Perchè anche le persone intelligenti, spesso, non sono razionali? - Pensiero Critico

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Perchè anche le persone intelligenti, spesso, non sono razionali?

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Il punto chiave
Distinguere tra razionalità e intelligenza aiuta a spiegare come la gente possa essere, allo stesso tempo, intelligente e irrazionale. (Keith Stanovich)
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ll ragionamento richiede risorse e ci sono limiti a quelle disponibili. Coloro che ragionano hanno limitata capacità di concentrazione, limitata memoria e tempo limitato. La razionalità ideale non è sempre possibile per esseri limitati. A causa dei nostri limiti usiamo strategie ed euristiche, "regole del pollice" che lavorano o sembrano lavorare la maggior parte delle volte ma non sempre. E' razionale per noi usare queste regole, se non abbiamo niente di meglio che possa darci risposte ragionevoli alla luce delle nostre limitate risorse. (Chris Harman)
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Le moderne società tecnologiche incrementano grandemente i conflitti tra la razionalità strumentale e i bias computazionali. I casi di irrazionalità umana aumenteranno via via che la complessità sociale aumenterà e le conseguenze di una cognizione irrazionale si propagheranno all'intera società. I risultati del cosiddetto "dibattito sulla razionalità" dentro le scienze cognitive potrebbero avere profonde implicazioni sociali. (Keith Stanovich)
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L'irrazionalità è dimostrata in quelle situazioni nelle quali i processi euristici non vengono soverchiati dai processi controllati. (Keith Stanovich)



Cosa manca agli IQ Tests
Intervista alla psicologa Maggie Toplak che collabora con Stanovich e West.
Differenza tra intelligenza e razionalità

Di solito si pensa che razionalità e intelligenza siano equivalenti, ma per diversi scienziati cognitivi non è così. Alcune ricerche degli ultimi trent'anni in psicologia cognitiva hanno contestato questa equivalenza, ad esempio quelle degli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky, che hanno evidenziato l'importanza della razionalità nelle scienze comportamentali (le behavioral economics, studiando l'effetto dei fattori psicologici, sociali, cognitivi ed emotivi sulle decisioni economiche. A seguito degli studi di Kahneman e Tversky, gli psicologi Keith Stanovich e Richard West hanno rilevato l'assenza, negli attuali test di misura dell'intelligenza (IQ test), di una serie di abilità non-cognitive quali: abilità socioemotive, motivazione, empatia, moralità e abilità interpersonali. Essi scrivono in "What intelligence tests miss" (ved. bibliografia):


I test d'intelligenza misurano cose importanti, ma non queste - essi non misurano l'estensione del pensiero razionale. Questa potrebbe non essere un'omissione se non fosse che l'intelligenza era considerata un predittore eccezionalmente forte del pensiero razionale. Tuttavia, la ricerca ha scoperto che essa è al massimo un predittore moderato e che alcune capacità del pensiero razionale possono essere dissociate dall'intelligenza.


Per Stanovich e West, trascurare di prendere in considerazione euristiche e biases significa votarsi all'infelicità. Essi infatti scrivono:


Essere razionali significa agire per raggiungere i propri obiettivi di vita usando i migliori mezzi possibili. Violare le regole di pensiero esaminate da Kahneman e Tversky ha la conseguenza pratica che finiamo per essere meno soddisfatti della nostra vita.


Come reagire? Stanovich e West sostengono che vi sono differenze individuali sistematiche che portano il pensiero individuale nella direzione sbagliata, ad esempio le seguenti:

  • tendenza a mostrare preferenze inconsistenti a causa dell'effetto framing (farsi influenzare dalle scelte suggerite dal contesto)

  • default bias (per evitare il disagio di scelte difficili si ripiega sulle scelte abituali o suggerite dall'impostazione della domanda)

  • adottare sentimenti viscerali quando occorre prendere decisioni difficili

  • farsi influenzare da scelte caratterizzate da stimoli vivaci (colori, suoni, caratteri, ecc)

  • prendere decisioni condizionate da contesti irrilevanti
Cosa manca ai test d'intelligenza IQ

