Qual è la differenza tra razionalità e razionalizzazione - Pensiero Critico

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Qual è la differenza tra razionalità e razionalizzazione

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Il punto chiave

Ancora oggi la pretesa dell'essere umano di essere razionale si scontra con la realtà dei suoi comportamenti illogici, cioè con la differenza tra razionalità e razionalizzazione. Le ricerche degli ultimi vent'anni in psicologia cognitiva ed economia comportamentale mostrano che l'essere umano ha una razionalità limitata e, in condizioni di incertezza, prende decisioni intuitive (euristiche) che, immediatamente dopo, razionalizza cercando una motivazione accettabile per quelle decisioni e quei comportamenti.

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Non bisogna confondere le cause dei bias cognitivi con l'azione inconscia dei veri Miti che agiscono positivamente nell'indirizzare le emozioni umane.

logica
First I graduate in economics, then a doctorate in palmistry
Differenza tra razionalità e razionalizzazione

L'essere umano ha sempre attribuito un grande valore alla logica e alla razionalità pretendendo di esserne interprete ed esecutore. Come ha scritto lo psicologo Daniel Kahneman noi vorremmo essere razionali ma, spesso, razionalizziamo pensieri e decisioni che abbiamo preso con l'intuizione.

La nostra pretesa di essere razionali è un'illusione, come ha argomentato il filosofo Edgar Morin ("Introduzione al pensiero complesso" pp. 69-70):


La ragione corrisponde a una volontà di avere una visione coerente dei fenomeni, delle cose e dell'universo. La ragione ha un aspetto incontestabilmente logico. Ma, anche qui, possiamo distinguere tra razionalità e razionalizzazione. La razionalità è il dialogo incessante tra la nostra mente che crea delle strutture logiche, che le applica al mondo, e questo mondo reale. Quando questo mondo non è d'accordo con il nostro sistema logico, bisogna ammettere che il nostro sistema logico è insufficiente, che incontra solo parte del reale. [...] La razionalizzazione consiste nel voler rinchiudere la realtà in un sistema coerente. E tutto ciò che, nella realtà, contraddice quel sistema coerente viene scartato, dimenticato, messo da parte, visto come illusione o apparenza. Ci rendiamo conto qui che razionalità e razionalizzazione hanno esattamente la stessa origine, ma che, sviluppandosi diventano nemiche l'una dell'altra. E' molto difficile riconoscere il momento in cui passiamo dalla razionalità alla razionalizzazione; non esiste una frontiera; non esiste segnale d'allarme. Abbiamo tutti una tendenza inconsapevole ad allontanare dalla nostra mente ciò che si prepara a contraddirla, in politica come in filosofia. Avremo un'attenzione selettiva verso ciò che favorisce le nostre idee e una disattenzione selettiva verso ciò che le sfavorisce.


Con queste parole Edgar Morin ci mostra come egli avesse intuito alcune distorsioni del giudizio che la psicologia cognitiva avrebbe poi studiato e confermato sperimentalmente (bias cognitivi). Di queste distorsioni del giudizio il filosofo ed economista Matteo Motterlini ne riporta parecchie nel libro "Trappole mentali (p.45):

Questa trappola mentale [effetto Barnum] sembra spiegare perchè così tante persone credano che le predizioni di astrologi, maghi, cartomanti, grafologi e veggenti siano tanto accurate. In realtà ci cuciamo addosso abiti di misura universale. Tale effetto è innescato da un insieme di meccanismi psicologici quali il wishful thinking (cioè considerare vero ciò che si vorrebbe che fosse), l'autoinganno, la vanità e la tendenza che ognuno ha di trovare un senso per sé anche dove il senso è vago, generico e talvolta contraddittorio.
Gli errori dei filosofi del XVIII secolo sull'interpretazione dei Miti e l'effetto dei miti sull'uomo moderno

Non bisogna confondere l'effetto dei bias cognitivi sulla nostra percezione della realtà con l'effetto dei Miti sul pensiero umano, infatti Edgar Morin sottolinea i profondi errori di valutazione che, in nome della ragione, i filosofi del XVIII secolo avevano commesso analizzando i Miti e le Religioni. Egli scrive (pp.71-712):


Credevano che le religioni e gli dei fossero stati inventati dai preti per ingannare la gente. Non si rendevano conto della profondità e della realtà della sensibilità religiosa e mitologica dell'essere umano. Ed ecco che erano scivolati nella razionalizzazione, vale a dire nella spiegazione semplicistica di ciò che la loro ragione non riusciva a capire. Ci sono voluti nuovi sviluppi della ragione per cominciare a capire il mito. E' stato necessario, per questo, che la ragione critica diventasse autocritica. [...]  Noi stessi, che viviamo in una cultura che ha sviluppato certi settori della razionalità come la filosofia e come la scienza, viviamo altrettanto impregnati di miti, altrettanto impregnati di magia, ma di un altro tipo, di un altro genere.

