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Come Stress e Carico Allostatico provocano patologie

Teorie > Concetti > Resilienza
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Il punto chiave

Il sistema nervoso umano si è evoluto per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti). Quando il fattore stressante permane a lungo crea gravi patologie nell'organismo umano.

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La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi e adattando la nostra filosofia dell’esistenza ad esso. (Hans Selye)

Sindrome generale di adattamento
Eustress - Distress
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altan
Cos'è lo stress

Il rapporto tra stimoli dell'ambiente e reazione interna dell'organismo venne chiarito nel 1936 dall'endocrinologo Hans Selye. Egli teorizzò, nei suoi esperimenti su cavie, la sindrome generale di adattamento coniando il termine stress (ved. bibliografia), che definì così:


Una risposta non specifica dell'organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso


Selye sottopose dei ratti a diversi tipi di stress (esposizione al freddo, ferite fisiche, esercizi muscolari eccessivi, intossicazione con droghe di vario tipo, ecc), accorgendosi della comparsa di una sindrome i cui sintomi erano indipendenti dalla natura del danno inflitto. Ogni organismo tende a mantenere la sua omeostasi e la sindrome di adattamento è il processo psico-fisiologico che glielo permette. La sindrome di adattamento generale è suddivisa in tre fasi, mostrate nella figura a fianco:

  1. fase di allarme: si avvia, a partire dalla condizione di omeostasi, quando l'organismo viene sottoposto a degli agenti stressogeni (stressor)
  2. fase di resistenza: durante la quale l'organismo sviluppa una capacità di adattarsi agli stressor
  3. fase di esaurimento: subentra qualora lo stressor permanga e l'organismo non riesca a resistervi esaurendo la sua capacità di adattamento e avviandolo alla malattia e alla morte

Selye suddivise lo stress in due categorie:

  • Eustress (o stress buono): è quella condizione di stimolo che avvia una risposta adattiva dell'organismo che gli permette di resistere alle sollecitazioni del suo ambiente. E' associato a una condizione di attenzione, razionalità, equilibrio emotivo (in una parola una condizione di vita sana e attiva) infatti, di fronte ad ogni compito nuovo il nostro organismo necessita di essere attivato dal sistema neuroendocrino. Si presenta nelle fasi di allarme e resistenza.

  • Distress (o stress cattivo): è quella condizione di stimolo che esaurisce le difese dell'organismo o a causa di una esagerata pressione stressogena o a causa di una elevata vulnerabilità dell'organismo che lo porta ad una risposta sproporzionata rispetto a stimoli anche lievi. E' associato ad una condizione di ansia, eccitazione ed esaurimento o, all'opposto, in caso di mancanza di stimoli, è associato a una condizione di noia, apatia, confusione. Si presenta nella fase di esaurimento.

La formulazione del concetto di stress avviò studi sistematici sul rapporto tra organismo e ambiente, e il concetto di stress venne sostituito, in campo medico da due nuovi termini: "allostasi" e "carico allostatico"
E' cambiato l'uomo o il tipo di stress?

Il nostro sistema nervoso è cambiato pochissimo dalla preistoria ad oggi e la risposta umana allo stress, che è in gran parte mediata dal sistema nervoso, è essenzialmente la stessa di milioni di anni fa. Come mai oggi è diventato un luogo comune sentir dire "lo stress uccide". Il nocciolo della questione rimane il fatto che, per quanto lo stress sia alla radice di molte malattie (Distress), allo stesso tempo esso ci tiene in vita (Eustress). Il problema non sembra dunque risiedere nella risposta umana (che non è cambiata), quanto nei fattori stressanti che sono cambiati nel corso del tempo. L'essere umano ha la capacità di pensare "pensieri stressanti", che suscitano la medesima risposta fisiologica adottata in caso di reale pericolo. Lo stress psicologico è un'invenzione recente, per lo più limitata agli esseri umani e ad altri primati sociali, ma non a tutti i mammiferi.


Non è il fattore stressante ad essere un problema, quanto l'interpretazione che l'essere umano ne dà, quindi ciò che è cambiato dalla preistoria ad oggi è la natura dello stress che è diventata cronica e psicologica.

