Emozioni e Comunicazione nel Web 2.0 - Pensiero Critico

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Emozioni e Comunicazione nel Web 2.0

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Il punto chiave

Lo spazio comunicativo è dominato dalle emozioni e nessuna decisione viene presa senza emozioni (anche se nessuno lo ammette).

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Facebook non è gratis. Lo paghiamo con le nostre informazioni, la nostra visione del mondo, i nostri ricordi e le nostre esperienze. Ogni volta che accediamo alla piattaforma, paghiamo. Queste informazioni sono potere, e il potere si può scambiare e vendere. (Laurie Penny, p.35)

emozioni e comunicazione
You must give me thrill, otherwise I am forced to think.
Il contagio emotivo di Facebook

Alcuni ricercatori (uno di Facebook e due della Cornell University: Kramer, Guillory e Hancock ved.bibliografia) hanno condotto, nel gennaio 2012 per la durata di una settimana, un discusso esperimento che ha manipolato le emozioni di circa 700.000 persone.

Lo scopo dei ricercatori era quello di dimostrare che è possibile contagiare emotivamente le persone agendo sulle informazioni (positive o negative) che esse ricevono in rete.

Dato che, sempre più spesso, le persone condividono le loro emozioni su Facebook e queste vengono visualizzate dagli “amici” attraverso il News Feed, che filtra informazioni, messaggi, storie e azioni pubblicate sul social network, i ricercatori hanno modificato il contenuto che viene mostrato o omesso dal News Feed inviando post (di contenuto positivo o negativo). Normalmente questo contenuto è determinato da un algoritmo che Facebook ha sviluppato in modo da privilegiare i contenuti più rilevanti per l’utente. I risultati dell'esperimento  sono stati piuttosto prevedibili: quando gli utenti vedevano un minor numero di messaggi positivi sui propri feed, non solo producevano a loro volta un minor numero di post positivi, ma incrementavano i messaggi negativi. Di contro, quando i ricercatori hanno ridotto il numero dei post negativi sui feed, le persone coinvolte sono diventate più positive. Le conseguenze dell'esperimento possono essere, con una battuta, così riassunte: "A causa di Facebook un giorno di pioggia a Milano può rendere triste qualcuno anche nella soleggiata Pantelleria".

Ma, mettendo da parte le battute, quest'esperimento ha mostrato l'enorme potenziale di condizionamento emotivo che Facebook possiede, ad esempio quello di condizionare e orientare le espressioni di voto degli elettori.

Cosa sono le emozioni
Secondo il neurofisiologo Antonio Damasio (Alla ricerca di Spinoza 2003 pp.42-43), le emozioni sono funzionali all'autoconservazione di fronte al pericolo e alle opportunità, esse sono:

costruite a partire da semplici reazioni che promuovono la sopravvivenza di un organismo e che pertanto si conservarono dall'evoluzione

Secondo Antonio Damasio (pp.59-62), volendo tentare una classificazione per quanto inadeguata, le emozioni possono suddividersi in tre categorie:

  • emozioni di fondo:
sono gli aggiustamenti metabolici associati a qualsiasi esigenza interna stia insorgendo o sia appena stata soddisfatta; il prodotto sempre mutevole, di questo calderone di interazioni è lo stato del nostro essere: buono, cattivo, o una via di mezzo tra le due cose. Quando qualcuno ci chiede: Come ti senti? noi consultiamo questo nostro stato e rispondiamo di conseguenza.

  • emozioni primarie (o fondamentali): paura, rabbia, disgusto, sorpresa, tristezza, felicità

  • emozioni sociali: compassione, imbarazzo, vergogna, senso di colpa, orgoglio, gelosia, invidia, gratitudine, ammirazione, indignazione, disprezzo
Albero delle emozioni (classificazione)
Antonio damasio
Classificazione delle emozioni secondo Antonio Damasio (Alla ricerca di Spinoza p.61)
Differenza tra emozioni e sentimenti
Sulla differenza tra emozioni e sentimenti Damasio sostiene che le emozioni appartengono al corpo e si esprimono in esso visceralmente, mentre i sentimenti appartengono alla mente e si esprimono nel pensiero.
Egli esprime così questa differenza (pp.42-43):

E' legittimo chiedersi perchè le emozioni precedano i sentimenti. La risposta è semplice: se abbiamo le emozioni prima e i sentimenti poi è perchè nell'evoluzione essi comparvero in quest'ordine. Le emozioni sono costruite a partire da semplici reazioni che promuovono la sopravvivenza di un organismo.
Mi piace
Cosa succede ogni volta che clicchiamo "mi piace"

Quante volte abbiamo cliccato "mi piace" su Facebook, Youtube, o altre applicazioni? Sicuramente tante, ma facendolo probabilmente non abbiamo pensato al ciclo di attività che questo gesto avvia in rete, e per quali scopi verranno utilizzate le nostre preferenze. Le applicazioni analitiche dei Big Data hanno la possibilità di ricavare solo dai 'Like' che esprimiamo su Facebook il quadro completo dei nostri interessi.


