In che modo i bias cognitivi ostacolano il pensiero critico - Pensiero Critico

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In che modo i bias cognitivi ostacolano il pensiero critico

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Il punto chiave

La razionalità umana viene ostacolata da distorsioni del giudizio (bias cognitivi) che portano a errori sistematici nel momento in cui occorre prendere decisioni in condizioni di incertezza.

bias cognitivi
Schema dei due sistemi di pensiero umano (intuitivo e razionale) e azione dei Bias Cognitivi
Two system view
Differenze tra i modelli di pensiero intuitivo (sistema 1) e razionale (sistema 2), nella rappresentazione fatta da Daniel Kahneman e tratta dal libro 'Pensieri lenti e pensieri veloci'. (cliccare per ingrandire)
Cosa sono i bias cognitivi

L'origine del termine "Bias Cognitivo" si può far risalire alle ricerche degli psicologi Amos Tversky e Daniel Kahneman dei primi anni '70, pubblicate nel 1974 con il titolo  "Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases" come citato dagli psicologi A.Wilke e R.Mata nella Encyclopedia of Human Behavior (ved. bibliografia). Il programma di ricerca di Tversky e Kahneman (Heuristics and Bias Program), che sarebbe poi culminato nel premio Nobel per l'Economia a Kahneman nel 2002, aveva lo scopo di studiare in quale modo gli esseri umani prendono le loro decisioni in contesti dominati dall'incertezza e con limitate risorse individuali (tempo, informazioni, capacità cognitive, ecc). 

Le ricerche sperimentali di Tversky e Kahneman portarono a una conclusione rivoluzionaria riguardo alla mente umana, e cioè che gli individui prendono le loro decisioni utilizzando un numero limitato di euristiche (scorciatoie mentali), piuttosto che sofisticati processi razionali.


Negli ultimi decenni la psicologia cognitiva ha chiarito che è impossibile adottare un pensiero esclusivamente razionale perchè la mente umana ha incorporato, durante l'evoluzione, una serie di comportamenti intuitivi che hanno consentito all'Homo sapiens di sopravvivere in ambienti ostili prendendo decisioni euristiche.  Le euristiche funzionano correttamente in molti ambiti della vita umana ma producono sistematiche distorsioni del giudizio (Biases) in altri ambiti. Oggi l'essere umano è immerso in un ambiente meno ostile dal punto di vista fisico (la sicurezza personale è tutelata da leggi in buona parte del mondo e gli animali feroci si trovano solo nei parchi naturali), ma più ostile dal punto di vista psichico (il sovraccarico informativo e la manipolazione mediatica sono ormai alla base della vita quotidiana). Diventa dunque importante conoscere il funzionamento di entrambi i sistemi mentali (razionale e intuitivo) che governano la nostra mente.


Nello schema a fianco viene mostrata l'articolazione dei due sistemi di pensiero (intuitivo e razionale) della mente umana secondo la visione di Kahneman e l'attacco che i Bias Cognitivi esercitano nei confronti del sistema intuitivo, distorcendo la percezione di molti eventi.


Un elenco dei principali bias cognitivi è riportato nella tabella che segue. Molti lettori, poco critici con se stessi, probabilmente tenderanno a rifiutare l'idea che anch'essi, in certe situazioni, possano commettere tali errori. Infatti, i dati che minacciano l'autostima delle persone, vengono ignorati: "la mente non li digerisce" scrive Kahneman (p.238 Pensieri lenti e veloci). La percezione di errori cognitivi negli altri si accoppia con la negazione dei propri errori, infatti accade molto raramente di sentir dire a qualcuno "mi sono sbagliato". Ma gli errori sono inevitabili e la psicologia ha dimostrato che tutti, anche persone intelligenti e aperte, li commettono (ved. bibliografia E. Pronin 2002).

Tassonomia dei bias cognitivi

Per una tassonomia dei bias cognitivi ci avvaliamo dei criteri della ricerca empirica (svolta su 90 soggetti) di Andrea Ceschi et al. (ved. bibliografia), che suddivide i bias (e anche le euristiche) in cinque categorie:


  1. Ancoraggio: sono bias dovuti all'euristica dell'ancoraggio e rispondono alla tendenza dei soggetti ad essere influenzati da un valore numerico di riferimento
  2. Costo: considerano il valore dei costi o delle perdite maggiore di quanto in realtà siano
  3. Desiderio: si caratterizzano per l'influenza del desiderio nei processi decisionali
  4. Framing: sono caratterizzati dall'influenza del contesto nei processi decisionali
  5. Rappresentatività: in ambito decisionale questi bias si caratterizzano per la violazione di regole probabilistiche a favore delle opzioni più rappresentative e più mentalmente disponibili


Nella tabella seguente sono descritti ed esemplificati gli 11 bias cognitivi selezionati dagli psicologi Wilke e Mata citati precedentemente.


