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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Marzo 2021
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Newsletter 19
pensierocritico.eu
  
Focus della newsletter 19

Il focus di questa newsletter è la saggezza e alcuni dei suoi antagonisti : l'eroismo, la dipendenza psicologica e la discesa verso isolamento e povertà (in particolare dei senzatetto). La saggezza è ritenuta l'esito dell'abbandono delle illusioni che albergano nella mente di ogni individuo. Le molte analogie tra il pensiero orientale e quello occidentale convergono nell'idea che la saggezza consista nel decidere di rinunciare al proprio ego, al potere, alla gloria e alle apparenze, e sebbene si pensi che la saggezza sia un forte predittore di molti attributi dell'invecchiamento, pare che essa non sia una prerogativa della vecchiaia. L'eroismo è il destino di coloro che superano le loro limitazioni personali e riescono a fare qualcosa per migliorare il benessere collettivo, e non sempre è sinonimo di saggezza. La dipendenza psicologica è invece il destino comune a tutti gli esseri umani. Tutti noi siamo infatti dipendenti da persone, oggetti, situazioni alle quali ci siamo legati nel corso della vita. La maggior parte delle dipendenze sono sane e utili, ma molte altre sono insane e danneggiano le persone che le sviluppano. I senzatetto infine sono gli antieroi della società, derelitti, a volte anticonformisti, infragiliti dalla vita che si sono rifugiati nell'isolamento. Essi sviluppano dipendenze insane che contribuiscono a renderli più fragili e sempre meno saggi.


I temi trattati in questo numero sono:

  1. Cos'è la saggezza?: Cosa significa invecchiare con successo? A questa domanda di solito si risponde "diventare saggi" perchè la saggezza è spesso considerata l'apice dello sviluppo umano dato che comprende qualità positive come l'integrità e la maturità dell'ego, il giudizio e le capacità interpersonali e un'eccezionale comprensione della vita. Infatti tutti noi sperimentiamo sfide nella nostra vita e probabilmente la maggior parte di noi sente di aver imparato qualcosa dalle sfide che abbiamo incontrato. Ma perché alcune (poche) persone imparano cose che le rendono più sagge nel corso della loro vita, mentre altre (molte) diventano (o rimangono) rigide, amareggiate, depresse, superficialmente contente o eccessivamente autosufficienti? Negli ultimi 40 anni, psicologi e altri ricercatori hanno dedicato notevoli sforzi allo sviluppo di diversi modelli di saggezza per illustrare i suoi componenti e il modo in cui essa funziona. Un modello di saggezza che è diventato in effetti il ​"modello standard" con cui vengono confrontati altri modelli è stato sviluppato negli anni '90 dagli psicologi Paul Baltes e Ursula Staudinger presso l'Istituto Max Planck per lo sviluppo umano di Berlino, ed è quindi chiamato "Il Paradigma della saggezza di Berlino”. Baltes e Staudinger definiscono la saggezza come "una competenza nella condotta e nel significato della vita". Il loro approccio attinge alla storia della letteratura sapienziale nel corso dei secoli e la combina con la ricerca moderna e con il loro pensiero. Quando qualcuno ci chiede cosa sia la saggezza pensiamo di saper rispondere, ma diamo poi delle risposte insoddisfacenti che non ne chiariscono l'essenza. Ogni cultura, in Occidente e in Oriente, ha dato risposte diverse a questa domanda e il filosofo Giangiorgio Pasqualotto le ha radunate nel libro "Oltre la filosofia - Percorsi di saggezza tra Oriente e Occidente". In questo libro egli presenta le molte analogie tra il pensiero orientale e quello occidentale, che convergono nell'idea che la saggezza consista nel decidere di rinunciare al proprio ego, al potere, alla gloria e alle apparenze. Sebbene si pensi che la saggezza sia un forte predittore di molti attributi dell'invecchiamento, il concetto di saggezza mancava ancora di una scala di misura completa e direttamente verificabile. Si può misurare qualcosa di così soggettivo come la saggezza così come si misura lo stress o il colesterolo? Alcuni ricercatori hanno cercato di fare proprio questo. Tra di loro c'è la sociologa Monika Ardelt. La Ardelt ha sviluppato un questionario che tenta di valutare quanto siano sagge le persone. Il questionario contiene 39 affermazioni in tre dimensioni: cognitiva, riflessiva e affettiva. La ricerca della Ardelt ha anche evidenziato la relazione tra avversità e saggezza. Il suo lavoro suggerisce, forse prevedibilmente, che le esperienze traumatiche sono affrontate con maggiore successo da persone che ottengono punteggi elevati per la saggezza. La scala della saggezza tridimensionale è solo una delle scale di misurazione della saggezza efficaci in uso oggi. Tuttavia, è stata ampiamente adottata dalle comunità di ricerca come una scala affidabile e uno strumento valido, che restituisce alle emozioni un ruolo centrale nella misurazione della saggezza.

