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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Dall'inconscio al conscio, i due processi cerebrali umani più importanti
TEORIE > CONCETTI > INCONSCIO e COSCIENZA
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Questa è una pagina che sintetizza le conclusioni di diversi studi sulla mente umana e alcune ipotesi sull'origine della mente umana e delle idee  che indirizzano i comportamenti umani. Si tratta di una selezione da me operata, criticamente, sulle idee di molti filosofi (Charles Sanders Peirce, Edgar Morin, Carlo Sini), neuroscienziati (Gregory Bateson, Joseph LeDoux, Christof Koch, Michael Gazzaniga, Arnaldo Benini), sociologi (xxx), psicologi (Daniel Kahneman, Paolo Legrenzi, Leon Festinger, Mauro Maldonato, ), ecc. della quale sono personalmente responsabile e sarò grato a chi vorrà confutarle con argomenti documentabili.

Quali sono i processi cerebrali più importanti che caratterizzano l'operare dell'essere umano? Ci sono nella mente umana molti processi che sembrano caratterizzarla fin quasi dalla sua origine (i primi ominidi), ma in particolare due di questi sembrano fondamentali: il primo è "inconscio" ed è la natura euristica della sua intelligenza. L'inconscio, probabilmente, si è formato nei circuiti neurali dei primi ominidi alla loro apparizione sulla Terra per favorirne la soravvvivenza. Il secondo processo è "conscio" e si è formato nella mente umana quando è apparsa la coscienza (fenomenica e di accesso dando all'uomo la capacità di "ragionare".
Quali sono i processi mentali più importanti per la sopravvivenza umana? Senza dubbio quelli che aiutano a prendere rapidamente decisioni. Ecco perchè il processo euristico approfondito dagli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tverski, che è valso ad assegnare a Kahneman, dopo la morte di Tverski, il Premio Nobel per l'economia nel 2002, è  una delle conquiste intellettuali più alte della modernità. Il fatto che un processo mentale così antico e tuttora operante nella mente umana, ma invisibile perchè inconscio, sia rimasto nascosto alla cultura umana nonostante i grandi effetti che provoca nella realtà individuale e sociale, rimane un mistero. Fino alla pubblicazione nel 1982 del libro di Daniel Kahneman "Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases", poi seguito da "Thinking, Fast and Slow" (Pensieri lenti e veloci) nessuno parlava di euristiche nonostante gli antichi greci avessero intuito la loro natura. Heuriskein è un termine greco che significa "trovare". Questo termine, allora non associato alla neurobiologia, venne impiegato da Aristotele: "Sappiamo bene che nella lingua greca il verbo heuriskein indica innanzitutto la capacità, appunto euristica, di individuare ciò che è considerato essere già nelle cose come loro ordine naturale e che alla conoscenza umana spetta soltanto di portare alla luce. Indica cioè, una delle modalità tipicamente metafisiche del sapere greco. Nel caso del poeta, ciò che egli riporta alla luce è, s’è detto, la probabilità o necessità, ovverossia l’universalità, che è nelle vicende apparentemente più casuali."
Perchè sono nate le euristiche nel cervello umano dei primi ominidi
Il sociologo Donald Campbell, sostiene che: l'epistemologia evolutiva è un processo di conoscenza che consiste di "processi di scelta rapida" (le euristiche) perché ci evitano (individualmente) di dover capire da zero quali processi sono utili e quali sono pericolosi. In base alla presente argomentazione secondo cui l'inconscio si è evoluto come sistema di guida comportamentale e come fonte di impulsi adattivi e di azione appropriati, queste preferenze attivate inconsciamente dovrebbero essere direttamente collegate ai meccanismi comportamentali.
