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Fasi evolutive del linguaggio umano - Pensiero Critico

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Fasi evolutive del linguaggio umano

Teorie > Concetti > Linguaggio
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Il punto chiave

La comunicazione simbolica  è stata, per l'antropologo Terrence Deacon, la causa principale dell'incremento evolutivo della neocorteccia a partire dall'Homo erectus.

La falsa semplificazione del morphing facciale dell'evoluzione umana
Pensando all'evoluzione, ci viene naturale immaginare una sorta di morphing tra le specie. Dovremmo però essere prudenti a lasciare che le nostre immagini del cambiamento evolutivo dirigano il nostro pensiero al morphing. [...] Mai è esistita una creatura metà scimmione-metà uomo, leggermente più stupida della prevalenza delle persone ma un poco più assennata della maggior parte degli scimpanzè; una creatura che comunicasse con un mezzo linguaggio. Non possiamo limitarci a estrapolare a ritroso dalle specie presenti e dai loro adattamenti uno stato che precedette il linguaggio e la cultura. Piuttosto, dobbiamo ricostruire gli adattamenti delle specie nostre antenate, appellandoci ai principi dell'ecologia del comportamento, della fisiologia, e dell'informazione sulla struttura e l'attività del cervello. (Terrence Deacon p.364)
L'idea che abbiamo dei primitivi è fuorviante

Tendiamo a pensare all'uomo primitivo in modo errato a causa della limitatezza delle informazioni che abbiamo a disposizione; infatti, nella valutazione del grado di raffinatezza di una civiltà scomparsa, pesano sia la deteriorabilità dei materiali sia l'immaterialità delle tracce simboliche della cultura; a questo proposito scrive l'antropologo e linguista Terrence W.Deacon nel suo libro 'La specie simbolica' (p.354):

I fattori primari che determinano cosa si rinviene e cosa va perduto a distanza di decine di migliaia, o milioni, di anni sono la deteriorabilità o la fragilità del materiale e la natura degli ambienti in cui sono stati lasciati. In parole povere, vuol dire che gli utensili in pietra sono reperti fossili conservati, quelli in legno o cuoio no; oppure che le pitture sulle pareti delle grotte e le incisioni su pietra o avorio vengono preservate, ma non le decorazioni del corpo, i vestiti, le sculture di legno e quant'altro. La prevalenza dell'uso di simboli in una società, escludendo pure il linguaggio, non è nemmeno incorporata in alcun materiale, ma solo in rituali, consuetudini, e regole di vita quotidiana.

Due teorie tentano di spiegare l'origine del linguaggio

Due teorie si contendono le ipotesi sull'origine del linguaggio: la teoria della discontinuità di Noam Chomsky e la teoria del protolinguaggio di Derek Bickerton.
Chomsky rigetta le teorie evoluzioniste del linguaggio e sostiene che il linguaggio attinge a una dotazione biologica innata, appartenente al DNA umano, non derivante da sistemi comunicativi precedenti. Egli ipotizza che alcuni elementi sconnessi si siano aggregati in modo imprevisto e abbiano formato la grammatica universale. Questa ipotesi è detta del salto linguistico.
Bickerton propone invece che gli ominidi abbiano incominciato a parlare un linguaggio molto rudimentale, un protolinguaggio composto solo da parole e privo di grammatica la cui comprensibilità era affidata al contesto d'uso.

