Vulnerabilità e Resilienza umana nella famiglia e nella società - Pensiero Critico

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Vulnerabilità e Resilienza umana nella famiglia e nella società

Teorie > Concetti > Resilienza
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Il punto chiave

Non è il fattore stressante ad essere un problema, quanto l'interpretazione che l'essere umano ne dà.

Ruota della Resilienza psicologica
Resilience
La psicologa Nan Henderson ha costruito un modello della resilienza psicologica composto da una ruota contenente sei fattori, metà dei quali (quelli nel semicerchio di destra) dovrebbe mitigare i fattori di rischio presenti nell'ambiente, e l'altra metà (semicerchio di sinistra) dovrebbe rafforzare la resilienza dell'individuo.
(Cliccare per andare alla fonte)
Modello di vulnerabilità allo stress
Zubin Spring model
Vulnerabilità o Resilienza di ogni individuo nascono nella famiglia e proseguono nella società

E' noto che in fisica la resilienza (dal latino resilire  "rimbalzare") indica la capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi oppure, più in generale, la capacità di un sistema di assorbire le perturbazioni, riorganizzandosi. Analogamente la resilienza psicologica di una persona è la capacità di resistere agli eventi avversi della vita.


La vulnerabilità (o mancanza di resilienza) di un individuo allo stress è spesso creata dall'ambiente familiare. Infatti in esso possono avvenire processi relazionali patologici. Come ha scritto lo psicologo Nicholas A. Kuiper (ved. bibliografia 1990), il ruolo della famiglia è fondamentale nel determinare il livello di stress di un individuo, soprattutto nell'infanzia nella quale il Sistema Nervoso Centrale non ha ancora completato il suo sviluppo ed è facilmente modificabile.


Spesso lo stress è causato da un eccesso di critiche o, all'opposto, da un sovracoinvolgimento emotivo

In particolare, Kuiper ha messo in rilievo l'importanza dello humour come strategia di coping (gestione attiva dello stress). Ad esempio, se un ragazzo o una ragazza sono stati così fortunati da crescere in una famiglia dotata di senso dell'umorismo, ed hanno assistito al comportamento umoristico dei genitori di fronte ad eventi familiari potenzialmente stressanti, secondo Kuiper saranno maggiormente in grado in prossimità di un esame, di non valutare quell'evento come stressante. L'umorismo si differenzia da altre strategie cognitive/emotive di fronteggiare eventi stressanti perchè non nega l'evento negativo ma aiuta a interpretarlo come meno minaccioso.


Altri ricercatori (Benitez, Canales ved. bibliografia 2013) hanno effettuato uno studio sperimentale su 105 studenti allo scopo di cercare una relazione tra impiego del pensiero critico e resilienza individuale. Essi hanno individuato 23 studenti dotati di caratteristiche resilienti (su 105). Studiando le storie personali di questi 23 soggetti sono emerse esperienze giovanili rischiose che li hanno aiutati, più tardi, a risolvere difficili situazioni accademiche e problemi sociali. Secondo gli autori di questa ricerca una situazione di fallimento scolastico si trasforma in un fattore protettivo quando lo studente è capace di riflettere criticamente sui suoi problemi (prendendo decisioni opportune) anzichè evitarli.


Expressed Emotions (EE)  è un termine che indica una modalità relazionale (tra un parente e un paziente) caratterizzata da commenti critici, ostilità e/o coinvolgimento emotivo. Esso viene usato per misurare il grado di EE (mediante la Perceived Criticism Scale - PCS), oppure il grado di Stress (mediante la Perceived Stress Scale PSS).