I nuovi mezzi di comunicazione del Web 2.0 impiegano le emozioni per i loro scopi, e siamo noi che, spesso inconsapevolmente, gliene diamo la possibilità. I social network e social media hanno tanti vantaggi ma altrettanti svantaggi dei quali è meglio essere consapevoli

Vantaggi del pulsante "mi piace"

I vantaggi sono: la possibilità di condividere un contenuto su facebook, la possibilità di incrementare le visite a un website, e l'incremento di credibilità che il sito ne riceve. Quindi si tratta di un ciclo di passaparola automatico tra utenti che condividono un contenuto su vari social networks. Ad esempio: questo sito riceve un incremento di visibilità dalla condivisione attraverso facebook. Si tratta di un vantaggio che riteniamo superiore agli svantaggi. Per sapere come funziona il conteggio dei "mi piace" cliccare qui.

mi piace
Possiamo vedere tutti i "mi piace" che abbiamo cliccato mediante l'applicazione likejournal su Facebook o installando gli add-ons sul proprio browser
Svantaggi del pulsante "mi piace"

Ogni volta che clicchiamo mi piace danneggiamo l'imparzialità dell'informazione che riceveremo in futuro. Questo perchè in tal modo forziamo il sistema mediatico digitale a restringere sempre più il nostro campo informativo solo alle cose che ci piacciono, eliminando tutte le altre alternative (e le ragioni a favore di esse), impoverendo così la nostra visione d'insieme. I guardiani algoritmici che filtrano le informazioni destinate a noi determinano cosa vedremo in futuro e, soprattutto, cosa non vedremo.

Le nostre decisioni sono sempre emotive

Uno dei primi (nel 1955) ad accorgersi che l'essere umano, a differenza di quanto proposto dalla teoria economica neoclassica, ha una razionalità limitata, fu l'economista Herbert Simon. Egli si limitò però a ipotizzare che la razionalità fosse limitata dalle condizioni in cui le decisioni venivano prese e dai limiti cognitivi del decisore. Più tardi (negli anni '70) toccò a due psicologi cognitivisti, Daniel Kahneman e Amos Tversky, ipotizzare che gli esseri umani, nel prendere decisioni, utilizzano delle euristiche, vale a dire delle scorciatoie mentali che si attivano inconsapevolmente sotto la guida delle emozioni. Un processo euristico è un metodo per la soluzione di problemi posti dalla realtà che non impiega un percorso lineare ma si affida all'intuito e alla valutazione delle circostanze. Nel 2001, lo psicologo tedesco Gerd Gigerenzer ha ipotizzato un ruolo più ampio per le euristiche nell'attività razionale umana.

Nel libro "Alla ricerca di Spinoza" (pp.177-178), il neurofisiologo Antonio Damasio
ha così descritto la relazione tra esperienze culturali ed emozione:

Ogni esperienza nella vita di un essere umano è contraddistinta da un certo grado di emozione, e tale grado aumenta quanto più l'esperienza coinvolge aspetti personali o sociali. Sia che l'emozione venga prodotta da uno stimolo creatosi durante l'evoluzione e utile alla sopravvivenza, sia che provenga da uno stimolo appreso culturalmente, essa entrerà a far parte di un catalogo emotivo personale che si arricchirà con la ripetizione delle esperienze. Le esperienze vissute dall'individuo formano delle associazioni con le emozioni sperimentate.


Ciò equivale a dire che è il nostro catalogo emotivo personale che prende le decisioni e che ci fa cliccare "mi piace"
.

Secondo Damasio la differenza tra emozioni e sentimenti consiste nel fatto che le prime riguardano il corpo e sono quindi visibili all'esterno, i secondi riguardano invece la mente e, come tutte le immagini mentali, sono invisibili. Ecco come egli descrive questa differenza (p.103):


L'evoluzione sembra aver assemblato i meccanismi cerebrali dell'emozione e dei sentimenti procedendo per gradi. Dapprima viene il meccanismo per produrre reazioni a un oggetto o a un evento, orientate verso l'oggetto stesso o le circostanze: il meccanismo dell'emozione. Poi viene il meccanismo per produrre una mappa cerebrale e successivamente un'immagine mentale - un'idea - delle reazioni e dello stato dell'organismo che ne risulta: il meccanismo del sentimento.


Il ciclo emotivo è continuo e l'essere umano passa da emozioni a sentimenti ininterrottamente (pp.91-92):

Quando i pensieri che di solito causano le emozioni appaiono alla mente, inducono emozioni che danno origine a sentimenti, i quali evocano a loro volta altri pensieri, associati per contenuto, che probabilmente amplificheranno lo stato emozionale [...] Ulteriori emozioni daranno origine a ulteriori sentimenti e il ciclo continuerà finchè non sarà interrotto da una distrazione o dall'intervento della ragione.


