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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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La dipendenza psicologica da alcol, nicotina e caffè sta transitando verso smart drugs o verso un uso patologico di internet
TEORIE > METODI > INTELLIGENZA UMANA
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L'essere umano, nel corso della sua evoluzione, ha sempre cercato la "dipendenza" da fattori esterni. Il neurobiologo Pier Vincenzo Piazza, il quale ha scoperto che le basi biologiche della dipendenza variano da individuo a individuo, riassume così le caratteristiche della dipendenza: "La dipendenza da fattori esterni è una costante degli esseri viventi. Sin dalle loro origini, i viventi ‘dipendono’ da fonti esterne per ottenere i nutrienti necessari alla sopravvivenza e alla riproduzione. Più si sale nella scala evolutiva, più i fattori di dipendenza aumentano di numero e complessità. Se la dipendenza è quindi un fenomeno fisiologico e, anzi, è la base sulla quale si è evoluto il comportamento umano, è lecito domandarsi perché la parola dipendenza  è oggi divenuta sinonimo di patologia. In realtà non è lo stato di dipendenza in sé, ma l’oggetto di essa che causa la patologia. In altri termini, dipendenze da stimoli che favoriscono la sopravvivenza dell’individuo o della specie, come il cibo e l’attività sessuale, sono presenti in tutti gli individui sani e non possono essere considerate patologiche. Mentre gli stimoli che risultano irrilevanti per la sopravvivenza e, anzi, la mettono in pericolo (come le droghe, il gioco d’azzardo o le attività fisiche estreme ad alto rischio) trasformano la dipendenza in stato patologico."  I nostri primi antenati vivevano come cacciatori-raccoglitori e, come dimostrato dalla cultura dei gruppi umani che mantennero questo stile di vita (ad esempio, aborigeni australiani, indiani dell'Amazzonia o Boscimani del deserto del Kalahari), raccolsero indubbiamente informazioni considerevoli sulle piante farmacologiche. Alcune droghe sono state usate come farmaci per la maggior parte della storia umana. Lo psichiatra Marc-Antoine Crocq cita alcuni casi nei quali gli umani si sono dedicati, nell'antichità, alla ricerca e all'uso di sostanze psicoattive. Egli scrive: "Dopo aver adottato uno stile di vita pastorale, gli esseri umani potrebbero aver osservato gli effetti delle piante psicoattive sulle loro greggi. La tradizione vuole che i sacerdoti etiopi iniziassero a tostare e far bollire i chicchi di caffè per rimanere svegli durante le notti di preghiera, dopo che un pastore notò come le sue capre diventavano arzille dopo essersi nutrite di arbusti di caffè." La necessità di acquisire dipendenza da certe sostanze è sempre stata insita nella psicologia umana. Lo psichiatra Marc-Antoine Crocq ha svolto uno studio sulle ragioni storiche e culturali che spingono certe persone a cercare droghe che procurano dipendenza. Egli scrive: "Il nostro gusto per le sostanze psicoattive che creano dipendenza è attestato dai primi documenti umani. Storicamente, le sostanze psicoattive sono state utilizzate da: (1) sacerdoti in cerimonie religiose (es. Amanita muscaria); (2) guaritori per scopi medicinali (ad esempio, oppio); o (3) la popolazione generale in un modo socialmente approvato (ad esempio, alcol, nicotina e caffeina). I nostri antenati hanno raffinato composti più potenti e hanno escogitato vie di somministrazione più veloci, che hanno contribuito all'abuso. L'uso patologico è stato descritto già nell'antichità classica."  Lo studio rivela che la personalità di alcuni individui porta alla ricerca della dipendenza verso qualche sostanza che viene scelta in base a molteplici fattori individuali e sociali. La dipendenza risulta dalla congiunzione di una sostanza e di una personalità. Si sente sempre più spesso parlare di smart drugs, cioè di sostanze psicoattive ricercate soprattutto dai giovani per alterare il proprio stato mentale senza incorrere in gravi effetti collaterali. La maggior parte dei casi riguarda l'innalzamento di alcune capacità cognitive (attenzione, memoria di lavoro, creatività, flessibilità, focalizzazione, ecc.) per affrontare impegnative condizioni lavorative, e infatti tali droghe vengono oggi prevalentemente usate nelle startup della Silicon Valley. Ma il fenomeno più comune e diffuso delle nuove dipendenze non riguarda sostanze chimiche bensì nuove tecnologie. Ad esempio Internet, che ha avviato una serie di comportamenti patologici riguardanti, ad esempio, il cybersex (dipendenza da sesso virtuale), i videogiochi, i telefoni cellulari e molte altre varianti.  In questi casi occorre rivolgersi a degli esperti psicoterapeuti in grado di arginare il fenomeno e tentare di riportare le persone verso comportamenti meno dannosi.

Altan
Dad, what are you going to do when I enter the hallucinating drug spiral?
I'll ask your mom crying, "Where did we go wrong?" Men can cry too.
Il punto chiave
Come spiega molto efficacemente Pier Vincenzo Piazza, i mammiferi presentano un sistema biologico connesso all’omeostasi caratterizzato da almeno tre fasi: la prestasi, che previene la comparsa di una mancanza imminente, l’endostasi, che corregge una mancanza interna attuale, dunque presente, e l’esostasi, che prepara l’organismo ad affrontare una ipotetica mancanza esterna futura. (Gianfranco Pecchinenda p.8)
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Il farmaco che mi affascina è il Nepenthe [un farmaco fittizio contro il dolore - una "droga di oblio" di cui parla l'antica letteratura greca e la mitologia greca]. È una medicina citata da Omero nell'Odissea, capitolo IV, versetto 219. In greco "ne" significa privato e "penthès" una famiglia legata al pathos, alla sofferenza, quindi è "non soffrire". È una medicina che cancellerà la sofferenza e nell'Odissea la persona che viene a portarvela è Elena, la figlia di Zeus, la donna più bella del suo tempo e della Storia in generale. E poi te lo versa nel vino e dopo non c'è più dolore fisico o morale. Ci sono stati molti articoli sulla storia della medicina che dicono che Nepenthe forse era oppio o cannabis ... È l'alfa e l'omega della droga. Quindi vorrei prenderne un po', che venga servito in un buon bicchiere di vino. (Marc-Antoine Crocq)

