordano nel dare alla valenza un ruolo centrale (vedi bibliografia Lisa Feldman Barrett 2006). La valenza è il nucleo della risposta emotiva umana ("core affect"), caratterizzata da un flusso continuo di alterazioni transitorie allo stato neurofisiologico dell'organismo, di fronte ai mutevoli eventi che accadono nell'ambiente in cui è immerso.

Oggetti ed eventi assumono un significato "affettivo" nella misura in cui essi cambiano lo stato omeostatico dell'individuo. Attribuzioni di valore a oggetti o stimoli ambientali da parte del singolo individuo provocano perturbazioni alla sua fisiologia. L'informazione proveniente dal mondo esterno viene tradotta in rappresentazioni, cioè in "conoscenza" e la sua intensità, cioè il grado di attivazione dei sistemi simpatico e parasimpatico in un dato momento, dà luogo alla percezione dell'urgenza a intervenire indipendentemente dalla scelta di una specifica azione. Tutta questa attività è disponibile alla "coscienza", e viene esperita con sensazioni di gradevolezza o sgradevolezza e, in minor misura come "grado di eccitazione".

Patologie dovute a scorretta gestione delle emozioni
In certi individui la risposta emotiva agli stimoli ambientali è talmente esasperata da produrre delle patologie psichiche (depressione, psicosi, schizofrenia, ecc). A prescindere dai casi gravi, vi è una crescita nel mondo moderno, di situazioni che creano stati di malessere diffuso sui quali si può intervenire con la psicoterapia. Un particolare tipo di psicoterapia cognitiva, che sta prendendo piede nel mondo occidentale è la Mindfulness (meditazione basata su pratiche che fanno riferimento alla meditazione buddhista).
Due costrutti individuali delle emozioni: "valenza" e "granularità emotiva"
Nella figura a fianco, le emozioni sono state mappate su due assi: "valenza" (che va da sgradevolezza a gradevolezza) e "intensità emotiva" (che va da bassa a alta), infatti ognuno di noi, quando si trova in una specifica situazione, la codifica in termini di buona o cattiva, gradevole o sgradevole, ecc.
Tale codificazione, in psicologia, viene chiamata "valenza", ed è un costrutto fondamentale (e invariante) della vita emotiva di ogni individuo che deriva dal suo processo psicologico di valutazione ambientale.

La psicologa Lisa Feldman Barrett (vedi bibliografia 2006), evidenzia il fatto che gli stimoli provenienti dall'ambiente non sono, intrinsecamente, nè positivi nè negativi ma il singolo individuo ne dà una valutazione in funzione della sua specificità biologica o esperenziale.
Purtroppo tale valutazione avviene in ogni individuo inconsciamente, e raramente viene portata alla coscienza. Se lo si facesse ci si renderebbe conto che i pensieri negativi che coltiviamo, il nostro "cattivo umore", si basa non su fatti reali ma sulla valutazione pessimistica che abbiamo dato di quei fatti.

Precedentemente gli psicologi Lisa Feldman Barrett, insieme a Michele Tugade, Barbara L. Fredrickson (vedi bibliografia 2005) avevano introdotto il concetto di "granularità emotiva" (vedi bibliografia 2004), che è la capacità di ogni individuo di distinguere la specificità delle proprie emozioni. Essi scrivevano (p. 1183):

Gli individui resilienti possono possedere una comprensione complessa delle loro emozioni positive (che riflette un più alto grado di granularità emotiva positiva) e utilizzano questa conoscenza in modo flessibile e con risorse che agiscono adattandosi in risposta a circostanze negative. Quando gli individui "rappresentano" risposte emotive complesse in se stessi e in altri, dovrebbero avere un più ampio repertorio comportamentale e reagiscono con le risposte a loro disponibili, consentendo loro una maggiore flessibilità nell'uso efficace di tali risposte.

