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Cos'è una Costituzione e in che modo i Trattati europei si discostano da quella italiana

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Il punto chiave

La prima, e forse la più importante, funzione di una costituzione è di limitare il potere del governo. Le Costituzioni generano un insieme di principi inviolabili e di specifiche disposizioni alle quali le future leggi e l'attività di governo devono conformarsi. (James Melton, Christine Stuart, Daniel Helen)

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Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione. (art.16 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino 1789)

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I trattati UE, a partire da quello di Maastricht del 1992, si sono discostati dai principi della Costituzione Italiana del 1948 che metteva al primo posto l'importanza del lavoro, sostituendola con la stabilità dei prezzi: un principio di equità sociale è stato sostituito con un principio di libertà economica.

Costituzione
Origine e scopi delle "Costituzioni"

L'origine delle Costituzioni moderne può essere ritrovata nella "Magna Carta", un documento con il quale, nel 1215, il re Giovanni Senzaterra (fratello di Riccardo Cuor di Leone) fu costretto a formalizzare le limitazioni al suo potere nei confronti dei suoi feudatari (i baroni del Regno d'Inghilterra). Esso era un riconoscimento di diritti reciproci di fronte alla rivolta dei baroni che erano stati pesantemente tassati per finanziare la guerra atta a riconquistare i possedimenti perduti in Francia.

Nel maggio 1215 i baroni rifiutarono la fedeltà al Re costringendolo, in cambio dell'obbedienza, a concedere una serie di concessioni contenute nella Magna Carta. Nel 2015 si è celebrato l'800° anniversario della Magna Carta (1215) e la Costituzione del Regno Unito è cambiata drammaticamente da allora, evolvendo da una monarchia feudale ad una monarchia costituzionale a sovranità parlamentare. In questi 800 anni non vi è stato alcun evento significativo che abbia indotto i cittadini del Regno Unito a ritenere necessario riconsiderare istituzioni e valori sui quali si fonda il legame sociale. Come risultato il Regno Unito non ha mai adottato un singolo documento che formalizzasse le regole fondamentali e le restrizioni del suo Governo centrale, ma possiede un insieme di statuti, costituzionalmente rilevanti, accumulatisi nel corso degli ultimi 800 anni. Essi sono stati un riferimento costante per la redazione delle circa 900 Costituzioni che vari paesi hanno scritto negli ultimi 200 anni. Qual è la funzione principale di una Costituzione? Derivandola dall'origine della Magna Carta e dalle Costituzioni che seguirono, lo spiegano chiaramente James Melton, Christine Stuart e Daniel Helen, nel documento "To codify or not to codify" (p. 7):


La prima, e forse la più importante, funzione di una costituzione è di limitare il potere del governo. Le Costituzioni generano un insieme di principi inviolabili e di specifiche disposizioni alle quali le future leggi e l'attività di governo devono conformarsi. Questa funzione, comunemente chiamata "costituzionalismo", è vitale per il funzionamento della democrazia. Una seconda, molto pratica, funzione delle costituzioni è che esse definiscono le strutture dell'autorità e fondano le istituzioni di governo. Questo è cruciale dato che tutti i governi, sia democratici sia dittatoriali, necessitano di istituzioni stabili con le quali governare, che permettono a chi è in carica di focalizzarsi sulla sostanza della politica di governo piuttosto che dibattere le regole del gioco.
Statuto Albertino
Costituzione
Diritti e doveri costituzionali
Costituzione
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Origine della Costituzione Italiana

Il documento equivalente alla Magna Carta fu, per l'Italia, lo Statuto Albertino di Carlo Alberto di Savoia, adottato il 4 marzo 1848 dal Regno sardo-piemontese. L'origine di questo documento può essere attribuita ai moti delle classi borghesi e aristocratiche avvenuti nelle principali città del Regno di Sardegna dopo il 1830, a seguito dei quali Carlo Alberto rifiutò di concedere una Costituzione. Nel 1848, mentre altri regni si apprestavano a concederla (tra questi Regno delle due Sicilie e Granducato di Toscana), Carlo Alberto fece redigere in fretta e furia una dichiarazione di principi che si consolidarono poi nello Statuto Albertino.

Il 17 marzo 1861, con la fondazione del Regno d'Italia, lo Statuto Albertino diventò la carta fondamentale dell'Italia unita fino al biennio 1944-1946 quando, con successivi decreti legislativi, fu adottato un regime transitorio fino all'entrata in vigore della nuova Costituzione il 1° gennaio 1948.

