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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Cos'è l'inconscio e cos'è la coscienza
TEORIE > CONCETTI > CERVELLO E MENTE
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Ian Michael et al. nel 2019 scrive: "I recenti progressi nelle neuroscienze cognitive e affettive hanno fornito nuovi strumenti e modelli per lo studio delle risposte emotive e cognitive inconsce e per la comprensione del pensiero e dell'azione umana. Ciò ha portato alla recente nascita di sforzi multidisciplinari, che vanno sotto le voci "neuroeconomia" e "neuromarketing". Questi approcci mantengono la promessa di un approccio senza precedenti alla comprensione e alla misurazione dei fattori inconsci del processo decisionale umano. In effetti, i primi studi hanno dimostrato questa fattibilità. Ad esempio, McClure et al. (2004), hanno scoperto che i marchi conferiscono valore a una bevanda analcolica altrimenti anonima reclutando strutture di memoria chiave del cervello. Ancora più significativo, Knutson et al. (2007) ha riferito che il cervello risponde già durante la percezione del prodotto e, pochi secondi prima della scelta volitiva effettiva ed esperita, prevede la scelta effettiva, suggerendo che i processi cerebrali inconsci che si verificano durante la visualizzazione del prodotto hanno avuto un impatto significativo sulla scelta effettiva. Insieme, questi e molti studi successivi hanno dimostrato che i processi cerebrali inconsci possono sostituire o creare preferenze e scelte coscienti.
Questo studio di neuroscienze applicate mira a capire come le risposte emotive e cognitive dirette e inconsce siano alla base delle preferenze delle destinazioni di viaggio. Sono stati utilizzati strumenti e metodi neuroscientifici all'avanguardia, tra cui il monitoraggio oculare fisso e l'elettroencefalografia (EEG) a scansione del cervello per valutare le risposte emotive e cognitive alle immagini e alle risorse di destinazione.
Il punto chiave
Col termine "inconscio dinamico" si intende l'inconscio psicoanalitico. Ma cosa significa, in questo contesto, l'aggettivo "dinamico"? Significa essenzialmente che certi contenuti mentali, a causa di determinate forze (dinamica vuol dire forza, e la natura di questa forza è legata a motivazioni inconsce), possono passare dallo stato conscio a quello inconscio e viceversa. (Paolo Migone)
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L'attività del pensiero sembra corrispondere a un'organizzazione biologica e psicologica a livello primario e secondario i cui correlati cognitivi possono essere trovati in Kahneman (2011) Sistema 1 e Sistema 2. Per Freud, una divisione a due livelli dell'elaborazione mentale (processi primari e secondari) è associata al passaggio da "energia libera" a "energia legata" secondo un'organizzazione complessa e gerarchica. (Thomas Rabeyron, Claudie Massicotte)
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Ciò che fa riflettere è che il nostro mondo soggettivo di qualia, ciò che ci distingue dagli zombi e riempie la nostra vita di colore, musica, odori e altre sensazioni vivide, è probabilmente causato dall'attività di una piccola frazione di tutti i neuroni nel cervello, situati strategicamente tra l'esterno e il mondo interiore. Come agisce questa attività nel produrre il mondo soggettivo che ci è tanto caro è ancora un completo mistero. (Francis Crick, Christof Koch)
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Altan
Racist me?

Yes, but moderate.
Cos'è conscio e cosa inconscio
Il neuroscienziato Christof Koch, che ha collaborato con Francis Crick nello studiare la coscienza umana, nel suo libro "Sentirsi vivi" scrive (vedi bibliografia p.52):

All'apice della gerarchica di elaborazione dell'informazione si trovano potenti capacità cognitive: il linguaggio, il pensiero simbolico, il ragionamento, la pianificazione, l'introspezione - la "facoltà psichica" duperiore che possiedono solo gli umani e, in misura minore, le grandi scimmie. Queste capacità hanno una larghezza di banda limitata, nel senso che a questo livello superiore possono essere elaborati solo pochi dati alla volta. Stando a questa concezione, solo poche specie d'élite raggiungono il grado di essere coscienti e lo fanno solo per i compiti più esclusivi.

