Settembre 2019 - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che
è possibile aver torto non possono imparare nulla,
tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Settembre 2019

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I temi trattati in questo numero sono:

  1.   Differenziazione del sé e pensiero critico: Carl Gustav Jung assegna al "Sé" il compito di rappresentare l'unità e la totalità della psiche individuale (sia conscia sia inconscia). Il processo mentale di differenziazione del sé è probabilmente il processo evolutivo più importante per il funzionamento sociale umano. Nel regno animale le tendenze antisociali sono predominanti. Gli esseri umani, invece, hanno una capacità maggiore di ogni altro mammifero a mantenere attiva un'organizzazione sociale, sia in condizioni di calma che di tensione. La capacità di pensare e riflettere, di non reagire automaticamente a stimoli emotivi interni ed esterni, dà all'uomo la capacità di trattenere spinte egoistiche e malevole, anche durante periodi di forte ansia. Il livello di differenziazione del singolo individuo influisce sulla sua razionalità, cioè sulla capacità di distinguere tra sentimenti e pensieri, infatti "Essere razionali significa agire per raggiungere i propri obiettivi di vita usando i migliori mezzi possibili" come scrivono gli psicologi Stanovich e West. La maggiore differenza tra le persone è capire se le loro decisioni e i conseguenti comportamenti sono guidati dai sentimenti o dai pensieri. Gli psicologi Michael Kerr e Murray Bowen nel libro "La valutazione della famiglia" scrivono: "La forza della fusione spinge figlio e famiglia a pensare, sentire e agire come un tutt'uno. Il risultato di queste forze vitali contrapposte sta nel fatto che nessuno raggiunge una separazione emotiva completa dalla famiglia; il primo attaccamento non scompare mai completamente. In una famiglia ben differenziata, emotività e soggettività non influenzano fortemente la relazione tra i genitori o le relazioni tra genitori e i figli. Se l'emotività e la pressione per la fusione sono poco intense, un bambino può crescere pensando, sentendo e agendo da solo. Egli può vedere nei genitori, nei fratelli o negli altri non solamente delle persone che svolgono dei ruoli nella sua vita, ma degli individui distinti e separati. Quanto più basso è il livello di differenziazione in una persona, tanto minore è il suo adattamento allo stress." Il livello di separazione emotiva dalla propria famiglia è un processo generazionale che non dipende solo dai propri genitori ma anche dai nonni, bisnonni, ecc. Secondo Bowen "un cambiamento del livello può essere raggiunto mentre si è in relazione con altri significativi a livello emotivo, ma non quando altri sono evitati o quando le proprie azioni distruggono una relazione".

  2. Ecologia dello sviluppo umano: "Il genere umano non può sopportare troppa realtà". Questa semplice verità non è stata espressa da uno scienziato, ma da un poeta: Thomas Stearns Eliot. Nel 1977 il neuroscienziato Peter Sterling e il biologo Joseph Eyer misero in luce la correlazione tra mortalità e organizzazione sociale. Secondo Sterling ed Eyer l'organizzazione sociale capitalista moderna, attraverso il lavoro intensificato e conflittuale e la distruzione di forme cooperative e di sostegno della comunità sociale, provoca una forte mortalità in eccesso tra gli adulti nei paesi sviluppati. Essi svolsero ricerche volte a identificare la correlazione tra condizioni sociali destrutturanti (disoccupazione, migrazione, divorzio, ecc) e maggiori incidenze di accidenti cardiovascolari e fenomeni di ipertensione arteriosa. Poi iniziarono a cercare i mediatori biologici in grado di predire il rischio cardiovascolare correlato allo stress. Secondo loro lo sviluppo economico ha forgiato la personalità umana indirizzandola verso un modello dannoso per la salute. Esistono evidenze epidemiologiche della relazione tra stress e ipertensione, infatti nelle società urbane la pressione sanguigna media (la cosiddetta ipertensione essenziale) è molto più alta di quella delle società agricole. Comunque lo stress non colpisce tutti allo stesso modo ma dipende dalla personalità del soggetto. Negli USA, il 75 percento dei maschi adulti presenta una personalità di tipo A. Il comportamento di tipo A è contrassegnato da alcune caratteristiche patognomoniche: impazienza, fretta, stress, irritazione, rabbia. Infatti, lo stress cronico e le sue conseguenze sembrano essere la causa principale di mortalità nella società statunitense. Negli USA nonostante la diffusione ed espansione delle cure sanitarie, il tasso di mortalità degli uomini è aumentato nell'ultimo secolo (dal 1870 al 1975) soprattutto negli anni successivi alla grande depressione e agli inizi degli anni '90. Negli ultimi anni si sta facendo strada un modello transdisciplinare della salute umana che prende in considerazione vari aspetti: biologici, psicologici, sociali, comportamentali e spirituali i quali, sinergicamente, vanno a determinare la salute globale dell'individuo. Secondo i ricercatori Robert-Paul Juster, Bruce McEwen e Sonia Lupien i governi dovrebbero avviare politiche pubbliche per coltivare la "resilienza" negli individui, infatti la riduzione del carico allostatico che ne deriverebbe allontanerebbe dalle panacee polifarmaceutiche che attualmente affliggono le strategie biomedicali, portando a un miglioramento della salute pubblica e a minori spese sanitarie.
      
