Investimenti finanziari: perchè gestiamo male i nostri risparmi - Pensiero Critico

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Investimenti finanziari: perchè gestiamo male i nostri risparmi

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Il punto chiave
Per diecimila anni abbiamo eliminato sempre più incertezze e pericoli provenienti dall'ambiente naturale. Negli ultimi secoli il controllo dell'incertezza si è ulteriormente potenziato. I saperi volti alla comprensione dei rischi naturali sono stati estesi ai mondi in cui l'incertezza è prodotta da decisioni e azioni umane, rendendo possibili assicurazioni, mercati finanziari e nuovi modi di depositare i risparmi. (Paolo Legrenzi)
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L'incerto è l'imponderabile che però interferisce con le nostre scelte, è quella posizione, mai accettata nella modellizzazione microeconomica, del "non sapere tutto". (Arjun Appadurai)
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Il sapere sul quale possiamo fare affidamento non è quello che non viene criticato, è quello che accetta continuamente di essere criticato e sopravvive alla critica. Ancora una volta, la certezza nasce dall'apertura alla certezza. (Carlo Rovelli)
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Le persone di solito sono asimmetriche: soffrono molto più per le perdite di quanto non godano per un guadagno della stessa entità. (Paolo Legrenzi)
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L'asimmetria tra perdite e guadagni, in termini di dolore e piacere, risale alle origini più remote della storia della nostra specie, a milioni di anni fa. Ed è stata un'asimmetria che si è rivelata adattiva e salutare per centinaia di migliaia di anni, quando vivevamo in ambienti ostili, dove le perdite spesso coincidevano con la perdita della vita. (Paolo Legrenzi)
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Quello che noi ci aspettiamo dal futuro sta dentro la testa delle persone. (Paolo Legrenzi)
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La progettazione del futuro di ogni persona si svolge nel territorio dell'incertezza dove è impossibile calcolare il rischio perchè esso è una variabile semiotica. (Arjun Appadurai)

Relazione tra risparmio e futuro

Le persone, nell'affrontare la propria vita e metterla al riparo dall'incertezza che la domina, si sono affidate prevalentemente al risparmio. La definizione di risparmio che l'Enciclopedia Treccani dà è che "il risparmio è quella parte di reddito che non viene destinata al consumo", e i motivi per cui si risparmia sono vari, come scrivono gli economisti Pietro Alessandrini e Alberto Zazzera (vedi bibliografia):

L'analisi delle diverse spiegazioni del risparmio offerte dalla teoria economica può essere svolta su tre piani interrelati: l'individuazione delle motivazioni personali, la selezione delle variabili esplicative, il contesto teorico di riferimento. Le motivazioni personali in grado di giustificare un singolo atto di risparmio possono essere molteplici. Keynes (v., 1936, cap. 9) ne elenca otto: la precauzione, la previdenza, il calcolo, il miglioramento, l'indipendenza, l'iniziativa, l'orgoglio, l'avarizia. È indiscutibile che questi moventi abbiano un loro peso nel determinare l'ammontare di reddito risparmiato e tutti, più o meno esplicitamente, hanno di fatto trovato posto nella teoria economica.

Sebbene la progettazione del proprio futuro sia indispensabile per avviare la macchina sociale, essa si inserisce nel vasto territorio dell'incertezza, di cui scrive l'antropologo Piero Vereni nell'introduzione del libro "Scommettere sulle parole - Il cedimento del linguaggio nell'epoca della finanza derivata" dell'antropologo Arjun Appadurai (p. IX):

Perchè il futuro sia quel che sarà, dobbiamo pensarlo come progetto che nel suo realizzarsi causa le condizioni di cui dovrebbe essere effetto.
Altan
Incertezza del futuro
L'incertezza del futuro è anche il tema trattato dallo psicologo Paolo Legrenzi il quale, nel suo libro "Perchè gestiamo male i nostri risparmi", si riferisce al futuro accostandolo al significato dell'acquerello "Angelus Novus" di Paul Klee (p. 32):

E' come se andassimo verso il futuro volgendogli le spalle, guardando il passato e lasciandoci influenzare da esso. Proprio come capita all'Angelus Novus di Paul Klee, l'acquerello acquistato da Walter Benjamin nel 1921, e tenuto con sè fino ala 1940, anno della sua morte. Pe Benjamin, è l'angelo della storia che va verso un futuro ignoto con "il viso rivolto al passato". Se ci muoviamo come l'angelo della storia, influenzati dai dolori e dalle rovine del passato, non faremo del bene ai nostri risparmi.