Gli psicologi Keith Stanovich e Richard West, che hanno rilevato l'assenza, negli attuali test di misura dell'intelligenza (IQ test), di una serie di abilità non-cognitive che allontanano il risultato di tali test dalla realtà dell'essere umano, scrivono in "What intelligence tests miss" (ved. bibliografia):


Il nostro gruppo di ricerca ha mostrato che ci sono sistematiche differenze tra gli individui nella tendenza a fare errori di giudizio e di decisione. Il fatto che ci siano delle sistematiche differenze individuali nelle situazioni di giudizio e decisione studiate da Kahneman e Tversky significa che ci sono variazioni in importanti attributi della cognizione umana correlati alla razionalità – quanto siamo efficienti nel raggiungere i nostri obiettivi. É curioso che nessuno di questi attributi critici del pensiero umano vengano valutati dai test IQ (o dai loro delegati quali i test di abilità accademica) dato che il tipo di "pensiero corretto" studiato da Kahneman e Tversky è stato ritenuto degno del Premio Nobel.


L'articolo di Stanovich e West, è stato tradotto in italiano ed è disponibile in formato PDF: "Cosa manca ai test d'intelligenza IQ".
Cos'è la razionalità

Gli psicologi cognitivi suddividono la razionalità in due categorie, così descritte da Keith Stanovich (ved. bibliografia 2011 pp. 344-345):


  • Razionalità epistemica (si occupa di ciò che è vero): riguarda quanto le credenze dell'individuo incontrano l'effettiva struttura del mondo. E' quella che indirizza la formazione di "opinioni vere" sul mondo che circonda l'individuo. Questo tipo di razionalità non tiene conto delle emozioni e dell'effetto che esse producono nei comportamenti umani; quindi se si impiegasse questo tipo di razionalità per interagire con altre persone forse si agirebbe in modo "logico", ma non si otterrebbero grandi risultati. E' chiamata a volte "razionalità teoretica" o "razionalità probatoria" (vedere Audi 1993, 2001; Foley 1987; Harman, 1995; Manktelow 2004; Over, 2004).

  • Razionalità strumentale (si occupa di come agire): è quella che indirizza i comportamenti che soddisfano nel modo più efficace gli scopi o i desideri di un "agente". In altre parole essa è quella che ogni persona impiega per raggiungere in modo ottimale i propri scopi tenendo conto delle risorse (fisiche e mentali) a sua disposizione. Gli economisti e gli scienziati cognitivi hanno affinato il concetto di ottimizzazione del raggiungimento di un obiettivo nella nozione tecnica di "utilità attesa". Il modello di giudizio razionale usato dagli scienziati decisionali (Chater & Oaksford Capitolo 2; Le Boeuf e Shafir Capitolo 16) è quello in cui una persona sceglie l'opzione che ha la maggiore utilità prevista (vedere Baron 2008; Dawes 1998; Hastie & Dawes 2010; Wu, Zhang & Gonzalez, 2004). Questo tipo di razionalità ha la priorità rispetto a quella epistemica e anzi, il più delle volte, viene ritenuta l'unica razionalità di cui convenga occuparsi.

I due tipi di razionalità sono correlati, infatti ogni azione umana dovrebbe tenere conto di "come il mondo è fatto" per non scontrarsi con la realtà fisica. Affinchè una credenza sia razionale essa deve dunque essere anche "vera". Per agire razionalmente una persona dovrebbe scegliere, tra varie opzioni, quella che offre la massima "utilità attesa". Le situazioni decisionali hanno tre componenti:

  1. Opzioni possibili
  2. Possibili stati del mondo
  3. Valutazione delle conseguenze di ogni possibile azione in ogni possibile stato del mondo

Quindi abbiamo che la razionalità epistemica è la capacità dell'individuo di formarsi "credenze vere", al fine di disporre nella propria mente, di una mappa che rifletta un'immagine accurata del mondo. La razionalità epistemica si può misurare confrontando le regole della logica e la teoria della probabilità con il modo in cui la persona aggiorna le proprie credenze.
Invece, la razionalità strumentale riguarda il prendere decisioni finalizzate all'obiettivo che si desidera raggiungere. Tuttavia, a causa di "euristiche" e pregiudizi (bias cognitivi) molte persone prendono decisioni che non li portano verso l'obiettivo desiderato e, quando ciò accade, non si rendono conto di cosa è andato storto nella loro logica.
Il termine "bias" fa riferimento agli errori sistematici che le persone fanno nel decidere azioni e nello stimare probabilità, mentre il termine "euristica" fa riferimento ai motivi per cui le persone fanno questi errori.