    2. Gli eroi della mente occidentale: Nell'antichità, secondo l'interpretazione dello storico delle religioni Joseph Campbell, l'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società. Nella modernità, secondo gli psicologi Elaine Kinsella, Timothy Ritchie ed Eric Igou: "Esistono tre tipi di eroi: eroi marziali (persone addestrate a gestire situazioni pericolose e che si mettono regolarmente a rischio fisico per il loro dovere), eroi civili (cittadini comuni che rischiano la vita per intervenire in scenari di emergenza) ed eroi sociali (individui che si comportano eroicamente al servizio delle idee). Spesso sacrificando tempo, finanze e status sociale, gli eroi sociali lavorano per servire la loro comunità. Gli informatori, gli attivisti politici e le figure religiose rientrano nella categoria degli eroi sociali. Gli eroi sociali comunemente chiamati includono Nelson Mandela, Greta Thunberg, Mahatma Gandhi e Malala Yousafzai."  La realtà moderna ha raggiunto un livello tale di interconnessione (culturale, economica, psicologica, informativa, ecc.)  che giustifica l'interpretazione mitica di Campbell: oggi i problemi sono planetari e la pandemia di Covid-19 ne ha dato un primo efficace esempio. In questa prospettiva un'eroina sociale del mondo moderno è sicuramente Greta Thunberg che si è battuta, e si batte, contro il cambiamento climatico. Se si vuole valutare il transito della mente umana, mediante i più famosi eroi antichi della storia occidentale, cioè Achille, Ulisse (Odisseo) ed Enea, allora si può arrivare alla conclusione che l'unico eroe moderno è Enea che ha rinunciato a tutto (l'Io, il potere, la gloria e le apparenze) pur di far sopravvivere la sua stirpe.