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Aiutare e Zen non sono processi separati. Provengono dalla stessa spinta umana a raggiungere gli altri, a ricavare significati e schemi dalle nostre esperienze. (David Brandom)
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La fermentazione dei cereali contenenti amido produce birra con una gradazione alcolica intorno al 5%, mentre lo stesso processo con lo zucchero d'uva produce vini contenenti fino al 14% di alcol. (Marc-Antoine Crocq)
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Modelli anormali di uso di sostanze sono stati descritti sin dall'antichità, almeno da quando la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. fu accelerata da anni di bevute abbondanti. (Marc-Antoine Crocq)
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Nel diritto romano e nel Medioevo, la dipendenza era la sentenza pronunciata contro un debitore insolvente che veniva ceduto a un maestro per ripagare i suoi debiti con il suo lavoro. Quindi, il tossicodipendente era una persona ridotta in schiavitù a causa di debiti non pagati. (Marc-Antoine Crocq)
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«Anche un pessimo caffè è meglio di nessun caffè». (David Lynch)
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I nootropi, chiamati anche droghe intelligenti, sono diventati popolari tra i giovani con personalità di tipo A a Wall Street, nella Ivy League e nella frenetica cultura delle startup della Silicon Valley. Gli appassionati non cercano uno stato di coscienza alterato; vogliono diventare una versione migliore di se stessi, anche solo per poche ore alla volta. Come gli atleti olimpici che spingono i loro corpi, sperano di mettere a punto il loro cervello per le massime prestazioni. (John Glionna)
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Nell'era delle droghe 2.0  lo sballo non è più psichedelico e l'azione psicotropica non spinge a evadere dalla realtà. Al contrario. Le nootropiche, le cosiddette droghe intelligenti, che vanno per la maggiore in questo momento tra programmatori e sviluppatori di App, non servono ad attutire i sensi, bensí ad acuirli. A potenziare le capacità cognitive di chi le usa. (Paolo Pontoniere)
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[Alcolisti] Il meccanismo di negazione è molto radicato, così il numero di pazienti non trattati è molto maggiore rispetto a quelli che chiedono aiuto. Per aumentare la consapevolezza però servirebbe ridurre lo stigma attorno all’alcolismo: tutti dovrebbero capire finalmente che si tratta di una patologia, non di un vizio. Chi beve non se l’è cercata. (Marco Pistis)
Il nostro gusto per le sostanze psicoattive che creano dipendenza è attestato dai primi documenti umani. Storicamente, le sostanze psicoattive sono state utilizzate da: sacerdoti in cerimonie religiose, da guaritori per scopi medicinali o dalla popolazione generale in un modo socialmente approvato (ad esempio, alcol, nicotina e caffeina)
Cos'è la dipendenza
L'essere umano ha sempre cercato la "dipendenza", come spiega il neurobiologo Pier-Vincenzo Piazza et Al. (ved. bibliografia 2010), il quale ha scoperto che alcuni individui hanno dentro di se degli ormoni che gestiscono la dipendenza verso sostanze (ad esempio marijuana). Quindi le basi biologiche della dipendenza variano da individuo a individuo. Egli riassume così le caratteristiche della dipendenza:


La dipendenza da fattori esterni è una costante degli esseri viventi. Sin dalle loro origini, i viventi ‘dipendono’ da fonti esterne per ottenere i nutrienti necessari alla sopravvivenza e alla riproduzione. Più si sale nella scala evolutiva, più i fattori di dipendenza aumentano di numero e complessità. Se la dipendenza è quindi un fenomeno fisiologico e, anzi, è la base sulla quale si è evoluto il comportamento umano, è lecito domandarsi perché la parola dipendenza  è oggi divenuta sinonimo di patologia. In realtà non è lo stato di dipendenza in sé, ma l’oggetto di essa che causa la patologia. In altri termini, dipendenze da stimoli che favoriscono la sopravvivenza dell’individuo o della specie, come il cibo e l’attività sessuale, sono presenti in tutti gli individui sani e non possono essere considerate patologiche. Mentre gli stimoli che risultano irrilevanti per la sopravvivenza e, anzi, la mettono in pericolo (come le droghe, il gioco d’azzardo o le attività fisiche estreme ad alto rischio) trasformano la dipendenza in stato patologico.
Il neurobiologo Pier Vincenzo Piazza scrive: "chi ha dipendenze non ha problemi di controllo di per sé, non è una persona necessariamente priva di forza di volontà: la probabilità di sviluppare una dipendenza è scritta nei suoi geni, così come il colore dei suoi occhi o la lunghezza dei suoi femori"
Il futuro della ricerca medica
Breve intervista al neurobiologo Pier Vincenzo Piazza
Se la dipendenza è un fenomeno fisiologico e, anzi, è la base sulla quale si è evoluto il comportamento umano, è lecito domandarsi perché la parola dipendenza  è oggi divenuta sinonimo di patologia. In realtà non è lo stato di dipendenza in sé, ma l’oggetto di essa che causa la patologia
L'attesa del piacere è essa stessa il piacere
ll sociologo Gianfranco Pecchinenda, nell'analizzare gli esiti della ricerca neuroscientifica riguardo al fenomeno della "dipendenza" scrive (vedi bibliografia 2000):