Stress dalla preistoria ad oggi
preistoria e stress
Natura cronica e psicologica dello stress odierno

Il neuroendocrinologo Robert Sapolsky (ved. bibliografia) ha dimostrato che in natura fattori stressanti, anche massicci, ripetitivi o cronici non necessariamente portano alla malattia.

Il nostro sistema nervoso si è evoluto per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti).


Sapolsky invita a considerare il caso di una zebra attaccata da un leone (ved. libro nel box a fianco), mettendo in rilievo il fatto che quando c'è in gioco la vita, molte funzioni regolari possono essere momentaneamente interrotte e si attivano automaticamente una serie di risposte: la percezione del dolore viene ridotta, l'ovulazione cessa, la coagulazione aumenta, il sistema immunitario si attiva, il cervello incrementa la sua attività percettiva, ecc. Si tratta di una risposta fortemente adattiva che, forse, la salverà dall'attacco del leone sottoponendo il suo organismo a una condizione di stress per pochi minuti. Anche l'essere umano, ieri come oggi, attiva le stesse risorse se viene attaccato da un predatore, ma il suo problema è che le attiva anche se non ci sono predatori, in presenza di stimoli di natura culturale, che lo portano nel regno dell'ansia, nevrosi, ostilità e paranoia. E se questo accade spesso lo stress diventa cronico e deprime il sistema immunitario anzichè stimolarlo, incrementa l'ansia, accelera l'invecchiamento del cervello, sconvolge il metabolismo, ecc.


Ad esempio, secondo Sapolsky (ved. bibliografia 2010), il forte incremento del diabete insulino-resistente negli adulti è un indicatore della condizione odierna di stress cronico (secondo le stime dell'OMS il diabete è destinato nei prossimi decenni a diventare la principale causa di morte). Lo stress ha infatti un effetto diretto e negativo sui livelli glicemici, perché l’organismo reagisce allo stress producendo ormoni regolatori che fanno alzare il livello di glucosio nel sangue.

Lo stress psicologico può provocare il diabete
Stress e Diabete
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Globalizzazione del diabete (dovuto allo stress)
World increase of Diabete
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Un nuovo modello per spiegare le Patologie: dall'Omeostasi all'Allostasi

Tra le ricerche condotte a seguito della teorizzazione della "Sindrome di adattabilità generale" di Selye, vi è quella di Bruce McEwen (ved. bibliografia) il quale si è chiesto come trasformare la teoria di Selye in un modello coerente che risolvesse le contraddizioni insite nel lavoro di Selye, e cioè il fatto che i sistemi (Nervoso Autonomo e Adrenocorticale), che proteggono il corpo umano da eventi stressanti di breve periodo, causano danni quando gli stressor permangono a lungo.

Il termine 'Stress' era diventato molto popolare e, quindi, molto ambiguo e generico (una parola di plastica).


Il termine "Allostasi" venne coniato nel 1988 da Peter Sterling e Joseph Eyer (proviene dal greco 'allo' che significa variabile e 'stasis' che significa stabile), per indicare che la stabilità dell'organismo è il risultato del cambiamento. Infatti le conclusioni cui arrivarono Sterling ed Eyer furono che il modello dell'Omeostasi (endocrinologicamente autocorrettivo), che aveva dominato la fisiologia per un intero secolo, era destinato ad essere sostituito da un altro modello (Allostasi) che si può definire 'predittivo' perchè cerca di anticipare le domande dell'ambiente agendo sempre sugli stessi sistemi dell'organismo


In particolare il modello allostatico enfatizza la modulazione psicologica della fisiologia e della patologia.

Ciò ha permesso di dimostrare scientificamente l'efficacia del placebo.

Differenza tra Omeostasi ed Allostasi
allostasi
Immagine tratta da Peter Sterling (2003), Principles of allostasis: optimal design, predictive regulation, pathophysiology and rational therapeutics
Carico Allostatico
McEwen
Immagine tratta da 2009 McArthur Allostatic Load Notebook (ved. bibliografia) - Cliccare per ingrandire
Il Carico Allostatico è un indicatore sociale di varie patologie

Il termine 'Carico Allostatico' fu introdotto per definire il prezzo che il nostro organismo paga per adattarsi alle condizioni mutevoli che affronta. I sistemi allostatici (adattativi) permettono all’organismo di adeguarsi alle situazioni di vita vissute modificando alcuni parametri interni allo scopo di mantenere le funzioni dei singoli organi.