In particolare, sul fatto che l'essere umano sia come un "omuncolo inconscio" che non è consapevole dei dati sensoriali grezzi, sia che provengano dall'interno del corpo sia dalla propria elaborazione mentale, e che la stragrande maggioranza delle proprie esperienze ha un carattere sensoriale-spaziale, Koch scrive (pp. 53-54):

Il linguista cognitivo Ray Jackendoff sostiene da molto tempo che i pensieri siano rappresentati e manipolati a un livello semantico di significato che è inaccessibile all'esperienza ( come ha sostenuto Sigmund Freud). al fenomeno della parola "sulla punta della lingua": siete sul punto di dire un nome o un concetto, ma non riuscite a trovare la parola giusta, anche se a volte avete persino l'immagine in mente. Il significato è lì implicitamente, ma non i suoni, la struttura fonologica. Da questa intuizione emerge un quadro sorprendente: siete consapevoli solo dei riflessi del mondo esterno in termini di spezio visivo, uditivo o di altro tipo. [...] Questa ipotesi spiega un'illusione dalla quale è difficile affrancarsi, ossia la persistente sensazione che vi sia una piccola persona, un omuncolo, nella nostra testa che guarda il mondo, pensa, pianifica e "innesca" le reazioni dell'"io" sovrano. Spesso ridicolizzata, l'idea di un omuncolo  è, tuttavia, profondamente attraente perchè rievoca la vostra esperienza quotidiana. Questo omuncolo inconscio è responsabile della creatività, dell'intelligenza e della pianificazione, molta parte delle quali non è conscio.

L'omunculus che vive in noi
Siamo consapevoli solo dei riflessi del mondo esterno in termini di spazio visivo, uditivo o di altro tipo. Questa ipotesi spiega un'illusione dalla quale è difficile affrancarsi, ossia la persistente sensazione che vi sia una piccola persona, un omuncolo, nella nostra testa che guarda il mondo, pensa, pianifica e "innesca" tutte le nostre azioni nel mondo. Spesso ridicolizzata, l'idea di un omuncolo  è, tuttavia profondamente attraente perchè rievoca la nostra esperienza quotidiana. Questo omuncolo inconscio è responsabile della creatività, dell'intelligenza e della pianificazione, molta parte delle quali non è conscio
inconscio
Inconscio cognitivo e inconscio affettivo
Lo psicoanalista Paolo Migone scrive (vedi bibliografia 2007):

Intendo dire che ormai per la maggioranza dei ricercatori non vi sono più sostanziali differenze di opinioni sulla natura dell'inconscio, e questo è stato possibile anche grazie ai progressi delle neuroscienze. Si è capito per esempio che non esiste "un inconscio", ma "molti inconsci": alcuni tipi di inconscio sono quelli a cui fanno maggiore riferimento gli psicoanalisti, e altri sono quelli più studiati dai cognitivisti, ma entrambi gli psicoanalisti e i cognitivisti sono ben consapevoli dell'esistenza di questi diversi tipi di inconscio.

Sulle differenze tra inconscio psicoanalitico e inconscio cognitivo Migone scrive:

Un'altra caratteristica dell'inconscio psicoanalitico è quella di essere, come una volta lo definì Freud (1932, p. 179), un "calderone ribollente" di impulsi e desideri. Questo aspetto lo rende certamente molto diverso dall'inconscio cognitivo, dove non si parla di desideri che premono per la loro gratificazione immediata, di pulsioni insaziabili che continuamente mettono in difficoltà l'Io il quale deve usare dei meccanismi di difesa per arginarle (rimozione, sublimazione, spostamento, ecc.). Nell'inconscio cognitivo si parla, più che di emozioni, appunto di "cognizioni", di pensieri, di problem solving, e di "processi" più che di "contenuti". Secondo la psicoanalisi freudiana infatti il pensiero - cioè i processi cognitivi, quelli insomma che sono oggetto di studio dei cognitivisti - non si forma autonomamente, ma dal conflitto con la realtà. Per Freud cioè si può dire che "in principio era l'Es", nel senso che il bambino nasce preda di impulsi ribollenti che cercano una gratificazione. Non potendo gratificarli - dato che la realtà veniva concepita da Freud come essenzialmente frustrante, nel senso che l'oggetto (ad esempio il seno materno che soddisfa il pressante bisogno di allattamento) non è sempre disponibile - il bambino "allucina" l'oggetto esterno, cioè lo rappresenta dentro di sé per potersi così gratificare almeno nella fantasia e momentaneamente calmarsi.

