Come viviamo un'emozione - Pensiero Critico

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Come viviamo un'emozione

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L'emozione costruita
L'importanza delle emozioni per il nostro benessere individuale diventa sempre maggiore nel nostro mondo competitivo e stressante. La parola emozione, proviene dal latino "emovère" (ex:fuori + movere:muovere), cioè, portare fuori, o smuovere da uno stato preesistente. Le teorie classiche delle emozioni hanno parlato di esse come di proprietà apparse con l'evoluzione del cervello allo scopo di reagire ai pericoli dell'ambiente. Gli ultimi due decenni di ricerche neuroscientifiche stanno, però, modificando la visione delle emozioni nell'organismo umano (per approfondire: un nuovo paradigma).

Secondo molti psicologi la proprietà di base dell'esperienza emotiva, e componente fondamentale delle risposte emotive umane, è la "valenza", cioè la risposta emotiva al processo psicologico di "valutazione ambientale".
Misure strumentali nell'attivazione del sistema nervoso periferico, nei movimenti facciali, nell'espressione vocale e nell'attivazione neurale, concordano nel dare alla valenza un ruolo centrale (vedi bibliografia Lisa Feldman Barrett 2006). La valenza è il nucleo della risposta emotiva umana ("core affect"), caratterizzata da un flusso continuo di alterazioni transitorie allo stato neurofisiologico dell'organismo, di fronte ai mutevoli eventi che accadono nell'ambiente in cui è immerso.
La valutazione può essere pensata come una semplice forma di analisi di significato in cui qualcosa viene giudicato favorevole o sfavorevole in un dato istante.
Lisa Feldman Barrett evidenzia il fatto che gli stimoli provenienti dall'ambiente non sono, intrinsecamente, nè positivi nè negativi, ma il singolo individuo ne dà una valutazione in funzione della sua specificità biologica (ad esempio prenatale) o esperenziale (stress infantili). Oggetti ed eventi assumono un significato "affettivo" nella misura in cui essi cambiano lo stato omeostatico dell'individuo. Attribuzioni di valore a oggetti o stimoli ambientali da parte del singolo individuo provocano perturbazioni alla fisiologia dell'individuo. L'informazione proveniente dal mondo esterno viene tradotta in rappresentazioni, cioè in "conoscenza" e, negli umani, la sua intensità, cioè il grado di attivazione dei sistemi simpatico e parasimpatico in un dato momento, dà luogo alla percezione dell'urgenza a intervenire indipendententemente dalla scelta di una specifica azione. Tutta questa attività è disponibile alla "coscienza", e viene esperita con sensazioni di gradevolezza o sgradevolezza e, in minor misura come "grado di eccitazione".
Il punto chiave
Definiamo l'intelligenza emotiva come il sottoinsieme dell'intelligenza sociale che include la capacità di monitorare i propri sentimenti e le proprie emozioni oltrechè quelli degli altri, discriminando tra loro e utilizzare queste informazioni per guidare il proprio pensiero e le proprie azioni. (Peter Salovey)
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Molti dati testimoniano che le persone competenti sul piano emozionale - quelle che sanno controllare i propri sentimenti, leggere quelli degli altri e trattarli efficacemente - si trovano avvantaggiate in tutti i campi della vita, sia nelle relazioni intime che nel cogliere le regole implicite che portano al successo politico. Gli individui con capacità emozionali ben sviluppate hanno anche maggiori probabilità di essere contenti ed efficaci nella vita, essendo in grado di adottare gli atteggiamenti mentali che alimentano la produttività; coloro che non riescono a esercitare un certo controllo sulla propria vita emotiva combattono battaglie interiori che finiscono per sabotare la loro capacità di concentrarsi sul lavoro e di pensare lucidamente. (Daniel Goleman)
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Feldman Barrett
La granularità emotiva differisce da individuo a individuo
emotions
Nella figura soprariportata, le emozioni sono state mappate su due assi: "valenza" (che va da sgradevolezza a gradevolezza) e "intensità emotiva" (che va da bassa a alta), infatti ognuno di noi, quando si trova in una specifica situazione, la codifica in termini di buona o cattiva, gradevole o sgradevole, ecc.
Tale codificazione, in psicologia, viene chiamata "valenza", ed è un costrutto fondamentale (e invariante) della vita emotiva di ogni individuo che deriva dal suo processo psicologico di valutazione ambientale. La psicologa Lisa Feldman Barrett (vedi bibliografia 2006), evidenzia il fatto che gli stimoli provenienti dall'ambiente non sono, intrinsecamente, nè positivi nè negativi ma il singolo individuo ne dà una valutazione in funzione della sua specificità biologica (ad esempio prenatale) o esperenziale (stress infantili). Precedentemente Lisa Feldman Barrett, insieme ad altri (vedi bibliografia 2005) aveva introdotto il concetto di "granularità emotiva" (vedi bibliografia 2005), che è la capacità di ogni individuo di distinguere la specificità delle proprie emozioni.
Un individuo con un'alta granularità emotiva è in condizione di distinguere tra i vari gradi delle emozioni che esperisce discriminando se egli, sottoposto a sollecitazioni emotive, si sente, ad esempio, semplicemente contento, o felice, o sbalordito o addirittura eccitato. Un individuo con bassa granularità emotiva tenderebbe invece a raggruppare in una sola etichetta ciò che prova. Una forte influenza sulla granularità emotiva ce l'ha il linguaggio, perché la differente abilità individuale ad accedere al lessico emotivo presente in memoria influisce sull'attribuzione di etichette quando si emettono giudizi. La velocità e l'accuratezza con cui ognuno verbalizza le singole emozioni che esperisce dipendono dalle parole emotive che si conoscono. E' stato ipotizzato da Lisa Feldman Barrett (vedi bibliografia 2004), che le persone con un'alta granularità emotiva siano in grado di reagire con più forza ad eventi negativi avversi. La maggiore resilienza di questi individui sembra dovuta alla possibilità sia di denominare le caratteristiche delle situazioni che stanno vivendo, sia di trovare una più vasta gamma di risposte.
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati
a chi è interessato a capire il ruolo delle emozioni
Daniel Goleman
Tiffany Watt Smith
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 30 novembre 2017

 
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