Un individuo con un'alta granularità emotiva è quindi in condizione di distinguere tra i vari gradi delle emozioni che esperisce discriminando se egli, sottoposto a sollecitazioni emotive, si sente, ad esempio, semplicemente contento, o felice, o sbalordito o addirittura eccitato. Un individuo con bassa granularità emotiva tenderebbe invece a raggruppare in una sola etichetta ciò che prova. Una forte influenza sulla granularità emotiva ce l'ha il linguaggio, perché la differente abilità individuale ad accedere al lessico emotivo presente in memoria influisce sull'attribuzione di etichette quando si emettono giudizi. La velocità e l'accuratezza con cui ognuno verbalizza le singole emozioni che esperisce dipendono dalle parole emotive che si conoscono. E' stato ipotizzato che le persone con un'alta granularità emotiva siano in grado di reagire con più forza ad eventi negativi avversi. La maggiore resilienza di questi individui sembra dovuta alla possibilità sia di denominare le caratteristiche delle situazioni che stanno vivendo, sia di trovare una più vasta gamma di risposte.
Valenza e granularità emotiva differiscono da individuo a individuo
emotions
E' stato ipotizzato che le persone con un'alta granularità emotiva siano in grado di reagire con più forza ad eventi negativi avversi. La maggiore resilienza di questi individui sembra dovuta alla possibilità sia di denominare le caratteristiche delle situazioni che stanno vivendo, sia di trovare una più vasta gamma di risposte.
Emozioni e le parole che le etichettano
La psicologa Tiffany Watt Smith spiega in che modo le parole con cui sono definite le emozioni modificano l'effetto che esse producono sul corpo umano.
Emozioni e contesto culturale

Secondo la psicologa Tiffany Watt Smith (vedi bibliografia) l'idea che le emozioni potessero essere modellate anche dalle nostre culture, così come dal nostro corpo e dalla nostra mente, venne accolto con entusiasmo negli anni '60 e '70, e alcuni antropologi occidentali che vivevano in comunità remote si interessarono al vocabolario emotivo di lingue diverse. Infatti, il significato che attribuiamo a un'emozione cambia l'esperienza che facciamo di essa. Scrive la Watt Smith nel suo libro "Atlante delle emozioni umane" (p. 26):


Quando parliamo di emozioni, abbiamo bisogno di quella che l'antropologo americano Clifford Geertz negli anni settanta definiva una "descrizione densa". Per spiegarlo, Geertz faceva una domanda elegante: che differenza c'è tra un battito di ciglia e una strizzata d'occhio? Se rispondiamo in termini puramente fisici - parlando, quindi, di una catena di contrazioni muscolari all'interno di una palpebra - allora un battito di ciglia e una strizzata d'occhio sono più o meno la stessa cosa. Ma per  poter capire davvero cosa sia una strizzata d'occhio è necessario sapere in quale contesto culturale si sta verificando. Bisogna capire gli scherzi, le battute, le allusioni sessuali, e bisogna essere a conoscenza di cose che non sono affatto innate, costruzioni di natura sociale come l'ironia e il camp. Un discorso simile lo si può fare per l'amore, l'odio, il desiderio, la paura, la rabbia, e così via. Senza contesto, avete a disposizione soltanto una "descrizione sottile" di quello che sta succedendo, non conoscete tutta la storia, vi manca il quadro completo - ed è proprio nella completezza del quadro, nella totalità della storia, che si coglie davvero un'emozione.


Negli ultimi anni, dopo il fortunato libro dello psicologo Daniel Goleman "Intelligenza emotiva", tale termine è entrato a far parte del parlare comune favorendo il distacco del termine "intelligenza" da quella di natura logico-matematica legata al QI (vedi box per approfondire). A tal proposito scrive la Watt Smith (pp.27-28):

Il grande risalto che oggi viene dato alle emozioni può aver avuto origine nella vasta diffusione verso la metà degli anni novanta di un insieme di studi psicologici al cui ambito di ricerca venne dato il nome (piuttosto accattivante) di "intelligenza emotiva", anche nota come "quoziente emotivo" (EQ). I sostenitori di questo tipo di studi ritenevano che l'abilità di riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, e poi di utilizzarle come strumenti per prendere decisioni, fosse altrettanto importante del quoziente d'intelligenza tradizionale quando si trattava di determinare le probabilità che una persona avesse successo. E sì, è stato dimostrato che una buona consapevolezza delle emozioni è strettamente connessa a una serie di risultati positivi, come una maggiore resilienza durante i periodi di stress, migliori prestazioni lavorative, più elevate capacità di negoziare e prendere decisioni, rapporti più stabili all'interno della sfera affettiva. [...] Comunque la pensiate, sarete d'accordo nel dire che esistono legami affascinanti tra i nostri sentimenti  e le parole che usiamo per esprimerli.