La vulnerabilità allo stress è individuale
Gli psicologi Joseph Zubin e Bonnie Spring (1997 ved. bibliografia) hanno descritto il concetto di vulnerabilità come il risultato di fattori genetici, ambientali, di apprendimento e di relazione sociale. Ogni persona ha la sua soglia per lo sviluppo di problemi psicopatologici, e a persone con una bassa soglia sono sufficienti eventi stressori di bassa entità, mentre alle persone più resilienti una reazione psicopatologica (o problemi meno gravi) accade solo in caso di eventi catastrofici di lunga durata.
Soglia individuale di vulnerabilità allo stress
stress
Individui con una bassa vulnerabilità possono tollerare anche eventi molto stressanti
Resilienza
Senso dell'umorismo come strategia di coping
Humour
Un esperimento italiano: "Umorismo genitoriale: relazione tra stile educativo familiare basato sul senso dell'umorismo e autostima nei figli." Cliccare per andare alla fonte
Modelli stress-vulnerabilità
I modelli “stress-vulnerabilità” dei disturbi mentali rappresentano una compromesso fra teorie psicosociali (che ignorano o sottostimano l’importanza dei fattori biologici) e teorie biologiche (che ignorano o sottostimano l’importanza dei fattori psicologici o sociali). Se prendiamo in considerazione il modello “stress-vulnerabilità” di Zubin e Spring, vediamo (figura nel box a fianco) che esistono tre forze che agiscono sull'individuo: il fattore ambientale (Ecology), le esperienze psicologiche e sociali (Learning and Development) e le forze biologiche interne (Genetics). Tutti i modelli “stress-vulnerabilità” ipotizzano che l’insorgere di una patologia non sia ascrivibile ad un solo fattore, ma derivi dalle interazioni continue tra geni, ambiente e processi intrapsichici. Questo si accorda ovviamente con quanto ogni psicoterapeuta cognitivista conosce bene: è il significato che ognuno dà agli eventi che alla fine determina la gravità del carico dello stress. (ved. bibliografia Perris, 2000 pp. 27-28).

Ne deriva che, sul piano terapeutico diventa importante scegliere interventi integrati, orientati non solo a mitigare l’impatto dei fattori esterni alla persona (ad esempio attraverso interventi per il potenziamento delle strategie di coping, o interventi di riduzione dell’emotività espressa  e delle critiche in famiglia), ma anche a intervenire sugli assunti di base disfunzionali di sé e delle relazioni con l’altro, che la persona ha maturato nel corso dello sviluppo (a partire dalle relazioni precoci).
Modelli scientifici eziologici
zubin e spring
La vulnerabilità allo stress dipende dall'interazione di tre tipi di fattori (da sinistra a destra nello schema):
1. fattore ambientale (famiglia, ambiente di lavoro, stato socioeconomico, ecc)
2. fattore psicologico (stile di apprendimento, traumi pregressi, attaccamento disfunzionale, depressione, ecc)
3. fattore biologico (genetico, neurofisiologico, metabolico, ecc)
Dalla Resilienza all'Antifragilità
Negli ultimi anni un nuovo concetto è apparso ad estendere i confini della Resilienza. Si tratta dell'Antifragilità e il suo ambito è per il momento quello dell'Intelligenza Artificiale applicata ai Sistemi. Il suo significato viene così descritto dal ricercatore Vincenzo De Florio (“Resilient and Antifragile Ambient Systems”):

L'antifragilità consiste nel miglioramento di un sistema quando esso viene sottoposto a errori o cambiamenti imprevisti e improvvisi. Di fronte a tali eventi un sistema antifragile "impara" dagli eventi ed evolve migliorando se stesso.

Il filosofo-ingegnere Nassim Nicholas Taleb ha esteso il concetto di "Antifragilità" all'essere umano e al suo contesto socio-culturale sostenendo (nel libro Robustezza e Fragilità) che caos, disordine e volatilità consentono all'uomo di volgere a proprio favore eventi avversi o anche catastrofici, un po' come il mostro mitologico dell'Idra dalla cui testa mozzata ne rinascevano due subito dopo il taglio. Secondo Taleb il "corpo umano" e concetti come "evoluzione", "informazione", "reputazione", "amore" sono intrinsecamente antifragili perchè, il più delle volte, riescono a resistere ai più feroci colpi del destino.
Esistono vari esempi che confermano questa tesi, uno per tutti sono i sopravvissuti dell'Olocausto tra i quali spicca (oltre al nostro Primo Levi) lo scrittore ungherese (premio Nobel 2002) Imre Kertész che è sopravvissuto ad Auschwitz e alla dittatura sovietica, affidando la sua salvezza alla scrittura (per sapere a cosa può resistere un uomo è opportuno leggere "Essere senza destino").
Idra e Antifragilità
Antifragilità
L'uomo, secondo Nassim Taleb è come l'Idra, serpente mitologico con molte teste. Il mito narra che tagliando una testa dell'Idra dal moncherino subito ne ricrescessero due, per questo motivo Taleb l'ha elevata a simbolo dell'Antifragilità.
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi vuole migliorare la propria resilienza
 
Nassim Taleb
Kertesz
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 29 luglio 2015

 
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