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Sono auspicabili nuove forme di democrazia: diretta, partecipativa, deliberativa?

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Il punto chiave

Le tecnologie, con la loro rapidità operativa, cancellano il bisogno di ogni mediazione. (Stefano Rodotà)

e-democracy
L'avvento del Web favorisce nuove forme di democrazia?

La crisi della democrazia rappresentativa ha portato i politologi a valutare altre forme di democrazia (diretta, partecipativa, deliberativa).

La democrazia diretta presuppone l'assenza di intermediari tra cittadino e Istituzioni e la partecipazione di tutti i cittadini alle decisioni pubbliche. Ovviamente si tratta di un'utopia irrealizzabile che l'avvento del web prova a mettere in discussione.
Il politologo Luigi Bobbio (ved. bibliografia 2007), a più riprese negli ultimi anni, ha analizzato le esperienze di nuove forme di democrazia, alternative sia a quella rappresentativa sia a quella diretta, condotte in vari paesi e riconducibili a due modelli di interazione tra amministratori pubblici e cittadini: il modello della pressione (democrazia partecipativa) e il modello del confronto (democrazia deliberativa).


Secondo Luigi Bobbio il web è inadatto alla realizzazione della democrazia deliberativa perchè esso rende difficile il confronto delle opinioni, mentre si rivela uno strumento adatto all'applicazione della democrazia partecipativa e della democrazia diretta nelle quali i cittadini si sono già formati, con altri mezzi, un'opinione e vengono solo chiamati ad esprimerla.

Corruzione della democrazia

Dopo la caduta del Muro di Berlino la democrazia, in varie forme, si è diffusa in molti paesi ma le speranze che essa aveva suscitato non si sono tradotte in benefici per i cittadini. Secondo il sociologo Zygmunt Bauman, le promesse non mantenute dall'idea di democrazia hanno creato un mondo senza alternative (8 novembre 2014 - L'Espresso), che così descrive:


Il preteso trionfo della modalità democratica di coesistenza umana ha portato, nella pratica, un avvizzimento e appassimento della fiducia dell'opinione pubblica nelle conquiste concepibili della democrazia. Questi effetti, così sgradevoli e deprimenti hanno colpito, anche se non in egual misura, tutti gli Stati membri dell'Unione Europea; ma si sono avvertiti in modo più straziante, probabilmente, là dove lo spettacolo dello sgretolamento del Muro di Berlino aveva suscitato le maggiori speranze, nei Paesi che si stavano emancipando dalla morsa ferrea delle dittature comuniste per entrare nel mondo della libertà e dell'abbondanza.


I fallimenti della democrazia possono essere attribuiti a molte cause tra le quali il difficile rinnovo della classe politica e l'impossibilità, per i cittadini, di partecipare alle decisioni. E di qualità della democrazia così parlava, Norberto Bobbio, nella sua nota all'edizione 1995 del libro 'Il futuro della democrazia' (ved. bibliografia):


Sappiamo per esperienza che nel momento stesso in cui la democrazia si espande rischia di corrompersi, perchè si trova continuamente di fronte ad ostacoli non previsti che deve superare senza alterare la propria natura, ed è costretta ad adattarsi continuamente all'invenzione di nuovi mezzi di comunicazione e di formazione della pubblica opinione, che possono essere usati tanto per infonderle nuova vita quanto per mortificarla.

bucchi
Essenza della democrazia

Secondo il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky (ved. bibliografia), la democrazia è il lavorìo continuo di distruzione delle oligarchie (o delle caste) che governano il paese, per favorirne la sostituzione e il rinnovamento.

Per combattere le oligarchie ci sono due antidoti:


  1. la forza della legge applicata in modo uguale a tutti
  2. la libera circolazione delle informazioni

Per questi motivi è importante avere una Costituzione che garantisca l'uguaglianza di fronte alla Legge e la diffusione e conoscenza dei fatti del Potere, ed ecco perchè occorre difendere l'indipendenza della Magistratura e l'accesso all'informazione che, non a caso, sono oggetto degli attacchi da parte delle oligarchie (politiche, finanziarie, economiche).

Cos'è la democrazia (mappa concettuale)
Gustavo Zagrebelsky
Democrazia diretta

Già nel 1984, prima che il web fornisse soluzioni tecnologiche per la partecipazione politica, Norberto Bobbio, nel suo libro 'Il futuro della democrazia', aveva espresso la sua opinione sulla democrazia diretta (p.34-35):


Se per democrazia diretta s'intende alla lettera la partecipazione di tutti i cittadini a tutte le decisioni che li riguardano, la proposta è insensata. Che tutti decidano su tutto in società sempre più complesse come sono le società industriali moderne è materialmente impossibile. Ed è anche umanamente, cioè dal punto di vista dello sviluppo etico e intellettuale dell'umanità, non auspicabile. [...] Ma l'individuo rousseiano chiamato a partecipare dalla mattina alla sera per esercitare i suoi doveri di cittadino sarebbe non l'uomo totale ma il cittadino totale. E il cittadino totale non è a ben guardare che l'altra faccia non meno minacciosa dello stato totale. [...]
Il cittadino totale e lo stato totale sono le due facce della stessa medaglia, perchè hanno in comune, se pur una volta considerato dal punto di vista del popolo, l'altra volta dal punto di vista del principe, lo stesso principio: che tutto è politica, ovvero la riduzione di tutti gli interessi umani agli interessi della polis, la politicizzazione integrale dell'uomo, la risoluzione dell'uomo nel cittadino, la completa eliminazione della sfera privata nella sfera pubblica, e via dicendo.

