La metafora è uno strumento cognitivo che ci consente di categorizzare il pensiero - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto
non possono imparare nulla, tranne la tecnica.
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La metafora è uno strumento cognitivo che ci consente di categorizzare il pensiero

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Il punto chiave
La metafora è il principale meccanismo mentale attraverso cui noi comprendiamo concetti astratti e mettiamo in atto ragionamenti astratti. La maggior parte degli argomenti può essere compresa solo attraverso le metafore. La metafora è fondamentalmente concettuale anzichè di natura linguistica. (George Lakoff)
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Una metafora viva o autentica è l‟interpretazione contingente di un significato linguistico che mette insieme concetti in conflitto. (Michele Prandi)
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La metafora non si definisce soltanto come un'espressione linguistica frutto di manipolazione retorica, ma costituisce un autentico processo cognitivo basato sulla costruzione di mappe concettuali che, in una certa misura, si radicano in determinate aree cerebrali. (Stefano Calabrese)
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La metafora si configura come una delle strategie retoriche privilegiate dai pubblicitari perchè essa si rivela in grado di influire direttamente sul processo di coinvolgimento empatico del consumatore, sia in termini cognitivi che emotivi. (Filippo Pennacchio)
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Le metafore guidano le nostre operazioni concettuali
Il filosofo Mark Johnson e il linguista George Lakoff scrissero, nel 1979, un libro "Metaphors we live by" (traduz.italiana Metafora e vita quotidiana) che, abbracciando una prospettiva neuroscientifica, gettò nuova luce sul significato e l'utilità della metafora per l'essere umano. Essi scrissero (pp.12-21):


Talvolta la metafora è stata considerata solo come puro ornamento del linguaggio, abbellimento della forma linguistica, certamente rilevante per la creazione poetica, ma generalmente confinabile nell'ambito della linguistica. [...] Noi abbiamo invece trovato che la metafora è diffusa ovunque nel linguaggio quotidiano, e non solo nel linguaggio ma anche nel pensiero e nell'azione: il nostro comune sistema concettuale, in base al quale pensiamo e agiamo, è essenzialmente di natura metaforica.

Essi sostenevano dunque che la metafora fosse un dispositivo cognitivamente complesso, basato sulla mappatura di due domini in conflitto, che si impone in tutte le dimensioni della vita quotidiana. Lakoff e Johnson sostengono che la metafora non è semplicemente un ornamento del linguaggio, ma uno strumento cognitivo che ci permette di categorizzare le nostre esperienze e mettere ordine nel nostro pensiero.
La metafora trasforma una realtà fisica in un concetto astratto
La metafora designa la matrice corporea della nostra attività mentale dimostrata dalla teoria dei neuroni specchio. Come scrive l'analista del linguaggio Filippo Pennacchio (vedi bibliografia), all'interno della neuroretorica la metafora si distingue per l'incarnazione (embodiment) dei contenuti trasmessi.  Egli scrive:

Di fronte a un romanzo (ma anche guardando un film o osservando un dipinto) il lettore (o spettatore) mette sempre e comunque in atto un meccanismo di specchiamento, reagendo al testo ed entrando con esso in empatia anche da un punto di vista fisico. Addirittura si parla di un principio FOB (Feeling of Body), di un 'meccanismo funzionale che caratterizza i rapporti empatici generati dalla lettura e che consente il riconoscimento degli atti presenti nei testi, registrandoli nel corpo dei lettori'. In altri termini, leggere un testo equivale a simulare un'esperienza, a incarnarla, all'insegna di un vero e proprio meccanismo mimetico.

La simulazione incarnata provoca un allentamento dei confini tra mondo reale e mondo finzionale e la consapevolezza che la manipolazione della forma del testo esercitata dalle metafore (più che dei suoi contenuti) ha un immediato riscontro neuronale.