Questa differenza viene descritta dallo storico delle religioni Mircea Eliade nel libro "Miti, Sogni e Misteri" scaricabile gratuitamente in bibliografia.
Scrive Mircea Eliade (pp.24-25):

Vivere l'avventura personale come la reiterazione di una saga mitica equivale a eludere il PRESENTE. Questa angoscia di fronte al tempo storico, accompagnata dal desiderio oscuro di partecipare a un tempo glorioso, primordiale, TOTALE, si traduce nei moderni in un tentativo talvolta disperato di spezzare l'omogeneità del tempo, per «uscire» dalla durata risuscitando un tempo qualitativamente diverso da quello che, consumandosi, la loro propria «storia» crea. E' in questo soprattutto che si riconosce meglio la funzione dei miti nel mondo moderno. Con mezzi molteplici, ma omologabili, l'uomo moderno si sforza di uscire dalla propria «storia» e di vivere un ritmo temporale qualitativamente diverso, è un modo inconsapevole di ricuperare il comportamento mitico. Lo si capirà meglio osservando le due principali vie di «evasione» usate dal moderno: lo spettacolo e la lettura. Non insisteremo sui precedenti mitologici della maggior parte degli spettacoli; basta ricordare l'origine rituale della tauromachia, delle corse, degli incontri sportivi: tutti hanno in comune la caratteristica di svolgersi in un «tempo concentrato», di grande intensità, residuo o succedaneo del tempo magico-religioso. Il «tempo concentrato» è anche la dimensione specifica del teatro e del cinema. Anche non tenendo conto delle origini rituali e della struttura mitologica del dramma e del cinema, rimane il fatto importante che queste due specie di spettacolo utilizzano un tempo ben diverso dalla «durata profana», un ritmo temporale concentrato e spezzato a un tempo, che, al di fuori di ogni implicazione estetica, provoca una profonda risonanza nello spettatore.
Il Mito di Teseo e il Minotauro
Minotauro
Secondo Jean-Pierre Vernant il mito di Teseo nacque dall'esigenza degli Ateniesi di avere un padre fondatore al quale attribuire la fondazione della democrazia e dell'uguaglianza politica. (Cliccare per approfondire)
Il cinema è un modo con cui l'uomo moderno tenta di recuperare un comportamento mitico
I film della trilogia di Matrix (in questo video Matrix Revolutions) utilizzano il concetto di Oracolo in accordo con il principio degli Oracoli antichi, cioè per evidenziare che la soluzione del problema è nelle mani dell'uomo che lo interroga.
Problemi e soluzioni dell'uomo arcaico e di quello moderno sono tuttora affidati a Oracoli, Tragedie e creazione di Miti
Come scriveva Eliade il mito, nel mondo moderno, permane perchè è ancora viva l'esigenza umana del cercare soluzioni a problemi individuali e collettivi. Un problema è la differenza tra la "percezione di qualcosa" e la "forma che quella cosa vorremmo che avesse", cioè la differenza tra "percezione" e "desideri " (soggettivi o collettivi). Di fronte a un problema, l'uomo arcaico aveva inventato gli Oracoli, e l'ambiguità dei responsi oracolari evidenziava che la sua soluzione era interamente affidata all'interpretazione umana. L'oracolo è quindi solo un principio euristico che rende consapevoli dell'esistenza di un problema. Se noi (o la società nel suo complesso) non si accorge di un problema nessun oracolo potrà mostrarcelo. Come è noto le euristiche sono scorciatoie mentali che ci aiutano a prendere decisioni rapide. Anche oggi il concetto di "oracolo" viene impiegato in qualità di strumento (ad esempio nel testing del software) per verificare la presenza di problemi irrisolti. Gli oracoli sono fallibili e, come le euristiche, dipendenti dal contesto.