    3. Dipendenza psicologica: L'essere umano, nel corso della sua evoluzione, ha sempre cercato la "dipendenza" da fattori esterni. Il neurobiologo Pier Vincenzo Piazza, il quale ha scoperto che le basi biologiche della dipendenza variano da individuo a individuo, riassume così le caratteristiche della dipendenza: "La dipendenza da fattori esterni è una costante degli esseri viventi. Sin dalle loro origini, i viventi ‘dipendono’ da fonti esterne per ottenere i nutrienti necessari alla sopravvivenza e alla riproduzione. Più si sale nella scala evolutiva, più i fattori di dipendenza aumentano di numero e complessità. Se la dipendenza è quindi un fenomeno fisiologico e, anzi, è la base sulla quale si è evoluto il comportamento umano, è lecito domandarsi perché la parola dipendenza  è oggi divenuta sinonimo di patologia. In realtà non è lo stato di dipendenza in sé, ma l’oggetto di essa che causa la patologia. In altri termini, dipendenze da stimoli che favoriscono la sopravvivenza dell’individuo o della specie, come il cibo e l’attività sessuale, sono presenti in tutti gli individui sani e non possono essere considerate patologiche. Mentre gli stimoli che risultano irrilevanti per la sopravvivenza e, anzi, la mettono in pericolo (come le droghe, il gioco d’azzardo o le attività fisiche estreme ad alto rischio) trasformano la dipendenza in stato patologico."  I nostri primi antenati vivevano come cacciatori-raccoglitori e, come dimostrato dalla cultura dei gruppi umani che mantennero questo stile di vita (ad esempio, aborigeni australiani, indiani dell'Amazzonia o Boscimani del deserto del Kalahari), raccolsero indubbiamente informazioni considerevoli sulle piante farmacologiche. Alcune droghe sono state usate come farmaci per la maggior parte della storia umana. Lo psichiatra Marc-Antoine Crocq cita alcuni casi nei quali gli umani si sono dedicati, nell'antichità, alla ricerca e all'uso di sostanze psicoattive. Egli scrive: "Dopo aver adottato uno stile di vita pastorale, gli esseri umani potrebbero aver osservato gli effetti delle piante psicoattive sulle loro greggi. La tradizione vuole che i sacerdoti etiopi iniziassero a tostare e far bollire i chicchi di caffè per rimanere svegli durante le notti di preghiera, dopo che un pastore notò come le sue capre diventavano arzille dopo essersi nutrite di arbusti di caffè." La necessità di acquisire dipendenza da certe sostanze è sempre stata insita nella psicologia umana. Lo psichiatra Marc-Antoine Crocq ha svolto uno studio sulle ragioni storiche e culturali che spingono certe persone a cercare droghe che procurano dipendenza. Egli scrive: "Il nostro gusto per le sostanze psicoattive che creano dipendenza è attestato dai primi documenti umani. Storicamente, le sostanze psicoattive sono state utilizzate da: (1) sacerdoti in cerimonie religiose (es. Amanita muscaria); (2) guaritori per scopi medicinali (ad esempio, oppio); o (3) la popolazione generale in un modo socialmente approvato (ad esempio, alcol, nicotina e caffeina). I nostri antenati hanno raffinato composti più potenti e hanno escogitato vie di somministrazione più veloci, che hanno contribuito all'abuso. L'uso patologico è stato descritto già nell'antichità classica."  Lo studio rivela che la personalità di alcuni individui porta alla ricerca della dipendenza verso qualche sostanza che viene scelta in base a molteplici fattori individuali e sociali. La dipendenza risulta dalla congiunzione di una sostanza e di una personalità. Si sente sempre più spesso parlare di smart drugs, cioè di sostanze psicoattive ricercate soprattutto dai giovani per alterare il proprio stato mentale senza incorrere in gravi effetti collaterali. La maggior parte dei casi riguarda l'innalzamento di alcune capacità cognitive (attenzione, memoria di lavoro, creatività, flessibilità, focalizzazione, ecc.) per affrontare impegnative condizioni lavorative, e infatti tali droghe vengono oggi prevalentemente usate nelle startup della Silicon Valley.

    4. Diventare Barboni (senzatetto): Cosa spinge persone apparentemente "normali" a diventare barboni, clochard (o senza tetto)? Tutte le grandi città mostrano un fenomeno sorprendente quale la presenza di individui (di tutte le età) che rifiutano il modo di vivere convenzionale per affrontare la vita per strada, e non solo per povertà anche se questa è la causa più frequente. I senzatetto sono la condizione e la categoria sociale delle persone che non hanno un alloggio fisso, di solito perché non possono permettersi un alloggio regolare, sicuro e adeguato. Il termine "senzatetto" può anche includere persone la cui residenza notturna principale è in un ricovero per senzatetto, in un istituto che fornisce una residenza temporanea per individui destinati a essere istituzionalizzati, o in un luogo pubblico o privato non progettato per essere utilizzato come normale posto letto per gli esseri umani. Un piccolo numero di persone scelgono di essere nomadi senza casa, come alcuni rom (zingari) e membri di alcune sottoculture. Si stima che 100 milioni di persone nel mondo siano senzatetto. Le cause che portano una persona a diventare un barbone sono molteplici e ognuno è un caso a sé. Se li andiamo a valutare scopriamo che tra le cause vi sono: la perdita del lavoro, una malattia, un divorzio, la mancanza di supporto familiare o sociale, traumi psichici, mentre tra le conseguenze vi sono: isolamento, alcolismo, consumo di droga, malattie, morte prematura.
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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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