Sull'utilità cognitiva operata dalle metafore (che collegano "realtà fisica" a "concetti astratti") tra scrive il semiologo Stefano Calabrese:
La metafora non si definisce soltanto come un'espressione linguistica frutto di manipolazione retorica, ma costituisce un autentico processo cognitivo basato sulla costruzione di mappe concettuali che, in una certa misura, si radicano in determinate aree cerebrali. Inoltre, le metafore concettuali vengono apprese a livello inconscio sulla base di processi cognitivi automatici, a partire dai quali l'individuo organizza la realtà e i propri comportamenti. A quale scopo? Attraverso le metafore concettuali si realizzerebbe uno spostamento di concetti da una sorgente di tipo fisico a un obiettivo di tipo astratto: in altri termini, si tratterebbe di meccanismi cognitivi che consentono all'individuo di conoscere il nuovo attraverso il noto, l'astratto mediante il concreto, il generale attraverso il particolare.
Le metafore alla base della storia evolutiva del nostro cervello?
Il linguista George Lakoff, che insieme al filosofo Mark Johnson aveva avviato nel 1979 la riflessione sul tema "metafora e pensiero", trentanni dopo (nel 2009) riflettendo su ciò che è cambiato nel rapporto tra metafore e cervello, ha scritto nel suo articolo "The neural theory of metaphor" (vedi bibliografia):

Il libro "Metafora e vita quotidiana" è stato scritto nel 1979, prima dell'era delle neuroscienze e del calcolo neurale. Ciò nonostante, alcuni risultati di quell'era hanno superato la prova del tempo:

  • Le metafore sono mappe concettuali; esse fanno parte del sistema concettuale e non sono semplici espressioni linguistiche.
  • Esiste un'enorme sistema di mappature metaforiche fisse e convenzionali
  • Il sistema esiste fisicamente nel nostro cervello
  • Alcune metafore sono basate su correlazioni nell'esperienza incorporata
  • La maggior parte delle metafore concettuali fanno parte dell'inconscio cognitivo e vengono apprese e usate automaticamente senza consapevolezza
  • Noi prendiamo comunemente le nostre metafore concettuali come definizioni della realtà e viviamo in sintonia con esse

La conclusione che Lakoff trae dall'applicazione della teoria neurale alle metafore l'ha espressa nel libro del 1999, scritto con Mark Johnson, "Philosophy in the Flesh: The Embodied Mind and its Challenge to Western Thought" (vedi Cap.3 in bibliografia). Di questo libro il recensore John Sowa cita i tre principi conclusivi che lo riassumono:

La mente è intrinsecamente incarnata.
Il pensiero è per lo più inconscio.
I concetti astratti sono in gran parte metaforici.


Gli studi neuroscientifici sulla metafora sono dunque giunti alla conclusione che esistono dei processi cognitivi primordiali e universali, radicati nel corpo e messi in atto da ogni individuo nei primi anni di vita. Esistono "metafore primarie" (quali: affetto è calore, le difficoltà sono pesi, intimità è vicinanza, le categorie sono contenitori, gli scopi sono destinazioni, la conoscenza è visione, le cause sono forze fisiche). Solo in un secondo momento la combinazione di metafore primarie dà luogo a "metafore complesse" (vedi figura con esempio "l'amore è un viaggio").
Le metafore concettuali si creano nella mente di ogni individuo lentamente, di pari passo con l'esperienza che egli fa del mondo. Secondo Lakoff e Johnson tutta la nostra attività quotidiana (pensiero, comportamento, linguaggio) è guidata dalle metafore. Quando esse diventano così familiari da non creare più sorpresa cognitiva non vengono più notate nella loro convenzionalità, cioè non significano altro che il loro significato letterale. Sono stati fatti esperimenti neuroscientifici  con tecniche di neuro-imaging che hanno mostrato che, nell'elaborazione di metafore diventate familiari è solo l'emisfero sinistro del cervello ad essere attivato, mentre quando si è in presenza di metafore nuove viene attivato anche l'emisfero destro. Questi esperimenti neuro scientifici appartengono alla "conceptual metaphors theory" (CMT), quella branca della linguistica cognitiva che studia i fenomeni mentali sottostanti al linguaggio. La CMT ipotizza che vi siano nel cervello delle strutture conoscitive stabili residenti nella memoria di lungo termine, e il semiologo Stefano Calabrese, avvalora questa tesi nel libro "Retorica e scienze neurocognitive", scrivendo (p. 70):

