Evitamento esperienza - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che
è possibile aver torto non possono imparare nulla,
tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Evitamento esperienza

Teorie > Concetti > Resilienza
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Ogni individuo è sottoposto a una vita di stress e tensione che determina il suo stato di salute
L'evitamento dell'esperienza è un'operazione mentale, un meccanismo di difesa, che molte persone attuano quotidianamente nel tentativo di evitare ogni esperienza emotiva realistica e immobilizzare l'influenza reciproca. In tal modo il soggetto blocca ogni possibilità di essere influenzato dalla realtà e rimane in uno stato di indifferenziazione primitiva che è il punto di partenza dello sviluppo umano. Per ovviare a questo comportamento così diffuso è stata messa a punto una forma di terapia cognitivo-comportamentale: il modello ACT (Acceptance and Commitment Therapy) che promuove il cambiamento e il benessere psicologico applicando competenze di accettazione e impegno (commitment).
Lo psicoterapeuta Marco Vicentini descrive così l'origine dell'ACT (vedi bibliografia 2008):

Se la prima fase della psicoterapia fu caratterizzata dal comportamentismo e la seconda dal cognitivismo, la terza fase è un movimento che si incardina su interventi che includono, in maniera differente, l’utilizzo dell’accettazione incondizionata, della meditazione, della relazione, dei valori e della spiritualità, in funzione dei differenti obiettivi terapeutici (Mace, 2007). Più che focalizzarsi sulla riduzione dei sintomi, la finalità primaria della ACT consiste nell’aiutare i clienti ad accettare i propri pensieri ed emozioni e vivere in maniera consistente con i propri valori. Così, ad esempio, quelli che sono chiamati i sintomi dell’ansia non sono considerati come elementi problematici. Si ritiene infatti che la fonte principale del disagio (o sofferenza) sia il tentativo senza fine di controllare e gestire i sintomi.

La psicoterapeuta Nicoletta Cinotti così la descrive il modello ACT (nel suo blog "Esperienze di Acceptance & Commitment Therapy"):

La Acceptance and Commitment Therapy è una forma di psicoterapia cognitivo comportamentale con solide conferme scientifiche di efficacia (Hayes, 2004). La Acceptance and Commitment Therapy appartiene a un movimento molto articolato, basato e costruito su precedenti terapie comportamentali e cognitivo-comportamentali, la cosiddetta “terza ondata”. Le terapie cosiddette di “terza ondata” sono caratterizzate da strategie di cambiamento su basi contestuali ed esperienziali (oltre agli aspetti più didattico-direttivi) e da una forte sensibilità al contesto dei fenomeni psicologici e non alla loro forma o al loro contenuto.

In una cultura occidentale che enfatizza la motivazione ("Perché non puoi farlo?") Le persone si attaccano alle descrizioni di sé e trovano difficile comportarsi diversamente. Il processo di sperimentare i pensieri come realtà, piuttosto che come processo continuo del pensiero, è la fusione cognitiva coniata e si ritiene che intrappoli le persone in modelli comportamentali stagnanti (Hayes et al , 2006).
L'evitamento esperienziale e la fusione cognitiva sono due meccanismi centrali che sostengono la rigidità psicologica che è caratterizzata da un forte attaccamento alle proprie cognizioni e alla successiva inflessibilità comportamentale(Hayes et al , 2006).

Il punto chiave
La relazione indifferenziata è un fenomeno naturale dove è presente un "altro" funzionamento psichico che, in seguito, si ritrova nelle relazioni degli individui dove il passaggio da indifferenziazione a differenziazione non è avvenuto sufficientemente. (Giorgio Castelletti)
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Inflessibilità psicologica
Flessibilità psicologica
Strumenti psicologici per rinforzare la resilienza
Una soluzione alternativa e controintuitiva al rinforzo della resilienza individuale e alla riduzione dello stress, la offre la psicoterapeuta Nicoletta Cinotti, esperta di mindfulness e bioenergetica.
La Cinotti descrive, in un post dell'11 luglio 2019,  l'atteggiamento umano che le sembra essere la causa di molti problemi: l'evitamento esperenziale. Molte delle nostre difese ruotano attorno all'evitamento. Per quanto possa sembrare strano, è una delle difese più amate e praticate. Evitiamo gli scontri, gli argomenti difficili, le tensioni “inutili”. Evitiamo, in una parola, di stare in quello che c’è.

Ella descrive, nella newsletter del 10 luglio 2019, alcuni strumenti psicologici che consentirebbero di rompere l'evitamento esperenziale,  incoraggiando la persona a liberarsi dalla rete psicologica nella quale è avvolta. Essi sono:

  1. Non lottare. Lottare energizza le nostre difese e le nostre difese ci lasciano intrappolati perché ci fanno combattere un nemico non più presente.

  2. Lasciar andare. Non cercare di avere l’ultima parola. Oppure avere un’ultima parola: basta così. Basta quello che abbiamo provato. Non sarà l’ultimo tentativo quello definitivo

  3. Accettare: se le cose non sono cambiate finora la possibilità che cambino improvvisamente da ora in poi è bassa, sempre più bassa man mano che passa il tempo.

