Ignoranza indotta nella "Società della Conoscenza" (Agnotologia) - Pensiero Critico

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Ignoranza indotta nella "Società della Conoscenza" (Agnotologia)

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Il punto chiave

La "Società della Conoscenza" è un falso mito che maschera la possibilità di diffondere l'ignoranza.

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I principali settori dell'economia mondiale sono dominati da soggetti che inducono nell'opinione pubblica ignoranza delle conseguenze nocive dei loro prodotti (o servizi), diffondendo studi scientifici inaccurati, falsi o fuorvianti oltre a corrompere giornalisti e politici.

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Il primo studioso a parlare di agnotologia è stato Robert N.Proctor, che insegna Storia della Scienza all'Università di Stanford, il quale derivò il termine dal greco antico "agnōsis" che significa "non noto". Egli definì l'agnotologia come "lo studio dell'ignoranza o dubbio indotti culturalmente, in particolare con la pubblicazione di dati scientifici inaccurati o fuorvianti".

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Quando si hanno cattivi argomenti scientifici e non si riesce a falsificarli le lobby delle multinazionali corrompono i politici alterando il processo decisionale.

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Definire la nostra società “società dell’informazione” e lasciare le chiavi della gestione delle informazioni a un gruppo di società corporate americane non è la cosa più intelligente del mondo. (Luciano Floridi)

Socrate e l'ignoranza dei saggi
ignoranza
Cliccare sull'immagine per approfondire
Classificazione dell'ignoranza
Proctor
I tre stati in cui si presenta l'ignoranza secondo Robert Proctor.
L'ignoranza indotta è lo stratagemma strategico evidenziato dal riquadro rosso. (Cliccare per ingrandire)
Ignoranza costruita nelle Università USA

Philip Mirowski, che insegna Economia e Storia della Scienza all'Università americana di Notre Dame, ha scritto nel 2011 un libro provocatorio ("SCIENCE-MART: Privatizing American Science") nel quale sostiene che gli economisti neoliberisti hanno "commercializzato" la Scienza mercificando e asservendo le Università statunitensi alle esigenze delle imprese.


Ciò è avvenuto attraverso l'approvazione, nel 1980, di una legge: il Bayh-Dole Act. Questa legge ha avuto il merito di dare impulso alla brevettabilità dei risultati delle ricerche dando il controllo della proprietà intellettuale delle scoperte fatte con fondi pubblici ad Università, Imprese e Organizzazioni non profit.  Questa legge ha però creato un conflitto di interesse nei ricercatori universitari dato che le partnership università-imprese possono offrire ricompense finanziarie sotto varie forme: consulenze, royalties, stock-options. Questa possibilità orienta fortemente la scelta dei settori di ricerca pur non rendendo ricche le Università (nel 2000 solo il 3% del totale dei finanziamenti proveniva dai brevetti).


Nell'approvare questa legge il Congresso USA ha accettato l'idea che il progresso industriale americano è stato ostacolato dalla mancata introduzione delle scoperte fatte con fondi pubblici nel mercato. Ciò significa che adesso le imprese orientano le ricerche delle Università verso scopi commerciali basati non sul bene comune ma sul profitto da loro previsto e pianificato.


Società della conoscenza o dell'ignoranza?

Come tutti sanno la costruzione e distribuzione di conoscenza e ignoranza sono fortemente implicate in "relazioni di potere".


La Treccani definisce così la "Knowledge society": "Società nella quale il ruolo della conoscenza assume, dal punto di vista economico, sociale e politico, una centralità fondamentale nei processi di vita, e che fonda quindi la propria crescita e competitività sul sapere, la ricerca e l’innovazione." Belle parole che i massmedia ci ripetono da anni asserendo che viviamo ormai nella "Società della Conoscenza". Peccato che si tratti di un falso mito e che è invece più facile e lucroso diffondere l'ignoranza (questa pagina porterà argomenti a sostegno di questa tesi), anche se la Rete rimane una grande dispensatrice di conoscenza (ma solo per chi la sa sfruttare).


Gli storici della scienza Robert N.Proctor e Londa Schiebinger, autori del libro "Agnotology - The making and unmaking of ignorance" (purtroppo non tradotto in italiano), hanno esplorato il modo in cui l'ignoranza viene prodotta e mantenuta in diversi ambiti e con quali meccanismi. Essi scrivono (p.2):


L'ignoranza ha molti interessanti surrogati e sovrapposizioni nella miriade di modi con cui è generata da segretezza, stupidità, apatia, censura, disinformazione, fede, e dimenticanza, tutti innescati dalla scienza. L'ignoranza si nasconde nelle ombre della filosofia ed è vista di buon occhio dalla sociologia, ma si trova anche in una grande quantità di retorica popolare: non è una scusa, è ciò che non può farti del male, è la beatitudine.


