L'algoritmo di Google crea la bolla culturale di ognuno di noi? - Pensiero Critico

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L'algoritmo di Google crea la bolla culturale di ognuno di noi?

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Il punto chiave

Un mondo costruito a partire da quello che ci è familiare  è un mondo  nel quale non c'è niente da imparare. Se la personalizzazione è eccessiva, potrebbe impedirci di entrare in contatto con quelle idee e quelle esperienze che ci sconvolgono la mente, distruggono i nostri preconcetti e cambiano il nostro modo di vedere il mondo e noi stessi. (Eli Pariser)

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La personalizzazione delle ricerche sul web, cioè l'utilizzo dei precedenti comportamenti dell'utente per determinare la lista dei successivi risultati di ricerca, può sembrare un vantaggio ma è invece un sentiero verso il conformismo culturale.

Ognuno può scegliere cosa mettere nella sua bolla
filter bubble
Ognuno può scegliere cosa mettere nella sua bolla. Questo crea l'illusione della libertà.
L'indirizzo IP di ogni computer ne individua la posizione e altre caratteristiche

Un indirizzo IP (dall'inglese Internet Protocol address) è un'etichetta numerica che identifica univocamente un dispositivo (detto host) collegato a Internet o a una rete locale che utilizza l'Internet Protocol come protocollo di rete. Ci sono due indirizzi IP: quello pubblico (esterno) che il fornitore dei servizi internet assegna a ogni utente e quello privato (interno) se si fa parte di una rete domestica di dispositivi connessa allo stesso router.

internet
Come stiamo diventando degli zombie eterodiretti da Google

Il CEO di Alphabet (ex Google) Eric Schmidt ha descritto, già nel 2010 in una intervista (ved. bibliografia 2010), il futuro ruolo di Google nella cultura umana. Egli, parlando del futuro delle ricerche online, ha detto che molte ricerche vengono già fatte senza che l'utente debba digitare nulla. Per essere esatti egli ha detto:


Effettivamente penso che la maggior parte delle persone non voglia che Google risponda alle loro domande, essi vogliono che Google gli dica cosa fare dopo. Immagina di star camminando per strada. A causa di tutte le informazioni che Google ha raccolto su di te, noi sappiamo chi sei, a cosa sei interessato, chi sono i tuoi amici. Google sa, con l'approssimazione di pochi centimetri, dove ti trovi. Mr. Schmidt lascia immaginare le possibilità che ciò offre: se hai bisogno di latte, e c'è un negozio che lo vende lì vicino, Google te lo segnalerà.


Oggi, nel 2016, possiamo dire che la visione di Schmidt si è realizzata: per mezzo di una potente profilazione degli utenti e della diffusione di dispositivi mobili equipaggiati con assistenti vocali (Google Now per Android, Siri per Apple, Cortana per Microsoft, ecc) ognuno può andare in giro come uno zoombie e ricevere tutte le indicazioni che gli servono. Ma se in qualche luogo la Rete fosse assente, o si fosse rotto lo smartphone saremmo perduti... Oggi, i guardiani algoritmici che dirigono la nostra ricerca di informazioni su Internet, ci presentano risultati di ricerca selezionati per noi. Quello, che sembra apparentemente un vantaggio, nasconde il fatto che non verremo mai a conoscenza di molti risultati (magari più pertinenti ) su quel tema.
Eli Pariser ha descritto nel libro "Il Filtro" la genesi della "personalizzazione" (non solo delle ricerche su Google ma nella Rete in generale), attribuendola all'intuizione di Nicholas Negroponte di risolvere il problema dell'aumento sconsiderato delle fonti informative (sovraccarico informativo) e del conseguente "crollo dell'attenzione" degli utenti. Il crollo dell'attenzione era importante per le imprese perchè equivaleva a una minore incisività della pubblicità. Per contrastare il crollo dell'attenzione il modo migliore era quello di offrire contenuti che fossero "rilevanti" per ogni utente, cioè corrispondenti a interessi, desideri e bisogni specifici. Pariser spiega poi in che modo, lentamente, le principali aziende della Silicon Valley (Amazon, Microsoft, Apple, ecc), abbiano introdotto nei loro processi sempre più personalizzazione per veicolare pubblicità "mirate" e come, infine, Google abbia introdotto il concetto di "rilevanza" nelle ricerche del suo motore. Ma per dare il risultato di ricerca più utile a ogni utente Google aveva bisogno di conoscere meglio i propri utenti e, quindi, introdusse una serie di servizi che avevano lo scopo (non dichiarato) di acquisire maggiori informazioni "personali", ad esempio Gmail e Google Apps.
Vivere in una bolla culturale
Ci sono oggi (e ce n'erano in passato) molte bolle culturali dove l'essere umano può rinchiudersi isolandosi dal mondo: la moda, la musica, lo sport, le automobili, la tecnologia, il sesso, la droga, l'economia, la finanza, la politica, ecc. Tra queste la più recente è la "bolla tecnologica" il cui esempio paradigmatico è quello di Apple che è riuscita a creare (con azioni di marketing mirate) un vasto pubblico globale di fan e ammiratori che accorrono ad ogni sua presentazione di nuovi prodotti o aggiornamenti (i cosiddetti "Apple addicted").

Un'altra bolla, molto più pericolosa, l'ha creata Google (e a ruota gli altri motori di ricerca), con la personalizzazione delle ricerche che favorisce il conformismo culturale allontanandoci dalle idee di chi non la pensa come noi.