Punti chiave
In che modo atomi, cellule e particelle danno origine al nostro ricchissimo mondo interiore? (Michael Gazzaniga)
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L'emisfero sinistro del cervello è il collante che unifica la nostra storia e crea la nostra percezione di essere un agente razionale completo. Costruisce la nostra vita e traccia narrazioni del nostro comportamento passato che prevedono la nostra consapevolezza. (Michael Gazzaniga)
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Una consolidata tradizione, da Alcmane a Pindaro, aveva parlato dell’attività poetica come di un heuriskein. [...] si può capire una differenza sostanziale con la concezione poetica moderna se paragoniamo l’heuriskein riconosciuto alla poiēsis antica con l’attività del trobàr che venne riconosciuta ai poeti provenzali all’inizio del ciclo dell’arte moderna: anche in quest’ultimo caso il poeta è colui che trova, che scopre, ma che scopre rime e versi cortesi e già non più colui che scopre aspetti ed elementi sostanziali della realtà. (Daniele Guastini)
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Il termine "euristica" è stato applicato per la prima volta nelle scienze sociali circa 50 anni fa. Inizialmente, questo termine è stato utilizzato per riferirsi alle strategie impiegate dalle persone per ridurre la domanda cognitiva associata a determinati compiti decisionali. [...] Man mano che cresceva l'interesse per la risoluzione dei problemi, la pianificazione e il processo decisionale sui compiti cognitivi complessi e mal definiti incontrati nel mondo reale (come la pianificazione dei giochi olimpici, la creazione di un nuovo aereo o la selezione di un portafoglio di investimenti), è diventato evidente che esistono più percorsi di soluzione che potrebbero portare a prestazioni di successo. (Michael Mumford, Lyle Leritz)
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Laddove trovare una soluzione ottimale è impossibile o impraticabile, i metodi euristici possono essere utilizzati per accelerare il processo di ricerca di una soluzione soddisfacente. L'euristica può essere scorciatoia mentale che alleggerisce il carico cognitivo di prendere una decisione. (Wikipedia)
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Quando vedi una persona con il cappuccio in un vicolo buio e decidi di passare un po' più velocemente, il tuo cervello ha probabilmente usato un'euristica per valutare la situazione invece di un processo di deliberazione completamente ponderato. L'euristica non sempre porta a un risultato ottimale, ma funziona bene in situazioni in cui la velocità conta più della precisione. Nell'esempio del vicolo, il tuo cervello fa affidamento su una risposta istintiva di paura negativa per giudicare che la situazione potrebbe essere pericolosa. Sono utili anche nei casi in cui l'individuo deve prendere una decisione mentre sperimenta un carico cognitivo elevato. L'euristica sembra essere un adattamento evolutivo che semplifica la risoluzione dei problemi e ci rende più facile navigare nel mondo. (Conceptually)
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Lo psichiatra Mauro Maldonato scrive: "Ma cos'è, precisamente un'euristica? E' una strategia di ragionamento che consente di scegliere rapidamente (compatibilmente con la complessità della situazione e i limiti della memoria) aggirando le procedure logiche, deduttive o probabilistiche. In situazioni incerte, è spesso l'unico strumento a nostra disposizione. Diversamente dal calcolo formale, l'euristica è una soluzione immediata"
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Alla base della serendipità, c’è il meccanismo dell’abduzione. L’abduzione è una forma logica ancora relativamente poco nota rispetto alla deduzione. E questo nonostante sia molto adoperata non solo nell’ambito della vita quotidiana, ma anche in quello della fiction poliziesca e della scienza. Sherlock Holmes, ad esempio, sbagliava parlando di deduzione. Perché il suo ragionamento è di tipo abduttivo. (Romolo Capuano)
altan
I wonder who is behind all the mistakes I make.
1. Cos'è la realtà? Alcune ipotesi
(per approfondire andare alla pagina Credenze)
Secondo lo psicologo Paolo Legrenzi, gli esseri umani possono vivere in almeno tre mondi mentali, in funzione dell'incertezza che riescono a sopportare. Coloro che non sopportano nessuna incertezza si rifugiano nel mondo della fede, coloro che desiderano l'incertezza si rifugiano nel mondo del mistero (magia, superstizione, ecc.) e, infine, coloro che vogliono ridurre l'incertezza scelgono di vivere nel mondo della probabilità
Mondi mentali nei quali ognuno può scegliere di vivere
L'Interprete crea le storie della nostra vita
Gazzaniga
Il neuroscienziato Michael Gazzaniga
Il neuroscienziato Michael Gazzaniga sostiene che ciò che egli ha chiamato "L'interprete" (che comprende amigdala, gangli della base e altri organi posti nell'emisfero sinistro), crea in ogni persona la sensazione di avere un "sé unitario" e, soprattutto, determina il valore che ognuno attribuisce agli aggregati culturali che l'intero cervello forma. Sarebbe l'interprete a mettere in forma di storia, tutto ciò che ci accade, cioè a dare un senso al nostro mondo. La nostra consapevolezza si crea nell'emisfero sinistro per effetto degli organi che compongono l'Interprete, il quale è continuamente alla ricerca di elementi che "appaiono alla coscienza" nell'emisfero destro.