  4. Addio sensi di colpa: l’emozione più narcisistica del mondo. Nasce con l’idea che siamo indispensabili e in realtà vuole proteggere un’immagine grandiosa di noi. È autorizzato il rimorso, quello che si prova quando ci rendiamo conto di aver fatto male a qualcuno o a sé stessi. Il senso di colpa è quella cosa che proviamo dopo aver mangiato il gelato e siamo preoccupati di ingrassare. Tanto mangeremo un altro gelato prima o poi.

  5. Se non siamo felici non c’è qualcosa che non va: succede a tutti. Lascia perdere i tentativi di essere felice rapidamente perché in genere fanno malissimo alla salute. Se provi gratitudine sei già un po’ più felice. Se provi gratitudine per quello che c’è sei già un po’ meno incastrato.

  6. Fai attenzione al processo più che al contenuto. Noi siamo appassionati di storie e ci innamoriamo della trama. Succede così anche nella nostra vita. E se invece che il contenuto, la trama, fosse più importante il processo? Il modo con cui entriamo in relazione con l’esperienza? Guardi con superiorità o inferiorità quello che ti succede? Sei intimo con l’esperienza o la eviti? Ti senti piccolo o grande? Ti fidi di quello che percepisci? Riconosci i segnali di pericolo?

  7. Non è necessario cambiare. Basta essere consapevoli perché il cambiamento di sviluppi in modo auto-regolato. Lo so che non ci credi ma è così. Perché quando diventiamo consapevoli si apre lo spazio di possibilità. Quello che si riduce quando siamo incastrati e aggrappati alla storia che ci siamo già raccontati mille volte. Ecco essere incastrati è proprio questo: raccontarsi sempre la stessa storia. Cambiano i personaggi, ma la storia rimane sempre uguale. Qualche volta anche comprare un quaderno nuovo aiuta. Ci ricorda che ogni giorno è una pagina non ancora scritta.
Conclusioni (provvisorie): la salute e l'aspettativa di vita dipendono dallo stress cronico e dal carico allopatico che gravano sul singolo individuo
"Il genere umano non può sopportare troppa realtà". Questa semplice verità non è stata espressa da uno scienziato, ma da un poeta: Thomas Stern Eliot. Nel 1977 il neuroscienziato Peter Sterling e il biologo Joseph Eyer misero in luce la correlazione tra mortalità e organizzazione sociale. Secondo Sterling ed Eyer l'organizzazione sociale capitalista moderna, attraverso il lavoro intensificato e conflittuale e la distruzione di forme cooperative e di sostegno della comunità sociale, provoca una forte mortalità in eccesso tra gli adulti nei paesi sviluppati. Essi svolsero ricerche volte a identificare la correlazione tra condizioni sociali destrutturanti (disoccupazione, migrazione, divorzio, ecc) e maggiori incidenze di accidenti cardiovascolari e fenomeni di ipertensione arteriosa. Poi iniziarono a cercare i mediatori biologici in grado di predire il rischio cardiovascolare correlato allo stress. Secondo loro lo sviluppo economico ha forgiato la personalità umana indirizzandola verso un modello dannoso per la salute. Esistono evidenze epidemiologiche della relazione tra stress e ipertensione, infatti nelle società urbane la pressione sanguigna media (la cosiddetta ipertensione essenziale) è molto più alta di quella delle società agricole. Comunque lo stress non colpisce tutti allo stesso modo ma dipende dalla personalità del soggetto. Negli USA, il 75 percento dei maschi adulti presenta una personalità di tipo A. Il comportamento di tipo A è contrassegnato da alcune caratteristiche patognomoniche: impazienza, fretta, stress, irritazione, rabbia. Infatti, lo stress cronico e le sue conseguenze sembrano essere la causa principale di mortalità nella società statunitense. Negli USA nonostante la diffusione ed espansione delle cure sanitarie, il tasso di mortalità degli uomini è aumentato nell'ultimo secolo (dal 1870 al 1975) soprattutto negli anni successivi alla grande depressione e agli inizi degli anni '90. Negli ultimi anni si sta facendo strada un modello transdisciplinare della salute umana che prende in considerazione vari aspetti: biologici, psicologici, sociali, comportamentali e spirituali i quali, sinergicamente, vanno a determinare la salute globale dell'individuo. Secondo i ricercatori Robert-Paul Juster, Bruce McEwen e Sonia Lupien i governi dovrebbero avviare politiche pubbliche per coltivare la "resilienza" negli individui, infatti la riduzione del carico allostatico che ne deriverebbe allontanerebbe dalle panacee polifarmaceutiche che attualmente affliggono le strategie biomedicali, portando a un miglioramento della salute pubblica e a minori spese sanitarie.

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a chi è interessato ad approfondire l'ecologia dello sviluppo umano
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 1 luglio 2019

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