Incremento della capacità cranica dagli ominidi all'Homo sapiens
Incremento capacità cranica ominidi
L'incremento del volume craniale degli ominidi inizia dall'homo habilis e accelera con l'homo erectus: l'ipotesi più accreditata per quest'incremento, fatta da antropologi, neuroscienziati e linguisti, è lo sviluppo del linguaggio e, in particolare, della capacità simbolica che il linguaggio consente e sollecita. La capacità cerebrale passa dagli 800cm3 dell'homo erectus ai circa 1350cm3 dell'homo sapiens sapiens in circa 700.000 anni. (Cliccare per ingrandire)
Fasi evolutive del linguaggio secondo Bickerton


  • Fase1: Creazione di prelinguaggi (a partire da Homo habilis)

  • Fase 2: Creazione di protolinguaggi (a partire da Homo erectus)

  • Fase 3: Creazione di linguaggi complessi (Homo sapiens)

Un protolinguaggio a partire dall'Homo erectus

Il linguista Derek Bickerton, negli anni '70, avanzò l'ipotesi che il linguaggio moderno sia piuttosto recente e che, in tempi più lontani, l'essere umano impiegasse un protolinguaggio, cioè un linguaggio rudimentale semplificato. Egli derivò tale ipotesi dai suoi studi degli anni '70 sulle lingue pidgin delle isole Hawaii. Le lingue pidgin sono lingue semplificate che si formano nelle situazioni in cui gruppi multietnici (coloni, migranti, lavoratori, ecc.) sono costretti a comunicare tra loro, pur continuando singolarmente ad usare la propria lingua nel gruppo di provenienza. Il pidgin studiato da Bickerton era un miscuglio di cinese, giapponese, portoghese, filippino, inglese e lingue locali parlate da lavoratori attratti dal lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero alla fine dell'800. Dagli studi di Bickerton emerse che quando il pidgin viene impiegato anche da generazioni successive a quelle che lo hanno creato, esso si trasforma in una lingua creola dotata di un lessico e di una grammatica più articolata. Il fenomeno della creazione di lingue pidgin e creole è avvenuto in varie parti del mondo, sempre con le stesse caratteristiche, ed ha portato Bickerton alla convinzione che la lingua non sia un tutt'uno bensì un insieme di sistemi sovrapposti alla cui origine potrebbe esservi un linguaggio molto semplice: un protolinguaggio. Tracce di questo protolinguaggio, secondo il linguista Ray Jackendoff, sono visibili anche oggi in quei casi di mancato sviluppo o impoverimento del linguaggio nei pazienti afasici o nei bambini cresciuti in isolamento. Bickerton propose l'idea che l'evoluzione linguistica sia avvenuta in due tappe: dal protolinguaggio dell'Homo erectus (un protolinguaggio composto da un lessico ridotto e nessuna organizzazione grammaticale), al linguaggio complesso dell'Homo sapiens sapiens. Bickerton propose inoltre l'idea che l'introduzione di questo protolinguaggio abbia determinato un salto di qualità nell'organizzazione cerebrale e nel pensiero umano; infatti si può immaginare che la rappresentazione dei simboli linguistici, svincolata da una risposta motoria, si sia legata a rappresentazioni astratte, cioè a simboli con una pressione evolutiva richiedente un cervello di maggiori dimensioni.

mappa evoluzione linguaggio umano
Tripartizione evolutiva del cervello
Paul MacLean
Il paradigma della tripartizione evolutiva del cervello venne proposto dal neurofisiologo Paul D. MacLean e suddivide il cervello umano in tre stati evolutivi (diversi ma strettamente interconnessi): il primo e più antico è il cervello rettiliano, sede degli istinti primari e delle funzioni vitali; il secondo è il cervello emotivo (sistema limbico), tipico dei mammiferi e delegato alla gestione delle emozioni; il terzo, ed evolutivamente più recente, è la neocorteccia nella quale è riposta tutta l'attività inerente il pensiero e il linguaggio dell'uomo moderno.
Abbassamento della laringe a partire dall'Homo erectus
laringe australopiteco uomo
Nell'Australopiteco, la laringe, organo situato alla fine della trachea e contenente le corde vocali, si trovava in una posizione più elevata nel canale respiratorio, permettendo così un maggiore spazio per la deglutizione del cibo ma impedendo l’articolazione dei suoni e, conseguentemente, il linguaggio. L’emissione di suoni che un australopiteco poteva produrre era probabilmente molto simile a un latrato. Il processo evolutivo ha dato vita a un mutamento genetico grazie al quale la laringe si è abbassata, il canale fonatorio si è allargato, la lingua è arretrata  diventando più mobile e flessibile favorendo così la modulazione dei suoni. Scrivono Antonino Pennisi e Alessandra Falzone nel libro "Il prezzo del linguaggio" (pp. 100-101):