  3. Stress e carico allostatico: se non ci fosse lo stress (quello buono, vale a dire "eustress") saremmo degli zombie, costantemente tristi e depressi. Come diceva l'endocrinologo Hans Selye, che coniò il termine, "Lo stress ci tiene in vita. La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi e adattando la nostra filosofia dell’esistenza ad esso." L'essere umano ha continui desideri e si trova ad affrontare sfide nel tentativo di soddisfarli. Questa tensione ci fa sentire vivi e ci procura un senso di eccitazione. Quando invece la vita ci mette di fronte a situazioni (economiche, lavorative, sociali, sanitarie, ecc) difficili da risolvere, potremmo sperimentare condizioni di stress cattivo ("distress") che possono produrre conseguenze sulla nostra salute psicofisica. La risposta dell'essere umano allo stress non è cambiata, ciò che è cambiato è l'ambiente in cui l'uomo vive, caratterizzato da sollecitazioni più culturali che fisiche: noi spesso reagiamo a minacce che sono soltanto immaginarie e non reali! Gli endocrinologi Peter Sterling e Joseph Eyer, con lo scopo di risolvere le carenze del modello di stress teorizzato da Hans Selye, introdussero il concetto di "Allostasi"(che proviene dal greco 'allo' che significa variabile e 'stasis' che significa stabile), per indicare che la stabilità dell'organismo è il risultato del cambiamento. Infatti le conclusioni cui arrivarono Sterling ed Eyer furono che il modello dell'Omeostasi (endocrinologicamente autocorrettivo), che aveva dominato la fisiologia per un intero secolo, era destinato ad essere sostituito da un altro modello (Allostasi) che si può definire 'predittivo' perchè cerca di anticipare le domande dell'ambiente agendo sempre sugli stessi sistemi dell'organismo. La grande innovazione del Carico Allostatico è la possibilità di rendere concreto e misurabile un concetto astratto come quello dello stress. Tra i vari tipi di personalità (tra la varie ipotesi fatte negli ultimi anni) sembra che il "tipo D" (distressed) sia quello che riceve i maggiori danni psicofisici dallo stress. Gli individui con personalità di tipo D hanno la tendenza a vivere emozioni negative crescenti e a non condividerle con altre persone per paura di ricevere rifiuti o disapprovazione.

  4. La sofferenza psichica e il metodo ACT: il pensiero critico e le capacità logiche possono risolvere molti problemi materiali, ma sono inefficaci per fronteggiare gli stati mentali che sono refrattari al controllo verbale, infatti dirsi di smettere di pensare a qualcosa provoca l'effetto contrario. Uno dei principali meccanismi mentali patologici è costituito dalla "fusione" cognitiva, cioè dalla tendenza innata della mente a ritenere che i pensieri siano la realtà, e non semplicemente rappresentazioni o astrazioni della realtà. Per ovviare a questo comportamento così diffuso, causato dalla fusione con i propri pensieri, occorre praticare la "defusione", cioè riconoscere che i pensieri sono solo parole, storie o discorsi che appaiono nella nostra mente senza la pretesa di essere "vere". La terapia ACT, messa a punto negli ultimi vent'anni,  promuove il cambiamento e il benessere psicologico. Essa si basa su una nuova concezione della sofferenza umana, che propone l' "accettazione" come punto essenziale per provocare un cambiamento clinico. In tal modo si passa da una condizione di "inflessibilità" psicologica, comune a molte persone, a una condizione di "flessibilità" che molti esperimenti clinici hanno riconosciuto essere benefica.
      

  5. Vulnerabilità e Resilienza: nella vita contemporanea caos, disordine e volatilità sono sempre più presenti e costringono l'essere umano a fronteggiare avversità più frequentemente che nelle epoche passate. Come resistere senza "rompersi" in certe situazioni? La resilienza psicologica di una persona è la capacità di resistere agli eventi avversi della vita. Esistono tre forze che agiscono sull'individuo: l'ambiente nel quale egli vive, le sue esperienze psicologiche e sociali e le forze biologiche interne a quell'individuo. Tutti i modelli “stress-vulnerabilità” ipotizzano che l’insorgere di una patologia non sia ascrivibile ad un solo fattore, ma derivi dalle interazioni continue tra tre fattori: ambiente, processi intrapsichici e geni. La vulnerabilità (o mancanza di resilienza) di un individuo allo stress è spesso creata dall'ambiente familiare. Infatti in esso possono avvenire processi relazionali patologici. Il ruolo della famiglia è fondamentale soprattutto nell'infanzia nella quale il Sistema Nervoso Centrale non ha ancora completato il suo sviluppo ed è facilmente modificabile. Sul piano terapeutico diventa importante scegliere interventi integrati, orientati non solo a mitigare l’impatto dei fattori esterni alla persona, ad esempio attraverso interventi per il potenziamento delle strategie di coping (adattamento), o interventi di riduzione dell’emotività espressa e delle critiche in famiglia, ma anche a intervenire sugli assunti di base disfunzionali di sé e delle relazioni con l’altro, che la persona ha maturato nel corso dello sviluppo (a partire dalle relazioni precoci). Come propone Nassim Taleb: "Afferrando il meccanismo dell'antifragilità possiamo costruire una guida, sistematica e di ampio respiro, ai processi decisionali non-predittivi in condizioni di incertezza nei più diversi campi: economia, politica, medicina e la vita in generale, in tutti quei casi, in definitiva, in cui prepondera l'ignoto, qualsiasi situazione in cui sussistono casualità, imprevedibilità, opacità o una comprensione incompleta delle cose."
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