Nelle sue considerazioni, Paolo Legrenzi evidenzia la forte differenza esistente tra la capacità di produrre risparmio avvalendosi, ad esempio, di modi di vita frugali, e la capacità di gestire bene questo risparmio, e di tali modi il libro dà un'ampia documentazione.
L'Angelus Novus di Paul Klee
Paul Klee
Se ci muoviamo come l'angelo della storia, influenzati dai dolori e dalle rovine del passato, non faremo del bene ai nostri risparmi.
Nuove forme di incertezza della Modernità

Nella società odierna l'incertezza prodotta dalla natura ha assunto un ruolo residuale e marginale rispetto a quella prodotta dall'uomo. L'incertezza prodotta dalla natura si limita a eventi quali: terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche, eventi atmosferici, ecc., anche se alcuni di questi eventi sono favoriti da attività umane (ad esempio dal cambiamento climatico).

A questo proposito, Paolo Legrenzi scrive (p. 37-38):

Di questi tempi la maggior parte delle nostre preoccupazioni quotidiane riguarda nuove forme di incertezza, quelle prodotte dall'uomo e non più soltanto dalla natura. Che cosa vuol dire trasformare l'incertezza in rischio? In sintesi significa riuscire a descrivere l'incertezza e a calcolarne le conseguenze: quando questo è attuabile, possiamo ammortizzare l'incertezza del futuro ricorrendo alle tecniche assicurative che, a loro volta, sono fondate su un calcolo dei rischi. A questo punto il risparmio diventa sempre più immateriale, e quindi articolato e variegato.
Tre aree per le azioni umane: certezza, incertezza e rischio
conoscenza e ignoranza
L'area "naturale" in cui si muove l'essere umano è quella dell'incertezza, enorme rispetto a quella della certezza (il disegno non mostra le reali proporzioni). Per affrontare il rischio, nell'antichità, l'uomo si affidava agli oracoli e ai suoi sacerdoti, ma solo dal secolo scorso ha imparato a calcolarlo. Cliccare per ingrandire
Nella gestione dei nostri risparmi dovremmo comportarci come Ulisse con le sirene
mosaico
Mosaico da Dougga (Tunisia) rappresentante Ulisse e le sirene.
Il risparmiatore, nell'attraversare i mari tempestosi della finanza, dovrebbe tapparsi le orecchie per non ascoltare nè le grida d'allarme provenienti dai mercati, nè quelle provenienti da se stesso.
I paradossi del risparmio
La crisi finanziaria del 2007-2008 ha costituito un fondamentale punto di non ritorno di cui la maggioranza delle persone ha preso atto con lentezza.
Infatti, inizialmente si pensava che si trattasse di una variazione temporanea e che tutto sarebbe ricominciato come prima. A questa tendenza, secondo Paolo Legrenzi (pp. 144-153), hanno contribuito i due paradossi del risparmio. Essi, secondo Paolo Legrenzi, sono:

  1. Primo paradosso del risparmio: la convenienza di risparmi ben diversificati viene ostacolata dall'incapacità di reggere a una modalità d'investimento che prevede perdite temporanee

  2. Secondo paradosso del risparmio: la continua attenzione all'andamento dei propri risparmi ne danneggia l'incremento, infatti il risparmiatore noterà le oscillazioni temporanee e si preoccuperà di cali anche piccoli

Teoria del prospetto
kahneman
In ogni decisione economica umana l'avversione per le perdite prevale sul piacere di un guadagno.
L'avversione per le perdite: una scoperta da Premio Nobel
La teoria del prospetto di Daniel Kahneman e Amos Tversky, che valse il premio Nobel per l'economia a Kahneman nel 2002 (Tversky era deceduto nel 1996), si occupa delle decisioni in condizione di rischio, cioè quelle decisioni in cui è conosciuta (o si può stimare) la probabilità associata ai possibili esiti di ogni alternativa a disposizione. Kahneman e Tversky proposero un modello alternativo alla teoria dell'utilità attesa. Essi scoprirono che, in condizioni di rischio, le persone violano sistematicamente le regole del comportamento razionale e dell'utilità attesa, mostrando un'asimmetria nel loro comportamento decisionale tra guadagni e perdite.
Scrive l'economista Riccardo De Bonis (vedi bibliografia):