La Costituzione italiana del 1948, nata dopo una guerra civile, riconobbe ai cittadini una serie di nuovi diritti (vedere diagramma), degni di una repubblica democratica fondata sul lavoro. Tra questi: diritti civili, diritti economico-sociali e diritti politici. I diritti civili attengono alla libertà dell'individuo e si suddividono in libertà individuali (ad es. la libertà personale) e libertà collettive (ad es. libertà di associazione). I diritti economico-sociali comprendono proprietà privata, diritto al lavoro, diritto all'istruzione, diritto alla salute ecc. I diritti politici garantiti sono il diritto di elettorato attivo e passivo, il diritto di petizione, il diritto di accesso agli uffici pubblici, ecc.
La Costituzione italiana
Attualità o inattualità della Costituzione italiana

Nel gennaio 2013 si tenne un incontro di studio, tra studiosi di Diritto pubblico, per discutere dell'attualità o dell'inattualità della Costituzione italiana (ved. Atti del convegno PDF gratuito). A tal proposito la giurista Giuditta Brunelli , nella sua relazione "Ancora attuale, le ragioni giuridiche della perdurante vitalità della costituzione",  argomentò l'attualità della costituzione scrivendo che se vi è un problema, questo non riguarda la costituzione ma il sistema politico e le istituzioni rappresentative che tentano di mascherare la loro crisi attribuendola all'inattualità della costituzione. La Brunelli scrive (testo completo qui):


Il tema oggi in discussione riguarda la persistente attualità del testo costituzionale o, invece, l’eventuale esigenza di emendarlo. Uso non a caso l’espressione “emendare”, evocativa di un intervento comunque limitato, poiché parto dal presupposto che l’esito del referendum costituzionale del giugno 2006, il quale per la prima volta dopo l’entrata in vigore della Costituzione ne ha esplicitamente confermato il valore come testo unitario, debba indurci a respingere ogni ipotesi di riforma complessiva (di “grande riforma”) della Carta e a ritenere possibili soltanto “emendamenti correttivi e integrativi” (secondo l’espressione usata da Leopoldo Elia), ove se ne ravvisi l’ineludibile necessità. Una lettura confermata anche dal Presidente Napolitano, nel suo intervento davanti al Parlamento in seduta comune in occasione della celebrazione del 60° anniversario della Costituzione, quando rilevò come dalla consultazione popolare fossero risultate “non sufficientemente riconosciute le esigenze, e non mature le condizioni, di un’opera di complessiva riscrittura del testo costituzionale sull’ordinamento della Repubblica”, restando invece “perfettamente comprensibile e perseguibile l’intento di procedere alla revisione di specifiche norme costituzionali, che si giudichino non più rispondenti ad esigenze di corretta ed efficace articolazione dei poteri nel sistema delle istituzioni repubblicane.

cos'è una costituzione
Come i Trattati europei hanno aggredito la Costituzione italiana

L'idea di società immaginata dalla Costituzione italiana del 1948 era quella di un capitalismo nel quale lo Stato aveva un ruolo rilevante e flessibile grazie al contributo della banca centrale. La necessità che lo Stato regolasse l'attività economica era fondamentale per le tre componenti politico-culturali (DC, PSI, PCI) che concorsero alla stesura della Costituzione Italiana. In particolare il socialista Lelio Basso (ved. bibliografia V.Giacchè 2013), riaffermò nel dibattito all'assemblea costituente la necessità di esplicitare nel testo il diritto al lavoro e l'obiettivo del pieno impiego.


I Trattati europei che vennero via via approvati su varie materie (ved. diagramma) si concentrarono inizialmente su aspetti industriali ed energetici (Carbone, Acciaio, Energia Atomica). Nel 1992, con il Trattato di Maastricht, che aveva come obiettivo la creazione dell'unione monetaria, avvenne la svolta neoliberista che indirizzò la UE verso una strada diversa da quella della Costituzione Italiana. Nel 2007, il Trattato di Lisbona, nell'intento di scrivere una Costituzione europea, ha riordinato i trattati preesistenti e anticipato il pareggio di bilancio (ved. bibliografia Giuseppe Palma). Riassumendo: tutta una serie di Trattati che hanno invertito l'importanza che la Costituzione Italiana poneva sul lavoro, spostandola sulla stabilità dei prezzi.


Nel 2011, mentre in Europa ferveva il dibattito sui provvedimenti anticrisi che avrebbe generato nel 2012 il Trattato europeo sulla stabilità (Fiscal Compact), un gruppo di economisti americani (tra i quali cinque premi Nobel per l'economia) inviarono un appello al presidente Obama (ved. bibliografia) per argomentare la loro avversione all'inserimento nella Costituzione USA del pareggio di bilancio, in particolare scrivendo:

E' pericoloso tentare di equilibrare il bilancio troppo velocemente nell'economia di oggi. I grandi tagli di spesa e/o aumenti delle imposte che sarebbero necessari potrebbero danneggiare il già debole recupero.