La teoria neuronale della metafora spiega come un numero relativamente contenuto di metafore possa costituire la base delle modalità di pensiero e azione di ciascun individuo, trattandosi di un genere di "tropi" saldamente radicato nell'esperienza (per la retorica classica il termine "tropos" significava "direzione" o "svolta", "modo": per estensione, rinviava all'idea di stile e genere discorsivo). Non solo: l'attribuzione di senso a parole, strutture grammaticali e sistemi concettuali anche complessi - in ambiti quali la politica, la filosofia e la matematica -, dipenderebbe in larga misura dall'attivazione di mappe metaforiche. Per illustrare la funzionalità della teoria neuronale della metafora, Lakoff ricorre spesso all'esempio della metafora "l'amore è un viaggio", che presenta un dominio sorgente concreto e noto come il viaggio, e un dominio bersaglio astratto e noto come l'amore, per cui nella mappatura che sottende tale metafora si riconoscono corrispondenze che legano rispettivamente i viaggiatori agli amanti, il mezzo di trasporto alla relazione sentimentale, le destinazioni agli scopi di vita, gli ostacoli del viaggio alle difficoltà della vita affettiva. Come si può notare, all'interno di tale complessità metaforica si ravvisano metafore primarie come "gli scopi sono destinazioni", "le difficoltà sono ostacoli nel movimento", l'intimità è vicinanza", "una relazione è un contenitore", e sono appunto tali corrispondenze metaforiche a convertirsi in modelli neuronali che a propria volta si basano sulla struttura input (una frase)/ output (l'analisi della frase) all'interno di in medesimo livello computazionale.
Il cervello metaforico
La teoria della metafora immagina il cervello come strutturato in migliaia di circuiti di mappatura metaforica incorporati che creano una straordinaria ricchezza all'interno del sistema concettuale umano. Essi sono in gran parte inconsci. Questi circuiti di mappatura collegano asimmetricamente regioni cerebrali distinte, consentendo schemi di ragionamento che attraversano varie regioni del cervello.
Teoria neurale delle metafore
metafore
Metafore concettuali primarie e complesse
Le metafore sono nascoste in molti ragionamenti
Le metafore sono come gli iceberg: sostengono molti dei nostri ragionamenti.
Le metafore costruiscono nuovi mondi
Il filosofo Gert Malan (vedi bibliografia), sostiene che le metafore svolgono con il linguaggio un processo semiotico teso a generare il "senso", egli scrive:

La metafora contribuisce allo sviluppo del significato attraverso traiettorie interpretative sconfinate. Pertanto, la metafora può essere descritta come il luogo stesso nei sistemi del linguaggio umano in cui viene generato il senso. La "Metaforizzazione" è un movimento di spostamento perpetuo distante dal semplice significato, che porta alla conclusione che il significato non può essere afferrato una volta per tutte.

Riguardo alla creazione di mondi mentali creati in Letteratura, il filosofo Umberto Galimberti (vedi bibliografia), nella sua rubrica settimanale su "La Repubblica",scrive :

Opere "senza tempo" sono i classici, che così si chiamano perchè sanno catturare le metafore di base dell'umanità, a prescindere dalle contingenze e dalle mutevolezze del tempo. La tregedia greca, ad esempio, ha catturato l'essenza del tragico che consiste nel fatto che l'uomo per vivere ha bisogno di costruire un senso, in vista della morte che è l'implosione di ogni senso. [...] Gli scritti che catturano la simbolica sottesa a una cultura che non si esaurisce con lo spirito del tempo, oppure la simbolica che inaugura una cultura e, per tutti i secoli durante i quali quella cultura vive, i libri che ne hanno colto la simbolica non invecchiano mai. Se poi ciò che una cultura esprime non è solo la simbolica di un'epoca, ma anche la condizione in cui può venirsi a trovare la nostra psiche, a cui per esempio non è estranea la figura del tragico, anche se vive all'interno dell'ottimismo cristiano, allora le opere che interpretano magistralmente la dimensione tragica sono eterne, perchè eterne sono le figure che dimorano nel sottofondo della nostra psiche, e che hanno bisogno di quelle opere per trovare le parole senza le quali non hanno modo di esprimersi. [...] Questi libri sono "senza tempo" perchè hanno colto le metafore di base di ogni tempo, che poi coincidono con le trame profonde dove, nelle cantine della nostra anima, scorrono pensieri, sentimenti e sensazioni che, solo grazie a quei libri, trvano le parole giuste per esprimersi.