Proctor distingue l'ignoranza in tre categorie:


  1. Ignoranza come "stato nativo" (o risorsa per il cambiamento): è uno stato da superare, una richiesta di conoscenza.
    L'ignoranza nativa (o originaria) implica un deficit causato da ingenuità giovanile o da carenza di educazione. La storia della filosofia greca porta Socrate (citato da Platone) quale esempio di consapevolezza della propria ignoranza quale pre-condizione per l'illuminazione. Il potere rigenerativo dell'ignoranza rende sostenibile l'impresa scientifica
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  2. Ignoranza come "regno perduto" (o costrutto passivo): è il prodotto della disattenzione umana, vale a dire di ciò che si incontra ma che si decide di trascurare.
    Questo tipo di ignoranza viene approfondito da Londa Schiebinger (pp.149-162) con un interessante esempio storico sui criteri con cui vennero scelte (o trascurate) le spezie da importare in Europa dalle Americhe. In particolare gli europei non si interessarono a una quantità di erbe abortive con cui gli amerindi controllavano le nascite, mentre preferirono l'importazione di erbe contro malaria (chinino), diarrea (jalapa, quassia) e depressione (cacao).

  3. Ignoranza come "stratagemma strategico" (o costrutto attivo): è il prodotto dell'incertezza o del dubbio creati, mantenuti e manipolati da altre persone
    Questo tipo di ignoranza implica la costruzione del dubbio e dell'incertezza come qualcosa che viene costruito, mantenuto e manipolato avvalendosi di specifiche discipline scientifiche. In altre parole l'ignoranza è l'obiettivo di piani che vengono deliberatamente ingegnerizzati e implementati. Scrive Proctor (p.9):

Scienza e industria sono sempre più interallacciati, con ricerca e sviluppo (R&D) svolti al riparo della privacy per mantenere certi vantaggi di business. La Scienza anche nelle migliori circostanze è "aperta" solo sotto vincoli altamente formalizzati.


Ma non tutta l'ignoranza è cattiva, ad esempio Proctor sostiene che è meglio non far sapere alla gente in che modo è possibile costruire armi biologiche o virus dell'AIDS, ed è meglio anche promuovere il rispetto del diritto individuale alla privacy (non è necessario che tutti sappiano tutto e in qualunque momento su un determinato individuo).

ignoranza indotta
We and our local quarrels, while the world is out there, immense and disgusting
Manipolazione dei finanziamenti alla Ricerca
L'ignoranza può essere indotta semplicemente non finanziando particolari ricerche o stornando fondi da un settore che si vuole "oscurare" ad un altro politicamente più lucroso. In quest'opera di "asfissiamento mirato" della ricerca le lobby degli industriali svolgono un ruolo preminente, ad esempio riporta Proctor (p.20):


Quando Reagan venne eletto nel 1980, i fondi federali per l'energia solare vennero azzerati. Gli studi sui semiconduttori  che interessavano le applicazioni solari vennero trasferiti all'area che studiava l'irrobustimento dei semiconduttori alle esplosioni nucleari. La ricerca sulle tecnologie solari soffrì della perdita di quei finanziamenti; l'ignoranza in questo caso risultò dalla decisione di enfatizzare i combustibili fossili rispetto alle fonti di energia rinnovabile.

Gli slogan del Grande Fratello: Ignoranza è Forza, Guerra è Pace, Libertà è Schiavitù
slogan Socing
Il ruolo dei giornalisti nell'indurre ignoranza

Il compito di indurre ignoranza nell'opinione pubblica è mediato dai giornalisti che, secondo uno studio di S.H. Stocking e W. Holstein (ved. bibliografia), si uniscono a scienziati, industriali e politici nel costruire l'ignoranza scientifica utile ai loro interessi.

Stocking e Holstein sottolineano però una differenza di comportamento tra gli industriali, che "costruiscono" sempre il dubbio, e i giornalisti che hanno comportamenti più variegati che dipendono dalla percezione del loro ruolo; essi classificano i giornalisti in quattro categorie (p.37):


  • "Giornalisti Disseminatori" che prendono le distanze dalla valutazione della verità e riportano scrupolosamente le opinioni degli industriali e degli scienziati, lasciando ai lettori la responsabilità di accettare o rifiutare quelle opinioni

  • "Giornalisti Investigativi" che valutano le asserzioni degli industriali confrontandole con ricerche indipendenti e scrivono editoriali che ignorano le asserzioni degli industriali e lodano le ricerche indipendenti

  • "Giornalisti Populisti" che enfatizzano il punto di vista dei cittadini non-esperti. Essi riportano le asserzioni (farcite di ignoranza indotta) degli industriali ma omettono quelle più incendiarie. Essi, in ogni caso, usano asserzioni neutre per attribuire credibilità agli studi scientifici, anche se manipolati

  • "Giornalisti Contrastanti " che sono scettici nei confronti di qualunque asserzione, anche di quelle scientifiche. In tal modo esprimono una visione ostile verso la scienza in generale e di supporto all'industria

Nota: ognuno può esercitarsi a inserire i giornalisti che conosce nella categoria appropriata.