Lo psicologo Paolo Legrenzi, recensendo il libro della Watt Smith "Atlante delle emozioni umane" (vedi bibliografia), scrive:


L’incertezza, per esempio, è oggi considerata uno stato d’animo non gradito né in noi né negli altri. Questo dipende forse dal fatto che dobbiamo subirne molta, troppa, da quando l’Uomo, domata quella presente in Natura, si è messo a produrne per conto proprio e a immetterla nella società. All’inizio dell’Ottocento il mondo era tranquillizzante, forse noioso per le classi previlegiate.
Le sei emozioni di base
teoria delle emozioni
Secondo gli psicologi Paul Ekman e Wallace Friesen le emozioni di base comuni a tutte le culture sono sei: Tristezza, Sorpresa, Felicità, Disgusto, Rabbia, e Paura.
When You're Smiling (The Whole World Smiles With You)
Writers: Joe Goodwin, Larry Shay, Mark Fisher

When you're smiling
When you're smiling
The whole world smiles with you

When you're laughing
Oh, when you're laughing
The sun comes shining through

But when you're crying
You bring on the rain
So stop your sighing
Be happy again
Keep on smiling
'cause when you're smiling
The whole world smiles with you

But when you're crying
You bring on the rain
So stop your sighing
Be happy again
Keep on smiling
'cause when you're smiling
The whole world smiles with you



La cultura influenza le espressioni facciali
Secondo gli psicologi Paul Ekman e Wallace Friesen le emozioni di base comuni a tutte le culture sono sei: Tristezza, Sorpresa, Felicità, Disgusto, Rabbia, e Paura. Però, un recente studio della psicologa Rachael Jack (vedi bibliografia 2012), ha confermato la rappresentazione mentale delle sei espressioni facciali di base delle emozioni solo per individui di cultura occidentale. L'esperimento è stato condotto su due gruppi, ciascuno composto da 30 individui, uno di cultura occidentale e l'altro orientale, ricostruendo le loro rappresentazioni mentali. Mentre gli occidentali rappresentano ognuna delle sei emozioni di base con una serie distinta di movimenti facciali comuni al gruppo, gli orientali no. Infatti, gli orientali rappresentano l'intensità emotiva con l'attività dinamica degli occhi (lo sguardo). I ricercatori hanno concluso con l'osservazione: "rifiutando l'ipotesi di universalità di vecchia data, i nostri dati evidenziano la potente influenza della cultura sulla formazione di comportamenti di base una volta considerati biologicamente cablati".
Se sorridi, il mondo ti sorriderà
La psicologia popolare ha sempre sostenuto che riceviamo dagli altri, ciò che diamo agli altri. Tale assunto è sostenuto anche da una canzone del 1928 di Luis Armstrong: "When you're smiling" (vedi box a fianco). Le risposte che riceviamo dagli altri dipendono dalla nostra espressione facciale, confermando la teoria dei neuroni specchio. Uno studio degli psicologi Alejandra Seth et Al. (vedi bibliografia), dimostra tale assunto della psicologia popolare e fornisce prove che le nostre emozioni influenzano il modo in cui il nostro cervello elabora le espressioni osservate in altre persone. Essi, nelle conclusioni, scrivono:

Questo studio fornisce nuove prove per un ruolo fondamentale della propria espressione facciale nell'elaborazione visiva delle espressioni facciali osservate in altre persone e supporta la frase colloquiale secondo cui "se sorridi, il mondo ti sorriderà".
Gli stili emozionali umani

Secondo gli psicologi Richard Davidson e Sharon Begley (vedi bibliografia "La vita emotiva del cervello"), il continuo lavorìo mentale che elabora i segnali provenienti dall'ambiente, attraverso la "memoria di lavoro", trasforma le emozioni in sentimenti che orientano poi pensieri, stati emozionali e comportamenti. Il filosofo Francesco Bottaccioli, nel suo libro "Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata", descrive così il risultato di tale elaborazione (p. 192):


Lo stile emozionale individuale, combinato con la cultura personale e il suo grado di adattamento sociale, va a definire la nostra personalità, che pertanto è la combinazione di molti fattori, tra cui quella che Jung chiamava "persona" intesa come maschera sociale, che ognuno di noi indossa nei diversi contesti in cui vive. Altri studiosi hanno definito questa varietà di dimensioni sociali e interne che viviamo come pluralità degli stati del sé. Il sé, quindi, è il luogo dell'integrazione costante, della continua ricerca dell'equilibrio dentro le dinamiche intrapsichiche che, nel corso dello sviluppo individuale, si strutturano con un elevato grado di autoalimentazione.