Il concetto di "pensatore fallace"
La teoria del "pensatore fallace" fu proposta nel 1984 dalle psicologhe Susan Fisker e Shelley Taylor. Essa indica la tendenza umana a pensare e risolvere problemi nel modo meno faticoso possibile.
Relazione tra euristiche, bias e pensiero critico
Heuristics, Bias and Critical Thinking
Lo psicologo Daniel Kahneman ha scritto che il pensiero razionale è quello che pensiamo di essere. Il pensiero intuitivo, composto da euristiche, articola i giudizi e compie le scelte, e spesso appoggia o razionalizza idee e sentimenti che sono stati generati dal pensiero intuitivo stesso. Ma il pensiero razionale non è lì solo per giustificare quello intuitivo: ci impedisce di esprimere apertamente molti pensieri stupidi e di dare sfogo a impulsi inappropriati, cercando di mitigare l'effetto dei bias cognitivi (ma non sempre ci riesce). (Cliccare per ingrandire)
In che modo aggiorniamo le nostre credenze?
Il filosofo Charles Sanders Peirce sosteneva (Opere pp. 361-371) che le conoscenze umane sono il risultato di ricerche che hanno avuto origine dal dubbio, ovvero da "uno stato di irrequietezza e insoddisfazione contro il quale lottiamo per liberarcene e passare allo stato della credenza". Ma il fatto che una credenza si riveli più efficace di altre, cioè permetta di abbandonare la condizione di dubbio meglio di altre, non implica che essa sia anche la più vera.
Il fine della ricerca è perciò quello di stabilire delle opinioni, di fissare delle credenze in base alle quali sarà possibile agire.
Cos’è dunque una credenza? Essa è una regola per l’azione, cioè è "un avviso a noi stessi di come dobbiamo, all’occasione, agire nei riguardi di certe cose".
Come si arriva alla credenza? Secondo Peirce vi sono quattro possibilità:

  1. La "tenacia" di chi si rifiuta di mettere in discussione le proprie idee

  2. la "autorità" che esclude le altre opinioni

  3. il metodo a priori o metafisico che procede in base al puro ragionamento

  4. il metodo scientifico che si basa sul procedimento sperimentale

Se dal punto di vista dell'efficacia tutti questi metodi sono accettabili, quando si considera la questione dal punto di vista della verità solo il metodo scientifico può essere considerato valido, dato che solo esso é capace di riconoscere i propri errori e autocorreggersi. Nel ragionamento quotidiano, spesso, non ci sono le condizioni per affrontare lo sforzo di applicare il metodo scientifico e ci si ritrova così a prendere decisioni intuitive anche quando la complessità del problema da risolvere richiederebbe invece di pensare razionalmente.
In conclusione possiamo dire che, secondo Peirce, l'essere umano non sopporta la condizione di dubbio e si aggrappa alla prima opinione che lo convince pur di averne una. Ma il dubbio è essenziale per il pensiero umano, come scrive Peirce (p. 362): "quando il dubbio cessa, cessa anche l'azione mentale del soggetto".
L'illusione di sapere
L'economista Shane Frederick ha messo a punto un test (Cognitive Reflection Test) che smaschera l'illusione di sapere che domina la mente della maggior parte delle persone. Tale test pone la mente umana nella condizione di dare risposte intuitive scorrette a domande che possono essere risolte solo con il pensiero razionale.
Il test completo è riportato nell'articolo: "Cognitive Reflection and Decision Making".
Cognitive Reflection Test
Frederik
Il Cognitive Reflection Test stimola le persone a dare risposte intuitive a domande alle quali si può rispondere correttamente solo razionalmente.
Perchè al giorno d'oggi è indispensabile essere razionali
La digitalizzazione delle informazioni ha portato l'ecosistema mediatico ad affrontare una profonda trasformazione. La digitalizzazione e il progresso tecnologico sono pilotati prevalentemente da "dati". I Big Data sono diventati la fonte principale dei più importanti processi informativi e comunicativi (essi sono alimentati anche dai social media).
I Big Data sono stati definiti "Dati che sono troppo grandi, troppo rapidi, o troppo complessi per gli attuali strumenti di calcolo". Secondo l'esperto di organizzazione Tobias M. Scholz i Big Data stanno trasformando l'intero processo comunicativo agendo come lubrificante nella società moderna e fluttuando liberamente sia nel mondo digitale (ad esempio nei social media) che in quello analogico (ad esempio Radio, TV e giornali cartacei). Scrive Scholz: "Le barriere tra questi due mondi sono sfocate e si ritiene che scompariranno a breve" (Mayer-Schönberger & Cukier 2013, Kucklick 2014, Pasquale 2015). I Big Data sono intrecciati in modo complesso con molte tecnologie quali: Intelligenza Artificiale, Machine Learning, Data Mining, Algoritmi, e prendono nuove forme durante questi processi. Essi contribuiscono a creare un ciclo tecnologico che rende l'informazione che perviene a ogni cittadino sempre più "personalizzata" (creando la sua "bolla" personale),  e sempre più soggetta al rischio di "manipolazione" di tipo commerciale o politico.

Per ridurre questi rischi ogni cittadino sarà costretto a fare uno sforzo intellettivo superiore al passato, dotandosi di metodi e prospettive cognitive sempre più razionali.

Metamorfosi dell'ambiente informativo
Social Media
Cliccare per ingrandire
Conclusioni (sempre provvisorie) su Intelligenza e Razionalità
Per concludere questa carrellata sui concetti di intelligenza e razionalità ci soffermiamo sul concetto di stupidità che, dal punto di vista sociale, ha drammatiche conseguenze soprattutto in Italia. Infatti, secondo lo storico dell'economia Carlo Cipolla, che ha descritto nel suo libro "Allegro ma non troppo" le leggi fondamentali della stupidità umana, molti credendo di essere intelligenti sono solo furbi. Egli, scherzosamente (ma non troppo), ha suddiviso le persone in quattro categorie: intelligenti, stupidi, banditi e sprovveduti.
Nella sua visione economicista della vita, Cipolla diede della stupidità la seguente definizione (p.58): "una persona stupida è una persona che causa un danno a un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sè o addirittura subendo una perdita".

Ad esempio, come ha scritto il giornalista Michele Serra su Repubblica: quanto costa agli italiani, in termini di mancato sviluppo economico la disonestà? Quanto ci costano i furbi, gli imbroglioni, gli evasori fiscali, i mafiosi, quelli che su piccola o grande scala scardinano il sistema delle regole per ingoiare un profitto illecito?
Ovviamente ciò non accade solo in Italia, ma il fenomeno ha in Italia proporzioni maggiori a causa di due fattori: scarsa etica dell'individuo (e ridotto sforzo delle Istituzioni per innalzarla vedi: Touraine: "Ripartiamo dall'etica individuale"), ridotta efficacia della magistratura (vedi: Le verità dell’Europa sui magistrati - Dossier AnM).

Paradossalmente, secondo Carlo Cipolla, è meno dannoso alla società un bandito intelligente che un comune cittadino stupido, perchè quest'ultimo oltre a danneggiare la società danneggia anche sé stesso.
Mappa della Stupidità di Carlo Cipolla
Quanto ci costano gli imbroglioni

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La razionalità richiede impegno personale!
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati
a chi è interessato a capire il ruolo di euristiche e biases nel determinare decisioni razionali
Keith Stanovich
Carlo M. Cipolla
Stefano Rodotà
Kahneman
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 2 dicembre 2017

 
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