Dicembre 2019 - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che
è possibile aver torto non possono imparare nulla,
tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Dicembre 2019

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 I temi trattati in questo numero sono:

1. Cos'è una Ricerca online e perchè il suo successo dipende dall'intelligenza individuale: c'è una componente magica nell'esaudire i desideri con una semplice ricerca sul web. "Cercare" è sempre stata un'attività centrale per la sopravvivenza umana, infatti sia che si tratti di cercare qualcosa nell'ambiente, sia che si tratti di cercare informazioni astratte "mediate" dalla scrittura, sia che si tratti di cercare informazioni nella propria memoria, sembra che le aree del cervello coinvolte siano le medesime. In generale, due condizioni rendono possibile la ricerca cognitiva: (a) le strutture simboliche devono essere presenti nell'ambiente e (b) queste strutture devono essere rilevabili da un ricercatore, il cui comportamento cambia in base alle strutture rilevate. La crescente complessità del mondo culturale e l'enorme disponibilità di risorse che Internet rende disponibili hanno reso difficile e confusa la ricerca online.  L'attenzione al proprio processo di ricerca online si rivela indispensabile di fronte ai comportamenti generalmente attuati dalle persone durante le loro ricerche online, come evidenziato dal ricercatore Ryen W. White che ha mostrato la forza irresistibile del Confirmation Bias che distorce i risultati di ricerca nella direzione dei pregiudizi posseduti. Ogni progetto di ricerca personale (complessa), per essere efficace, necessita di una "strategia" di ricerca d'informazioni. Invece, da quando esistono i motori di ricerca e ognuno può facilmente ricevere risposte immediate chiedendo alla "Rete" si è innescato un meccanismo mentale che "deresponsabilizza" l'individuo, perchè ogni desiderio informativo può essere facilmente soddisfatto in pochi secondi, e ci si dirige verso la prima risposta sensata che si incontra, adottando quel meccanismo mentale che fa smettere di cercare risposte migliori. Ogni "ricerca complessa" (per scopi studenteschi o professionali) si compone di due fasi: una fase di esplorazione e una fase di sfruttamento delle risorse acquisite. La lezione che si ricava dall'analisi delle "ricerche sulla ricerca" è quella avanzata dal filosofo Charles Peirce, cioè che non bisogna smettere di cercare risposte migliori.
   
2. Browser, un buon compromesso tra gratuità e funzionalità sarebbe necessario: se non fossero stati creati i browser, per trovare una specifica pagina web sarebbe necessario conoscere il suo indirizzo IP. Dell'indispensabilità dei browser hanno approfittato tutte le grandi aziende della Rete, a partire da Google che è riuscita in pochi anni a conquistare il primato di browser più usato nel mondo con il suo "Chrome" (65,5% del mercato a marzo 2019). Com'è noto i ricavi delle pubblicità digitali sono la base finanziaria su cui è costruita la rete di oggi. A causa degli enormi vantaggi offerti dalla pubblicità online, che consente anche alle piccole imprese di fare pubblicità in modo economico, l'investimento in pubblicità digitale dal 2012 al 2018 è più che raddoppiato. Questa situazione ha portato a una presenza esasperante di contenuti pubblicitari che sfruttano il browser. All'espansione della pubblicità online gli utenti hanno reagito con l'impiego massiccio di software di blocco della pubblicità (AdBlocker), la cui adozione nel 2019 è arrivata al 47% degli utenti. Di fronte al fastidio degli utenti per la pubblicità i produttori dei browser più usati stanno reagendo proponendo versioni "ripulite" dei loro browser. I cookie sono il mezzo attraverso cui i motori di ricerca attuano il tracciamento degli utenti. Non tutti i cookie sono dannosi, essi sono di due tipi: "cookie tecnici" che servono a facilitare le operazioni su un sito (ad esempio a riconoscere un utente collegatosi in precedenza facilitandone l'accesso a determinate sezioni) e i "cookie di profilazione" che creano profili su gusti, abitudini e preferenze degli utenti al fine di sottoporli a pubblicità mirate. La scelta del proprio web browser è importante perchè da questa derivano la privacy e la sicurezza dell'utente. I browser sono gratuiti, ma tutti noi ormai dovremmo aver imparato che ciò che apparentemente è gratuito si paga in modi non visibili. Infatti i costi operativi dei browser vengono di solito pagati vendendo annunci pubblicitari. L'unico modo di evitare di essere tracciati è navigare in modo anonimo, cioè sulla rete TOR (efficace ma lenta) oppure su una rete virtuale privata (VPN) che impedisce il tracciamento da parte di soggetti esterni. Un buon compromesso tra gratuità e funzionalità potrebbe essere la scelta di un browser che riduce la tracciabilità ma consente parzialmente la pubblicità.
  