Potremmo dire che "L'Interprete" è un'astrazione che crea tutte le astrazioni che ogni persona è in grado di creare dai propri pensieri.
Uno studio degli psicologi Lauren Alloy, Lyn Abramson e Gerald Metalsky  ha evidenziato come le persone depresse siano meno soggette a illusioni cognitive perchè esse non pensano di controllare il mondo con le loro azioni, mentre le persone "sane" hanno una supersicurezza delle loro credenze che le spinge all'azione.
2. Come ogni persona incornicia la sua realtà? Il framing
Cos'è la realtà e come individuare ciò che è già nelle cose
Ogni essere umano, mentre va in giro per il mondo, ad esempio quando attraversa un ambiente a lui sconosciuto, ha la tendenza a immaginare che le esperienze già vissute e le abitudini aquisite possano permettergli di comportarsi favorevolmente nel nuovo ambiente. Nella maggior parte dei casi è così, ma talvolta vi sono situazioni che derogano dalle abitudini già esperite quali quelle realtà come le guerre, le migrazioni, i disatri naturali, gli attentati, gli incidenti, o altre condizioni improbabili. In questi casi ci si sente come nella situazione vissuta dalla sigarettaia Teresa e descritta dallo scrittore Carlo Levi nel romanzo "L'Orologio" (p. 30):

Come si sentiva vivere! Miseria, abbandono, malattia, Military Police, inverno, quanti nemici da combattere. Dove erano i tempi del passato, della noiosa vita di ogni giorno, con un marito, una casa, e nulla che toccasse il cuore? Ora bisognava condurre la propria guerra, soli, in un mondo ostile, pieno di imboscate e di terrori. Tutte le leggi erano cadute, tutti i legami e i ritegni, e la coperta di piombo delle mortali abitudini quotidiane. Per la prima volta la signora Teresa si sentiva un essere vivente, vivente e miserabile, lanciato nel gran mondo, in quel turbine di forze oscure e meravigliose che avvolgono le cose e le muovono e le trascinano.

A volte la realtà ci trascina in situazioni per noi nuove nelle quali per prendere una decisione non possiamo avvalerci delle esperienze passate e non resta che affidarsi al caso e alla fortuna.
Perchè il "framing" ci guida nella interpretazione della realtà e perchè ogni apprendimento è un "re-framing"?
I frame hanno una natura euristica, sono cioè scorciatoie mentali che consentono di interpretare rapidamente nuove informazioni e situazioni, e per questo motivo essi appartengono al pensiero intuitivo (Sistema 1) e non fruiscono di elaborazione razionale (Sistema 2). Il concetto di "frame" venne introdotto dall'antropologo e filosofo Gregory Bateson nel 1972. Bateson dimostrò che nessuna comunicazione, sia verbale che non verbale, potrebbe essere compresa senza un messaggio metacomunicativo che spieghi quale frame interpretativo applicare alla comunicazione.

Ogni persona è indirizzata dalle credenze che ha acquisito durante la sua formazione (familiare, scolastica, ecc). Le credenze possono cambiare se le persone si sono mentalmente "differenziate" dal proprio ambiente (familiare e sociale). La differenziazione è un processo mentale piuttosto recente nella storia umana. Nella preistoria e nella storia recente, nella mente umana vi era solo "indifferenziazione" e gli esseri umani si sentivano un tutt'uno con gli altri e con l'ambiente. Ciò ha probabilmente condotto all'esigenza di creare divinità che li aiutassero a controllare l'ambiente.

Il "framing" è quel processo mentale evolutivo che ha permesso all'essere umano di "interpretare" il suo mondo, cioè di definire i problemi, ipotizzare le cause, suggerire rimedi, il framing costituisce cioè il distacco dagli istinti e l'inizio della capacità di pensiero. Inoltre, dopo diversi millenni nel percorso evolutivo, il framing ha permesso la gestione della comunicazione con gli altri esseri. Un punto essenziale del processo comunicativo è probabilmente avvenuto quando l'essere umano ha iniziato a "metacomunicare", cioè ad attribuire un'intenzione alla comunicazione. L'esempio più chiaro è quello notato allo zoo da Gregory Bateson guardando degli scimpanzè che "giocavano" simulando una guerra tra di loro.