Gli stili emozionali individuati da Richard Davidson sono riportati nella tabella seguente.
Le sei dimensioni emotive

La combinazione, individualmente specifica di ogni individuo, delle sei dimensioni emozionali individuate da Richard Davidson nel Cap.3 del suo libro va a determinare lo stile emozionale di ciascuno. Le sei dimensioni emozionali, tratte dal libro di Francesco Bottaccioli (p.193) sono:


  1. Resilienza: quando vi trovate di fronte a una sfida emozionale, siete in grado di mobilitare la tenacia  e determinazione necessarie per resistere, oppure vi sentite impotenti e vi arrendete? Quando subite un trauma, vi rialzate o sprofondate nella depressione e nella rassegnazione? Ai due estremi ci sono i rapidi e i lenti a riprendersi dalle avversità, con in mezzo tutte le gradazioni possibili.

  2. Prospettiva: quando le cose non vanno per il verso giusto, riuscite a conservare un livello di energia ed impegno oppure tendete al cinismo e al pessimismo? Il continuum agli estremi segna il tipo positivo e quello negativo.

  3. Intuito sociale: riuscite a leggere il linguaggio del corpo delle altre persone e a comprendere quindi che tipo di relazione instaurare? Il continuum segna il grado di intuizione sociale.

  4. Autoconsapevolezza: siete consapevoli dei vostri pensieri e sensazioni e siete sensibili ai messaggi che il vostro corpo vi invia? Il continuum segna il grado di consapevolezza di sé.

  5. Sensibilità al contesto: siete capaci di cogliere le regole convenzionali dell'interazione sociale? Oppure nemmeno vi accorgete che il vostro comportamento è inappropriato? Il continuum segna il grado di sintonizzazione sociale.

  6. Attenzione: riuscite a ignorare le distrazioni e a rimanere concentrati? Oppure i vostri pensieri volano al litigio di poco fa o all'ansia per l'imminente appuntamento di lavoro? Il continuum segna il grado di capacità di concentrazione (stile focalizzato/non focalizzato).
L'autoconsapevolezza emotiva: perchè conviene cercarla

C'è una grande variabilità tra le persone nell'autoconsapevolezza di sè, intesa come essere consapevoli sia del proprio stato d'animo sia dei nostri pensieri su di esso. Secondo gli psicologi John Mayer e Alexander Stevens (vedi bibliografia "An emerging understanding"), le persone sono classificabili in almeno tre categorie riguardo al modo in cui gestiscono le proprie emozioni che, secondo Daniel Goleman (Intelligenza emotiva pp. 87-88), sono:


  1. Autoconsapevoli: consapevoli dei propri stati d'animo nel momento stesso in cui si presentano, queste persone sono comprensibilmente alquanto sofisticate riguardo alla propria vita emotiva. La loro chiara visione delle proprie emozioni può rafforzare altri aspetti della personalità: si tratta di individui autonomi e sicuri dei propri limiti, che godono di una buona salute psicologica e tendono a vedere la vita da una prospettiva positiva. Quando sono di cattivo umore, costoro non continuano a rimuginare e a ossessionarsi, e riescono a liberarsi dello stato d'animo negativo prima degli altri. In breve, il loro essere attenti alla propria vita interiore li aiuta a controllare le emozioni.

  2. Sopraffatti: si tratta di persone spesso sommerse dalle proprie emozioni e incapaci di sfuggir loro, come se nella loro mente avessero preso il sopravvento. Essendo dei tipi volubili e non pienamente consapevoli dei propri sentimenti, questi individui si perdono in essi invece di considerarli con un minimo di distacco. Di conseguenza, rendendosi conto di non avere alcun controllo sulla propria vita emotiva, costoro fanno ben poco per sfuggire agli stati d'animo negativi. Spesso si sentono sopraffatti e incapaci di controllare le proprie emozioni.

  3. Rassegnati: sebbene queste persone abbiano spesso idee chiare sui propri sentimenti, anch'esse tendono tuttavia ad accettarli senza tentare di modificarli. Sembra che in questa categoria rientrino due tipi di soggetti: in primo luogo quelli che solitamente hanno stati d'animo positivi e perciò sono scarsamente motivati a modificarli; e in secondo luogo coloro che, nonostante siano chiaramente consapevoli dei propri stati d'animo, e siano suscettibili a sentimenti negativi, tuttavia li accettano assumendo un atteggiamento di laissez-faire, senza cercare di modificarli nonostante la sofferenza che essi comportano - una situazione che si riscontra, ad esempio, nei depressi che si sono rassegnati alla propria disperazione.

Nella vita, ovviamente, non si possono avere solo emozioni positive, anche le emozioni negative fanno parte di essa. Ma a determinare il benessere psicologico è il rapporto tra le due, cioè l'equilibrio che ogni persona riesce a maturare e mantenere tra emozioni positive e negative.

