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Un metodo per leggere criticamente

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Il punto chiave

Quando si leggono testi argomentativi (libri, articoli di giornale, saggi, documenti di lavoro, ecc) occorre saper distinguere tra buone e cattive argomentazioni.

Per migliorare la nostra capacità di discernere le buone dalle cattive ragioni è necessario padroneggiare strumenti teorici che permettano di affinare l'intuito, rendendoci più sensibili ad aspetti dell'argomentazione che è difficile notare a prima vista. (Andrea Iacona)

Struttura dei testi argomentativi
Problema, Tesi, Antitesi, Argomenti, Conclusione
confronto
Processo di lettura critica

Spesso ci trova di fronte a testi in cui, come ha scritto la filosofa Franca D'Agostini nel suo libro "Verità avvelenata" (pp.36-37):

Qualcuno può convincermi della verità di una certa tesi anche se non dice cose vere, e le sue inferenze sono sbagliate: per esempio perchè mi incanta in qualche modo, o perchè sono già profondamente incline a credere per ragioni mie, quel che vuol farmi credere, o perchè ignoro le regole logiche o non mi accorgo dell'errore.


Tra i vari tipi di testo (narrativo, descrittivo, informativo, regolativo, argomentativo), questo sito si occupa prevalentemente dell'analisi di testi argomentativi,
vale a dire di testi che hanno lo scopo di persuadere il lettore influenzandone le opinioni e i comportamenti. L'argomentazione è un processo retorico mediante il quale si portano argomenti a sostegno di una tesi (costituita da una o più asserzioni).


Teoria dell'argomentazione

Le più recenti ricerche (ved. Hugo Mercier bibliografia) sulla Teoria dell'argomentazione sostengono che l'argomentazione è nata durante l'evoluzione per dare all'essere umano uno strumento non violento per prevalere sugli altri. Per questo motivo l'argomentazione non ha spesso nulla a che vedere con la verità e produce il pregiudizio di conferma (confirmation bias). Il ragionamento di gruppo sembra essere più efficace di quello individuale perchè consente il confronto tra gli argomenti e la convergenza verso l'argomento migliore. Il modo migliore per salvarsi dalle proprie (o altrui) argomentazioni errate sembra dunque essere quello di sottoporle al giudizio degli altri, vale a dire impegnarsi nella creazione di una società critica.

I testi di riferimento per chi volesse approfondire i criteri per attuare una lettura critica (critical reading) sono indicati nella bibliografia in fondo a questa pagina, dove figurano sia testi classici (quali l'imperdibile "Teoria dell'argomentazione" di Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, sia testi recenti più applicativi).


Metodo di analisi argomentativa

Tornando al metodo per sottoporre a valutazione critica un testo argomentativo è costituito da: un Problema, una Tesi, un'Argomentazione a sostegno della tesi, una Conclusione. In certi casi il testo presenta anche una parte confutatoria che si compone di: Antitesi, Argomentazione a sostegno dell'antitesi e Confutazione dell'antitesi. Non sempre gli elementi del testo rispettano la sequenza indicata e, spesso,  costringono il lettore critico a uno sforzo considerevole per individuarli.

Tre fasi consequenziali

La lettura critica di un testo è un processo che si compone di tre fasi:

freccia blu 2a
Fase 2

Analisi della bontà argomentativa: consiste nella verifica della verità delle premesse e della correttezza delle inferenze

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Fase 3

Analisi della efficacia argomentativa: consiste nella verifica della tipologia di persone/pubblico al quale il testo è indirizzato, in base a credenze/stereotipi

Fase 1

Analisi della struttura argomentativa: consiste nell'individuazione delle proposizioni principali (Problema, Tesi, Antitesi e Conclusione) e subordinate (Argomenti a favore della Tesi o dell'Antitesi)

Processo argomentativo
Asserzione + Argomentazione
Fase 1: Analisi della struttura argomentativa

Tutti, quando parliamo o scriviamo, facciamo delle asserzioni e pensiamo che gli altri debbano accettarle. Le asserzioni sono enunciati dichiarativi che differiscono dagli altri tipi di enunciato (interrogativi, esortativi, esclamativi, ecc) perchè sono gli unici che devono sottostare alla condizione di verità.

Abitualmente non siamo così ingenui da pretendere che le nostre asserzioni vengano accettate se non forniamo anche un'argomentazione convincente a loro sostegno.

Se la nostra argomentazione sarà convincente, allora avremo raggiunto un accordo con il destinatario della nostra asserzione. In caso contrario ci sarà un disaccordo che potremo cercare di ridurre con argomentazioni migliori delle precedenti.

Nel mondo odierno caratterizzato da un sovraccarico informativo sempre più pressante, è aumentata la necessità di valutare la qualità delle argomentazioni altrui. Scrive Andrea Iacona (L'argomentazione, introduzione XI):


La capacità di discernere le buone dalle cattive ragioni è in gran parte irriflessa, nel senso che ce ne serviamo comunemente senza pensarci più di tanto. Ma a volte l'intuito non basta. Può darsi che una ragione sembri buona a prima vista, ma riflettendo un po' ci si rende conto che in realtà non lo è. Oppure, può darsi che ci si renda conto a prima vista che c'è qualcosa che non va bene in un ragionamento, ma non si riesca a capire bene cosa.

Il processo argomentativo si può sintetizzare nello schema a fianco:

Parafrasi: perchè è necessaria

Spesso i testi giornalistici sono confusi o complessi ed è necessario parafrasarli per individuare gli argomenti. La parafrasi consiste nella riscrittura del testo con lo scopo di evidenziare gli enunciati principali. Alcuni criteri da seguire sono: ogni frase deve essere autonoma dalle altre affinchè possa essere valutata, le frasi dal contenuto non indispensabile vanno eliminate, le frasi che hanno un contenuto informativo vanno semplificate nella loro struttura sintattica, il lessico va semplificato sostituendo le parole astruse o troppo specialistiche con termini di uso comune. Per parafrasare testi suggeriamo di consultare il paragrafo "Parafrasi (pp.5-11) del libro di Andrea Iacona riportato nel box a fianco.