Il metamessaggio era "gioco", mentre il messaggio era "guerra". Bateson scrive: "il gioco, può presentarsi solo se gli organismi partecipanti sono capaci in qualche misura di metacomunicare, cioè di scambiarsi segnali che portino il messaggio: "Questo è un gioco". Il metamessaggio metteva ogni scimmia in grado di decifrare l'intenzione "non ostile" dei comportamenti delle altre scimmie".

Nella nostra mente ogni frame dovrebbe essere considerato solo un suggerimento che può essere modificato, perchè ci possono essere molte alternative per ogni frame, ma spesso non sappiamo rinunciare a una cornice comoda e immediata alla situazione nella quale ci troviamo. Cosa può aiutare il re-framing?.

Il re-framing è il compito difficile e impegnativo di ogni apprendimento. Nella società i frame vengono inizialmente trasmessi dalla famiglia d'origine per essere poi validati o modificati dalla scuola. In essa il compito spetta agli insegnanti che dovrebbero capire quali sono le credenze errate (o ingenue) nella mente dei loro allievi e sostituirle, nel tempo con credenze migliori.

Questo criterio si può applicare anche ai fatti storici, per cui, ad esempio, la strategia di Hitler nello scoppio della seconda guerra mondiale il messaggio era "guerra", e il metamessaggio era "superiorità razziale". Andando ai tempi nostri, nella guerra Russia-Ucraina, il messaggio è "guerra", mentre il metamessaggio sembra essere "sopravvivenza culturale e difesa dei valori tradizionali".
Qualsiasi credenza in quanto spiegazione, anche la più irrazionale e assurda, tende a rendere meno minacciosa l'imprevedibilità dell'universo. Il nostro cervello sembra spontaneamente convinto che una "qualsiasi spiegazione è meglio di nessuna spiegazione"
Le persone mentalmente sane (non depresse) hanno una supersicurezza delle loro credenze che le spinge all'azione
Altan
3. Come ogni persona decide cosa pensare e fare
"prendere decisioni" è stata la prima inderogabile necessità umana, risolta con la creazione di un cervello inconscio zeppo di euristiche?
Non è possibile per un essere umano sopravvivere in un ambiente senza avere modi per semplificare complessi problemi decisionali
Ogni essere umano sa che, anche oggi in un mondo relativamente sicuro come il nostro, non riuscirebbe a sopravvivere in molte situazioni quotidiane (ad esempio alla guida di un'automobile, o durante l'incendio della propria abitazione, o durante una rapina a mano armata, ecc.) se non prendesse rapidamente delle decisioni intuitive (cioè euristiche). Tuttavia, in situazioni normali, quando l'euristica non funziona correttamente o porta a errori sistematici, c'è un altro nome per l'euristica: pregiudizio o bias.

Uno dei bias nel quale ogni persona incappa più frequentemente è il bias di conferma, cioè quella sfortunata conseguenza del modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni: è il risultato dell'euristica usata dal nostro cervello umano di portarci a non cercare fatti oggettivi e a produrre invece un'immagine distorta del mondo reale. Nel senso psicologico originario, un'euristica è un comportamento mentale automatico. Ma in un uso più ampio, il termine euristica è arrivato a significare qualsiasi regola pratica per il processo decisionale. Possiamo però distinguere tra processo decisionale euristico e processo decisionale algoritmico. Innanzitutto un algoritmo è un processo più rigidamente definito che garantisce di produrre un determinato risultato. La scelta tra l'utilizzo di un'euristica e l'utilizzo di un processo decisionale più esteso, come un algoritmo, implica un compromesso tra velocità e certezza. Vogliamo decidere in fretta o vogliamo la certezza di una decisione corretta? Infatti non sempre abbiamo il tempo per utilizzare un processo decisionale più esteso ma più lungo  per prendere una decisione migliore...
La scelta tra l'utilizzo di un'euristica e l'utilizzo di un processo decisionale più esteso, come un algoritmo, implica un compromesso tra velocità e certezza. Vogliamo decidere in fretta o vogliamo la certezza di una decisione corretta?