Autoconsapevolezza
awareness
infelicità
Il film "Inside Out" rivolge ai bambini (e agli adulti) un'idea falsa delle emozioni

Nel 2015 la Pixar Animation Studios e Walt Disney Pictures hanno prodotto il film di animazione "Inside Out", che mostra il funzionamento del cervello di una bambina di undici anni come se fosse diretto da cinque emozioni: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto. Inside Out si è inserito nel dibattito odierno sulle emozioni a causa del fatto che il regista Peter Docter ha consultato alcuni importanti psicologi, tra i quali Paul Ekman e Dacher Keltner. La visione delle emozioni proposta da questo film è stata contestata da molti psicologi tra i quali Lisa Feldman Barrett che ne ha scritto ( How Pixar’s ‘Inside Out’ Gets One Thing Deeply Wrong ), e lo psicologo Andrea Gherri, recensendo il film (vedi bibliografia), ha scritto:


Barrett sostiene che il modello proposto in Inside Out si adatta bene al pensiero comune sulle emozioni ma è scientificamente errato. Secondo Barrett, infatti, per più di un secolo gli scienziati hanno ritenuto che nel cervello esistano dei “blob” di circuiti neurali – così come personificati nel film - che attivano un episodio emozionale con tutte le manifestazioni annesse: ogni volta che si ha un episodio emozionale, uno dei “blob” si è attivato. Ma questo, secondo Barrett, anche se si adatta con l’esperienza quotidiana delle emozioni (ovvero il percepire le emozioni come discrete, separate le une dalle altre e con manifestazioni prototipiche) e viene rappresentato in un bel film è, alla luce degli attuali studi neuroscientifici, totalmente sbagliato. Se si vuole utilizzare un film come metafora, i processi emozionali nel cervello non sono come Gioia e i suoi amici ma più come gli Avengers, che salvano il mondo lavorando insieme come una squadra. [...] Gli episodi emozionali sono costruiti da sistemi o processi (generali, non esclusivamente emozionali) che lavorano insieme: ad esempio un sistema è legato alla percezione del proprio corpo, un altro alla propria esperienza passata, un altro ancora alla percezione degli stimoli o all’interpretazione della situazione.

A fianco è riportato un video del filosofo Riccardo Dal Ferro (Rick DuFer), il quale sostiene che il film mostra l'essere umano come incapace di razionalità e pensiero critico e lo prepara all'accettazione degli stimoli commerciali provenienti dal mercato.

Un commento filosofico di Inside Out
Riccardo Dal Ferro recensisce Inside Out attribuendogli una dimensione dannosa per la mente dei bambini (e degli adulti). Infatti il film nega la razionalità mostrando un essere umano in balia delle emozioni, pronto a lasciarsi conquistare dai venditori (commerciali) di sogni.
Pixar emotions
emozioni
Conclusioni (provvisorie): lo stile emozionale di ognuno dipende dalla sua resilienza, sensibilità al contesto, autoconsapevolezza, attenzione, intuito e prospettiva
Si sta facendo strada una visione delle emozioni molto più dipendente dalla relazione che ogni singola persona costruisce con la sua visione del mondo. I due costrutti culturali che guidano l'espressione delle emozioni sono: la "valenza", cioè l'esito della valutazione ambientale del singolo individuo sulla gradevolezza o sgradevolezza della situazione, e la "granularità emotiva", cioè la distinzione tra i vari gradi delle emozioni esperite. Anche la capacità di denominare le emozioni incrementa la granularità.
Purtroppo queste due attività avvengono in ogni individuo inconsciamente e raramente vengono portate alla coscienza. Se lo si facesse ci si renderebbe conto, come scrive Linda Feldman Barrett, che "gli stimoli provenienti dall'ambiente non sono, intrinsecamente, nè positivi nè negativi ma il singolo individuo ne dà una valutazione in funzione della sua specificità biologica o esperenziale.", e probabilmente ci si renderebbe conto che i pensieri negativi che spesso coltiviamo, il nostro "cattivo umore", si basa non su fatti reali ma sulla valutazione pessimistica che abbiamo dato di quei fatti.  Qui entrano in gioco i fattori che, fin dall'infanzia, sono andati a costituire lo stile emozionale della nostra personalità, vale a dire: la nostra resilienza, la sensibilità al contesto, l'autoconsapevolezza, l'attenzione, l'intuito sociale e la prospettiva.
La razionalità richiede impegno personale!
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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 20 maggio 2018

 
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