Personalità cognitiva: le persone si differenziano per la loro "Need for cognition" (NFC) - Pensiero Critico

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Personalità cognitiva: le persone si differenziano per la loro "Need for cognition" (NFC)

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Il punto chiave
La predisposizione a "riflettere" si acquisisce nell'infanzia per poi manifestarsi in esperienze che, nella vita adulta, influenzeranno l'acquisizione o l'elaborazione di informazioni rilevanti per risolvere problemi o dilemmi.
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Ci sono stabili differenze individuali nella tendenza delle persone a impegnarsi e godere di attività cognitive faticose. Gli individui che hanno bassa motivazione intrinseca a impegnarsi in sforzi cognitivi vengono caratterizzati come avari cognitivi cronici, mentre gli individui in possesso di alta motivazione intrinseca ad esercitare le loro facoltà mentali vengono immaginati come pensatori cronici. Diversi studi analitici indicano che tali tendenze possono essere rappresentate nei termini di un singolo fattore chiamato "need for cognition". (Richard Petty, John Cacioppo, Jeffrey Feinstein, Blair Jarvis)


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Due tipi di persone
La ricerca psicologica ha dimostrato l'esistenza di differenze individuali stabili nell'affrontare sforzi mentali. Vi sono due tipi di persone: quelle che hanno una forte riluttanza ad impegnarsi in compiti intellettualmente difficili, e quelle che ne ricavano piacere.
Tendenza umana ad affrontare sforzi cognitivi


La prima persona che ha proposto una teoria completa e coerente della personalità umana fu Sigmund Freud, e molti altri psicologi dopo di lui hanno proposto la loro visione della personalità (tra i tanti: Carl Gustav Jung, Alfred Adler, Karen Horney, Erik Erikson, Carl Rogers, ecc.). Data la vastità del tema lasciamo ai lettori la possibilità di approfondirlo sul libro "Theories of personality" di Duane Schultz (gratuito ma in inglese), oppure su "Introduzione alla psicologia della personalità" di Gennaro Accursio. In generale la personalità di un individuo viene definita come "le caratteristiche psicologiche che determinano in che modo l'individuo risponde alle sollecitazioni del suo ambiente".


Questa pagina web tratta di un aspetto particolare della personalità, oltremodo importante nella società dell'informazione, che la ricerca psicologica ha chiamato "Need for cognition (NFC)". Gli psicologi Richard Petty e John Cacioppo, nel corso di diverse ricerche sperimentali (vedi bibliografia 1996, 1982, 1984), hanno dimostrato l'esistenza di differenze individuali stabili nella tendenza delle persone a impegnarsi in attività richiedenti sforzi cognitivi e a goderne, piuttosto che a evitare questi sforzi. Queste differenze spaziano da una forte riluttanza a impegnarsi in compiti intellettualmente difficili, a un forte interesse e godimento nel farlo. Da cosa derivano queste differenze?


Le differenze di atteggiamento tra individui con bassa o alta NFC sembrano derivare in gran parte dalle passate esperienze, dall'essere sostenute dalla memoria, e da comportamenti tenuti in passato. La NFC deriva da fattori multipli di natura familiare ed educativa che vanno a formare la personalità dell'individuo. Nella fase di formazione della personalità si mettono le basi per le attività cognitive dell'individuo (pensare, analizzare, riflettere, ecc.). La predisposizione a "riflettere" si acquisisce nell'infanzia per poi manifestarsi in esperienze che, nella vita adulta, influenzeranno l'acquisizione o l'elaborazione di informazioni rilevanti per risolvere problemi o dilemmi.

Scrivono Petty e Cacioppo (vedi bibliografia 1996 p.198):


Gli individui con alta NFC tendono naturalmente a cercare, acquisire, pensare, e riflettere sulle informazioni in loro possesso per dare un senso a stimoli, relazioni, ed eventi nel loro mondo. Gli individui a bassa NFC sono caratterizzati, più probabilmente, come individui che si basano su opinioni altrui (ad esempio, celebrità ed esperti), su euristiche  o su processi di confronto sociale.