Adattarsi alla realtà significa imparare a vivere, questa è l'esperienza che ogni bambino impara, se è fortunato guidato dai suoi genitori e dal suo ambiente sociale. Se è sfortunato e in balia di se stesso potrebbe piangerne la conseguenze da adulto ricorrendo agli psicoterapeuti. La letteratura offre molte ottime descrizioni sia di cosa significa "sentirsi vivere", sia di cosa significa "sentirsi morire".
Il tasso di psicopatia (con vari tipi di disturbi) nella popolazione mondiale, e stato stimato nel 4,5%
(vedi pagina: Psicopatologia e Sociopatia)
Decisioni razionali o intuitive? L'essere umano vuole soprattutto...saltare rapidamente alle conclusioni
Come emerge dalla nostra consapevolezza, e oggi anche da verifiche scientifiche, l'essere umano vuole evitare gli sforzi mentali e i carichi cognitivi e, quando è costretto a prendere una decisione in condizioni di grande incertezza, si rifugia nell'intuizione. Come scrive lo psichiatra Mauro Maldonato nel libro "Come decidiamo" (pp. 35-36):
Aver conosciuto i limiti della nostra razionalità non spiega perchè sbagliamo. Come l'analisi di un misterioso reperto permette all'archeologo di conoscere civiltà antiche, così l'analisi di quegli antichissimi congegni (euristiche, intuizioni) che ci hanno accompagnato lungo l'evoluzione ci restituisce indizi importanti sulla natura dei processi cognitivi umani. Negli anni Settanta Daniel Kahneman e Amos Tversky misero a punto un programma di ricerca, chiamato "heuristics and biases approach", per verificare se individui alle prese con problemi decisionali, opportunamente congegnati, ragionassero e decidessero secondo criteri razionali. Tale programma ha permesso di venire a capo dei limiti di elaborazione dell'informazione che spingono un individuo ad adottare soluzioni ai problemi, per così dire, a forte indice adattativo. I due studiosi riconobbero nelle "euristiche"  alcuni tra gli strumenti più efficaci per ridurre il carico cognitivo e consentire risposte rapide e generalmente efficaci ai problemi decisionali (Hamilton e Gifford, 1976; Nisbett e Ross, 1980). Ma cos'è, precisamente un'euristica? E' una strategia di ragionamento che consente di scegliere rapidamente (compatibilmente con la complessità della situazione e i limiti della memoria) aggirando le procedure logiche, deduttive o probabilistiche. In situazioni incerte, è spesso l'unico strumento a nostra disposizione. Diversamente dal calcolo formale, l'euristica è una soluzione immediata. Si confronta solo con alcuni dei fattori che influiscono, separatamente o in modo combinato, sul comportamento decisionale: le caratteristiche dell'oggetto, il modo in cui è formulato il problema, la chiarezza della situazione e così via. Bisogna ammetterlo: queste scoperte hanno reso più bruciante il disincanto sulla nostra razionalità. Non bastavano le scperte freudiane. Ora sappiamo che anche i nostri brillanti ragionamenti sono condizionati da emozioni e da misteriosi congegni che saltano subito alle conclusioni.
Il processo educativo può essere la circostanza adatta a parlare dei "frame". Quando l'insegnante, oltre a fornire delle conoscenze nozionistiche, può educare al re-framing, cioè addestrare gli allievi a riconoscere i frame presenti nelle nozioni che egli dà dell'economia, della politica, della storia, ecc.
