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Su quali fattori si basa la credibilità online

Teorie > Concetti > Credibilità
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Con l'informazione digitale consentita da Internet, ogni individuo può diventare un autore, infatti l'autorevolezza non è più un pre-requisito per pubblicare qualcosa e i costi non sono più un ostacolo.

Le quattro componenti della credibilità di un sito web secondo BJ Fogg
Composizione della credibilità
Il punto chiave

La modalità prevalente con cui gli utenti visualizzano le pagine web tende a evitare gli sforzi cognitivi e si affida a valutazioni euristiche, cioè a scorciatoie mentali basate sull'intuizione.

.

La modalità di valutazione euristica viene spesso inficiata da distorsioni cognitive (bias) di cui l'utente è inconsapevole.

Informazione tradizionale

L'informazione tradizionale era basata sulla autorevolezza riconosciuta delle fonti, anche se questo requisito non garantiva l'attendibilità dei contenuti.

Informazione digitale

L'informazione digitale non si basa sull'autorevolezza delle fonti ma sulla loro indipendenza. Questo è un vantaggio per la libertà di pensiero, ma può diventare un rischio per la qualità delle informazioni.

Persuasione digitale

L'informazione veicolata dalla tecnologia ha dato luogo negli anni '90 a una nuova branca di studio, denominata captologia (captology), che si occupa della persuasione operata attraverso i computer, internet e tutte le nuove modalità di comunicazione del Web (Siti Web, Blog, Social Media, ecc). La captologia, creata dallo psicologo BJ Fogg, insegna come progettare i nuovi mezzi di comunicazione in modo che siano persuasivi e credibili. Ad esempio la continua proposizione del pulsante "mi piace" ci persuade ad esprimere dei giudizi che vengono poi usati dai media per indirizzare le nostre successive ricerche e le relative offerte commerciali mirate. Anche se le intenzioni di BJ Fogg sono eticamente condivisibili, esiste il rischio che i suoi studi e suggerimenti rendano apparentemente credibili "anche" mezzi di comunicazione  che in realtà non lo sono.

Rapporti tra Credibilità, Influenza, Persuasione e Manipolazione
Credibilità, Manipolazione, Persuasione, Influenza
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Alcune teorie sulla credibilità online

Nell'ultimo ventennio, nelle università statunitensi, sono stati fatti molti studi sulla online credibility, e i modelli all'origine di questi studi sono quelli della comunicazione persuasiva degli psicologi John T. Cacioppo e Richard Petty (Elaboration Likelihood Model, ELM 1986) e Shelly Chaiken and Alice Hendrickson Eagly (Heuristic Systematic Model, HSM 1993).
I modelli, più specifici della comunicazione online, che ne sono scaturiti sono:

1. Modello Unimodale (Kruglanski e Thompson)
2. Modello Bimodale (M.J.Metzger)
3. Teoria Riconoscimento-Interpretazione (B.J.Fogg)

Per approfondire sui tre modelli e per la bibliografia andare alla pagina Teorie sulla credibilità online.
Altri programmi di ricerca sulla credibilità online sono attualmente in corso (
Credibility and Digital Media @ UCBS).

Due diversi percorsi mentali

In particolare il modello bimodale prevede che, quando una persona effettua una valutazione, essa segua due percorsi alternativi: un percorso periferico o euristico e un percorso centrale o sistematico.
La modalità prevalente con cui gli utenti visualizzano le pagine web tende a evitare gli sforzi cognitivi (il cosiddetto carico cognitivo
) e si affida a valutazioni euristiche. Come è possibile vedere nella Fig.1, tratta da questa ricerca, un utente può trovarsi a navigare sul web (fase di esposizione) senza uno scopo specifico (cioè senza motivazione), ma poi incappare attraverso un hyperlink (o in altri modi) in pagine web che risvegliano il suo interesse. Può trovarsi quindi d'improvviso a dover valutare la credibilità di ciò che ha incontrato (fase di valutazione). Questo modello teorizza che, se si ha sia una forte motivazione sia una forte competenza, ci si impegnerà in uno sforzo valutativo approfondito e sistematico, in caso contrario la valutazione di credibilità sarà superficiale, prenderà in considerazione soprattutto l'attrattività del messaggio piuttosto che la sua qualità e sarà di natura euristica.

Processo valutativo Bimodale
Fig.1 da M.J.Metzger - Making Sense of Credibility on the Web: Models for Evaluating Online Information and Recommendations for Future Research
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 9 settembre 2013

 
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