Il punto di partenza è l’effetto certezza: le persone attribuiscono un grande peso alla certezza rispetto a risultati delle scommesse che sono solo probabili ma che comporterebbero guadagni più alti. Gli intervistati erano invitati a scegliere l’opzione A – vincere 4.000 dollari con una probabilità dell’80 per cento – o l’opzione B, vincere 3.000 dollari con certezza. La grande maggioranza degli intervistati sceglieva l’opzione B, la cui utilità attesa è più bassa di quella implicita nell’opzione A (3.200). Il passo ulteriore fu inserire non solo guadagni ma anche perdite nelle scommesse. L’avversione al rischio fa preferire la certezza quando il soggetto intervistato è chiamato a effettuare scommesse che comportino guadagni. Quando invece si introduce la possibilità di una perdita, il soggetto preferisce scommettere: tra l’opzione di perdere 4.000 dollari con una probabilità dell’80 per cento e l’opzione di perderne 3.000 con certezza, la stragrande percentuale delle persone sceglie di scommettere 4.000 dollari. L’avversione al rischio nel caso di guadagni è accompagnata dalla preferenza per il rischio nel caso delle perdite.
Esiste poi un effetto isolamento. Per scegliere tra due alternative le persone tralasciano ciò che le alternative hanno in comune e si concentrano su ciò che le distingue. Così si arriva a formulare preferenze incoerenti, alterate da rappresentazioni diverse della probabilità. Le due scommesse seguenti sono identiche, ma le persone si comportano come se fossero diverse. Nel problema A si prospetta alle persone di ricevere un dono di 1.000 dollari, che si aggiunge al precedente patrimonio: sono poi invitate a scegliere tra (1) una probabilità del 50 per cento di vincere 1.000 dollari; (2) un dono di 500 dollari. Quasi tutti gli individui sceglievano (2), essendo dominati dall’effetto certezza. Nel problema B, si prospetta alle persone di ricevere un dono di 2.000 dollari: sono poi invitate a scegliere tra (3) una probabilità del 50 per cento di perdere 1.000 dollari e (4) una perdita secca di 500 dollari. Quasi tutte le persone preferivano scommettere (3). I due problemi sono identici, perché il problema B è ottenuto da A aggiungendo 1.000 dollari al bonus iniziale e sottraendo 1.000 dagli esiti finali. Ma le persone non se ne rendevano conto. In entrambi i problemi scegliendo la scommessa, c’era il 50 per cento di probabilità di ritrovarsi con un utile netto di 2.000 dollari; e in entrambi, scegliendo di non scommettere, si ottenevano 1.500 dollari. Eppure bastava presentare la scelta sicura in termini di perdita per indurre i soggetti a rischiare.  Le scelte tra scommesse non sono determinate dai risultati finali – i guadagni e le perdite in gioco – come previsto dalla teoria dell’utilità attesa, ma sono influenzate dal modo in cui le scommesse sono presentate. Le persone si concentrano sui cambiamenti della ricchezza, piuttosto che sul valore finale della loro ricchezza. Le persone alle prese con una scelta rischiosa stentano a inquadrarla in un contesto: la valutano come un problema isolato. Le persone non scelgono tra cose, ma tra descrizioni di cose. C’è un effetto contesto: le preferenze variano in base al contesto in cui le alternative sono inquadrate.
Daniel e Amos presentavano così una funzione del valore, alternativa alla funzione dell’utilità attesa. Le persone sono più sensibili alle variazioni di ricchezza e benessere, piuttosto che ai loro livelli assoluti. Scelgono infine di scommettere se c’è una probabilità minima di vincere una grande somma – si pensi alla partecipazione alle lotterie – ma preferiscono non scommettere se c’è una probabilità minima di incorrere in una grande perdita.  Il dispiacere di perdere una somma è maggiore del piacere di vincere la stessa somma. Per questo motivo non vendiamo azioni che hanno perso valore o una casa al mare o in montagna che usiamo poco: non vogliamo ammettere un investimento sbagliato.
Su cosa si basa l'intera economia mondiale: su un castello di parole, quello dei derivati

Ci voleva un antropologo, e non un economista, per spiegare in modo chiaro e convincente su cosa si basa l'intera economia mondiale e quali sono i suoi rischi: l'antropologo Arjun Appadurai lo spiega nel suo libro "Scommettere sulle parole" (p.143):