Quando i Trattati europei sono diventati neoliberisti
Costituzione
L'ingerenza delle Banche d'affari USA nelle Costituzioni europee
Mentre negli USA molti economisti si schieravano contro le modifiche neoliberiste alla Costituzione, in Europa la Banca d'affari JPMorgan (la maggiore banca d'affari americana denunziata dal Governo USA nel 2012 perchè ritenuta responsabile della crisi dei subprime e multata per 13 miliardi di dollari), pubblicava nel 2013 un report nel quale esprimeva i suoi commenti sulle carenze politiche delle nazioni del Sud-Europa e sulla necessità di intervenire sulle Costituzioni di quei paesi. In questo documento JPMorgan non si limita ad esaminare lo stato della crisi (senza ammettere le proprie responsabilità) ma, spudoratamente, descrive le modifiche costituzionali necessarie (poi attuate dai politici UE). Ecco un passo tratto da quel documento (pp. 12-13):

I sistemi politici della periferia europea sono stati creati in seguito alle dittature, e sono stati definiti da queste esperienze. Le Costituzioni tendono a mostrare una forte influenza socialista, che riflette la forza politica guadagnata dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. I sistemi politici periferici tipicamente mostrano alcune delle seguenti caratteristiche: governi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori; sistemi di costruzione del consenso che favoriscono il clientelismo politico; e il diritto di protestare se vengono apportate modifiche indesiderate allo status quo politico. Le carenze di questa eredità politica sono state rivelate dalla crisi. Questi paesi hanno avuto successi solo parziali nella produzione di programmi di riforma fiscale ed economica, con i governi vincolati dalle Costituzioni (Portogallo), Regioni potenti (Spagna), e l'ascesa di partiti populisti (Italia e Grecia). Vi è un crescente riconoscimento della portata di questo problema, sia al centro che in periferia. Stanno incominciando a verificarsi dei cambiamenti. La Spagna ha adottato misure per affrontare alcune delle contraddizioni dell'era post-Franco con la legislazione dello scorso anno che consente più da vicino la sorveglianza fiscale delle regioni. Ma, fuori dalla Spagna poco è accaduto finora. Il test chiave per il prossimo anno [2014] sarà in Italia, dove il nuovo governo [Monti] ha l'opportunità di impegnarsi in modo chiaro in riforme politiche significative.
L'incostituzionalità dei Trattati europei
Perchè occorre attuare la Costituzione
costituzione
L'austerity, la decrescita economica e l'aumento della disoccupazione

I Trattati europei mostrano una lunga serie di incompatibilità con l'attuale Costituzione italiana, come argomentato dagli avvocati Giuseppe Palma e Marco Mori (ved. bibliografia). Inoltre, a seguito della crisi finanziaria del 2008 il principio del pareggio di bilancio è stato recepito nell'ordinamento italiano dal governo Monti che, nel 2012 ha riscritto l'articolo 81 della Costituzione italiana. A tal proposito scrive l'economista Vladimiro Giacchè (ved. bibliografia pp. 6-7):


In base al nuovo articolo 81, "il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali". Si tratta di un cuneo pericolosissimo inserito nella Costituzione, un tarlo che la rode dal di dentro, minando l'esigibilità dei diritti che la Carta garantisce. [...] In effetti, la regola del pareggio di bilancio non soltanto colpisce salari e occupazione, accrescendo la disoccupazione strutturale (e impedendo così che trovino realizzazione gli articoli 1,4 e 35-37 della Costituzione), ma rende di fatto impraticabili politiche industriali che comportino investimenti pubblici e più in generale l'intervento pubblico in economia (articoli 41-47, e in particolare gli artt.41, commi 2 e 3, 42, commi 1 e 3, e 43). [...] Ma il problema di fondo è un altro: questa metodologia di calcolo, che subordina l'obiettivo di ridurre la disoccupazione (e l'intervento pubblico rivolto a tale fine) all'obiettivo di contenere l'inflazione, è perfettamente coerente con la gerarchia dei valori espressa nei Trattati europei, in cui la stabilità dei prezzi è sovraordinata all'obiettivo della massima occupazione. Il risultato concreto di tutto questo è stata l'imposizione di politiche di austerity incompatibili con efficaci politiche anticicliche (o meglio: direttamente procicliche), che hanno determinato, in Italia e altrove, la creazione di un equilibrio di sottoccupazione e aggravato la crisi.

A questo punto, di fronte ai deludenti risultati del governo Renzi sul piano dell'occupazione a causa dei vincoli posti dai Trattati europei e, in particolare, dal pareggio di bilancio (inserito nel 2012 nella Costituzione Italiana Art.81), Vladimiro Giacchè si chiede se è opportuno proseguire sulla modalità di integrazione europea odierna o se sia meglio cambiare direzione di marcia scegliendo quella indicata dall'attuale Costituzione Italiana, vale a dire quella che privilegia la piena occupazione e l'intervento pubblico anzichè lo "Stato minimo" e il lesseiz faire del neoliberismo.

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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 2 aprile 2017

 
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