Conclusioni (provvisorie): Il pensiero inconscio si è costruito subito, nella mente umana, per supportare la sopravvivenza (probabilmente attraverso la costruzione delle euristiche che governano anche oggi ogni nostra decisione)
La consapevolezza umana delle fantastiche proprietà del cervello è cresciuta lentamente, di pari passo con l'evoluzione culturale, fino all'accelerazione degli ultimi due secoli. Dopo l'Illuminismo, nel quale si pensava che l'intelletto umano fosse esclusivamente razionale, e che il filosofo John Locke espresse nel 1690 con il "Saggio sull'intelletto umano" con il quale diede avvio alla Psicologia, arrivò il filosofo Gottfried Wilhelm von Leibniz, precursore del calcolo matematico e dell'informatica, che espresse critiche al saggio di Locke asserendo che vi fossero delle cause inconsce (le piccole percezioni) nel funzionamento mentale umano. Ma i tempi non erano maturi, dato che si era ancora nel periodo illuminista. Stavano maturando nella società quelle inquietudini che diedero luogo al Romanticismo. Lo psicologo Frank Tallis, descrivendo il superamento delle idee illuministiche riguardo alla mente scrive nel libro "Breve storia dell'inconscio": "La precisione degli orologi da tavolo, che aveva offerto all'età della ragione una metafora così potente aveva perduto il suo smalto. La mente non era un orologio ben regolato. Non poteva essere smontata e riassemblata con l'introspezione. La mente era vasta, profonda, forse infinita e le sue profondità potevano essere visitate nel sonno e sperimentate nei sogni. L'inconscio era arrivato. [...] All'inizio del 1880 la psicoterapia non esisteva (e l'ipnosi si era dimostrato un trattamento poco affidabile). Verso la fine degli anni ottanta dell'Ottocento, però, tutto sarebbe cambiato. L'inconscio stava per conquistare un ruolo centrale nelle spiegazioni fin de siecle della malattia mentale. Inoltre, la psicoterapia sarà l'istituzione e il mezzo attraverso cui l'inconscio diventerà il più famoso tra i concetti psicologici." Che la vita mentale dell'essere umano si svolgesse prevalentemente al di fuori della coscienza era già stato intuito prima della nascita della psicoanalisi, ma Sigmund Freud con la pubblicazione nel 1899 della "Interpretazione dei sogni" lo rese noto al grande pubblico. Freud, che era un neurologo, nacque in un periodo storico privo di strumenti che gli consentissero di sperimentare e dimostrare scientificamente le sue ipotesi sulle patologie mentali, e questa limitazione lo costrinse a uno sforzo culturale enorme che ha arricchito la cultura occidentale (come documentato, ad esempio, nei libri: Saggi sull'arte, la letteratura e il linguaggio, Totem e Tabù, Il disagio della civiltà, L'avvenire di una illusione). Di alcune proprietà umane, presenti nella normalità, Freud si disinteressò deliberatamente, probabilmente perchè egli era interessato a ciò che patologizzava l'essere umano. Non dimostrò interesse, ad esempio, per l'inconscio cognitivo che sostiene molte delle attività quotidiane umane. Oggi lo psicologo Arthur Reber, sulla prevalenza dell'inconscio nel funzionamento umano, scrive: "Negli ultimi decenni è diventato sempre più chiaro che una notevole quantità di lavoro cognitivo va avanti indipendentemente dalla coscienza". Oggi la neuroscienziata Heather A. Berlin scrive: "L'inconscio è virtualmente illimitato e riesce a gestire una quantità di stimoli immensa senza risentirne. Ciò che percepiamo coscientemente dipende dalle esperienze che abbiamo fatto, quindi dalla cultura che abbiamo e dagli ambienti in cui siamo stati immersi. Da un esperimento subliminale scaturisce che la corteccia prefrontale è l'ultima a sapere le cose, perchè prima che la decisione dei livelli più incosci arrivi a lei ce ne passa. Le aree sottocorticali più vecchie evolutivamente vengono interessate prima delle altre perchè ti stanno convincendo ad avere una ricompensa; il tuo cervello da rettile ti sta guidando a cercare una ricompensa o ad evitare il dolore, ecc. mentre la corteccia prefrontale pensa alle conseguenze a lungo termine delle tue scelte. La corteccia prefrontale è il tuo superego. Quando c'è uno squilibrio troppo elevato tra i due sistemi (che combattono tra loro) ci possono essere disturbi mentali. Freud aveva ragione quando parlava dei meccanismi di difesa quali la repressione o la dissociazione." Riguardo ai progressi della Psiche, lo psicoanalista Luigi Zoja scrive nel suo libro "Psiche": "Il progresso, la democrazia, lo Stato di diritto, la giustizia sociale, lo sviluppo economico, i diritti umani: tutto ciò richiede una fuoriuscita dal vissuto magico e dalla situazione in cui la psiche è eccessivamente diluita nel mondo circostante. E' la condizione necessaria per separare il soggetto dall'oggetto osservato e raggiungere delle conquiste". Ma queste sono conquiste della coscienza...
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    Pagina aggiornata il 26 maggio 2022

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    Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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