Lo spazio comunicativo è dominato dalle emozioni

Il sociologo Fausto Colombo ha descritto nel dettaglio, nel libro "Il potere socievole", come avviene nel Web 2.0 la costruzione di un frame comunicativo che crea uno spazio virtuale analogo al confessionale o allo studio medico nel quale veniamo emotivamente sollecitati ad esporre le nostre preferenze e i nostri pensieri più intimi (p.143):


[il sistema] usa le informazioni [su di noi] per scopi che nulla hanno a che vedere con il nostro benessere o la nostra crescita (anche se non si può escludere che esso risponda in qualche modo ai nostri "bisogni" e soprattutto ai nostri desideri).

Nelle società moderne alcune emozioni non sono più utili
Alcune emozioni non sono più utili nelle società moderne, ma esse continuano da agire visceralmente negli esseri umani e alcuni movimenti politici, attraverso i mass media, ne approfittano per incitare all'odio e all'intolleranza anche sul web (Hate Speech).
Secondo Damasio (p.55):

Alcune emozioni sono pessime consigliere, e possiamo quindi studiare il modo per sopprimerle o attenuare le loro conseguenze. In questo momento sto pensando a tutte quelle reazioni che conducono ai pregiudizi razziali e culturali, basate in parte sul dispiegamento automatico di emozioni sociali evolutivamente intese  a rilevare 'differenze' negli altri; la differenza può infatti segnalare la presenza di un rischio o di un pericolo, e il suo rilevamento può quindi promuovere una reazione di allontanamento o di aggressione. Probabilmente, in una società tribale, quel tipo di reazione consentiva di raggiungere obiettivi utili. [...] Possiamo dunque essere consapevoli del fatto che il nostro cervello  contiene ancora meccanismi che lo fanno reagire come reagiva moltissimo tempo fa, in contesti diversissimi. E, forti di quella consapevolezza, possiamo imparare a ignorare tali reazioni e persuadere gli altri a fare altrettanto.
Qual è la differenza tra empatia e contagio emotivo

Da quando si è avuta conoscenza degli esperimenti di contagio emotivo condotti in rete da Facebook, si è cominciato a parlare anche dell'importante differenza tra contagio emotivo ed empatia.


Secondo molti studiosi l'empatia include sia una dimensione affettiva che una dimensione cognitiva. Nancy Eisenberg
(1996 ved. bibliografia) ha definito l'empatia come una risposta affettiva che scaturisce dalla comprensione di  o dall'apprensione per  uno stato emotivo altrui in cui l'attivazione emotiva dell'osservatore coincide con ciò che l'altra persona sta provando.


Secondo S.Bonino e B.Giordanengo (L'empatia, condividere ma non troppo), se provare empatia significa condividere un sentimento che ci aiuta a comprendere l'altro, la risposta a favore dell'altro deve variare in funzione del contesto; infatti soprattutto le professioni mediche o paramediche hanno la necessità di difendersi da un eccesso di empatia per evitare la sindrome di burnout (esaurimento).


Il contagio emotivo che oggi viene favorito e amplificato dai social media è sempre stato un pericolo per la democrazia, come sottolineato da Erich Fromm che riporta le parole del filosofo John Dewey del 1939 (Fuga dalla libertà p.6):


La vera minaccia per la nostra democrazia non è l'esistenza di Stati totalitari stranieri. E' l'esistenza, nei nostri atteggiamenti personali e nelle nostre istituzioni, di condizioni che in paesi stranieri hanno dato la vittoria all'autorità esterna, alla disciplina, all'uniformità e alla sottomissione al Capo. E quindi il campo di battaglia è anche qui: in noi stessi e nelle nostre istituzioni.

Metropolis: un grande classico del cinema muto
Fritz Lang, nel 1927, ha anticipato i rischi (vedere video sotto) che l'essere umano corre con la tecnologia e/o la propaganda che trasformano le persone in automi
Automi nazisti sfilano davanti al "Capo"
Il contagio emotivo trasforma le persone in automi

Mentre l'empatia è un processo conscio, il contagio emotivo è invece un processo automatico inconscio e consiste nella tendenza a provare emozioni e attuare comportamenti indotti da altri (G.Galloni p.135 ved. bibliografia). Così, mentre l'empatia è la capacità di rimanere se stessi  ma, allo stesso tempo, avere la capacità di assumere la prospettiva altrui e vedere attraverso gli occhi di un'altra persona, il contagio emotivo avviene inconsapevolmente. Esso si basa sulla comunicazione non verbale ed è spesso indotto dal sistema dell'informazione con programmi televisivi, cinema e, oggi, dal web (social network, e-mail, forum e chat, ecc). Le persone predisposte a questi 'virus sociali' tendono a imitare espressioni facciali, vocali, posture e comportamenti di chi li circonda (o dei personaggi più presenti sui mass media), al fine di "catturare" le emozioni indotte da quei personaggi. La scoperta dei neuroni specchio (G.Rizzolatti) ha introdotto nuovi elementi di riflessione nello studio dell'empatia: vedere studio del filosofo Massimiliano Cappuccio (bibliografia 2009).

Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabie)


Commenti
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Libri consigliati a chi vuole accorgersi delle circostanze in cui si svolge il contagio emotivo
 
Gili, Colombo
Antonio Damasio
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 15 aprile 2016

 
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