Sulla base di studi condotti sia su reperti di ominidi pre-sapiens sia su primati non umani, Lieberman sostiene per esempio che l'uomo sia l'unico essere vivente ad avere una laringe permanentemente bassa. Il liguista americano arriva a questa conclusione appoggiandosi sulla valutazione del rischio per la sopravvivenza che comporta l'abbassamento della laringe. Tale caratteristica anatomica, infatti, determina la condivisione di un tratto del canale di passaggio del cibo e dell'aria (faringe). Durante la deglutizione il canale della respirazione viene chiuso tramite l'epiglottide per impedire che residui liquidi e/o solidi della masticazione, dopo aver attraversato la faringe, possano finire nella trachea ostruendola e impedendo la respirazione. Se questa operazione non viene eseguita correttamente si corre il rischio di soffocare, un rischio che connoterebbe come svantaggioso, e dunque selezionabile negativamente, il tratto vocale umano se non fosse stato associato a un vantaggio talmente forte da superare qualsiasi effetto negativo.
Relazione tra abbassamento della laringe e sviluppo del linguaggio

L'abbassamento della laringe è stato associato alla condizione fondamentale per lo sviluppo del linguaggio. Quest'evento datato circa 200.000 anni fa, sebbene importante, è ritenuto da T.Deacon soltanto una condizione necessaria ma non sufficiente. Scrive Deacon (p.342):  

L'aumento incrementale del volume cerebrale negli ultimi due milioni di anni ha progressivamente accresciuto il controllo della corteccia sulla laringe, e fu quasi certamente insieme causa ed effetto del crescente uso della simbolizzazione vocale. [...] il maggiore uso della vocalizzazione in epoche successive dell'evoluzione del cervello avrebbe inevitabilmente imposto una selezione sulla struttura del tratto vocale ad accrescerne in quello stesso periodo la controllabilità.

I fattori che contribuirono alla coevoluzione cervello-linguaggio furono, secondo Deacon (pp.387-396), almeno quattro:

  • abbassamento laringeo e complessità sintattica

  • rimodellamento del cervello per la parola e i simboli

  • produzione degli utensili in pietra e caccia di gruppo

  • approvvigionamento da parte del maschio, legame di coppia e contratti di accoppiamento

Una breve storia delle ricerche sull’intelligenza simbolica
Vantaggi della comunicazione simbolica

Solo un grande numero di benefici adattativi può spiegare lo sforzo che la specie Homo fece per dotarsi di un linguaggio sempre più complesso: dovevano essere benefici così importanti per la sopravvivenza della specie da rendere fondamentale tale sforzo di apprendimento. A questo proposito scrive Deacon (p.364):

Si potrebbe intessere un racconto plausibile praticamente da quasi ciascuna delle miriadi di potenziali vantaggi propri di una comunicazione più efficiente: organizzare le battute di caccia; spartirsi il cibo; comunicare informazioni sulle fonti di cibo distribuite; pianificare la guerra e la difesa; trasmettere l'abilità nella creazione di utensili; condividere importanti esperienze passate; stabilire legami sociali tra individui; manipolare potenziali rivali o partner sessuali; accudire e addestrare i giovani; e si potrebbe proseguire.