Democrazia partecipativa

La democrazia partecipativa è un insieme di pratiche e procedure che la portano a differenziarsi dalla partecipazione tradizionale, imponendo una maggiore presenza dei cittadini nell'area istituzionale. La scala della partecipazione di Sherry Arnstein è uno dei modelli sociologici più noti per rappresentare le modalità applicative della democrazia partecipativa. I dispositivi applicativi più noti sono i bilanci partecipativi, i dibattiti pubblici di tipo francese, certe forme di giurie civiche, le valutazioni ambientali partecipate dai cittadini. Il successo dei processi partecipativi si valuta dai risultati prodotti, cioè dagli atti pubblici formalizzati.

La definizione di democrazia partecipativa Luigi Bobbio la deriva dal giurista Umberto Allegretti e la commenta così (ved. bibliografia 2007 p.1):


Quando parliamo di democrazia partecipativa ci riferiamo – secondo l’elegante e pertinente definizione di Umberto Allegretti (2006b, p. 156) – a “un relazionamento della società con le istituzioni” che comporta “un intervento di espressioni dirette della prima nei processi di azione delle seconde”. Ma come può svolgersi questo relazionamento? Quali e quante facce può assumere? Quali vantaggi e quali rischi comporta ciascuna di esse? La mia impressione è che non ci troviamo di fronte a una forma di democrazia, ma piuttosto di fronte a insieme eterogeneo, contraddittorio e informe di aspirazioni, linee di tendenza e orientamenti politici che cercano spesso solo a parole, qualche volta anche con concrete esperienze, di aprire qualche breccia nella cittadella del governo rappresentativo.

Democrazia deliberativa

Le condizioni alla base della democrazia deliberativa sono due: la prima è che vi prendano parte, su un piano di parità, tutti coloro che saranno coinvolti dalle conseguenze delle decisioni; la seconda è che l'interazione tra i partecipanti si basi sul confronto con argomenti imparziali. Dato che i processi deliberativi hanno la funzione di rilevare delle opinioni su determinate questioni essi vanno valutati in base all'attivazione di processi di autoapprendimento dei cittadini, cioè sono utili alla crescita di competenze.

La definizione che Luigi Bobbio dà della democrazia deliberativa è la seguente (ved. bibliografia 2007 p.3):


Le numerose esperienze pratiche che si richiamano alla democrazia deliberativa si fondano su due pilastri: da un lato l’uso del confronto argomentato, dall’altro l’inclusione di tutti gli interessi e i punti di vista che sono toccati dall’oggetto della discussione. La democrazia deliberativa è, quindi, una forma di democrazia partecipativa, ma i suoi contorni sono più circoscritti e più definiti. Esclude la pura e semplice azione di pressione dei movimenti o delle associazioni sulle istituzioni (che invece la democrazia partecipativa sembrerebbe ammettere) e pretende che tra i diversi punti di vista si instauri un confronto dialogico. Richiede inoltre che la discussione si svolga in forma aperta e generalizzata, ossia che tutti i punti di vista presenti nella società siano presenti nella discussione in condizione di effettiva parità, mentre questo requisito non è sempre esplicitato nelle formulazioni – specie in quelle più “politiche” – della democrazia partecipativa.

Democrazia: strumento per pochi (una lezione dello storico Luciano Canfora)
Gli italiani sono pronti per nuove forme di democrazia?
Quale tipo di democrazia scegliere? Riportiamo il commento di Umberto Allegretti (ved. bibliografia 2010 p.11)

Fin dalla Grecia classica, si sa che la democrazia non si è mai pienamente realizzata in maniera stabile, ma si è quasi sempre tradotta, al meglio, in un sistema misto di governo del popolo e di un’oligarchia; al peggio, ha generato il ritorno a forme di governo autoritario pur basate sull’appello alla sovranità popolare. Oggi, il bisogno di prossimità può indurre ad affidarsi all’uomo ritenuto capace di interpretarlo. Si torna bambini, affidandosi a un padre; la democrazia partecipativa, invece, fa appello a persone adulte, capaci di prendere in mano i propri destini: a quale delle due alternative si vuol fare appello? Far appello a quella rappresentata dalla democrazia partecipativa, nel momento attuale della storia italiana, può parere utopistico; ma alcune realtà a essa ispirate vivono, e non stentatamente; d’altronde – per tornare a quel Musil che è uno dei grandi interpreti dell’incertezza della contemporaneità – non bisogna stancarsi di ripetere che “se esiste il senso della realtà deve esistere anche il senso della possibilità” 

Per concludere, appare chiaro che le forme di governo che un popolo adotta dipendono dalla sua maturità emotiva. Infatti, tutti amiamo l'idea di libertà e apprezziamo coloro che sono realmente liberi, ma tra l'idea di libertà e la libertà c'è una grande differenza. Questa differenza passa per i comportamenti individuali che spesso mostrano l'incapacità di esserne responsabili. Citando uno dei grandi psicoanalisti del Novecento, Donald W. Winnicott, che nel libro che raccoglie le sue acute riflessioni sulla società, 'Dal luogo delle origini', parla (anche) delle condizioni individuali necessarie allo sviluppo di una società democratica (p.230):

è piuttosto raro incontrare un individuo che è e che si sente libero, che può essere responsabile delle sue azioni e dei suoi pensieri senza essere troppo frustrante nei confronti di se stesso, cioè senza manifestare inibizioni delle proprie emozioni. Sia l'inibizione che la sregolatezza sono facili da ottenere, cedendo le responsabilità a un capo idealizzato o a un principio; ma il risultato di questo è l'impoverimento della personalità.
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi crede di non avere responsabilità nella qualità della democrazia del paese in cui vive
 
Norberto Bobbio
Winnicott
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 13 settembre 2015

 
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