Il volume e il valore delle transazioni finanziarie è oggi superiore al valore dei beni industriali e dei servizi. A partire dai primi anni Settanta si è assistito al rapido sviluppo di un arsenale di strumenti finanziari pressochè inimmaginabili  all'epoca di Karl Marx. La svolta che ha reso possibile questo boom finanziario è l'idea che il rischio stesso potesse venire monetizzato, consentendo a un numero ristretto di attori di assumere rischi su altri rischi. Tale è la logica di fondo dei prodotti derivati, uno strumento che ha consentito ai tecnici della finanza e ai manager di rendere monetizzabile praticamente qualunque aspetto delle nostre esistenze quotidiane. Abbiamo visto per esempio come il mercato delle abitazioni sia stato trasformato in una macchina per la monetizzazione dei mutui ipotecari; l'ambiente è stato monetizzato con la compravendita delle quote di emissione e di vari altri prodotti derivati; l'istruzione è stata imbrigliata da sistemi complessi per la generazione di debito con i prestiti studenteschi; la sanità e le polizze assicurative sono ormai impregnate di modelli a base  di rischio, arbitraggio e scommesse sul futuro.


La finanziarizzazione dell'intera economia mondiale si basa su un particolare tipo di contratti: i contratti derivati. Questi sono documenti messi per iscritto, quindi registrazioni di testi inerenti a un futuro ignoto che, allo scadere di un certo intervallo di tempo convenuto, impegna due parti a trasferire in un senso o nell'altro una certa somma di denaro. La finanziarizzazione dell'economia ha una lontana origine storica nel commercio marittimo e nel conseguente sviluppo di tutele assicurative contro gli imprevisti. Un derivato è un fenomeno linguistico dal momento che la sua funzione principale è di rimandare ad altro, a qualcosa di tangibile. Scrive Appadurai (p. 21):


L'intera economia statunitense è costruita sulla struttura dei contratti (da cui dipendono la proprietà privata, i rapporti di lavoro, le dinamiche creditizie, le coperture assicurative e molto altro). Soltanto il contratto derivato, però, è parte di una sequenza performativa fondata su connessioni lungo una catena di strumenti cartolarizzati, ciascuno dei quali pone le basi del successivo, creando vincoli invisibili che vengono alla luce soprattutto quando la liquidità scompare, gli acquirenti si dileguano e i mercati crollano o entrano temporaneamente in coma. [...] Nel 2007-2008 abbiamo assistito al crollo di un castello di parole fatto di contratti, ciascuno dei quali era formato da una coppia di promesse agonistiche intrecciate in una catena performativa, un accumulo di promesse performativo creato dall'incremento di valore monetario indotto dalla moltiplicazione delle scommesse su prezzi futuri ignoti. Quando i mercati sono giunti alla paralisi, quando il gioco delle sedie si è interrotto e nessuno è più stato disposto ad acquistare grossi pacchetti di derivati, a crollare è stata l'architettura di promesse dalla quale dipendono i profitti finanziari nell'era della forma derivata.


La progettazione del futuro economico di ogni persona si svolge nell'ambiguo territorio dell'incertezza, un territorio dove, secondo l'antropologo Arjun Appadurai, è impossibile calcolare il rischio perchè esso è una variabile semiotica.

Consigli su come investire valutando i rischi

L'economista Marco Liera indica i suoi suggerimenti per le modalità d'investimento nel suo articolo "Risparmi tutelati valutando i rischi e non le oscillazioni" apparso nel 2012 sul Sole 24 Ore (vedi bibliografia):


  1. Disinteressatevi della maggior parte delle informazioni che riguardano l'andamento di breve periodo dei mercati. Prestare attenzione al cosiddetto "noise", il rumore di fondo del su e giù dei mercati e degli spread che ogni giorno pervade le nostre vite, non solo è una perdita di tempo ma è soprattutto controproducente perché ci distrae dalle informazioni più importanti che sono le nostre caratteristiche di investitori e il rischio delle varie categorie di attivi finanziari.

  2. Riducete ogni esigenza di investimento a un mero trasferimento di ricchezza da un tempo "t" a un tempo "t" più qualche mese o qualche anno, senza "ingabbiare" le decisioni in programmi di lungo periodo per lo più innaturali. Un consulente finanziario può aiutare a costruire un piano di investimento goal-based (basato su obiettivi come la pensione, la scuola dei figli e così via) ma deve essere veramente professionale e in grado di mantenere un rapporto continuativo con il cliente. In assenza di un consulente come quello descritto, va benissimo un approccio risk-based che punta a trasferire la ricchezza nel tempo minimizzando i rischi.