La narrativa, i racconti ci offrono proprio questa prospettiva come scriveva lo psicologo Jerome Bruner (La fabbrica delle storie (pp. 32-35)):

La narrativa ci offre un mezzo pronto e flessibile per trattare gli incerti esiti dei nostri progetti e delle nostre aspettative. come è stato generalmente osservato, da Aristotele a Kenneth Burke, la spinta alla narrativa è data da un'attesa andata a monte: la peripéteia, come la chiama Aristotele, o la difficoltà, con la D maiuscola, come la chiama Burke. L'attesa naturalmente caratterizza tutti gli esseri viventi, sebbene sia variabile quanto a sofisticazione e all'arco temporale che essa abbraccia. La sua espressione tipicamente umana è il progetto: l'escogitare mezzi appropriati, spesso contingenti, per raggiungere i nostri scopi. [...] La narrativa è il racconto di progetti umani che sono falliti, di attese andate a monte. Essa ci offre il modo di addomesticare l'errore e la sorpresa. Arriva a creare forme convenzionali di contrattempi umani, convertendole in generi: commedia, tragedia, romanzo d'avventura, ironia, o qualunque altro formato possa smussare l'aculeo della nostra fortuità.
Delfi: uno dei più famosi oracoli dell'antichità
delfi
L'importanza degli Oracoli nel mondo antico era riconosciuta a tutti i livelli. Oggi appare chiara la loro funzione psicologica che continua da agire in forma diverse nell'uomo moderno: l'oracolo era la percezione di un problema (individuale o collettivo). Esso non forniva soluzioni, bensì stimolava l'uomo a intraprendere azioni per la sua soluzione.
Il Teatro è un modo con cui l'uomo moderno tenta di recuperare un comportamento mitico e la Tragedia greca ha ispirato buona parte del Teatro moderno
Tragedia greca
La tragedia greca ha esercitato un influsso sul teatro moderno che arriva fino ai nostri giorni. (Cliccare sull'immagine per approfondire)
Falsi miti: Arti divinatorie e Paranormale
Il meccanismo psicologico della "proiezione" sembra essere il movente della diffusa credenza, ancora oggi, in pratiche divinatorie quali Astrologia, Chiromanzia, Cartomanzia, Tarocchi, ecc. Secondo Sigmund Freud la proiezione è un meccanismo mentale di difesa che il soggetto usa per attribuire ad altri desideri e sentimenti che rifiuta di riconoscere in sé stesso. Egli scrisse:

Attribuzione ad altri di un proprio aspetto ritenuto negativo, per cui il soggetto può biasimarlo in altri ritenendosi immune. I propri impulsi e sentimenti  inaccettabili sono attribuiti al mondo esterno, e di conseguenza percepiti come appartenenti ad un'altra persona. La proiezione agisce in ogni momento della vita psichica, sia in fasi molto primitive dello sviluppo infantile, sia in fenomeni non patologici (animismo e superstizione). Diventa evidente e patologica quando comporta una perdita dell'esame di realtà come nella paranoia.
Credenza in esperienze soprannaturali
credenze irrazionali
Un sondaggio svolto dal PEW nel 2009 negli USA ha riportato che il 25% degli americani crede nell'astrologia, il 24% nella reincarnazione, il 29% si è messo in contatto con i defunti, ecc. (Cliccare sull'immagine per andare al rapporto completo)
Il falso mito dell'Astrologia
astrologhi fasulli
La risoluzione di una crisi personale è all'origine dell'interesse di molte persone per arti divinatorie quali astrologia, cartomanzia, chiromanzia, ecc. Nel loro uso sembra agire il meccanismo psicologico della proiezione: è il soggetto che personalizza immagini altrimenti impersonali e attribuisce loro un significato. (Cliccare sull'immagine per approfondire)
Il falso mito dei Tarocchi
Ansia divinatoria
Nel suo libro Le Tarot Psychologique: Miroir de Soi (Tarocchi Psicologici: uno specchio del sé) pubblicato nel 1983, la psicoterapeuta canadese Denise Roussel descrive l’uso da lei fatto dei tarocchi in quella che è sostanzialmente una tecnica proiettiva. (Cliccare sull'immagine per approfondire)
Il falso mito dello Sport: è un modo con cui l'uomo moderno tenta di recuperare un comportamento mitico
La partita del secolo
Un'immagine dalla "mitica" partita Italia-Germania 4-3 ai mondiali di Città del Messico.
Cos'è un vero mito e come distinguerlo dai falsi miti