i nostri neurotrasmettitori sono in grado di generare due distinte tipologie di piacere: una per stimolare la ricerca, ad esempio, del cibo, e l'altra per godere del cibo trovato. [...] Il piacere della ricerca e del godimento della ricompensa sembrerebbero legati a due neurotrasmettitori specifici. La ricerca, ad esempio, è stimolata dalla dopamina, presente nell'ipotalamo; il piacere legato alla ricompensa, invece, sembrerebbe legato al lavoro di neurotrasmettitori quali gli oppioidi e le endorfine. [...] Tanto per fare un esempio, le anfetamine e la cocaina sono prodotti che attivano il piacere per la ricerca della ricompensa; l'eroina e la morfina attivano invece il piacere per il godimento della stessa. L'uso di determinate tecnologie, i comportamenti connessi al consumo eccessivo di alcol o droga, ad esempio, generano talvolta dei pattern comportamentali e delle azioni abitudinarie talmente solide da generare un vero stato di benessere fisico. Se però ricordiamo che ogni volta che ciò accade il cervello si modifica, diventa più agevole comprendere quali siano i meccanismi organici che inducono alla stabilizzazione delle dipendenze. Attraverso le abitudini che inducono, talune tecnologie, così come talune sostanze o relazioni, finiscono per diventare parte delle nostre abitudini quotidiane.
I Neurotrasmettitori governano le nostre azioni
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I neurotrasmettitori sono delle sostanze fisiologiche che consentono la trasmissione degli impulsi nervosi tra due regioni anatomicamente separate e poste in collegamento da sinapsi, o da fibre nervose, o da nervi e fibre muscolari presenti nelle placche motrici. All’interno del sistema nervoso, i  neurotrasmettitori  svolgono un ruolo essenziale nella trasmissione degli impulsi di tipo eccitatorio o inibitorio. I neurotrasmettitori sono captati da specifici recettori, canali ionici, posti sulla membrana della cellula postsinaptica. L’interazione fra i neurotrasmettitori e il recettore/canale ionico scatena una risposta eccitatoria o inibitoria nel neurone post-sinaptico.
Un certo uso di Internet (ad esempio cybersesso, videogiochi, shopping compulsivo, gioco d'azzardo online ecc.), o i comportamenti connessi al consumo eccessivo di alcol o droga, generano talvolta dei pattern comportamentali e delle azioni abitudinarie talmente solide da generare un vero stato di benessere fisico. Ogni volta che ciò accade il cervello si modifica, e possiamo comprendere quali siano i meccanismi organici che inducono alla stabilizzazione delle dipendenze. Attraverso le abitudini che inducono, talune tecnologie, così come talune sostanze o relazioni, finiscono per diventare parte delle nostre abitudini quotidiane
Alcuni neurotrasmettitori
Dopamina: È la molecola del piacere e suoi livelli si innalzano se sperimenti qualcosa di nuovo o sorprendente..
Serotonina: L’”ormone del buonumore” influisce su umore, appetito, sonno, desiderio sessuale e aggressività.
Ossitocina: È il neurotrasmettitore dei legami sentimentali e viene prodotto durante il parto e l’allattamento e i rapporti sessuali.
Endorfine: Percepiscono il dolore fisico e agiscono come un’analgesico.
Gaba: Aiuta a sentirsi meno stressati ed è un ansiolitico naturale.
Adrenalina: È un ormone che viene rilasciato in risposta a emozioni forti, come la paura. Una scarica di adrenalina permette di utilizzare al massimo la nostra energia.

Neurotrasmettitori: i regolatori della vita umana
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Il consumo di caffè è associato, geneticamente alla nicotina
In merito al rapporto caffè-sigaretta, una ricerca dell’Università di Bristol, ha scoperto che, alla base di un forte consumo di caffè da parte di alcuni fumatori, è presente una questione di natura genetica. Parrebbe, infatti, che, proprio una variante genetica predisponga a fumare un quantitativo maggiore di sigarette e che questo vada di pari passo con un maggiore consumo di caffè.
La nicotina, inoltre, aumenterebbe il metabolismo della caffeina assunta e questo spingerebbe il fumatore a consumare un numero sempre più alto di caffè in modo da ottenere lo stesso effetto eccitante
L'uso di determinate tecnologie, i comportamenti connessi al consumo eccessivo di alcol o droga, ad esempio, generano talvolta dei pattern comportamentali e delle azioni abitudinarie talmente solide da generare un vero stato di benessere fisico. Se però ricordiamo che ogni volta che ciò accade il cervello si modifica, diventa più agevole comprendere quali siano i meccanismi organici che inducono alla stabilizzazione delle dipendenze
La dipendenza risulta dalla congiunzione di una sostanza e di una personalità
La necessità di acquisire dipendenza da certe sostanze è sempre stata insita nella psicologia umana. Lo psichiatra Marc-Antoine Crocq (ved. bibliografia 2007), ha svolto uno studio sulle ragioni storiche e culturali che spingono certe persone a cercare droghe che procurano dipendenza. Egli scrive:


Il nostro gusto per le sostanze psicoattive che creano dipendenza è attestato dai primi documenti umani. Storicamente, le sostanze psicoattive sono state utilizzate da: (1) sacerdoti in cerimonie religiose (es. Amanita muscaria); (2) guaritori per scopi medicinali (ad esempio, oppio); o (3) la popolazione generale in un modo socialmente approvato (ad esempio, alcol, nicotina e caffeina). I nostri antenati hanno raffinato composti più potenti e hanno escogitato vie di somministrazione più veloci, che hanno contribuito all'abuso. L'uso patologico è stato descritto già nell'antichità classica.


Lo studio rivela che la personalità di alcuni individui porta alla ricerca della dipendenza verso qualche sostanza che viene scelta in base a molteplici fattori individuali e sociali. La dipendenza risulta dalla congiunzione di una sostanza e di una personalità. Nelle conclusioni del suo studio Marc-Antoine Crocq scrive:


La storia culturale suggerisce che il nostro rapporto con la droga è più complesso del paradigma del topo di laboratorio che è addestrato ad auto-somministrarsi cocaina. Nella maggior parte dei casi, cerchiamo attivamente droghe che creano dipendenza e non siamo vittime passive. La storia mostra che la nostra relazione con le sostanze è modellata da molteplici fattori, tra cui cultura, società, religione e credenze, psicologia individuale (personalità dipendenti, ansiose, antisociali), cognizione (dipendenza come comportamento "appreso"), neurobiologia e genetica. Il comportamento di dipendenza risulta dalla congiunzione di una sostanza e una personalità. La dipendenza non è solo una sostanza, ma il modo in cui una persona la usa.