3. Le conseguenze sociali della cultura di Google: la presa del potere silenziosa: l'algoritmo di Google crea la bolla culturale di ognuno di noi? Tutti siamo consapevoli degli enormi vantaggi che l'invenzione di internet ha comportato per le attività umane in generale, e per le nostre in particolare. Ciò di cui non si parla sono invece gli svantaggi. Un ruolo preminente tra gli svantaggi l'ha conquistato Google con la "personalizzazione" delle ricerche online, sviluppata nel suo algoritmo per consentire di personalizzare la pubblicità. La sociologa Soshana Zuboff ha parlato di "Capitalismo della sorveglianza" che "opera sfruttando un'asimmetria senza precedenti della conoscenza e del suo potere. I capitalisti della sorveglianza sanno tutto di noi, mentre per noi è impossibile sapere quello che fanno. Accumulano un'infinità di nuove conoscenze da noi, ma non per noi. Predicono il nostro futuro perchè qualcunn altro ci guadagni, ma non noi." Questa visione negativa degli effetti della personalizzazione è stata contestata nel 2015 da uno studio dell'Università del Michigan il quale sostiene che gli utenti, nel rapporto che intrattengono con le news ricevute da Facebook, visualizzavano quelle contrarie al loro orientamento politico. Insomma, l'effetto della personalizzazione non è ancora chiaro. Comunque sia il potere di Google nel modellare la cultura umana è in crescita come "profeticamente" anticipato già nel 2010 dall'allora CEO di Google Eric Schmidt che aveva prefigurato, in una intervista, il futuro ruolo di Google nella cultura umana. Egli, parlando del futuro delle ricerche online, aveva detto che molte ricerche venivano già fatte senza che l'utente dovesse digitare nulla "Effettivamente penso che la maggior parte delle persone non voglia che Google risponda alle loro domande, essi vogliono che Google gli dica cosa fare dopo. Immagina di star camminando per strada. A causa di tutte le informazioni che Google ha raccolto su di te, noi sappiamo chi sei, a cosa sei interessato, chi sono i tuoi amici. Google sa, con l'approssimazione di pochi centimetri, dove ti trovi. Se hai bisogno di latte, e c'è un negozio che lo vende lì vicino, Google te lo segnalerà." Oggi, questa approfondita conoscenza che Google ha di ciò che facciamo e desideriamo appare in tutta la sua pericolosità. Possiamo dire che la visione di Schmidt si è realizzata: Google ha creato un "ecosistema di servizi web" che segue l'utente in modo personalizzato, che si avvale di una potente profilazione degli utenti e della diffusione di smartphone equipaggiati con assistenti vocali. In tal modo ognuno di noi può andare in giro come uno zombie e ricevere in tempo reale tutte le indicazioni che Google gli propone come "utili". Il motore di ricerca non ha solo lo scopo di generare enormi ricavi per Google, ma inserisce ogni utente in una bolla culturale che lo isola. A lungo andare questa è la strada che conduce al conformismo e all'indirizzamento dei comportamenti. In tal modo Google diventa uno strumento per attuare la sorveglianza di massa. Infatti le persone che professano uno specifico orientamento politico, religioso, etico (culturale in genere) sono facilmente categorizzabili e individuabili. Questo è un rischio per la democrazia che, infatti, gli stati totalitari cercano di sfruttare pilotando le ricerche sul motore Google o censurandole in accordo con Google (vedi articolo Sole24Ore: Ricerche rintracciabili e censura preventiva: Google pronta a tutto pur di tornare in Cina).