Esempio

Scopo di questa fase è:
 

  • Individuazione della asserzione (proposizione principale)

  • Individuazione della argomentazione (proposizioni subordinate)


Un esempio di analisi della struttura di una argomentazione è presente alla pagina analisi struttura.
Un altro esempio riguarda il confronto di opinioni sulle conseguenze dell'uso di Internet sul cervello umano, apparso sul Wall Street Journal nel 2010 che è stato oggetto di un nostro convegno pubblicato alla pagina Internet ci rende stupidi?

Fatti e Opinioni

Un problema importante per valutare la qualità di qualunque argomentazione è la distinzione tra fatti e opinioni. Il logico Chaïm Perelman, ritenuto uno dei massimi teorici dell'argomentazione, ha espresso così tale distinzione nel libro 'Trattato dell'argomentazione' (pp.71-72):


Dal punto di vista argomentativo siamo in presenza di un fatto soltanto se possiamo postulare per esso un accordo universale, non controverso. Però non esiste enunciato che possa godere, in forma definitiva, di tale condizione, poichè l'accordo può sempre essere rimesso in questione e una delle parti può sempre rifiutare la qualità di fatto a ciò che l'avversario afferma. [...]  Non possediamo alcun criterio che ci permetta di affermare che qualche cosa è un fatto in tutte le circostanze e indipendentemente dall'atteggiamento degli uditori. Possiamo tuttavia riconoscere che esistono condizioni atte a favorire l'accordo e che permettono di difendere facilmente 'il fatto' contro la diffidenza o la cattiva volontà di un avversario: ciò accadrà particolarmente  quando si disporrà di un accordo sulle condizioni di verifica.

Fase 2: Analisi della bontà argomentativa

Un argomento può essere valido ma anche falso, oppure può essere valido e vero ma risultare inefficace. Un argomento si definisce BUONO quando, oltre ad essere CORRETTO è anche efficace in relazione al pubblico al quale è rivolto.

Classificazione degli argomenti
Buoni e cattivi argomenti
Esempio

Un esempio di analisi della bontà di una argomentazione è presente alla pagina analisi argomenti.

Proprietà che distinguono gli argomenti

Cosa distingue dunque un buon argomento da un cattivo argomento? In particolare tre proprietà:

VERITÁ
: si intende una verità epistemologica, cioè la verifica della verità delle premesse e delle conclusioni dell'argomento. Come ha scritto N.Bobbio nell'introduzione al libro "Trattato dell'argomentazione" di C.Perelman "tra la verità assoluta e la non verità c’è posto per le verità da sottoporsi a continua revisione, mercé la tecnica dell’addurre ragioni pro o contro".

VALIDITÁ
: si intende una validità logica; non ci si occupa quindi del contenuto dell'argomento ma solo della forma degli enunciati e delle relazioni formali tra premesse e conclusioni nel ragionamento. Si tratta quindi di verificare la validità delle inferenze logiche (deduzioni, induzioni, abduzioni) delle proposizioni che costituiscono l'argomento.

EFFICACIA (o PERSUASIVITÁ)
: si intende un'efficacia nei riguardi di una specifica persona (o specifico pubblico). Infatti gli argomenti sono efficaci non in senso universale, quanto in senso specifico: è il destinatario della comunicazione che ne guida la scelta.

Per una trattazione completa dei criteri che determinano la correttezza e la bontà di un argomento vedere Argomenti buoni e cattivi

Fase 3: Analisi della efficacia argomentativa

L'efficacia degli argomenti è indipendente dalla loro bontà, vale a dire dalla validità logica degli assunti o dalla veridicità degli stessi, ma dipende in massima parte dal lettore (o ascoltatore) cui l'argomentazione viene rivolta.

Argomenti di qualità possono essere rifiutati (o non notati) da lettori con credenze, abitudini ed esperienze in conflitto con quelli proposti, ad esempio per effetto del pregiudizio di conferma (Confirmation bias) o di altri bias cognitivi.

Quindi, prevedere l'efficacia di un argomento dipende da quanto una struttura argomentativa è in grado di innescare un processo di revisione delle credenze del lettore.

Un modello alternativo per valutare un'argomentazione

Modello di Toulmin

Il filosofo Stephen Toulmin propose nel 1958 (ved.  "The uses of argument" in bibliografia) un modello alternativo (non basato sulla logica formale ma su una logica informale) di valutazione di un'argomentazione (ved. bibliografia). Questo modello permette un'analisi accurata della bontà ed efficacia di un'argomentazione purchè si conosca l'ambito della tesi.

Esempio applicativo del modello di Toulmin
esempio argomentativo
(Cliccare per andare alla fonte)
Processo argomentativo di Toulmin
Argumentation
L'analisi parte dai Fatti (Fact: dati o evidenze posti a fondamento dell'argomento) che ambiscono ad arrivare ad una probabile Conclusione (Conclusion). In questo percorso di convincimento di un interlocutore, ci si avvale di Garanzie (Warrant) alle quali danno valore dei Sostegni (Backing). Infine vi è un Contro-Argomento (Rebuttal) che indica le ragioni per le quali la Conclusione non può essere accettata.
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Libri consigliati a chi vuole migliorare l'analisi delle argomentazioni altrui
 
Iacona
D'Agostini
Chaim Perelman
Commenti
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 5 aprile 2016

 
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