Cosa sono le smart drugs: sostanze che alterano le capacità cognitive di chi le assume
Si sente sempre più spesso parlare di smart drugs, cioè di sostanze psicoattive ricercate soprattutto dai giovani per alterare il proprio stato mentale senza incorrere in gravi effetti collaterali. La maggior parte dei casi riguarda l'innalzamento di alcune capacità cognitive (attenzione, memoria di lavoro, creatività, flessibilità, focalizzazione, ecc.) per affrontare impegnative condizioni lavorative, e infatti tali droghe vengono oggi prevalentemente usate nelle startup della Silicon Valley (vedi bibliografia Pontoniere 2015). Un articolo del giornalista scientifico Sandro Iannaccone (ved. bibliografia 2017), riassume le caratteristiche delle sostanze psicoattive che vanno sotto il nome di smart drugs:


Il loro nome ufficiale è nootropi – da nous, cioè intelletto, e tropein, cambiare. Ma sono più conosciuti come smart drug, ovvero farmaci intelligenti. Il loro scopo dovrebbe essere quello di aumentare (o, più genericamente, alterare) le capacità cognitive di chi li assume, potenziando il rilascio di agenti neurochimici, migliorando l’apporto di ossigeno al cervello e stimolando la crescita nervosa. Come avviene per le sostanze dopanti in ambito sportivo, naturalmente, le smart drug fanno gola a moltissimi. Un desiderio difficilmente biasimabile: l’idea che ingerendo una pillolina si possa [ad esempio] superare più facilmente un esame. In generale, le sostanze nootrope agiscono sui  neurotrasmettitori – principalmente su acetilcolina, dopamina, norepinefrina, e serotonina – modificandone livelli e concentrazioni nel cervello, il che altera capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore. Vista la vastità del prontuario, non è semplicissimo classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base alla modalità di consumo (fondamentalmente in funzione del fatto di essere pronte o meno all’uso), altri in base alle classi chimico-fisiche di appartenenza (prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci, ecodroghe etc.), altri ancora in base allo scopo d’uso (curiosità, miglioramento delle prestazioni, ricerca di effetti psicoattivi, “uso universitario”).


Una ricerca condotta nel 2015 dai ricercatori medici Ruairidh Battleday e Anna-Katharine Brem (dell'Università di Oxford e della Harvard Medical School) hanno valutato tutti i documenti di ricerca sul miglioramento cognitivo con il farmaco modafinil da gennaio 1990 a dicembre 2014. Hanno trovato 24 studi che trattano diversi benefici associati all'assunzione di modafinil, compresa la pianificazione e processo decisionale, flessibilità, apprendimento, memoria e creatività. Essi scrivono (vedi bibliografia 2015):


Il farmaco modafinil è stato sviluppato per trattare la narcolessia (sonno eccessivo), ma è ampiamente utilizzato fuori licenza come "droga intelligente'' per promuovere il miglioramento cognitivo, dove qualità come prontezza e concentrazione sono desiderate per aiutare qualcuno, ad esempio, per preparazione agli esami. [...] Abbiamo finito per avere due conclusioni principali: in primo luogo, che, di fronte a pochi effetti collaterali in questi ambienti controllati, il modafinil può essere considerato un potenziatore cognitivo.


Drogarsi per studiare: la scelta poco intelligente delle smart drugs
La pressione dell'ambiente sociale verso il successo scolastico si sta spostando dagli USA verso l'Europa, aiutato dalle smart drugs, come evidenzia la psicologa Maura Manca (vedi bibliografia 2018):


In una società in cui la normalità non è accettata e in cui bisogna essere a tutti i costi una persona di successo, sempre più spesso gli adolescenti ricorrono all’uso di queste sostanze in grado di alterare le proprie capacità fisiche e mentali, al fine di migliorare le proprie prestazioni e di raggiungere più facilmente alcuni obiettivi, delegando tutto ad una pillola. Si sta pericolosamente normalizzando l'utilizzo improprio di Smart Drugs, ossia assumere sostanze per potenziare l’attenzione, la concentrazione e lo studio, migliorare la memoria o le prestazioni sul lavoro, acquistabili con un semplice click, senza prescrizione medica e nessun controllo. Tutto questo è stato confermato da una recente ricerca internazionale, condotta in 15 Paesi e guidata dall'Università della California: il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato le cosiddette "smart drugs" almeno una volta nei 12 mesi precedenti, con una crescita del 9% in due anni.
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Nella maggior parte dei casi, l'essere umano cerca attivamente droghe che creano dipendenza e non è una vittima passiva. Le dipendenze "sane" sono quelle da stimoli che favoriscono la sopravvivenza dell’individuo o della specie, come il cibo e l’attività sessuale. Le dipendenze "patologiche" sono quelle che mettono in pericolo la sopravvivenza (come le droghe, il gioco d’azzardo o le attività fisiche estreme ad alto rischio)
Origini della ricerca e dell'uso di sostanze psicoattive
I nostri primi antenati vivevano come cacciatori-raccoglitori e, come dimostrato dalla cultura dei gruppi umani che mantennero questo stile di vita (ad esempio, aborigeni australiani, indiani dell'Amazzonia o Boscimani del deserto del Kalahari), raccolsero indubbiamente informazioni considerevoli sulle piante farmacologiche. Alcune droghe sono state usate come farmaci per la maggior parte della storia umana. Lo psichiatra Marc-Antoine Crocq cita alcuni casi nei quali gli umani si sono dedicati, nell'antichità, alla ricerca e all'uso di sostanze psicoattive (vedi bibliografia 2007). Egli scrive:

  • Ötzi, l'uomo il cui corpo congelato è stato recuperato nelle Alpi nel 1991, visse circa 3300 anni a.C. e portava nella sua borsa una farmacia da viaggio contenente un fungo polypore con proprietà antibatteriche ed emostatiche.

  • Il papiro di Ebers (1500 a.C. circa), uno dei documenti medici più antichi dell'umanità, descrive un rimedio per prevenire il pianto eccessivo nei bambini usando i chicchi della pianta di papavero, filtrati in una polpa, passati al setaccio e somministrati per 4 giorni consecutivi .

  • Dopo aver adottato uno stile di vita pastorale, gli esseri umani potrebbero aver osservato gli effetti delle piante psicoattive sui loro greggi. La tradizione vuole che i sacerdoti etiopi iniziassero a tostare e far bollire i chicchi di caffè per rimanere svegli durante le notti di preghiera dopo che un pastore notò come le sue capre diventavano allegre dopo essersi nutrite di arbusti di caffè.