In tal modo Google crea dei compartimenti stagni (bolle) in cui si ritrovano coloro che aderiscono alla "visione" della propria bolla, senza che ci sia la possibilità di valutare criticamente la validità delle idee altrui.
Questo è il vostro indirizzo IP pubblico
Se non appaiono dati vuol dire che state navigando in modo anonimo
Se usi Gmail non puoi pretendere la privacy

Google ha finalmente ammesso che non rispetta la privacy. Se avete a cuore le vostre informazioni personali, non usate Gmail”, ha detto John M. Simpson, attivista di Consumer Watchdog (da Internazionale 14 agosto 2013).

Massimo Bucchi
Rischi della personalizzazione informativa

La personalizzazione delle informazioni ha sicuramente un'utilità per il singolo lettore ma lo espone a un rischio che è stato evidenziato da Eli Pariser nel suo libro "Il Filtro" (La bolla dei filtri: quello che internet ti nasconde). Pariser sostiene che oggi i motori di ricerca e i social networks utilizzano dei filtri personalizzati per ogni utente. Questi filtri analizzano i nostri comportamenti in rete e le nostre preferenze, eliminando tutte le informazioni che pensano non possano piacerci e mostrandoci solo quelle più affini alle nostre precedenti scelte.
Questo è, secondo Pariser, un rischio per noi e per la democrazia in generale, infatti "dare al pubblico ciò che vuole" danneggia il senso civico e Pariser argomenta così tale tesi (Il Filtro p.64):


Le questioni importanti che toccano la vita di tutti noi ma sono fuori dalla sfera del nostro interesse personale immediato sono la base e la ragion d'essere della democrazia. [...] Naturalmente non c'è modo di tornare indietro. Ed è giusto che non ci sia : internet ha ancora le potenzialità di essere uno strumento di democrazia migliore di quanto abbiano mai potuto esserlo la radio e la televisione con il loro flusso di informazioni unidirezionale. Come ha osservato il giornalista A.J. Liebling, la libertà di stampa era riservata a quelli che potevano pubblicare. Adesso possiamo farlo tutti.




Il funzionamento dei filtri è efficacemente descritto da Pariser nell'articolo "Quello che internet ci nasconde", pubblicato in italiano da Internazionale il 6 luglio 2011. Nel box sottostante è possibile ascoltare Pariser (in inglese con sottotitoli in italiano) mentre descrive le sue idee sui rischi che la personalizzazione dei filtri comporta.  

Dai guardiani umani ai guardiani algoritmici: come cambia il sistema mediatico
Conferenza di Eli Pariser (9') che descrive i rischi dell'attuale filtraggio delle informazioni (personalizzato per utente) attuato dai motori di ricerca e dai social networks.
technology
Avvertenze di Google a chi disabilita la cronologia web

Cancellare la cronologia delle tue ricerche in Google è un'operazione irreversibile.
Seppure la cronologia delle tue ricerche non sarà più disponibile per la tua consultazione, continuerà a risiedere sui server di Google per sempre. Questo significa che, nel caso di un'azione legale nei tuoi confronti, e dietro richiesta di un tribunale, Google fornirà i tuoi dati alle forze dell'ordine.

Per sottrarsi ai guardiani algoritmici

Per evitare la "cattura" delle proprie ricerche da parte dei motori il metodo più efficace è quello di usare la navigazione anonima (continuando a usare l'efficacia del motore google). La navigazione anonima rallenta un po' le ricerche e non può essere ritenuta la soluzione al problema del filtraggio personalizzato, tuttavia è consigliabile in casi estremi. Vi sono due tipi di "navigazione anonima":

  • quella che non lascia tracce sul browser dell'utente (che si può agevolmente disattivare nelle opzioni del proprio browser)

  • quella che non lascia tracce nei server del motore di ricerca


I criteri con cui google "personalizza" le ricerche degli utenti sono indicati qui
. Una soluzione comoda è l'uso del motore di ricerca Duckduckgo che non filtra le ricerche effettuate dai singoli utenti ma, ovviamente, ha un'efficacia diversa dal motore google. Per chi usa tablet e smartphone Android è consigliato il browser Orfox (ricavato da Firefox) che connette il dispositivo alla rete Tor e funziona piuttosto bene.

Nel marzo 2012 PEW Internet ha pubblicato l'esito di un sondaggio (Search Engine Use 2012), svolto negli USA, dal quale risulta che:

  • 73% degli utenti è contrario a che i motori di ricerca tengano traccia delle loro ricerche e usino queste informazioni per personalizzare le loro future ricerche perchè ritengono che sia una violazione della privacy

  • 65% degli utenti è contrario a che i motori di ricerca tengano traccia delle loro ricerche e usino queste informazioni per personalizzare le loro future ricerche perchè ritengono che questo possa limitare le informazioni che essi otterrano online

  • 38% degli utenti adulti dice di conoscere i metodi per limitare le informazioni personali catturate dai website da loro visitati. Di questi l'81% cancella la cronologia, il 75% usa le impostazioni di privacy del website e il 65% modifica le impostazioni del browser per limitare l'informazione raccolta

Disattivazione cronologia web (solo) sul proprio browser
disattivazione cronologia web
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi non vuole rischiare di dare in pasto a chiunque i propri dati personali
 
Pariser
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 30 maggio 2016

 
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