Una proprietà emergente: l'ignoranza indotta

Il sociologo Michael Smithson (ved. bibliografia Cap.9 del libro citato) nel delineare una teoria sociale dell'ignoranza la descrive come una proprietà emergente, costruita, imposta e manipolata da agenti esterni, piuttosto che come sottoprodotto di qualche processo sociale.


In altre parole, se siamo ignoranti le cause non vanno attribuite a generici processi socio-educativi ma, prevalentemente, a specifici "soggetti culturali-economici" che hanno manovrato (e continuano a manovrare) per creare false credenze su determinate questioni.

Parlando di "ignoranza" non si può fare a meno di ricordare 1984 di George Orwell, infatti il motto "Ignoranza è Forza" era uno dei tre slogan su cui si basava il Partito per mantenere il suo potere. Si trattava di un'ignoranza che i membri si auto-infliggevano per riuscire ad accettare i dettami del Partito. Naturalmente oggi, almeno nel mondo occidentale, i Totalitarismi sono stati estromessi, ma non bisogna dimenticare le parole del filosofo John Dewey: "La vera minaccia per la nostra democrazia non è l'esistenza di Stati totalitari stranieri. E' l'esistenza, nei nostri atteggiamenti personali e nelle nostre istituzioni, di condizioni che in paesi stranieri hanno dato la vittoria all'autorità esterna, alla disciplina, all'uniformità e alla sottomissione al Capo. E quindi il campo di battaglia è anche qui: in noi stessi e nelle nostre istituzioni". (citato da Erich Fromm in "Fuga dalla libertà" p.7)
I settori industriali o finanziari ai quali indirizza questa pagina web

In questa pagina vengono sostenute le tesi di alcuni studiosi e ricercatori statunitensi le cui opinioni sono state radunate dagli storici Robert N.Proctor e Londa Schiebinger nel libro "Agnotology" [The making and unmaking of ignorance]. Essi hanno riunito studiosi di varie discipline (storici, filosofi, medici) per acquisire una prospettiva interdisciplinare dell'ignoranza. In particolare si sostiene che i principali settori industriali e finanziari non agiscono "eticamente" ma perseguono con ogni mezzo il raggiungimento dei loro obiettivi economici, anche costruendo e diffondendo dati scientifici falsi oltre che corrompendo scienziati e giornalisti scientifici.

Il sociologo Evgeny Morozov nel libro "Silicon Valley: i signori del silicio", nella sua critica ai grandi attori economici del mondo odierno (Google, Apple, Amazon, Facebook, ecc.), ha evidenziato come essi sembrano fatti di plastica e, per quanto sporco gli si tiri addosso, niente fa presa e vi si incrosta. Egli scrive (p.42):


Pensate a come l'avidità che regna incontrastata nel settore farmaceutico, alimentare e petrolifero sia stigmatizzata nell'uso dispregiativo di espressioni come Big Pharma, Big Food e Big Oil. E ora pensate a Big Data: un termine innocente che non viene mai usato per riferirsi alle mire condivise dalle aziende tecnologiche.


Per il momento non approfondiamo l'avidità dei signori del silicio, ma quella dei settori industriali tradizionali la cui manipolazione dei fatti e l'induzione di ignoranza sono consultabili alle pagine linkate.


Nota: chi volesse approfondire viene indirizzato alla bibliografia (di questa pagina e di quelle specifiche) e a una selezione di testi la cui lettura viene consigliata.


Ignoranza come "stato nativo"
ignoranza
I am ignorant, but I know I am
L'industria petrolifera ha manipolato e diffuso per anni dati scientifici falsi per negare l'influenza dei combustibili fossili sul Riscaldamento ambientale e sul Cambiamento climatico.
L'industria Biotecnologica Agroalimentare ha manipolato e diffuso dati scientifici falsi per negare la pericolosità per l'organismo umano di diserbanti ed erbicidi.
L'industria farmaceutica manipola e diffonde dati scientifici falsi o fuorvianti per produrre medicinali dannosi alla salute, o per indurre la gente sana a credersi malata.
L'industria del Tabacco ha manipolato e diffuso studi scientifici falsi per negare l'incidenza del fumo (anche passivo) su diverse patologie umane tra le quali il cancro al polmone.
La finanza internazionale delle Banche d'affari (Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, etc.) è riuscita a sottrarre il potere politico ai Governi USA e UE manipolando ed esaltando le conseguenze del loro eventuale fallimento.
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Libri consigliati a chi non vuole rimanere ignorante su alcuni dei principali problemi della modernità
Proctor
Beck
Giddens
Commenti
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

Pagina aggiornata il 23 aprile 2016

 
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