Il Carico Allostatico permette di misurare e monitorare la resilienza o il rischio di malattia attraverso parametri vitali.

Per valutare il Carico Allostatico, il McArthur Allostatic Load Notebook (ved. bibliografia) ha preso in considerazione i parametri indicati nella tabella a fianco.

Da quando è stato introdotto molti studi lo hanno utilizzato per quantificare lo stress legato a diverse condizioni morbose. Le condizioni patologiche che possono instaurarsi per la  cronica attivazione dei meccanismi di compenso allostatici (ipertensione arteriosa, insulino-resistenza, diabete, eventi cardiovascolari, ecc.) sono conseguenza di meccanismi fisiopatologici noti che però la misura del carico Allostatico vede in modo integrato, esso è quindi un modo per osservare le conseguenze (stress) di fattori che sembrano 'apparentemente slegati tra loro' ma che sono correlati da nessi fisiopatologici conosciuti.

7 fattori di rischio per il Carico Allostatico
  1. Pressione Arteriosa Sistolica e Diastolica (indici dell'attività cardiovascolare)
  2. Rapporto vita-fianchi (indice del metabolismo e dell'accumulo di grasso adiposo che si pensa sia causato da una maggiore attività glucocorticoide)
  3. Colesterolo HDL e Colesterolo Totale (relativi allo sviluppo di aterosclerosi, il cui rischio viene segnalato per valori alti del Colesterolo Totale e bassi dell'HDL)
  4. HbA1C (Emoglobina Glicata)
  5. DEA-S (DeidroEpiAndrosteron-Solfato) (antagonista dell’asse HPA)
  6. Cortisolo Urinario (Urina 12 h)
  7. Escrezione urinaria di Epinefrina e Norepinefrina (Urina 12 h)
Per misurare il Carico Allostatico il McArthur Notebook segnala il controllo di questi parametri.
Il Carico Allostatico rende misurabile lo stress

La grande innovazione del Carico Allostatico è la possibilità di rendere concreto e misurabile un concetto astratto come quello dello stress. Esso è stato finora usato in molte branche della medicina tra le quali la "Medicina Sociale" nella quale il Carico Allostatico è stato studiato per cercare un fondamento medico alla maggiore mortalità e morbilità delle classi sociali meno tutelate. L’obiettivo è quello di associare l’aumentata mortalità di queste popolazioni con l’emarginazione sociale. Nelle tossicodipendenze è stata studiata la modificazione dei circuiti di reward di questi pazienti, correlando tale alterazione a quella dei parametri allostatici. Le patologie psichiatriche sono state molto studiate, primo tra tutti il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), che è stato preso in considerazione inizialmente per valutare i veterani di guerra, e successivamente per altre categorie sociali.

Gli studi per valutare il nesso eziologico tra Carico Allostatico e le varie patologie sono ancora in via di definizione e potrebbero aprire prospettive importanti, sopratutto dal punto di vista terapeutico e prognostico. Per una migliore e più approfondita informazione su questo tema fare riferimento alla fonte dalla quale questa sintesi è tratta (McArthur Allostatic Load Notebook ved. bibliografia).

La risposta allo stress dipende dal tipo di personalità individuale

Lo stress non colpisce tutti allo stesso modo ma dipende dalla personalità del soggetto. Ad esempio, lo psicologo medico Johan Denollet (ved. bibliografia 1996, 2005, 2010) ha svolto delle osservazioni cliniche su un elevato numero di pazienti cardiaci, dimostrando che gli individui con personalità di Type-D (D sta per distressed) hanno più elevate probabilità di sviluppare una malattia cardiaca e di morirne, rispetto a coloro che sono più abili ad adattare la loro risposta allo stress, nonostante lo stesso tipo di esposizione.


Gli individui con personalità di tipo D hanno la tendenza a vivere emozioni negative crescenti e a non condividerle con altre persone per paura di ricevere rifiuti o disapprovazione. Esse hanno un rischio di mortalità 4 volte superiore a quella degli individui con personalità di altro tipo, soprattutto per infarti miocardici ripetuti.

L'incidenza nella popolazione di questo tipo di personalità è del 21%.

Personalità di tipo D
Stress
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 16 maggio 2015

 
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