  • C'è un accordo generale sul fatto che i Sumeri coltivassero papaveri e isolassero l'oppio dalle loro capsule di semi alla fine del terzo millennio aC; chiamavano l'oppio "gil" (gioia) e il papavero "hul gil" (la pianta della gioia).

  • Nell'Ottocento il laudano era ampiamente utilizzato negli adulti e nei bambini, per numerose indicazioni (insonnia, malattie cardiache e infettive).

  • La classe operaia consumava in gran parte il laudano perché era più economico del gin o del vino, poiché sfuggiva alle tasse.

  • Alcuni farmaci che possono creare dipendenza sono stati utilizzati regolarmente da una percentuale significativa della popolazione, al punto da essere considerati prodotti di base. L'alcol, la nicotina e la caffeina, essendo appetibili per le loro lievi proprietà psicotrope, sono esempi di droghe ampiamente consumate. In quanto droghe psicoattive lecite, sono usate principalmente da persone "normali", in contrasto con le "droghe pesanti" illecite, che sono tradizionalmente viste come la provincia del deviante. L'alcol, la nicotina e la caffeina hanno permeato la nostra cultura, fungendo da veicoli per l'interazione sociale, plasmando il nostro paesaggio urbano, dalla casa da tè giapponese al pub britannico, stimolando l'apertura delle rotte commerciali internazionali.

  • L'hashish (cannabis) è stato ampiamente consumato - mangiato e successivamente affumicato - nelle culture islamiche.

  • I semi più antichi di viti coltivate finora scoperti e datati al carbonio sono stati trovati in Georgia e appartengono al periodo dal 7000 al 5000 aC.

  • Secondo la tradizione ebraica e cristiana, una delle prime azioni di Noè dopo essere uscito dall'Arca fu piantare una vigna;
    bevve un po 'del suo vino e si ubriacò (Genesi 9, 20-21).

  • Il caffè era ampiamente utilizzato in tutto il mondo islamico alla fine del XV secolo. Il suo uso si diffuse rapidamente in Europa e gli europei introdussero piante di caffè nelle loro colonie.

  • La storia del tè è molto più antica, poiché la pianta veniva già raccolta in Cina nel III secolo a.C.

Questi prodotti di base sono stati a lungo oggetto dell'attenzione ufficiale, allo scopo di riscuotere le accise piuttosto che controllare gli abusi. Al fine di ricavare entrate, i governanti dell'antico Egitto e di Babilonia stabilirono monopoli di produzione o vendita. L'oppio è un altro esempio di una sostanza il cui modello d'uso è cambiato negli ultimi secoli, da un farmaco utilizzato per alleviare il dolore e l'anestesia a una sostanza associata ad abuso e dipendenza.
La capacità dell'oppio di indurre dipendenza è stata probabilmente rafforzata dalla recente purificazione della morfina e dalla sintesi dell'eroina, composti più potenti disponibili per l'iniezione. Allo stesso modo, le sigarette, che consentono un rapido assorbimento della nicotina nel flusso sanguigno e di raggiungere il cervello in pochi secondi, erano associate a una maggiore dipendenza rispetto alle precedenti modalità di utilizzo del tabacco (tabacco da fiuto, sigari, masticazione) che non favorivano l'inalazione profonda nel polmoni.

Alcune sostanze che possono creare dipendenza vengono utilizzate regolarmente da una percentuale significativa della popolazione "normale", al punto da essere considerati prodotti di base: Alcol, Nicotina e Caffeina, essendo appetibili per le loro lievi proprietà psicotrope, sono esempi di droghe ampiamente consumate. L'alcol, la nicotina e la caffeina hanno permeato tutta la nostra cultura, fungendo da veicoli per l'interazione sociale
Perchè oggi i giovani bevono troppi alcolici, gli adulti bevono troppi caffè e nel 2020 dieci milioni di italiani fumano sigarette?
Una ricerca dello psicologo Joel W. Grube descrive l'impatto che programmi televisivi, radiofonici, cinematografici e musicali hanno sulla psiche giovanile nel proporre un'immagine positiva dell'alcol come di un mezzo per sembrare adulti e attraenti (vedi bibliografia 2004). Egli scrive:

Gli adolescenti sono grandi consumatori di televisione. Estrapolando dai dati recenti ottenuti da un sondaggio rappresentativo a livello nazionale, i ragazzi di età compresa tra 11 e 13 anni guardano 27,7 ore e i ragazzi di età compresa tra 14 e 18 anni guardano 20,2 ore di programmi televisivi trasmessi e registrati ogni settimana. Di conseguenza, sono immersi in rappresentazioni di alcolici e posizionamenti di prodotti alcolici. Una recente analisi del contenuto della televisione in prima serata della stagione 1998-1999, ad esempio, indica che il 71% di tutta la programmazione descriveva l'uso di alcol e il 77% conteneva alcuni riferimenti all'alcol. Tra i programmi più apprezzati dagli adolescenti, il 53% descriveva l'uso di alcol; L'84% della programmazione TV-14, il 77% della programmazione TV-PG e il 38% della programmazione TV-G descriveva l'uso di alcol. Più episodi descrivono il bere come un'esperienza complessivamente positiva (40%) piuttosto che negativa (10%), sebbene le conseguenze negative siano state menzionate o rappresentate nel 23% degli episodi. Il consumo di alcol da parte dei minorenni era relativamente raro. Solo il 2% dei personaggi normali di età inferiore ai 18 anni è stato raffigurato mentre beveva alcolici. In un'altra recente analisi del contenuto, tuttavia, è stato riscontrato che i personaggi di età compresa tra i 13 ei 18 anni rappresentavano il 7% di tutti gli episodi di alcolismo ritratti. Quando si verifica, il bere giovanile o il desiderio espresso di bere è spesso presentato come un mezzo per sembrare adulti e adulti. Altre ricerche suggeriscono che i bevitori tendono ad essere personaggi regolari, di alto status socioeconomico, attraenti e affascinanti. [...] Gli adolescenti trascorrono molto meno tempo a guardare film e video di film rispetto alla televisione. Estrapolando dai dati di recenti indagini nazionali, i ragazzi di età compresa tra 11 e 13 anni trascorrono in media 6,2 ore a settimana e i ragazzi di età compresa tra 14 e 18 anni trascorrono in media 4,7 ore a settimana guardando film. In termini di contenuto di alcol nei film, recenti analisi del contenuto indicano che l'alcol è stato mostrato o consumato nel 93% dei 200 noleggi di film più popolari per il 1996. Il consumo di alcol da parte di minorenni si è verificato solo nel 9% circa di questi film. L'alcol e il bere sono stati presentati in una luce straordinariamente positiva. Il bere era associato alla ricchezza o al lusso nel 34% dei film contenenti riferimenti all'alcol e nel 20% di questi film si sono verificate dichiarazioni pro-uso o un'aperta difesa dell'uso. Le rappresentazioni delle conseguenze negative del bere sono relativamente rare. [...] La musica, che sia la radio o le registrazioni, è una forma di intrattenimento popolare per i giovani. Pertanto, i ragazzi di età compresa tra 11 e 13 anni trascorrono 11,2 ore a settimana e i ragazzi di età compresa tra 14 e 18 anni trascorrono 9,3 ore a settimana ascoltando musica alla radio, CD o cassetta. La ricerca sul contenuto correlato all'alcol nei testi delle canzoni è relativamente rara. Una recente analisi del contenuto ha esaminato 1.000 delle canzoni più popolari nel 1996-97 in cinque generi musicali apprezzati dai giovani. Questo studio ha rilevato che il 17 percento di tutti i testi conteneva riferimenti all'alcol e che l'alcol era menzionato più frequentemente nella musica rap (47 percento) rispetto ad altri generi come country-western (13 percento), top 40 (12 percento), alternativa rock (10 percento) e metalli pesanti (3 percento). Complessivamente, il 22% delle canzoni con menzioni di alcol si riferiva a birra o liquori al malto, il 34% a vino o champagne, il 36% a superalcolici o bevande miste e il 31% a termini generici come "alcol". Un tema comune era ubriacarsi o sballarsi (24%), sebbene il bere fosse anche associato a ricchezza e lusso (24%), attività sessuale (34%) e criminalità o violenza (13%). Le conseguenze del consumo di alcol sono state menzionate solo nel 9% delle canzoni con riferimenti all'alcol e solo nel 3% si sono verificati messaggi anti-uso. Posizionamenti di prodotti o menzioni di marchi si sono verificati nel 30% di essi ed erano particolarmente comuni nella musica rap (48%).
Un'analisi delle raffigurazioni di alcol nella musica rap ha trovato la rappresentazione dell'uso di alcol per trasmettere elementi di disinibizione, ribellione, identità, piacere, sensualità e potere personale.

Come mostra questa ricerca la rappresentazione che tutti i mezzi di comunicazione (TV, film, musica) fanno del consumo alcolico porta verso la sua diffusione nei giovani. La giornalista Giulia Crepaldi evidenzia i cambiamenti avvenuti nella pubblicità dell'alcol con l'avvento dei social media (vedi bibliografia 2020):

La pubblicità si evolve, cambia e si adatta rapidamente ai nuovi mezzi dicomunicazione digitali e alle nuove tendenze. Quella delle bevande alcoliche non è da meno. Sfortunatamente le leggi faticano a tenere il passo con le strategie del marketing. Così l’industria è libera di sfruttare internet e i social media per pubblicizzare i propri prodotti a un vasto pubblico di giovanissimi consumatori che dovrebbe tenersi alla larga dall’alcol. Lo rivela il rapporto “Alcohol marketing in the WHO European Region: update report on the evidence and recommended policy actions (2020)” pubblicato dall’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e diffuso in Italia da Epicentro.

Peri il caffè vi è una storia diversa, infatti, viste la relativa rarità degli effetti sfavorevoli in seguito ad ingestione acuta o cronica, in confronto al gran numero di persone che ne fanno regolarmente uso senza problemi, la caffeina è considerata una sostanza sicura, e in effetti non è inclusa tra le sostanze in grado di dare dipendenza nel DSM-IV. Il ricercatore medico Marco Mura scrive (vedi bibliografia 2008):