Gli psicoanalisti Thomas Rabeyron e Claudie Massicotte (vedi bibliografia 2020) scrivono:

Sebbene questi due modelli non si sovrappongano del tutto, è interessante che, nonostante metodologie molto diverse, sia Freud che Kahneman trovino due principali “strati” di funzionamento psicologico le cui caratteristiche possono essere tradotte da un modello all'altro. Potremmo considerare le S1 e S2 descritte da Kahneman come l'espressione di processi primari e secondari a livello cognitivo di funzionamento anche se permangono distinzioni: Kahneman analizza i modi di funzionamento psichici principalmente in termini di meccanismi cognitivi e di ragionamento, mentre Freud presenta una teoria della psiche che si occupa principalmente della sua costruzione psico-affettiva. Si potrebbe anche aggiungere che Freud sta ponendo la domanda sul "perché", mentre Kahneman si concentra su "come" la psiche funziona attraverso questi due processi.
Rabeyron, Massicotte
Questo diagramma propone una sintesi del passaggio dagli (1) stati corporei a (2) le strutture gerarchiche del cervello a (3) l'esperienza soggettiva e (4) la libera associazione che esprime questa esperienza. Esiste tra il livello puramente biologico e l'esperienza soggettiva un chiasma ontico che specifica le differenze tra i processi del funzionamento psichico cosciente. Una coperta di Markov opera come uno spazio di delimitazione e comunicazione tra questi due livelli, nel senso che questa coperta forma un confine organizzativo che consente l'emergere dell'esperienza soggettiva. Questo funzionamento mentale emerge attraverso processi di simbolizzazione plasmati dall'intersoggettività precoce e dal passaggio attraverso l'altro che la caratterizzano. Bion (1965) chiama la funzione Alfa. I livelli più alti del funzionamento psichico influenzano anche i livelli inferiori grazie ai processi top-down mentre i processi bottom-up emergono dai livelli biologici e danno vita ai processi top-down.
Conclusioni (provvisorie): La determinazione dei ragazzi ebrei nello studio, favorita e pretesa dalla famiglia fin dal I secolo dC, insieme a un quoziente intellettivo più alto della media sono le ragioni sia per il successo ebraico che per l'antisemitismo
  