Nella prima infanzia il bambino acquisisce le tendenze cognitive che lo accompagneranno per tutta la vita, tra cui anche quelle negative:


      • tendenza a distorcere informazioni

      • tendenza a non riconciliare prospettive diverse

      • tendenza a pensare che la libertà sia: "fare quello che ti pare"

      • tendenza ad annoiarsi nel discutere con altri


A questo proposito scrivono Petty e Cacioppo (vedi bibliografia 1996 p.246):


I bambini imparano, attraverso l'osservazione e l'esperienza, che possono far fronte ai loro problemi attraverso il ragionamento e l'influenza verbale piuttosto che attraverso la forza fisica. In tal modo essi dovrebbero tendere a sviluppare più alti livelli di NFC a causa della constatazione dell'importanza di buone capacità di problem-solving e dell'abitudine di tracciare percorsi attraverso i rischi della vita.

Ma è compito dei genitori favorire certe tendenze perchè, dopo l'infanzia, secondo Petty e Cacioppo, la NFC rimane piuttosto stabile nel tempo e nelle situazioni.


La NFC può essere affidabilmente misurata (vedi box), e viene ritenuta un importante predittore dei risultati nella vita e nella carriera accademica delle persone.

Cos'è la Need for cognition
Il termine "need for cognition" venne coniato dallo psicologo Arthur Cohen e dai suoi colleghi (vedi bibliografia 1955) nei primi lavori sulle differenze individuali nella motivazione cognitiva. Cohen, tuttavia, concettualizzò la need for cognition (NFC) come "la necessità di capire e dare un senso all'esperienza del mondo", e sostenne che esigenze personali più forti portavano alcune persone a vedere le situazioni come ambigue, indicando che l'esigenza di maggiore chiarezza cognitiva era associata ad un maggiore "bisogno di cognizione". Cohen distinse ulteriormente la sua concettualizzazione da una formulazione gestaltica affermando che quest'ultima non incorpora una sequenza di riduzione nè della tensione nè dell'esigenza di chiarezza.

Quando, nel 1982, gli psicologi Richard Petty e John Cacioppo iniziarono ad analizzare la NFC proposero che quel bisogno di cognizione fosse una differenza individuale stabile nella popolazione. Questa necessità si esprimeva nella tendenza a impegnarsi e godere di attività cognitive faticose. Variazioni individuali nella NFC vennero concepite come l'esistenza di un continuum bipolare, dato che una bassa NFC venne definita come l'assenza cronica della tendenza di una persona a impegnarsi e godere di attività richiedenti sforzi cognitivi. I risultati di diversi studi (vedi bibliografia 1982) mostrano una correlazione tra NFC e intelligenza verbale, mentre non sono state trovate relazioni con l'intelligenza astratta. I risultati di una ricerca della psicologa Teresa Davis et Al. (vedi bibliografia 1993), hanno mostrato una correlazione positiva tra NFC e livello scolastico.

Richard Petty e John Cacioppo, nell'ambito degli studi sul "processo persuasivo", elaborarono poi (vedi bibliografia 1986) il modello ELM (Elaboration Likelihood Model) che prevede che l'elaborazione del messaggio persuasivo possa avvenire secondo due percorsi (vedi figura): un "percorso centrale" dove il messaggio viene analizzato razionalmente, soppesando pro e contro, e un "percorso periferico" nel quale il messaggio viene analizzato superficialmente sulla base della sua attrattività formale. Secondo Petty e Cacioppo  i fattori che indirizzano una persona a scegliere un percorso piuttosto che un altro sono due: motivazione e abilità cognitiva. La motivazione è alta in persone che dispongono di un'alta NFC, essa è invece assente in persone con bassa NFC.
La valutazione di informazioni e la NFC
La valutazione della qualità e credibilità delle informazioni che si ricevono, sia in campo professionale, sia in campo sociale (da mass media e social media) è sempre più importante. Infatti, sempre più spesso ci troviamo di fronte a opinioni che vengono spacciate per fatti comprovati, mentre sono solo fattoidi. Come scrive il formatore Gianluca Merlino (vedi bibliografia):

un fattoide può essere definito come un “fatto che non esiste prima di essere veicolato da un media”: da quel momento, e solo da quel momento, per il pubblico, diventa un fatto reale. La straordinaria crescita dei social sottolinea la particolare importanza di questo principio e si affianca all’esplosione del fenomeno delle fake news, le notizie false.