Tassonomia: le categorie che condizionano le decisioni umane
Biases Taxonomy
Il testo in formato PDF è scaricabile qui:
Bias Blind Spot: il presupposto di tutti i Bias

I pregiudizi vengono considerati stupidi e indesiderabili dalla maggior parte delle persone. Tutti noi crediamo di essere obiettivi nella nostra visione del mondo e di non sottostare a nessuno dei bias che vediamo invece agire negli altri (familiari, amici, colleghi, ecc). Esiste però un Bias che fa da presupposto a tutti gli altri: è l'esistenza di una zona cieca della nostra consapevolezza (quasi una metapolarizzazione). Tale zona cieca, denominata "Bias Blind Spot", era nota da tempo ma iniziò ad essere studiata  empiricamente alla fine degli anni '90 dalla psicologa Emily Pronin (ved. bibliografia 2002). Essa viene così descritta dalla Pronin (p.369):


Osservazioni quotidiane confermano l'esistenza di pregiudizi [bias] nella percezione umana. Noi troviamo che i nostri avversari, e a volte anche i nostri colleghi, vedono eventi e problemi attraverso il prisma distorcente della loro ideologia politica, della storia e degli interessi individuali o del loro gruppo, e del loro desiderio di vedere se stessi in una luce positiva. Quando tuttavia riflettiamo sulla nostra visione del mondo, generalmente rileviamo poche prove di questi pregiudizi. Abbiamo l'impressione di vedere problemi ed eventi "obiettivamente", come sono in realtà. Vorremmo concedere, forse, che alcune delle nostre opinioni sono state modellate dalla nostra esperienza personale e dall'identità di gruppo, ma sentiamo che nel nostro particolare caso questi fattori hanno condotto ad aumentare la conoscenza piuttosto che il pregiudizio.


Tre diversi esperimenti sono stati condotti esponendo i partecipanti a un certo numero di situazioni e misurando poi la loro percezione di bias in sè e in altri (per i dettagli ved. bibliografia Pronin 2002):

  1. confronto tra sè e americano medio (24 studenti)
  2. confronto tra sè e compagno di classe medio (30 studenti)
  3. confronto tra sè e viaggiatore medio (su 76 viaggiatori di varie età ed etnia)

Le principali conclusioni dello studio sono state che tutti i partecipanti hanno percepito se stessi come più obiettivi degli altri in tutti e tre i confronti.

Questa asimmetria nella percezione dei pregiudizi, che la Pronin ha denominato "illusione introspettiva" ci fa immaginare che conoscendo la sua esistenza possiamo evitarla.
Ciò infonde una falsa fiducia in se stessi, infatti non è leggendo queste parole o un intero libro di psicologia che si riuscirà ad affrancarsi da essa. Forse, come suggerisce lo scrittore/filosofo Samuel McNerney (ved. bibliografia 2013), spendiamo troppa energia per proteggere il nostro Ego e non ce ne rimane per accorgerci dei nostri errori percettivi.
McNerney suggerisce di rovesciare il problema: invece di impegnarci nello sforzo titanico di cambiare il nostro cervello dovremmo cercare di cambiare il mondo intorno a noi. Questo è quanto propongono gli psicologi Soll, Milkmann e Payne nella loro guida al de-biasing (ved. bibliografia).
 

Perchè facciamo errori sistematici: un'ipotesi evolutiva

Gli psicologici evolutivi Martie G. Haselton e David Buss nel 2000 (ved. bibliografia) hanno avanzato un'ipotesi sui motivi che conducono la mente umana a commettere errori cognitivi sistematici. Essi hanno formulato una teoria "Error Management Theory", nella quale si sostiene che, quando i costi di differenti tipi di errori sono asimmetrici rispetto ai benefici, la selezione naturale creerà meccanismi cognitivi che massimizzeranno l'errore meno dannoso per l'essere umano. Ad esempio è stato dimostrato che gli uomini sovrastimano l'attrazione sessuale che le donne provano per loro, valutando erroneamente i messaggi sociali di natura non verbale. E' stato ipotizzato che tale errore abbia portato a vantaggi di natura riproduttiva nel corso dell'evoluzione. Tale teoria è stata applicata a diversi ambiti dell'esperienza umana che vanno dalla percezione di un'attrazione romantica ai pregiudizi sociali, dai comportamenti cooperativi al giudizio sui tratti della personalità altrui, come descritto da Haselton e Galperin nel 2011 (ved. bibliografia)

Quando guardiamo il mondo non riusciamo a vedere noi stessi
Fallacy
Alcuni studi sperimentali attestano che le persone si accorgono dell'esistenza di distorsioni del giudizio ed errori del ragionamento molto più negli altri che in se stessi. Ognuno di noi ha l'impressione di vedere il mondo "oggettivamente", mentre ci sfugge una zona (cieca) dalla quale escludiamo noi stessi (anche se siamo un enorme rinoceronte).
La percezione inconscia di se stessi è fallace
follia
Ogni persona pensa inconsciamente di essere l'unico genio in un mondo di idioti
Errori
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi non vuole correre il rischio di credere di essere l'unico genio in un mondo di idioti
Kahneman
Motterlini
Mario Salomi
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 14 settembre 2015

 
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