Nella storia moderna, sugli ebrei, molte domande non trovano risposte convincenti, alle quali questa pagina web propone alcune risposte. Ad esempio: "Perchè i tedeschi, quando sono diventati nazisti, ce l'avevano così tanto con gli ebrei da cercare di sterminarli?" e anche: "Perchè ancora oggi esiste un pregiudizio contro gli ebrei nella mente di molte persone di differenti popolazioni?" e infine: "C'è una ragione per l'elevata intelligenza che molti ebrei hanno dimostrato nella cultura del '900?". A queste domande si può dare una risposta documentata leggendo il libro degli economisti Maristella Bottini e Zvi Eckstein: "I pochi eletti" e il libro dello storico tedesco (non ebreo) Götz Aly: "Perchè i tedeschi? Perchè gli ebrei? - Uguaglianza, invidia e odio razziale 1800-1933". Alla prima domanda (Perchè i nazisti hanno cercato di sterminare gli ebrei?) risponde Götz Aly col suo libro, nel quale è descritta una minuziosa analisi dell'atmosfera culturale creatasi in Germania nell'Ottocento, dalla quale si scopre che la lenta crescita dell'antisemitismo fu causata dalla frammentazione territoriale e religiosa del Paese, la quale determinò un susseguirsi infinito di guerre dinastiche e confessionali, di danni economici duraturi e di miseria generalizzata. Nella memoria collettiva dei tedeschi la Guerra dei trent'anni fu il culmine atroce dell'eterna lotta fratricida. E su un terreno sociale impoverito, il risentimento proliferò come un'erba infestante e l'antisemitismo divenne patrimonio comune dei tedeschi. Alle radici dell'antisemitismo tedesco vi sono dunque ragioni comprensibili di invidia sociale, dovuta alla debolezza socioculturale dei tedeschi nei confronti della superiorità culturale degli ebrei, alfabetizzati e acculturati dalla loro società. Alla seconda domanda (Perchè ancora oggi esiste un pregiudizio contro gli ebrei nella mente di molte persone di differenti popolazioni?) dà una risposta ipotetica il Centro di Documentazione Ebraica Documentata (CDEC), il quale sostiene che nei periodi di crisi e di incertezza sul futuro vi sono le cause del riemergere di razzismo e antisemitismo. È un tempo dove i più fragili (socialmente e culturalmente) cercano di allearsi, di “farsi popolo”. Alla terza domanda (C'è una ragione per l'elevata intelligenza dimostrata nella cultura del '900?) rispondono gli antropologi Gregory Cochran, Jason Hardy e Henry Harpending i quali nel 2006 hanno pubblicato uno studio (Natural History of Ashkenazi Intelligence) che propone un'ipotesi per l'elevata intelligenza riscontrata nel gruppo etnico degli ebrei ashkenaziti. Gli ebrei ashkenaziti hanno il quoziente intellettivo (QI) medio più alto di qualsiasi gruppo etnico per il quale ci sono dati affidabili con deviazioni standard al di sopra della media europea, corrispondente a un QI di 112-115. Scrivono gli autori: "Gli ebrei ashkenaziti sono enormemente sovrarappresentati in occupazioni e campi con le massime esigenze cognitive. Nel corso del 20° secolo, costituivano circa il 3% della popolazione degli Stati Uniti, ma hanno vinto il 27% dei premi scientifici USA Nobel e il 25% dei premi A.M.Turing. Rappresentano oltre la metà dei campioni del mondo di scacchi. [...] Gli ebrei ashkenaziti hanno il QI medio più alto di qualsiasi altro gruppo etnico, combinato con un insolito profilo cognitivo, mentre non è stata osservata un'analoga elevazione dell'intelligenza tra gli ebrei in tempi classici nè si vedono oggi negli ebrei sefarditi e orientali."  Secondo gli autori, nel corso di un periodo di circa 1000 anni (tra l'800 e il 1600 d.C.) gli ashkenaziti sono stati costretti a vivere in un ambiente che ha creato le condizioni, in particolare, per la crescita dell'intelligenza verbale e matematica, ma non di quella spaziale. Gli autori hanno individuato tre cause: la specializzazione economica delle loro professioni, l'alfabetizzazione anche delle classi meno abbienti forzata dalla loro credenza religiosa e la chiusura alle unioni matrimoniali con altri gruppi etnici. L'articolo di Cochran, Hardy e Harpending "Natural History of Ashkenazi Intelligence" ha sostenuto che l'intelligenza ebraica è semplicemente un errore genetico compensativo collegato ad altre malattie genetiche "ebraiche", come Tay-Sachs, la malattia di Gaucher o l'anemia di Fanconi. Ma noi sappiamo (vedi pagina "Intelligenza e Razionalità") che valutare l'intelligenza umana solo sulla base del QI è riduttivo perchè sfuggono molti altri fattori quali le capacità socioemotive, l'empatia e le abilità interpersonali. L'alfabetizzazione della popolazione ebraica, accompagnata dalla formazione di un insieme di istituzioni preposte all'applicazione dei contratti, diede agli ebrei un vantaggio in molte occupazioni quali l'artigianato, il commercio e il prestito di denaro - occupazioni che beneficiavano dell'alfabetizzazione, di meccanismi in grado di garantire l'applicazione e il rispetto dei contratti, e della possibilità di disporre di una fitta rete di relazioni e contatti tra ebrei residenti in località diverse. A me sembra dunque che nella storia degli ebrei si trova la spiegazione del loro successo nella società e dell'odio degli altri popoli nei loro confronti. In particolare la loro determinazione nello studio, favorita e pretesa dalla famiglia fin dal I secolo dC, insieme a un quoziente intellettivo più alto della media sono le ragioni sia per il successo ebraico che per l'antisemitismo.

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    Pagina aggiornata il 7 giugno 2021

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    Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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