  3. Non pensate a come investire i risparmi se prima non avete accantonato una riserva di liquidità per far fronte agli imprevisti e se non avete assicurato il vostro capitale umano con adeguate coperture caso morte e invalidità permanente da infortuni e malattia. Se non lo fate, assomigliate a quelle squadre di calcio che si schierano in campo senza difensori (neppure il portiere).

  4. Una volta risolte queste esigenze prioritarie, potete pensare a trasferire nel tempo i vostri risparmi proteggendo prima di tutto il vostro benessere. Pretendere di aumentarlo con gli investimenti è affare per Warren Buffett e pochi altri. Tutti gli altri possono aumentare il loro benessere con il lavoro e il risparmio, più che con le performance dei loro attivi.

  5. Per almeno nove investitori su dieci, credo che il trasferimento di risparmi nel tempo possa essere realizzato efficacemente utilizzando solo due strumenti: titoli obbligazionari a breve termine come i BoT e titoli indicizzati all'inflazione come i BTpi (o, per i più insofferenti alla volatilità dei mercati, buoni postali indicizzati all'inflazione). Negli ultimi 85 anni, i BoT americani (T-bills) sono stati l'investimento più efficiente perché per ogni punto percentuale di volatilità hanno ricompensato gli investitori con un rendimento dell'1,19%. Per le azioni questo coefficiente è stato pari a 0,58, per i titoli di Stato a medio-lungo termine a tasso nominale 0,62 (la tabella completa si trova su www.youinvest.org). Quindi assai meno efficienti. Per i titoli di Stato a tasso reale non esistono ancora analisi così estese nel tempo, ma quel che è certo è che sono gli unici strumenti in cui un soggetto "relativamente" solvibile garantisce contrattualmente un altro dall'erosione dell'inflazione. In ogni caso, negli ultimi 12 anni i Tips (bond reali americani) hanno mostrato un coefficiente di 1,31.

  6. Considerate la diversificazione come un antidoto alla volatilità, ma non una protezione contro gli scenari catastrofici che attualmente sono la principale preoccupazione dei risparmiatori. L'economia e la finanza sono terribilmente interdipendenti ed è veramente arduo trovare "porti sicuri" o attività che si comportino in modo decorrelato dalle altre nelle ipotesi "estreme".
Il valore di ogni persona

Secondo Paolo Legrenzi, il valore (economico) totale di ogni persona è fatto di tre elementi (p.157):


  1. RISPARMIO FINANZIARIO: Prezzo di mercato dei suoi investimenti finanziari

  2. IMMOBILI: Prezzo di mercato dei suoi immobili più Valore (può essere assicurato)

  3. CAPITALE UMANO: Vita (può essere assicurata)
altan
Conclusioni (provvisorie): la convenienza di risparmi ben diversificati viene ostacolata dall'incapacità di reggere a una modalità d'investimento che prevede perdite temporanee.

E' noto a tutti che il valore delle transazioni finanziarie è oggi superiore al valore dei beni industriali e dei servizi. Infatti, a partire dai primi anni Settanta si è assistito al rapido sviluppo di un arsenale di strumenti finanziari prima inimmaginabile. La svolta che ha reso possibile questo boom finanziario è l'idea che il rischio stesso potesse venire monetizzato, consentendo a un numero ristretto di attori di assumere rischi su altri rischi. Tale è la logica di fondo dei prodotti derivati, uno strumento che ha consentito ai tecnici della finanza e ai manager di rendere monetizzabile praticamente qualunque aspetto delle nostre esistenze quotidiane. Tutto il rischio sul debito (pubblico e privato) è stato monetizzato:  dai mutui ipotecari delle nostre abitazioni, alla sanità privata, alla scuola privata. Ciò ha aumentato l'incertezza del futuro che, a differenza del passato, non è prodotta da cause naturali ma, prevalentemente, da azioni umane come quelle dei contratti derivati. In tale scenario si colloca l'azione del singolo risparmiatore che, nell'investire i propri risparmi, è combattuto tra l'evidenza storica della maggiore convenienza a lungo termine dell'investimento azionario e la propria ancestrale avversione per le perdite. In conclusione si può dire che bisogna abituarsi a vivere in tempi sempre più incerti e che la convenienza di risparmi ben diversificati, che comprendano anche investimenti azionari, viene ostacolata dall'incapacità di reggere a una modalità d'investimento che prevede perdite temporanee.
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati
a chi è interessato a capire come gestire meglio i propri risparmi
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Michael Lewis
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 9 giugno 2018

 
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