Le bevande contenenti caffeina sono le più diffuse nel mondo occidentale, e sono spesso co-somministrate con il fumo di sigaretta e quindi con la nicotina. I forti fumatori, infatti, bevono spesso più caffeina dei non fumatori. Anche se gli studi clinici ed epidemiologici suggeriscono che il consumo di caffeina e di nicotina non sono causalmente correlati, è tuttavia possibile che altri fattori determinino un legame di queste due sostanze, con il consumo dell’una che funziona da “trigger” per favorire il consumo dell’altra.
Giovani e Binge Drinking
alcol
diversi studi scientifici hanno evidenziato una correlazione tra l’esposizione delle persone alla pubblicità e i consumi, soprattutto per quanto riguarda l’età in cui iniziano a bere alcolici i giovani e l’abitudine del binge drinking (l’assunzione di grandi quantità di alcolici in un breve tempo).
Il consumo di bevande alcoliche in Europa è tra i più alti al mondo. L’alcol è un fattore di rischio per malattie croniche come il cancro e le cardiopatie, e gioca un ruolo anche in alcune malattie infettive, incide sulla salute mentale, causa incidenti e contribuisce a episodi di violenza. Nel 2016, una morte su 10 è stata attribuita al consumo di bevande alcoliche
Alcuni studi ecologici hanno tentato di accertare se le restrizioni alla pubblicità sugli alcolici hanno un effetto visibile sui problemi di alcolismo e alcolismo.  I primi studi in questo settore hanno concluso che le restrizioni alla pubblicità hanno un effetto complessivo minimo o nullo sull'aumento dei consumi
Testimonial famosi
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Spesso personaggi famosi vengono assoldati per pubblicizzare orodotti alcolici (Beckam).
Secondo l'OMS, nel 2020,  l'uso di tabacco è responsabile del 25% di tutti i decessi per cancro a livello globale. La nicotina e prodotti del tabacco aumentano anche il rischio di malattie cardiovascolari e polmonari. Oltre 1 milione di persone muoiono ogni anno per l'esposizione al fumo passivo.
Le nuove dipendenze sono dovute a fenomeni della modernità tecnologica
Le nuove dipendenze non sono causate da sostanze chimiche o alcol, come avvenuto nel '900, ma sono dovute a fenomeni della modernità tecnologica (vedi bibliografia 2012) e sono, in particolare, quelli dovuti alle tecnologie dell’era digitale che hanno la possibilità di utilizzare mezzi per modificare direttamente e intensamente la propria mente e sensorialità. Si parla in tal caso di tecnologie della mente o psicotecnologie (De Kerckhove, 1995), in quanto amplificano ed estendono le facoltà psichiche e sensoriali interagendo con la struttura mentale in modo analogico. Riportiamo alcune dipendenze tecnologiche e i loro principali sintomi descritti dal Centro Studi e terapia sulle nuove dipendenze e problematiche relazionali Hikikomori.
Dipendenza da Internet
L’accesso a Internet ha comportato l’insorgere e il proliferare di disturbi del comportamento nei soggetti che facevano un uso non adeguato della Rete. È noto, infatti, come un uso eccessivo di internet comprometta progressivamente la sfera sociale e relazionale della persona, che viene assorbita totalmente dall’esperienza virtuale, rimanendo “agganciata” alla Rete e arrivando a sviluppare una vera e propria dipendenza. Sintomi fisici annoverati nei casi di dipendenza da internet consistono in disturbi del sonno, mal di testa, mal di schiena, sindrome del tunnel carpale, stanchezza degli occhi, indebolimento del sistema immunitario; nei casi di dipendenza più severa, con utilizzo prolungato anche notturno di internet si può arrivare alla compromissione dei cicli circadiani; se le ore trascorse su internet arrivano a ridurre sensibilmente l'attività fisica e l'esposizione alla luce solare, anche l'intero sistema muscolo-scheletrico sul lungo periodo diventa a rischio di indebolimento e patologie. Sintomi psicologici più comuni sviluppabili a seguito di una dipendenza da internet: disturbi dell’umore, ansia, diminuzione dell’autostima, fino a possibili livelli di dissociazione e depersonalizzazione di varia intensità. Per approfondire qui.
Dipendenza dal cellulare
Scelgono con accuratezza il design, colore e prezzo del loro cellulare. Stanno spesso con il cellulare in mano e quando telefonano, lo fanno tenendo la voce molto alta e prima di rispondere fanno squillare a lungo il telefonino. Cambiano in continuazione modello del cellulare acquistando quelli più accessoriati e ricchi di nuove funzioni. La frequenza dei nuovi acquisti è di uno ogni cinque mesi e può dipendere dal tipo di classe sociale. Rientrano in questo gruppo i cosiddetti "Apple-addicted", cioè quelle persone che si precipitano nei negozi quando viene annunciato un nuovo modello e stanno in coda anche notte e giorno pur di procurarselo. Per approfondire qui.
Dipendenza da videogiochi
Nei bambini o negli adolescenti la dipendenza da videogiochi può accompagnarsi a difficoltà di tipo relazionale ed emotivo, in questi casi il mondo virtuale dei giochi facilita i meccanismi di fuga dalla realtà e dalla vita quotidiana, che si rivelano problematiche, ma sono possibili anche casi di dipendenza da videogiochi negli adulti. Per approfondire qui.
Cybersesso: dipendenza da sesso virtuale
Il “sesso virtuale” o "cybersesso" comprende tutte quelle attività svolte in Rete, che provocano un’eccitazione sessuale: guardare e/o scaricare materiale pornografico in contemporanea ad attività di masturbazione, incontri nelle chat erotiche, leggere e scrivere lettere o storie, scambiare email o annunci per incontrare partner sessuali, impegnarsi online in relazioni amorose interattive, inclusa la visione in tempo reale dei propri corpi via webcam.
Il centro Hikikomori a Milano si propone di accogliere le persone che chiederanno assistenza per la cura e terapia di una dipendenza da sesso virtuale (cybersex addiction) e delle problematiche connesse, accompagnandole in un percorso di consapevolezza delle problematiche interiori, di gestione degli impulsi e delle emozioni profonde, e di reintegrazione della sfera affettivo-relazionale, attraverso colloqui di psicoterapia ed altre tecniche integrate di terapia proposte e selezionate per ogni caso specifico. Per approfondire qui.
La dipendenza nel Manuale DSM-5
Per gli addetti ai lavori è facile riconoscere nella sigla DSM-5 il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali nella sua quinta versione, pubblicato dall’American Psychiatric Association, APA, nel 2013. Questo manuale, come le sue versioni precedenti, è rivolto a psicologi e psichiatri, ed è il manuale di riferimento dei disturbi mentali sia per l’ambito clinico, che per quello di ricerca.
Attualmente sono riconosciute 5 tipologie di dipendenza da Internet (riassunte dalla psicoterapeuta Sara Moruzzi):

  1. Dipendenza dalle relazioni virtuali (Cyber-Relational Addiction), caratterizzata da un’eccessiva tendenza ad instaurare rapporti d’amicizia o amorosi con persone conosciute in rete principalmente via chat, forum o social networks. In tale condizione, le relazioni online diventano rapidamente più importanti dei rapporti nella realtà con la famiglia e con gli amici reali;

  2. Sovraccarico cognitivo (Information Overload), caratterizzato da una ricerca ossessiva di informazioni sul web: gli individui trascorrono sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell’organizzazione dei dati in rete

  3. Dipendenza dal sesso virtuale (Cybersexual Addiction), nella quale si individua un uso compulsivo di siti dedicati alla pornografia e al sesso virtuale. Gli individui sono di solito dediti allo scaricamento e all’utilizzo di materiale pornografico online, sono coinvolti in chat per soli adulti e possono manifestare masturbazione compulsiva

  4. Gioco Offline (Computer Addiction), caratterizzato dalla tendenza al coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali che non prevedono l’interazione tra più giocatori e non sono giocati in rete

