Marzo 2018 - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che
è possibile aver torto non possono imparare nulla,
tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Marzo 2018

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pensierocritico.eu
I temi trattati in questo numero sono:

  • Intelligenza emotiva e Pensiero critico: L'intelligenza emotiva sembra una contraddizione in termini dato che, secondo il pensiero occidentale finora prevalente, le emozioni sono interruzioni disorganizzate dell'attività mentale, così potenzialmente distruttive da richiedere di essere controllate. Questa visione delle emozioni è ormai superata dalle evidenze della ricerca neuroscientifica, e in particolare della "consapevolezza interocettiva" (cioè dei segnali provenienti dal corpo). Secondo queste ricerche, condotte sul cervello con tecniche di brain imaging, sembra che la percezione dei segnali corporei (viscerali, cardiaci, ecc) favorisca la percezione dei rischi e la presa di decisioni vantaggiose in condizione di incertezza. La rilevanza dei "sentimenti di pancia", guidati dalle emozioni e dalla consapevolezza del proprio corpo, sembra dunque indirizzare decisioni e comportamenti verso esiti più favorevoli a colui che le prende. La ricerca neuroscientifica sta corroborando sempre più una visione della razionalità e dell'intelligenza nel pensiero umano nella direzione dell'integrazione sempre più spinta della dimensione cognitiva e di quella emotiva.

  • Emozioni: un nuovo paradigma : A differenza del paradigma corrente, basato sulle teorie proposte da Arnold, Schachter-Singer, Lazarus, Plutchick, ecc, che vedevano l'emozione come la risposta del corpo a un evento proveniente dall'ambiente, si sta arrivando a un cambio di paradigma che prepara il terreno a una rivoluzione di ciò che sappiamo sulle emozioni e su come lavorano. La psicologa Lisa Feldman Barrett, analizzando la struttura e le funzioni base del cervello, deduce quelle che potrebbero essere le funzioni biologiche delle emozioni, costruendo una teoria chiamata "teoria dell'emozione costruita". Secondo la Barrett e la sua nuova teoria, il cervello umano è un organo "predittivo" che, nel corso della sua interazione con l'ambiente, incorpora dei concetti che usa per predire i futuri input sensoriali provenienti dal mondo e dal corpo e, così facendo, li categorizza creando esperienze significative che noi chiamiamo "concettualizzazioni situate". Utilizzando la nozione di "concettualizzazione situata", la teoria predice che le emozioni non sono entità statiche, ma piuttosto sono fenomeni emergenti sensibili al contesto.

  • Cos'è un'emozione : La parola emozione, proviene dal latino "emovère" (ex:fuori + movere:muovere), cioè, portare fuori, o smuovere da uno stato preesistente. Lo scopo delle emozioni sembra dunque quello di spingere l'individuo ad attuare delle azioni, modificando il proprio comportamento. La psicologa Lisa Feldman Barrett ha proposto un nuovo paradigma in alternativa alla visione convenzionale (vedi Emozioni: un nuovo paradigma); questo nuovo paradigma non vede le emozioni come reazioni ad eventi che accadono nell'ambiente, ma piuttosto come costruzioni "predittive" che il singolo individuo crea attingendo alle sue passate esperienze e combinandole in modo opportuno. La previsione agisce istantaneamente sul corpo, attraverso tutti i suoi sistemi (cardiovascolare, muscolare, endocrino, immunologico, ecc.) per prepararlo all'azione. Le emozioni non sono entità statiche ma piuttosto sono dipendenti dal contesto, e sono frutto del processo mentale di categorizzazione che ogni persona attua quando percepisce qualcosa in se stessa o negli altri e lo etichetta con un termine specifico. Si sta facendo strada una visione delle emozioni molto più dipendente dalla relazione che ogni singola persona costruisce con la sua visione del mondo. I due costrutti culturali che guidano l'espressione delle emozioni sono: la "valenza", cioè l'esito della valutazione ambientale del singolo individuo sulla gradevolezza o sgradevolezza della situazione, e la "granularità emotiva", cioè la distinzione tra i vari gradi delle emozioni esperite. Anche la capacità di denominare le emozioni incrementa la granularità. Purtroppo queste due attività avvengono in ogni individuo inconsciamente e raramente vengono portate alla coscienza. Se lo si facesse ci si renderebbe conto, come scrive Linda Feldman Barrett, che "gli stimoli provenienti dall'ambiente non sono, intrinsecamente, nè positivi nè negativi, ma il singolo individuo ne dà una valutazione in funzione della sua specificità biologica o esperenziale.", e probabilmente ci si renderebbe conto che i pensieri negativi che spesso coltiviamo, il nostro "cattivo umore", si basa non su fatti reali ma sulla valutazione pessimistica che abbiamo dato di quei fatti. Qui entrano in gioco i fattori che, fin dall'infanzia, sono andati a costituire lo stile emozionale della nostra personalità, vale a dire: la nostra resilienza, la sensibilità al contesto, l'autoconsapevolezza, l'attenzione, l'intuito sociale e la prospettiva.

  • Mindfulness: la meditazione: Una caratteristica spesso trascurata della mente umana è la sua propensione a "vagare". Secondo uno studio condotto dagli psicologi Matthew A. Killingsworth e Daniel T. Gilbert, le persone passano il 46,9 per cento del loro tempo di veglia pensando a qualcosa di diverso da ciò che stanno facendo. Questo "vagare" del pensiero, indipendente da stimoli, sembra essere la modalità di default della mente, che ha consentito grandi vantaggi evolutivi quali l'apprendimento, il ragionamento, la pianificazione, la creatività e tanti altri ma, secondo gli stessi autori, il vagare della mente è causa dello stato di insoddisfazione e di infelicità delle persone. Quindi essa può avere pesanti costi emotivi, infatti, quando l'oggetto delle divagazioni sono elaborazioni autoreferenziali focalizzate su se stessi, allora il pensiero ripetitivo e la predilezione per stati d'animo negativi provoca ciò che è stato denominato "ruminazione". Ci sono persone nelle quali questa tendenza a "ruminare" diventa un tratto stabile della loro personalità, portandole verso fenomeni depressivi più o meno gravi. Ma la meditazione può cambiare i percorsi neurali bloccando il costante flusso narrativo. Recenti ricerche ed esperimenti hanno mostrato come un percorso meditativo di otto settimane (Mindfulness) possa sfruttare la plasticità del cervello per scegliere un percorso neurale che attiva il "momento presente" ed evita il percorso neurale del vagabondaggio mentale.
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