L'importanza dell'impiego della comunicazione per ognuna delle possibilità d'uso prima citate ha contribuito, secondo Deacon, a determinare una pressione selettiva che ha incrementato ulteriormente le facoltà simboliche e ampliato la capacità cranica e, in particolare, la neocorteccia. La simbolizzazione è l'architrave di tutte le relazioni umane, e i simboli che stabiliscono, ad esempio, le relazioni riproduttive richiedono processi di costruzione molto ritualizzati. Scrive Deacon (p.392):

La costruzione simbolica in atto in queste cerimonie (rituali del matrimonio e della pubertà) non implica tanto la dimostrazione di determinate relazioni simboliche, quanto l'uso degli individui e delle azioni come occorrenze simboliche. I ruoli sociali vengono ridefiniti e gli individui assegnati esplicitamente ad essi. Moglie, marito, guerriero, suocero, anziano - sono tutti ruoli simbolici, non ruoli riproduttivi, e in quanto tali definiti entro un sistema completo di ruoli  simbolici alternativi o complementari.


Il mondo virtuale in cui la simbolizzazione ci fa vivere

Per mezzo del linguaggio possiamo, non soltanto comunicare ma, soprattutto, vivere in un mondo virtuale condiviso con altri. Infatti, la rappresentazione simbolica di oggetti, eventi, relazioni che il linguaggio permette, fornisce un efficace sistema di riferimento per generare nuove rappresentazioni, predire eventi futuri, pianificare azioni, organizzare ricordi: cioè quella che il filosofo Charles S. Peirce ha chiamato semiosi illimitata (un processo di significazione continuo di segni che producono altri segni) che è diventato il paradigma della comunicazione di massa e, oggi, del web (che viene impropriamente chiamato mondo virtuale ma che è solo una parte del mondo virtuale di ogni individuo).

Processo semiotico
referente simbolo idea
Per i linguisti Richards e Ogden, una cosa (simbolo) evoca un concetto mentale (idea) che ha un referente nella realtà (oggetto). Secondo il filosofo Charles S. Peirce, in ogni situazione pratica di vita agiscono sempre tre elementi, che fondano la teoria dei segni (gli stessi di Richards e Ogden ma diversamente denominati): segno, interpretante e oggetto.
Simbolizzazione
ombrello berlusconi
Il vignettista Tullio Altan usa spesso l'ombrello (simbolo) come segno del 'prenderla in quel posto' (concetto), che ha un referente nella realtà (oggetto) che corrisponde ad un peggioramento della condizione umana (di solito un aumento delle tasse per il cittadino medio e problemi con la giustizia per i governanti). Questa vignetta a sua volta è un 'simbolo' per il giornale che l'ha pubblicata (L'Espresso) di un 'concetto' che si può riassumere con "la legge è uguale per tutti" che rappresenta la volontà di far pagare a Berlusconi i suoi misfatti (oggetto). Ma più in generale le vignette di Altan sono un 'simbolo' (per i lettori che scelgono L'Espresso) di un 'concetto' che si può definire con "non sopportiamo le ingiustizie politiche" che rappresenta l'analisi della realtà politica e sociale italiana (oggetto).
Alcune definizioni


  • "E' segno ogni cosa che possa essere assunta come un sostituto significante di qualcos'altro." (Umberto Eco - p.17 Trattato di semiotica generale - Bompiani)

  • Un segno si trasforma in un simbolo quando gli viene attribuito lo stesso significato da due o più persone diventando così un fatto sociale. Nella definizione di G.Zagrebelsky: "Il passaggio attraverso il quale dal segno inteso singolarmente si passa alla medesima percezione di ciò a cui esso allude da parte di due persone, o più persone, di tutte le persone, quello è il momento in cui il segno diventa veramente simbolo, come fatto psichico di natura sociale [...] Il simbolo è il punto di passaggio dalla soggettività all'oggettività dei significati" (p.13 Simboli al potere - Einaudi)

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Libri consigliati
a chi vuole capire in che modo l'uomo è arrivato alla simbolizzazione
Antonino Pennisi, Alessandra Falzone
Terrence Deacon
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 2 ottobre 2016

 
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