  5. Gioco Online (Net Compulsion), nel quale si evidenziano coinvolgimento eccessivo e comportamenti compulsivi collegati a varie attività online quali il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, i giochi di ruolo.
Conclusioni (provvisorie): la dipendenza da sostanze psicoattive è in crescita e sta transitando da alcol, caffeina e nicotina alle smart drugs o a un uso patologico di Internet
L'essere umano, nel corso della sua evoluzione, ha sempre cercato la "dipendenza" da fattori esterni. Il neurobiologo Pier Vincenzo Piazza, il quale ha scoperto che le basi biologiche della dipendenza variano da individuo a individuo, riassume così le caratteristiche della dipendenza: "La dipendenza da fattori esterni è una costante degli esseri viventi. Sin dalle loro origini, i viventi ‘dipendono’ da fonti esterne per ottenere i nutrienti necessari alla sopravvivenza e alla riproduzione. Più si sale nella scala evolutiva, più i fattori di dipendenza aumentano di numero e complessità. Se la dipendenza è quindi un fenomeno fisiologico e, anzi, è la base sulla quale si è evoluto il comportamento umano, è lecito domandarsi perché la parola dipendenza  è oggi divenuta sinonimo di patologia. In realtà non è lo stato di dipendenza in sé, ma l’oggetto di essa che causa la patologia. In altri termini, dipendenze da stimoli che favoriscono la sopravvivenza dell’individuo o della specie, come il cibo e l’attività sessuale, sono presenti in tutti gli individui sani e non possono essere considerate patologiche. Mentre gli stimoli che risultano irrilevanti per la sopravvivenza e, anzi, la mettono in pericolo (come le droghe, il gioco d’azzardo o le attività fisiche estreme ad alto rischio) trasformano la dipendenza in stato patologico."  I nostri primi antenati vivevano come cacciatori-raccoglitori e, come dimostrato dalla cultura dei gruppi umani che mantennero questo stile di vita (ad esempio, aborigeni australiani, indiani dell'Amazzonia o Boscimani del deserto del Kalahari), raccolsero indubbiamente informazioni considerevoli sulle piante farmacologiche. Alcune droghe sono state usate come farmaci per la maggior parte della storia umana. Lo psichiatra Marc-Antoine Crocq cita alcuni casi nei quali gli umani si sono dedicati, nell'antichità, alla ricerca e all'uso di sostanze psicoattive. Egli scrive: "Dopo aver adottato uno stile di vita pastorale, gli esseri umani potrebbero aver osservato gli effetti delle piante psicoattive sulle loro greggi. La tradizione vuole che i sacerdoti etiopi iniziassero a tostare e far bollire i chicchi di caffè per rimanere svegli durante le notti di preghiera, dopo che un pastore notò come le sue capre diventavano arzille dopo essersi nutrite di arbusti di caffè." La necessità di acquisire dipendenza da certe sostanze è sempre stata insita nella psicologia umana. Lo psichiatra Marc-Antoine Crocq ha svolto uno studio sulle ragioni storiche e culturali che spingono certe persone a cercare droghe che procurano dipendenza. Egli scrive: "Il nostro gusto per le sostanze psicoattive che creano dipendenza è attestato dai primi documenti umani. Storicamente, le sostanze psicoattive sono state utilizzate da: (1) sacerdoti in cerimonie religiose (es. Amanita muscaria); (2) guaritori per scopi medicinali (ad esempio, oppio); o (3) la popolazione generale in un modo socialmente approvato (ad esempio, alcol, nicotina e caffeina). I nostri antenati hanno raffinato composti più potenti e hanno escogitato vie di somministrazione più veloci, che hanno contribuito all'abuso. L'uso patologico è stato descritto già nell'antichità classica."  Lo studio rivela che la personalità di alcuni individui porta alla ricerca della dipendenza verso qualche sostanza che viene scelta in base a molteplici fattori individuali e sociali. La dipendenza risulta dalla congiunzione di una sostanza e di una personalità. Si sente sempre più spesso parlare di smart drugs, cioè di sostanze psicoattive ricercate soprattutto dai giovani per alterare il proprio stato mentale senza incorrere in gravi effetti collaterali. La maggior parte dei casi riguarda l'innalzamento di alcune capacità cognitive (attenzione, memoria di lavoro, creatività, flessibilità, focalizzazione, ecc.) per affrontare impegnative condizioni lavorative, e infatti tali droghe vengono oggi prevalentemente usate nelle startup della Silicon Valley. La pressione dell'ambiente sociale verso il successo scolastico si sta spostando dagli USA verso l'Europa, aiutato dalle smart drugs, come evidenzia la psicologa Maura Manca: "In una società in cui la normalità non è accettata e in cui bisogna essere a tutti i costi una persona di successo, sempre più spesso gli adolescenti ricorrono all’uso di queste sostanze in grado di alterare le proprie capacità fisiche e mentali, al fine di migliorare le proprie prestazioni e di raggiungere più facilmente alcuni obiettivi, delegando tutto ad una pillola. Si sta pericolosamente normalizzando l'utilizzo improprio di Smart Drugs, ossia assumere sostanze per potenziare l’attenzione, la concentrazione e lo studio, migliorare la memoria o le prestazioni sul lavoro, acquistabili con un semplice click, senza prescrizione medica e nessun controllo. Tutto questo è stato confermato da una recente ricerca internazionale, condotta in 15 Paesi e guidata dall'Università della California: il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato le cosiddette "smart drugs" almeno una volta nei 12 mesi precedenti, con una crescita del 9% in due anni." Ma il fenomeno più comune e diffuso delle nuove dipendenze non riguarda sostanze chimiche bensì nuove tecnologie. Ad esempio Internet, che ha avviato una serie di comportamenti patologici riguardanti, ad esempio, il cybersex (dipendenza da sesso virtuale), i videogiochi, i telefoni cellulari e molte altre varianti.  In questi casi occorre rivolgersi a degli esperti psicoterapeuti in grado di arginare il fenomeno e tentare di riportare le persone verso comportamenti meno dannosi.
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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a chi vuole capire perchè molte persone cercano lo stordimento mentale e poche cercano la lucidità
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 12 marzo 2021

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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