4. Privacy, come diventare anonimi sul web per difendere la propria privacy: la privacy è importante perchè abbiamo il diritto di sapere in che modo e per quale scopo vengono usate le informazioni su di noi. Il giurista Daniel Solove ha evidenziato la pericolosità della visione della privacy introdotta dall'argomento "non ho nulla da nascondere" addotto dagli statunitensi dopo l'attacco terroristico dell'11 settembre e il conseguente programma governativo di monitoraggio delle comunicazioni. In quell'occasione la maggior parte delle persone intervistate si era detta disposta ad accettare intrusioni nelle loro conversazioni telefoniche e tracciamenti delle loro ricerche online. Il sociologo Evgeni Morozov, scrivendo del Datagate e delle rivelazioni di Edward Snowden, ha detto che la privacy non è un problema tecnico ma è un enorme problema filosofico, nel senso che aspettarsi che il rispetto della privacy venga imposto per legge è miope ed ingenuo. Infatti il potenziale persuasivo nella proposizione di servizi apparentemente gratuiti di cui le multinazionali della comunicazione (Google, Facebook, ecc) dispongono è enorme. Secondo Morozov il problema è di natura intellettuale, e riguarda il consumismo informativo al quale ci siamo ormai assuefatti. Se vogliamo qualcosa e non vogliamo pagare niente per averla siamo degli illusi: tutto si paga in un modo o in un altro. Ecco perchè la cessione spontanea della propria privacy è destinata a rimanere un problema delle cui conseguenze ci accorgeremo quando sarà troppo tardi.

5. Bias nelle ricerche online: le keyword usate nelle ricerche online sono influenzate dai pregiudizi posseduti: l'attenzione al proprio processo di ricerca online si rivela indispensabile se si vogliono evitare gli errori che la maggior parte delle persone fa durante le ricerche online. Il ricercatore Ryen White, in uno studio sperimentale condotto su impiegati Microsoft, ha evidenziato la forza irresistibile di biases quali il Pregiudizio di conferma (Confirmation Bias). Ryen White ha notato che le keywords che le persone inseriscono nelle domande sono influenzate dai pregiudizi posseduti o dalle emozioni vissute (in particolare l'ansia), e vanno a creare dei "frame", cioè dei contesti che indirizzano la ricerca semantica verso risultati errati. Esistono due tipi di pregiudizi che vanno a inficiare i risultati: pregiudizi di ricerca che sono presenti nella mente di colui che effettua la ricerca, e pregiudizi di sistema che sono presenti negli algoritmi del motore e sono stati creati da un apprendimento del motore incompleto o distorto (machine learning), magari attuato su testi densi di pregiudizi. Se si vuole fare una ricerca che dia dei risultati utili a raggiungere lo scopo desiderato occorre: 1-Umiltà, cioè essere consapevoli (almeno in parte) dei propri pregiudizi e sforzarsi di contrastarli, 2-Conoscenza del contesto, cioè scegliere le keyword da inserire nella query, chiedendosi se rappresentano il contesto culturale che si vuole esplorare, 3-Mente aperta, cioè valutare i risultati della SERP non guardando troppo all'ordinamento dei risultati (non bisogna fermarsi alla prima pagina di risultati) ma guardando alla credibilità dell'autore o dell'Istituzione e al numero di citazioni dei documenti, 4-Scetticismo, cioè mantenere dubbi sulla qualità di risultati e sforzarsi di acquisire nuove informazioni.

6.  Strati del web, il Dark Web è oscuro quanto la mente umana: Si stima che il web di superficie (Surface Web), indicizzato dai motori di ricerca, sia compreso tra l'1 e il 5% dell'intero web. E' pur vero che la maggior parte delle ricerche possono essere soddisfatte dal Surface Web, ma occorre tener conto che, per particolari temi di ricerca potrebbe essere necessario accedere agli altri strati del web, infatti al di là del Surface Web esistono altri due strati: il Deep Web (web profondo) che contiene tutti quei contenuti privati (database accessibili con autenticazione) non indicizzati dai motori di ricerca, e il Dark Web (web oscuro) sfruttato sia per attività legali, sia per attività criminali. Nel Dark Web si trovano tutti gli "orrori" che la mente umana è in grado di pensare: dalla commissione di omicidi al traffico di armi e droghe; dalla pedofilia alle torture e al traffico di organi umani, e un catalogo infinito di perversioni da cui è meglio stare lontani...
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