In questi casi chi ha una NFC alta ha una maggiore capacità di distinguere tra informazioni importanti e irrilevanti, credibili o ingannevoli.
Valutare la credibilità delle proprie fonti è il primo compito di un "pensatore critico".
Distinguere tra Fatti e Fattoidi
Fattoidi
Distinguere tra Notizie e Opinioni
giornalismo
Persuasione: il modello ELM (Elaboration Likelihood Model)
Processo valutativo Bimodale
Il modello ELM applicato alla valutazione di credibilità di siti web
La modalità prevalente con cui gli utenti visualizzano le pagine web tende a evitare gli sforzi cognitivi e si affida a valutazioni euristiche. Come è possibile vedere nella figura, un utente può trovarsi a navigare sul web (fase di esposizione) senza uno scopo specifico (cioè senza motivazione), ma poi incappare attraverso un hyperlink (o in altri modi) in pagine web che risvegliano il suo interesse. Può trovarsi quindi d'improvviso a dover valutare la credibilità di ciò che ha incontrato (fase di valutazione). Il modello ELM di Petty e Cacioppo teorizza che, se si ha sia una forte motivazione sia una forte competenza, ci si impegnerà in uno sforzo valutativo approfondito e sistematico, in caso contrario la valutazione di credibilità sarà superficiale, prenderà in considerazione soprattutto l'attrattività formale del messaggio piuttosto che la sua qualità e sarà di natura euristica.
Come la NFC influenza le decisioni
management
La NFC viene ritenuta una caratteristica personale determinante per prendere decisioni corrette, e dunque per l'accesso a posizioni lavorative manageriali. Gli psicologi Jessica Carnevale e Al. (vedi bibliografia) ritengono che avere una elevata NFC mette al riparo da alcuni bias cognitivi (framing), ma può esacerbarne altri (priming). La Carnevale ha analizzato la suscettibilità dei manager a quattro tipi di bias:

  1. Suscettibilità al "framing" (Framing susceptibility): l'effetto del framing si verifica quando ci si trova di fronte a due scelte equivalenti dal punto di vista logico ma che portano a una decisione in direzione di una opzione solo in virtù del modo in cui vengono presentate. Un esempio citato da Kahneman e Tversky (vedi bibliografia 1981), descrive il caso di una malattia infettiva per la quale ci si aspettano 600 morti, chiedendo di scegliere tra due programmi medici d'intervento: uno che prevede la salvezza di 200 persone, l'altro che prevede 1/3 di probabilità che 600 persone si salvino e 2/3 di probabilità che nessuno si salvi. La possibilità di salvare 200 vite risulta più attrattiva della probabilità, in 2/3 dei casi, di perderne 600. Le due opzioni hanno degli effetti, probabilisticamente, identici, ma l'avversione alle perdite indirizza la scelta, nella maggior parte dei casi, verso la prima opzione.

  2. Calibrazione della fiducia (Confidence calibration): l'eccessiva sicurezza ha contribuito a prendere decisioni catastrofiche quali il disastro del Challenger e l'incidente nucleare di Chernobyl. La calibrazione della fiducia viene definita nella misura in cui la fiducia corrisponde alla  precisione misurata in molti giudizi. Le persone, di solito presentano livelli di fiducia del 20% più alti rispetto a quanto misurato. Questo è un errore molto diffuso che pochi riescono ad evitare calibrando i loro livelli di fiducia (ad esempio nelle previsioni metereologiche, o nel gioco del bridge, o nel trading online).

  3. Coerenza nella percezione del rischio (Consistency in risk perception): la percezione del rischio della maggior parte delle persone è piuttosto imprecisa a causa di assenza di familiarità con i concetti probabilistici o per la presenza di condizionamenti emotivi. La coerenza nella percezione del rischio viene definita come la coerenza logica dei giudizi in tre ambiti: ambito temporale (per esempio giudizio del rischio per il prossimo anno vs. i prossimi cinque anni), ambito sociale (ad esempio rischio di morire per attacco terroristico piuttosto che per ogni altra causa), complementarità (ad esempio probabilità di avere un incidente d'auto vs. probabilità di non avere incidenti).