Triangolo semiotico
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Il potere delle metafore
Il filosofo Gert Malan (vedi bibliografia), ha associato il potere cognitivo delle metafore a quello della semiosi del filosofo Charles Peirce, cioè a quello del processo continuo di riformulabilità dei significati dei segni. E' questo il potere delle metafore: esse, attraverso la potenza del linguaggio, generano il senso mediante la creazione e la distruzione di mondi (universi simbolici). Egli scrive:

È importante notare che Peirce considera la cognizione come una relazione triadica tra tre termini: "il representamen, l'oggetto e l'interpretante", che insieme formano il segno. Questa affermazione è importante perché mostra che un segno è intrinsecamente una metafora in quanto rappresenta un oggetto, e il segno deve essere interpretato di nuovo. Quindi, segni e metafore funzionano allo stesso modo, tranne che le metafore sono due segni. Un segno, che significa un oggetto, è chiamato il nome di un altro segno che indica un altro oggetto, quindi, trasferendo il significato e combinando i dissimilari in un'unità. In termini peirceiani, la metafora è vista come fondata nella logica dell'alterità e dell'eccesso e implica un movimento di spostamento che porta il senso al di fuori della sfera dello stesso, il comune, il semplice significato. La metafora attiva le traiettorie interpretative nel significato dei processi e mette in relazione le regioni nella rete dei segni che possono essere molto separate l'una dall'altra. Ciò comporta l'eliminazione delle limitazioni sistemiche o tipologiche del significato. [...] La "Metaforizzazione" è un movimento di spostamento perpetuo distante dal semplice significato, che porta alla conclusione che il significato non può essere afferrato una volta per tutte.

La metafora migliora il processo di comprensione, interpretazione e invenzione in quanto identifica o crea relazioni che non erano state precedentemente osservate o completamente nuove. In questo senso, la metafora è più di un dispositivo retorico o uno strumento di ricerca, ma è strutturale al processo di produzione di significato e acquisizione di conoscenza. Visto in questo modo, il concetto di verità è connotato in termini di molteplicità e complementarità tra diversi punti di vista. L'implicazione è che non esiste una verità finale, obiettiva e nessuna interpretazione finale di alcuna verità, suggerendo che non esiste un mondo ultimo (utopia). I mondi (universi sociali), come costruzioni umane, sono plurali così come lo sono le verità che li legittimano (universi simbolici). Se la metafora ha il potere di costruire mondi sociali, ha anche la capacità di distruggere questi mondi e sostituirli con mondi nuovi o varianti o determinare un'evoluzione di questi mondi. In questo senso c'è una somiglianza tra metafore e universi simbolici, senza la quale nessun mondo sociale può sopravvivere o funzionare. La metafora legittima o distrugge i mondi così come universi simbolici legittimano istituzioni, ruoli e valori sociali e può mettere in pericolo e distruggere i mondi sociali opposti sfidando i loro universi simbolici.
Conclusioni (provvisorie):La metafora è il principale meccanismo mentale attraverso cui noi comprendiamo concetti astratti e mettiamo in atto ragionamenti astratti.
La metafora è stata a lungo considerata solo un puro ornamento del linguaggio, un abbellimento della forma linguistica, certamente rilevante per la creazione poetica, ma generalmente confinabile nell'ambito della linguistica. Nel 1980 Il filosofo Mark Johnson e il linguista George Lakoff, abbracciando una prospettiva neuroscientifica, scrissero un libro ("Metafora e vita quotidiana) che  gettò nuova luce sul significato e l'utilità della metafora per l'essere umano.
I successivi studi neuroscientifici sulla metafora sono giunti alla conclusione che esistono dei processi cognitivi primordiali e universali, radicati nel corpo e messi in atto da ogni individuo nei primi anni di vita. Esistono "metafore primarie", radicate nella realtà fisica e nella corporeità. Tali metafore, sono chiamate "primitive", e alcune delle quali sono: affetto è calore, le difficoltà sono pesi, intimità è vicinanza, le categorie sono contenitori, gli scopi sono destinazioni, la conoscenza è visione, le cause sono forze fisiche.
Solo in un secondo momento, nella vita di un essere umano, la combinazione di metafore primarie dà luogo a "metafore complesse". La metafora è dunque il principale meccanismo mentale attraverso cui noi comprendiamo concetti astratti e mettiamo in atto ragionamenti astratti.

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a chi è interessato a capire le proprietà delle metafore
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi).
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 18 maggio 2019

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