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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Novembre 2020
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Newsletter 18
pensierocritico.eu
  
Focus della newsletter 18

  
Il focus di questa newsletter è il linguaggio che, nel corso della pandemia di Covid-19, ci è stato ancora più utile che in passato a causa della necessità di rimanere distanziati fisicamente dalle altre persone. Le conversazioni, a volte, si sono fatte più difficili e meno soddisfacenti portandoci a riflettere sulle condizioni che determinano la qualità di una conversazione (e quindi di una relazione). L'analisi del linguaggio dei testi antichi della nostra cultura ha portato a intuire che la mente umana ha subito una forte trasformazione psicologica a partire dalla metà del primo millennio a.C., evidenziato dall'assenza della parola (e del concetto) di "introspezione" nei testi omerici e nella Bibbia, per emergere solo nel Nuovo Testamento per poi essere frequentemente impiegato nelle Confessioni di Sant'Agostino e sempre più nei secoli seguenti. Le applicazioni di intelligenza artificiale usano sempre più il linguaggio naturale per interagire con gli esseri umani, tuttavia, nonostante gli sforzi fatti sulle applicazioni robotiche (chatbot) il compito si rivela più difficile del previsto, sia dal punto di vista semantico ma soprattutto pragmatico, rendendo disponibili solo automi che parlano in modo sempre più comprensibile, ma non capiscono niente di ciò che dicono.

I temi trattati in questo numero sono:

1. Intelligenza sociale: cos'è una conversazione : La conversazione con un'altra persona è un'attività che facciamo quotidianamente, ma spesso ci costringe a chiederci "cosa" la rende difficile. Veniamo spesso indispettiti dalla difficoltà di intrattenere una "buona conversazione", soprattutto con le persone care (un familiare, un amico / a, un partner). Se la conversazione avviene invece con degli sconosciuti ci sorprende l'incontro con parlatori compulsivi, o narcisisti, ansiosi, nevrotici o sociopatici, e cerchiamo di modificare rapidamente il nostro stile conversazionale o di sottrarci alla conversazione. Come mai l'essere umano impara molto presto a parlare correttamente dal punto di vista sintattico e grammaticale, ma scorrettamente dal punto di vista sociale? Questa pagina cerca di chiarire alcuni aspetti che guidano ogni conversazione,

2. Linguaggio, coscienza e AI : Siamo in una fase di forte sviluppo dell'intelligenza artificiale (AI), più che altro dalla necessità di applicare alle regole che l'evoluzione ha inserito nell'intelligenza umana. Siamo oggi solo all'inizio di quella che sarà una rivoluzione del modo di agire e lavorare nel mondo sociale e aziendale. Il problema è che l'essere umano, oggi, non ha ben chiari molti dei meccanismi che governano le sue azioni, il suo linguaggio e la sua intelligenza. Molte applicazioni di intelligenza usano il linguaggio, sia per comunicare tra loro che per comunicare con gli umani. Qui si pone la differenza oggi esistente tra i due linguaggi, dato che è stato notato che le applicazioni di intelligenza artificiale difettano di competenza pragmatica, cioè di quegli elementi riguardanti il ​​contesto sociale in cui si svolge il dialogo. Sembra che questa competenza dipenda dalla "coscienza" umana che non appare oggi spiegabile e caratterizzabile per poter essere trasferita alle macchine.
Questa pagina cerca di chiarire alcuni aspetti che ostacolano la conversazione tra umani e applicazioni di intelligenza artificiale, oltre a evidenziare i motivi che legano il linguaggio umano alla presenza della coscienza nella mente umana.


3. Chatbot - Conversazioni digitali con un Robot che parla ma non capisce : I Robot parlanti attuano una performance senza competence? L'intelligenza artificiale (AI) negli ultimi anni ha avuto un'attività febbrile nella ricerca di modelli computazionali del linguaggio. Ciò è stato fatto con la creazione di reti neurali addestrate con testi scritti o tratti dal web come nel caso dell'ultima rete neurale sviluppata da IBM e chiamata Gpt-3.
Queste reti neurali generano testi (articoli, notizie, ...). Scrive il linguista informatico Guido Vetere: "I progettisti di reti neurali che si accostano al linguaggio vedono questo come uno spazio combinatorio di stringhe alfabetiche. Tali elementi non sono simbolici (symbolon, che porta insieme), in quanto per le macchine essi non significano nulla più che numeri. L'unica cosa che conta sono le relazioni sintattiche (sintassi, disposizione) che tali numeri si esibiscono nelle sequenze in cui occorrono, cioè nei testi. L'insieme di queste combinazioni un immenso spazio algebrico. L'idea è che in questo spazio siano matematicamente riconoscibili le tracce dei significati, e circola anche l'ipotesi che tali impronte statistiche rendano conto del contenuto delle parole meglio di quanto fare i dizionari. [...] Per la semiologia classica, il segno linguistico è scritto di un significante (una stringa) e un significato (un concetto), e questa unità non è garantita dalla sintassi, ma da quel complesso meccanismo di interazioni tra soggetti che chiamiamo società umane . " Questa pagina cerca di chiarire alcuni aspetti che riguardano la conversazione tra umani e macchine (chatbot), cioè con programmi di intelligenza artificiale con i quali chattare o parlare.

4. Archeologia della mente : L'evoluzione culturale del pensiero introspettivo ha subìto una drastica accelerazione durante la metà del primo millennio aC Questo periodo, denominato "Era assiale" dal filosofo Karl Jaspers nel suo libro "Origine e senso della Storia" vide, in tutto il mondo, la nascita di religioni e filosofie oggi ancora vive nella cultura moderna. In quel periodo vi fu inoltre il passaggio dalla cultura orale a quella scritta, che portò all'ipotesi di un legame tra introspezione e alfabetizzazione. L' introspezione è un atto della coscienza che consiste nell'osservazione diretta e nell'analisi della propria interiorità rappresentata da pensieri, sentimenti, desideri, pulsioni, stimoli prodotti dal pensiero stesso. Un team multiculturale di psicologi, specialisti di dati, psichiatri computazionali e neuroscienziati ha condotto uno studio sui testi antichi della cultura occidentale allo scopo di realizzare una filologia quantitativa dell'introspezione: uno studio reso possibile dal software Google Ngram viewer. Scopo dello studio era quantificare l'incidenza di argomenti introspettivi nella letteratura dell'era assiale e scoprire la sua storia culturale. A tal fine, gli studiosi hanno deciso di analizzare due tradizioni culturali relativamente auto-coerenti: la giudeo-cristiana, ancorata ai testi biblici, e la greco-romana, il cui testo di base è la saga omerica, ma includendo anche gli scritti classici greci e latini fino al II secolo dC, compresi tra l'altro Platone e l'opera esistente di Aristotele. I risultati dello studio mostrano l'inesistenza del concetto di introspezione nei testi omerici e nella Bibbia fino al Nuovo Testamento nel quale incomincia ad apparire per poi svilupparsi fortemente nelle Confessioni di Sant'Agostino (tra il terzo e il quarto secolo dopo Cristo). La fine dell'era assiale sembra il momento di transizione dell'assetto psicologico umano che passa da una mente guidata da allucinazioni magiche a una mente che si avvia verso l ' introspezione e la razionalità. Questa pagina dà conto degli studi fatti finora in questa direzione.

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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