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Concetti legati alla credibilità

Teorie > Concetti > Credibilità
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Il punto chiave

La credibilità è la probabilità di essere creduti. La credibilità non risiede in una persona, in una fonte, in un mezzo o in un messaggio: essa è una qualità percepita da un Ricevente in un Emittente.

La credibilità è frutto di una relazione tra due entità che sono: un ricevente (è sempre una persona) e un emittente.  L'emittente ha sempre tre dimensioni che "costruiscono" la sua credibilità e il suo potere persuasivo; esse sono: la credibilità della FONTE (persona fisica, istituzione, redattore, autore, ecc), la credibilità del MESSAGGIO (costituita dai parametri del contenuto della comunicazione), la credibilità del MEZZO di comunicazione (Giornale, Programma TV, Programma Radio o Internet).

Le tre dimensioni della credibilità (Fonte, Messaggio, Mezzo)
Credibilità della fonte, del mezzo e del messaggio
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Reputazione dei media
Reputazione dei media secondo l'opinione degli italiani nel 2011 (dal 9° Rapporto Censis/Ucsi)
La credibilità dei mezzi di comunicazione è cambiata

Questo sito si occupa di valutare la credibilità della fonte e del messaggio di un Emittente, proponendo delle applicazioni sia per i mezzi di comunicazione tradizionali (Giornali, Riviste scientifiche) che per i mezzi digitali (Siti web, Blog, Microblog).

Riguardo alla generica credibilità che oggi viene attribuita ai vari mezzi di comunicazione, esistono dei sondaggi che mostrano un declino della credibilità attribuita ai mezzi convenzionali (TV, giornali), una conferma del mezzo radiofonico e una crescita dei mezzi digitali distribuiti attraverso la rete Internet.
Nel box a fianco viene mostrato l'esito di un sondaggio 2011 svolto in Italia dal Censis.

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I concetti che ruotano attorno al concetto di credibilità sono parecchi e, nella mappa concettuale qui sotto riportata,  vengono indicati e definiti secondo le attribuzioni fatte da Guido Gili (2005, La credibilità. Quando e perchè la comunicazione ha successo. - Rubbettino Editore).

I concetti legati alla Credibilità
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 2 dicembre 2012

 
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