  4. Sensibilità ai costi irrecuperabili (Sensitivity to sunk costs): i responsabili di decisioni prese mostrano una disposizione a intensificare gli sforzi, una volta che le risorse sono già state investite, indipendentemente dall'evoluzione della situazione. In tal modo si cerca di negare che le risorse sono state spese a causa delle loro decisioni errate.

E' stato accertato nella ricerca sperimentale condotta su 360 persone (vedi bibliografia Carnevale pp. 6-8) che le persone con alta NFC tendono a non lasciarsi condizionare da elementi superficiali e a onorare le perdite subite a causa delle loro decisioni, riconoscendo la propria responsabilità, mentre le persone con bassa NFC sono risultate più suscettibili ai bias cognitivi.
Come misurare la "Need for cognition"

Gli psicologi Richard Petty, John Cacioppo e ChuanFeng Kao hanno messo a punto una checklist per la valutazione della NFC, basata su 18 punti (vedi bibliografia).

Valutazione del Test NFC
Per effettuare la valutazione della NFC gli psicologi Petty e Cacioppo (vedi in bibliografia "The efficient assessment of need for cognition") chiedono a coloro che si sottopongono al test di citare, per ognuna delle frasi del questionario, il proprio punteggio/giudizio. Il punteggio, basato sul documento "The Need for Cognition Scale" (vedi bibliografia Anne Bost 2007) è il seguente:

+4 : molto forte accordo
+3 : forte accordo
+2 : moderato accordo
+1 : lieve accordo
 0  : incerto
-1 : lieve disaccordo
-2 : moderato disaccordo
-3 : forte disaccordo
-4 : molto forte disaccordo

Il maggior punteggio possibile del test sarà +72, il minore -72. Il tempo di esecuzione del test 5-10 minuti. Ovviamente il valore assoluto di tale test non ha alcun senso, mentre il valore relativo di un gruppo di partecipanti ce l'ha.
La checklist può essere scaricata in formato PDF:
Conseguenze della "Need for cognition" nella vita reale

Le conseguenze sulla persuasione delle persone che hanno un'alta piuttosto che una bassa NFC sono notevoli come molte ricerche hanno dimostrato. Ad esempio:


  • Efficacia nelle ricerche online: gli informatici Jingjing Liu e Xiangmin Zhang (vedi bibliografia) hanno mostrato differenze significative nell'efficacia delle ricerche online: coloro che hanno un'alta NFC tendono ad essere più efficaci nel trovare documenti utili ai loro scopi in virtù del miglior uso delle informazioni di contesto, quali le descrizioni della pagina sul motore di ricerca google.

  • Condizionamento della Televisione: gli psicologi Berndt Henning e Peter Vorderer (vedi bibliografia 2001) in uno studio finalizzato a individuare le cause delle differenze individuali in termini di ore di visione della TV (in Germania da 1,5 h/gg a 8h/gg), hanno ipotizzato che la NFC sia la causa principale che spinge a guardare più a lungo la TV. (vedi box).

  • Influenza della Pubblicità: gli psicologi Richard Petty e Curtis Haugtvedt (vedi bibliografia 1992) hanno notato che le persone con alta NFC sono meno influenzabili dalla pubblicità, nel senso che non cambiano rapidamente la loro opinione se ricevono brevi messaggi contrari.
I mercanti attirano i pesci con esche psicologiche
vignetta
Stai abboccando?
Sono in attesa di un'offerta più attraente.
Le persone con alta "Need for cognition" sono meno influenzabili dalla pubblicità e non lasciano che la loro attenzione venga distratta dal loro compito principale dai continui messaggi di marketing.
Accendere la TV equivale a spegnere il cervello
need for cognition
Secondo gli psicologi Berndt Henning e Peter Voderer (vedi bibliografia) il modo più semplice con cui le persone possono smettere di "pensare", quando hanno svolto tutti gli altri compiti quotidiani, è guardare la TV.
Nella ricerca, svolta su persone della stessa età e scolarità (tutti giovani), è emerso che avere una bassa NFC incrementa il tempo di visione della TV. Gli autori immaginano che, se si estendesse l'indagine all'intera popolazione di varia anzianità e scolarità, tale influsso sarebbe decisamente maggiore.

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PDF gratuito in inglese
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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 2 aprile 2017

 
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