Occorre distinguere tra veri e falsi miti, e la definizione di questa differenza l'ha espressa Cesare Pavese in un paio di suoi libri. Il primo è "Dialoghi con Leucò" nel quale egli interpreta alcuni dei principali personaggi del mito ellenico. L'altro libro è il saggio "Del mito, del simbolo e d'altro", tratto dal libro "Feria d'agosto", dal quale  ricaviamo le seguenti considerazioni sul mito:


  • Il quotidiano acquista senso se è la ripetizione di un modello di realtà, un modulo supremo al quale riferirsi

  • L'impresa dell'eroe mitico non è tale perchè disseminata di fratture della normalità, bensì perchè essa assume un valore assoluto di "norma immobile", perennemente interpretabile ex-novo, polivalente, simbolica

  • Un mito non ha mai un significato univoco ma, a seconda del terreno e dell'umore che l'avvolge, può esplodere in diverse forme

  • Ognuno di noi possiede una mitologia personale che dà valore assoluto, al suo mondo più remoto e riveste le povere cose del passato con una luce simbolica che riassume il senso di tutta una vita

  • La vita di ogni uomo è un incessante sforzo per chiarire i suoi miti

  • Non bisogna vietarsi lo sforzo di chiarire i propri miti, cioè di distruggerli, perchè ciò che rimarrà dopo questo sforzo varrà come fonte di vita

Inoltre Pavese chiarisce che il concepire mitico dell'uomo si forma nell'infanzia, il cui ricordo e valore continua  a "dare forma" al pensiero dell'adulto anche dopo che il disincanto del reale ha distrutto i suoi miti infantili:

  • I bambini imparano a conoscere il mondo, non con l'originario contatto con le cose, ma attraverso i segni di queste: parole, vignette, racconti

  • Ai bambini la fantasia giunge come realtà, come conoscenza oggettiva e non come invenzione, quindi, a quel tempo, i segni si fanno simboli

  • Non esiste un "veder le cose la prima volta", quello che conta è sempre la seconda volta

  • Il concepire mitico dell'infanzia innalza ad evento unico e assoluto le successive rivelazioni delle cose

  • Il miracolo dell'infanzia è presto sommerso nella conoscenza del reale e permane soltanto come inconsapevole forma del nostro fantasticare, continuamente disfatta dalla conoscenza che ne prendiamo

Il mito inizia nell'infanzia di ogni bambino
Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male? E' gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?

Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.

La trama e spezzoni del film "Il cielo sopra Berlino" sono reperibili qui.
Importanza delle favole: rassicurazione al Bene e minaccia al Male - C'era una volta e quindi ci sarà
La scrittrice Giulia Carcasi chiarisce l'importanza delle favole nell'indirizzare le emozioni e nella creazione dei miti nella mente di un bambino (Sole24ore 30 giugno 2013):

Il linguaggio della favola è il linguaggio emotivo più preciso che esista, più di qualunque poesia, racconto, saggio, romanzo, articolo o inchiesta. Perché la favola è costruita per parlare al bambino, e il bambino non ammette vaghezza: provate ad aggirare una questione che vi pone, la riproporrà tale e quale anche a distanza di cinquant’anni e altrove, finché non avrà la risposta effettiva, l’unica che fa evaporare la domanda. [...]  A chi ripete «Basta favole», vorrei far notare che da decenni lo Stato non ne racconta. La politica deve tornare, e in fretta, a parlare dell’essenza dei cittadini, garantire ai giusti il lieto fine sociale. «C’era una volta» è più di una formula d’inizio: è rassicurazione al bene e minaccia al male, che come c’era una volta ce ne sarà un’altra e infinite altre volte, perché nessuno può inventarle. La possibilità del riscatto e il potere rivoluzionario di ogni storia, persino della Storia, è da tutto subito racchiuso là, in quel «C’era una volta» e quindi ci sarà.
vignetta
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi non vuole corre il rischio di confondere falsi miti e veri miti
 
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Furio Jesi
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Paolo Mottana
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 2 aprile 2016

 
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