Febbraio 2019 - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto
non possono imparare nulla, tranne la tecnica.
(Gregory Bateson)
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Febbraio 2019

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I temi trattati in questo numero sono:

  1. Stress e Carico allostatico: Se non ci fosse lo stress (quello buono, vale a dire "eustress") saremmo degli zombie, costantemente tristi e depressi. Come diceva l'endocrinologo Hans Selye, che coniò il termine, "Lo stress ci tiene in vita. La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi e adattando la nostra filosofia dell’esistenza ad esso." L'essere umano ha continui desideri e si trova ad affrontare sfide nel tentativo di soddisfarli. Questa tensione ci fa sentire vivi e ci procura un senso di eccitazione. Quando invece la vita ci mette di fronte a situazioni (economiche, lavorative, sociali, sanitarie, ecc) difficili da risolvere, potremmo sperimentare condizioni di stress cattivo ("distress") che possono produrre gravi conseguenze sulla nostra salute psicofisica. La risposta dell'essere umano allo stress non è cambiata, ciò che è cambiato è l'ambiente in cui l'uomo vive, caratterizzato da sollecitazioni più culturali che fisiche: noi spesso reagiamo a minacce che sono soltanto immaginarie e non reali! Gli endocrinologi Peter Sterling e Joseph Eyer, con lo scopo di risolvere le carenze del modello di stress teorizzato da Hans Selye, introdussero il concetto di "Allostasi"(che proviene dal greco 'allo' che significa variabile e 'stasis' che significa stabile), per indicare che la stabilità dell'organismo è il risultato del cambiamento. Infatti le conclusioni cui arrivarono Sterling ed Eyer furono che il modello dell'Omeostasi (endocrinologicamente autocorrettivo), che aveva dominato la fisiologia per un intero secolo, era destinato ad essere sostituito da un altro modello (Allostasi) che si può definire 'predittivo' perchè cerca di anticipare le domande dell'ambiente agendo sempre sugli stessi sistemi dell'organismo. La grande innovazione del Carico Allostatico è la possibilità di rendere concreto e misurabile un concetto astratto come quello dello stress. Tra i vari tipi di personalità (nell'ambito delle varie ipotesi fatte negli ultimi anni) sembra che il "tipo D" (distressed) sia quello che riceve i maggiori danni psicofisici dallo stress. Gli individui con personalità di tipo D hanno la tendenza a vivere emozioni negative crescenti e a non condividerle con altre persone per paura di ricevere rifiuti o disapprovazione.

  2. Neuroplasticità: Per molti secoli la scienza ufficiale ha sostenuto che i circuiti cerebrali fossero immutabili, cablati fin dalla nascita per produrre in ogni persona esiti non modificabili dall'apprendimento e, con l'invecchiamento, che ogni cervello andasse incontro al suo declino senza possibilità di ridurlo o bloccarlo. Queste convinzioni sono state spazzate via dalla scoperta della "neuroplasticità" quando il neuroscienziato Eric Kandel vinse il Nobel per la medicina nel 2000 per aver dimostrato che l'apprendimento può attivare geni in grado di modificare la struttura neurale. L’utilizzo del cervello ne modifica costantemente l’architettura, e questa è anche la base delle differenze esistenti tra le persone. L'apprendimento dipende esclusivamente dall'esistenza della neuroplasticità, la quale consente la ritenzione, rappresentazione ed elaborazione di nuove informazioni. Per fortuna il nostro cervello si modifica ad ogni nostra nuova esperienza (nel bene e nel male), ad esempio i problemi cognitivi ai quali vanno incontro molti bambini dipendono dalla carenza di stimoli adeguati nei primi mesi/anni di vita. Così come la variabilità di risultati (nel medesimo ciclo di studi) degli studenti, dipendono dalle diverse esperienze che essi hanno fatto (o non fatto) nel loro ambiente familiare o sociale.

  3. Cervello e percezioni: Le ricerche neuroscientifiche sull'attività cerebrale, negli ultimi anni hanno dimostrato che l'essere umano ha maturato, nel tempo lunghissimo della sua evoluzione, una reificazione della sua percezione di realtà. Tutta una serie di fenomeni quali: la percezione dello spazio in cui ci troviamo, la percezione del tempo in cui viviamo, la percezione dei colori e delle forme che incontriamo sono stati trasformati dall'evoluzione in meccanismi cerebrali fisiochimici che, interponendosi tra il mondo e il cervello, costruiscono la nostra visione del mondo fisico senza che noi possiamo esserne consapevoli. La rappresentazione dello spazio e degli oggetti in esso è trasmessa per via genetica, non ha bisogno di esperienza, è un "a priori" umano che, ad esempio, ci fa percepire la terra piatta e immobile nell'universo e il mondo più gradevole di quanto in realtà sia. Questa è la visione del mondo che è stata selezionata dall'evoluzione per permetterci di sopravvivere in questo mondo. Questa visione (scientificamente falsa), è entrata a far parte del senso comune (e non poteva essere altrimenti), ma oggi vi sono le prove scientifiche della sua falsità. Come scrive lo storico della scienza Enrico Bellone "Il senso comune è una fortezza inespugnabile. E tutti noi viviamo al riparo delle sue muraglie, sotto le quali trascorriamo il tempo breve che ci è dato".

  4. Cervello e senso della vita: Calma, gioia, soddisfazione, felicità, ansia, ira, paura, aggressività, irrequietezza, nervosismo, eccitazione, malinconia contribuiscono a darci il senso della vita. L'affettività condiziona anche le nostre convinzioni: si è propensi a credere a ciò che ci fa più piacere. La rappresentazione dello spazio e degli oggetti in esso è trasmessa per via genetica, non ha bisogno di esperienza, è un "a priori" umano che, ad esempio, ci fa percepire la terra piatta e immobile nell'universo e il mondo più gradevole di quanto in realtà sia. Questa è la visione del mondo (scientificamente falsa) che è stata selezionata dall'evoluzione per permetterci di sopravvivere. Come scrive il neurofisiologo Arnaldo Benini: "I meccanismi neuronali afferrano il mondo in maniera pragmatica, fornendo all'autocoscienza un quadro di esso che ci consente di sopravvivere. La visione del mondo esterno cambia, perchè essa non è mai veritiera."Tutte le nostre convinzioni sono condizionate dall'affettività, e il senso della nostra vita viene costruito dalle nostre emozioni.
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